Claudio Burgio: “Non esistono ragazzi cattivi”

I bulli vanno stesi ma non umiliati“: è uno dei motti di don Claudio Burgio, 40 anni, aiuto cappellano al Carcere minorile Beccaria di Milano – dunque un collaboratore di don Gino Rigoldi – e fondatore dell’Associazione Kayròs che in diverse comunità accoglie una quarantina di giovanissimi in difficoltà. Ha scritto un libro NON ESISTONO RAGAZZI CATTIVI. Esperienze educative di un prete al Beccaria di Milano [Paoline, 130 pagine, 12 euro] che ha in copertina una bella foto che l’autore ha scattato a quattro dei suoi ragazzi presi di spalle. Quei ragazzi erano ieri alla Libreria Feltrinelli di via Emanuele Orlando, a Roma, dove don Claudio presentava il libro. Erano venuti con lui da Milano e io mi divertivo a riconoscere dai volti le nuche e le spalle che vedevo sulla copertina. Alla presentazione c’erano don Spriano e padre Greco, preti delle carceri romane. Si parlava della droga e della violenza di strada, di chi uccide da piccolo e di chi ruba e don Claudio – che dirige la Cappella musicale del Duomo di Milano ed è un compositore di musica e scrive benissimo – diceva: “Incontro ragazzi sofferenti, fragili, che se possono ti imbrogliano, abituati a prendere e fuggire, cuori violenti o disperati. Ma mai cattivi“. Chiudo con un altro motto dell’autore, il libretto ne è pieno: “Con loro sto imparando a diventare padre senza dimenticare di essere figlio“. Nei primi tre commenti metto brani di lettere scritte dai ragazzi e citate nel libro. Che è tutto un corpo a corpo con i giovanissimi di oggi e che dovrebbe leggere ognuno che li ami. [Segue nel primo commento]

26 Comments

  1. Luigi Accattoli

    [Segue dal post] A pagina 74 del volume di cui nel post, don Claudio scrive: “Per alcuni adolescenti il carcere può rappresentare una tappa necessaria e addirittura benefica nel processo di crescita”. Nel libro porta vari riscontri a questa idea. Eccone due.
    «Ha fatto bene il giudice a fermarmi». «In che senso? », chiedo io stupito al ragazzo in cella. «Sì, per fortuna mi ha fermato, perché io da solo non riuscivo più a non fare cazzate; così, adesso, qui in carcere cerco di mettermi a posto» (p. 75).
    È difficile pensare a cosa mi resterà del carcere, dei mesi trascorsi, delle persone che ho incontrato; però, la sfida del carcere può arricchire perché ti confronti con te stesso (Lettera di Alessio dal carcere, p. 92).

    9 Aprile, 2010 - 10:01
  2. Luigi Accattoli

    [Segue dal post] Quindicenne scrive ai genitori dal Beccaria (p. 97s):
    Dopo soli tre giorni rinchiuso qui dentro ho capito davvero quanto voi contiate per me. Tante sono le persone a cui voglio bene (amici, parenti…), ma voi siete il mio amore. Forse queste cose solo in questo contesto sono riuscito a tirarle fuori, ma è proprio così (…). Ho esagerato, sono arrivato al punto che non vi guardavo più in faccia a tavola. Non perché ce l’avevo con voi, ma perché ero un po’ fuori fra canne e aperitivi! Qui in cella c’è una scritta sul muro: « Di mamma ne hai una, non farla soffrire! ». Quando l’ho letta ci sono rimasto male perché ho pensato alle volte che ti rispondevo, ti facevo incazzare: scusami, mamma, per tutte le volte che è andata così. Ci penso sempre dopo alle cose, quando ormai è tardi (…). Adesso è giusto che io paghi; quello che mi fa più male è che altra gente adesso stia male a causa mia. Penso che voi possiate capire la mia situazione: cercherò in tutti i modi di farmi perdonare! Mamma, papà, fate di tutto per tirarmi fuori da questo postaccio. Fra pianti e lacrime un grosso bacio e abbraccio a tutti. Vi voglio bene! Quella testa di cazzo di vostro figlio

    9 Aprile, 2010 - 10:01
  3. Luigi Accattoli

    [Segue dal post] Pagina 113: Mi racconta un ragazzo rom di 17 anni: «Don, ascolta: ieri, in autobus, ho lasciato il posto a sedere a una persona anziana. Questa persona si è seduta al mio posto, mi ha ringraziato e ha incominciato a parlare della sua vita. Ho capito subito che era cristiano e che andava a messa tutte le domeniche. Poi, a un certo punto, mi ha invitato a chinarmi e mi ha detto all’orecchio: “Sai, io odio i rom e tutti gli stranieri qui a Milano”. Ci sono rimasto; questo signore non aveva capito che io ero rom!».

    9 Aprile, 2010 - 10:02
  4. Lo so lo so lo so…
    è il libro che leggo quotidianamente… tra gli adulti…
    pagine vive… pagine di vita…
    il mio pane… e Vangelo quotidiano…

    Consiglio di leggere anche
    “Fratello lupo. Un francescano tra gli ergastolani”

    9 Aprile, 2010 - 10:38
  5. tonizzo

    Se c’è conversione allora il carcere è davvero quell’istituzione nata per dare un’altra possibilità alle persone come la nostra Costituzione di matrice cattolica ha previsto. Anche se non sempre accade questa rieducazione.
    Consiglio però a tutti di fare un giro nelle carceri italiane prima di dire certe cose: quand’ero in collegio la domenica il nostro allora assistente spirituale, don Marcello Bianchessi (che purtroppo non c’è più, un bacio ovunque sia ora) ci portava a San Vittore ad animare la Messa dei carcerati. Era infatti cappellano del carcere.

    Alla famosa “Raggiera” del carcere, dietro le sbarre ben pesanti e in freddo acciaio, si affacciavano tutti i detenuti. “Hanno le nostre stesse facce”, mi veniva sempre da pensare, e lo penso ancora. In quei dieci minuti prima della Messa un mio amico, oggi avvocato, suonava per loro la pianola. Aveva fatto piano-bar nella sua Romagna e sapeva suonare un bel po’ di pezzi allegri. Ogni tanto partiva qualche richiesta e lui si esibiva, poi l’applauso rimbombava in quello spazio enorme. Allo stesso modo, i carcerati seguivano la celebrazione attentamente e facevano la Comunione, poi quando andavamo via ci battevano di nuovo le mani.

    Un bel giorno ci hanno portato al femminile, per capirci il lato che dà dalla parte di via S. Vittore. Qui non c’erano sbarre e nella cappella seguimmo la Messa accanto alle detenute. Al momento dello scambio di pace, ho stretto la mano a una donna che era dentro per truffa e furto con scasso. Non dimenticherò mai quella mano: ruvida, dura. Tutt’altro che la mano di una donna come potremmo immaginarla. Quelle mani hanno visto furti, rapine, hanno fatto anche il male. Però quel giorno pregavano per il bene. Spero si sia pentita di quello che ha fatto meritando un’altra possibilità.

    9 Aprile, 2010 - 11:54
  6. discepolo

    capisco benissimo che Don Claudio Burgio non abbia incontrato nessun ragazzo cattivo nel carcere minorile Beccaria. Di solito quelli che finiscono al riformatorio sono delinquenti ma non è detto siano cattivi, anzi come dice lui sono ragazzi fragili, sensibili.
    Ma se andasse a farsi un giro la sera dove si ritrovano i ragazzi “bene” di Milano,i figli di papà, i cocchi di mamma, belli, ricchi, annoiati ,privilegiati, egoisti, crudeli ed indifferenti, forse si ricrederebbe.. I ragazzi cattivi esistono, solo che non sono quelli che tutti credono, non sono i ladruncoli che vanno finire al riformatorio, ma gli “insospettabili” quelli che senza che gli adulti sospettino nulla magari torturano un animale, per puro piacere…il sadismo esiste fra i ragazzi come tra gli adulti, e il male esiste fra i ragazzi come tra gli adulti. Per questo non sono d’accordo col titolo del libro , avrebbe dovuto intitolarlo ” Al Beccaria i ragazzi cattivi non esistono”
    MC

    9 Aprile, 2010 - 14:07
  7. Discepolo… me stai facenno arrecrià (mi fai rallegrare infinitamente).
    E tu tenevi tutto sto bene nascosto dentro.
    Bene-dico.

    Un saluto a tutti, vò al lavoro. Vi leggerò dopo mezzanotte.

    Ps… i cattivi non esistono… , è il male ( leggi: maligno) che travia…

    9 Aprile, 2010 - 14:22
  8. Luigi Accattoli

    Discepolo mentre scrivevo pensavo a te. Con simpatia.

    9 Aprile, 2010 - 15:01
  9. tonizzo

    La buonanima di Indro Montanelli, nel 1981 scrisse che la rivoluzione sessantottina e tutti i guai che hanno colpito l’Italia negli anni successivi nacque a Milano, tra borghesi annoiati, che parlavano di rivoluzione pasteggiando a lingue di gatto. Ricordo anche, nelle riunioni di ex collegiali, un “Agostino” del 1966 che ricordava perfettamente come già nel ’67 in Cattolica avessero preso a girare le prime copie fotostatiche delle istruzioni per costruire le molotov. Dopo venne Capanna.

    9 Aprile, 2010 - 15:06
  10. Gesù,
    l’Ebreo,
    il Figlio di Dio,
    fu ritenuto un delinquente,
    più volte avvisato all’interno della sua comunità religiosa,
    alla fine
    è stato punito
    con l’assassinio legale di Stato

    Ieri,
    dalla prima pagina de Il Messaggero,
    un 90enne si domandava:

    «Ma noi
    cosa siamo stati capaci di dare
    ai nostri giovani?»

    E’ stato troppo facile attaccare sul palo della morte,
    la sentenza che giustificava il legale assassinio di Cristo.

    Viene fatto tutti i giorni,
    per strada,
    in ufficio,
    in famiglia,
    tra pseudo amici…
    tra confratelli o consorelle….

    Per tutti è sempre difficile farsi le domande fondamentali,
    e provare ad essere sinceri con il proprio profondo……

    Anche io vorrei facili e veloci sentenze,
    e se possibile,
    veloci condanne a morte per chi la pensa diversamente da me,
    per chi sobilla contro il mio ordine costituito,
    almeno morto quello,
    è un problema di meno.

    Le carceri?

    Se non sono una variante della pena di morte…

    Un grazie ai don,
    ma anche a quei laici, che avendo il permesso dalle autorità,
    esercitano una delle sovrane opere di misericordia,
    espressamente richieste da Cristo,
    per entrare nel Regno dei Cieli.

    Grazie per la perla Luigi.

    9 Aprile, 2010 - 15:13
  11. Leopoldo

    Un terreno molto insidioso. Qualcuno mi spieghi perché bisognerebbe essere comprensivi con i ragazzi in difficoltà che finiscono in riformatorio e non invece con i sadici “ragazzi bene” di Milano. La povertà e la ricchezza sono sullo stesso piano, quali condizioni adatte al proliferare della “cattiveria”, insieme con altre innumerevoli varianti, compresa quella genetica. Forse andrebbero approfonditi gli stessi concetti di libertà e di responsabilità.

    9 Aprile, 2010 - 18:57
  12. roberto 55

    Mi viene in mente, per qualche vaga associazione d’idee, quel che, su “Il Mondo”, scrisse – in polemica risposta ad Italo Calvino – Pier Paolo Pasolini (pochi giorni prima d’essere ucciso), a proposito dell’efferata strage del Circeo (compiuta da giovani ed annoiati neofascisti della Roma-bene: scusa, Tonizzo, ma anche quel delitto è colpa del ’68 ?):

    “Ho da ridire sul fatto che tu (Italo Calvino – n.d.a.) crei dei capri espiatori, che sono “parte della borghesia”, “Roma”, i “neo-fascisti”.
    I “poveri” delle borgate romane ed i “poveri” immigrati, cioè i giovani del popolo, possono fare e fanno effettivamente le stesse cose che hanno fatto i giovani dei Parioli, e con lo stesso identico spirito, quello che è oggetto della tua descrittività.
    L’impunità di tutti questi anni per i delinquenti borghesi, ed in specie neo-fascisti, non ha niente da invidiare all’impunità dei criminali di borgata.
    La nuova cultura ha distrutto cinicamente le culture precedenti, da quella tradizionale borghese alle varie culture particolaristiche popolari.
    Tu (sempre Italo Calvino – n.d.a.) hai privilegiato i neo-fascisti pariolini del tuo interesse e della tua indignazione, perchè sono borghesi: la loro criminalità ti pare interessante perchè riguarda i figli della borghesia. Li porti dal buio della cronaca alla luce dell’interpretazione intellettuale perchè la loro classe sociale lo pretende.
    Ti sei comportato come tutta la stampa italiana che, negli assassini del Circeo, vede un caso che la riguarda: un caso, ripeto, privilegiato”.

    Buona notte a tutti !

    Roberto 55

    9 Aprile, 2010 - 22:59
  13. Grazie Roberto per l’articolo di P.P.P. che hai riportato (reperibile sul portale a lui dedicato).
    L’ultimo grande (e profetico) intellettuale italiano. Che seppe andare contro-corrente in nome dell’onestà intellettuale, pagandone le conseguenze.
    Dopo di lui il nulla intellettualistico, solo ideologi prezzolati solo “si badrone”, e mai dire no!

    10 Aprile, 2010 - 0:13
  14. Mabuhay

    Bel post, suggestivo…ispirazione.

    Un po’ nella linea dei commenti di Discepolo e Leopoldo – e da una prospettiva non solo italiana: purtroppo il male c’e’; e anche lui “si incarna”… A volte non e’ facile attribuire colpa morale (anche se e’ reale!) a una persona -in questo caso un ragazzo/a- ferito dalle situazioni della vita, dove la stragrande maggioranza dei casi lui/lei e’ una vittima. Penso, credo e annuncio che tutte le persone sono buone; anche quelle che se ne dimenticano e “abbracciano” il male, facendolo in continuazione.

    Questi ragazzi/e. Accompagnarli a recuperare responsabilita’ dei loro atteggiamenti e azioni, a ritrovare una speranza concreta nel loro futuro, a non caricarsi i fallimenti e le “colpe” degli adulti… Ma anche gli adulti sono stati “feriti”… E allora, a volte, sembra di non vedere alcuna soluzione accettabile… Che fare?

    E domani il Gesu’ risorto con le ferite ancora vive…e penso: non si puo’ essere credenti/cristiani senza essere umani; senza cioe’ essere feriti! Portare le nostre cicatrici, le nostre ferite, senza aver bisogno di nasconderle…puo’ aiutarci a vivere in solidarieta’ con tutti i feriti e i crocifissi di questi tempi…e -chissa’!- magari tranformarci in “guaritori”! Cioe’ in padri, madri, figli, sorelle, fratelli….

    Buona seconda Domenica di Pasqua a tutti.

    10 Aprile, 2010 - 7:46
  15. Syriacus

    [Esisteranno pure cattivi presidenti, ma la BBC non può permettersi di infarcire una notizia così iper-tragica (per una nazione, di cui, ironicamente, dopo 70 anni è stata decapitata l’elite, e vicino a dove era successo, in maniera diversa, la prima volta – mentre andava a commemorare la cosa) , a lamiere ancora fumanti, con considerazioni del tipo:

    “Mr Kaczynski has been a controversial figure in Polish politics, advocating a right-wing Catholic agenda.

    He has opposed rapid free-market reforms and favoured retaining social welfare programmes. ”

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8612825.stm

    (Va bene che per un tipo come Kaczynski, gli anti-coccodrilli sovrabbondassero, nei cassetti delle redazioni di mezzo mondo; va bene che i bachelor’s degrees in journalism bisogna pur utilizzarli, da quache parte, ma…non c’è più rispetto manco per i capi di Stato morti, a qualche centinaio di minuti dalla loro morte… – Se Brown fosse caduto nell’Atlantico con tutta la camera dei Lords, non avrebbero certo enfatizzato la sua contestata leadership del New Labour, sul sito della tv polacca… In che mondo viviamo.. Goodbye,pietas!)

    10 Aprile, 2010 - 11:50
  16. Syriacus

    [Sul website della Gazeta, la testata è listata a lutto, e tutto è in bianco e nero:

    http://wyborcza.pl/0,0.html

    Esistono ancora esseri umani.
    (E tutti furono già ragazzi, e quindi ontologicamente non-cattivi.)]

    10 Aprile, 2010 - 14:17
  17. tonizzo

    Roberto, il Circeo non fu un fatto di terrorismo, le parole di Montanelli si riferivano alla stagione del terrorismo bigatista rosso e nero. Più rosso che nero, a giudicare dalle parole di Montanelli.

    10 Aprile, 2010 - 22:36
  18. roberto 55

    Certo che no: il delitto del Circeo fu “semplice”, orrendo e raccapricciante crimine “comune” (si fa per dire …….) e non “politico”; solo, amico Tonizzo, mi pareva di cogliere (sbagliavo ?) nella tua citazione di Indro Montanelli l’accostamento tra il ’68 (quasi come fosse da considerarsi fonte d’ogni male più nefando esitente a questo mondo) ed il bullismo giovanile (la cui questione è oggetto del presente “post”).
    “Bueno”: prendo atto della tua precisazione.

    Ancora buona domenica della Divina Misericorda !

    Roberto 55

    10 Aprile, 2010 - 23:20
  19. Marco

    Caro Discepolo,
    in tutta franchezza: i suoi sono luoghi comuni.
    Io da piccolo ho preso un gatto e l’ho lanciato dal terzo piano. E’ rimasto vivo, ha fatto qualche giorno a camminare all’indietro… ma poi gli è passato.
    Vede, discepolo, sono figlio di operai, non sapevo cosa fosse il nichilismo o chi fosse Dostoevskij e non ero affatto annoiato; il gattaccio non si lasciava accarezzare e l’ho punito!
    Mi pestavo anche con i compagni e mi fermo qui ma ne ho combinate anche peggiori.
    Allora? Spiegazioni socio-psico-pedagogo-politico-filosofico-culturali del tipo: “poveri ma belli” o “non cattivi ma fragili” da rovesciarmi addosso?
    Ero cattivo e gli schiaffi di mamma, papà e vita mi hanno raddrizzato.

    11 Aprile, 2010 - 16:46
  20. Syriacus

    [ approposito di sevizie sui gatti.. :

    http://www.youtube.com/watch?v=uqafYTKBpss 😀

    (per sdrammatizzare un pò.
    -Io comunque bruciavo vive le formiche con la lente d’ingrandimento.
    Idem un mio geniale amico, che conobbi anni più tardi, che ora è neurologo ospedaliero.) ]

    11 Aprile, 2010 - 17:19
  21. discepolo

    Io non ho mai detto che i ragazzi cattivi siano cattivi per sempre. Possono pentirsi, possono convertirsi.
    Ho solo detto che il titolo “i ragazzi cattivi non esistono” mi sembrava un eufemismo.
    Devo ammettere:. chi è crudele con gli animali, mi ha sempre fatto schifo, Forse più di chi è crudele con gli uomini. da giovane mi era stato offerta una grande oppurtunità per diventare famosa e prendere il premio Nobel per la medicina : andare a Stoccolma, in un famoso istituto per la ricerca scientifica.. il mio professore ci teneva.. ma io rifiutai..non potevo, dovevo vivisezionere le cavie!
    caro Marco , i miei saranno luoghi comuni, non lo nego, ma il sadismo, per me, cioè il godere della sofferenza inflitta , a chiunque ,sia un uomo sia un animale , è il MALE con la M maiuscola. Ripeto sbaglierò, ma è una sensazione che non mi posso togliere :chi gode a veder soffrire una formica
    è lontano dal bene , cioè da Dio, quanto può esserlo una creatura razionale.
    Maria Cristina

    12 Aprile, 2010 - 22:26
  22. discepolo

    E comunque , il male esiste. Anche fra i poveri ma belli, anche fra i ricchi ma annoiati. lLo sento in me, lo vedo in chi mi circonda, anche fra i ragazzi , anche fra i bambini.
    Il male esiste ( qualcuno ,lo chiama il diavolo). Non sono d’accordo con chi lo nega ( ma chi lo nega ?)
    MC

    12 Aprile, 2010 - 22:36
  23. Marco

    Discepolo,
    devo aver letto male io.
    Ho pensato che volesse dire che il male stava solo nei ricchi e annoiati. Ho fatto pubblica confessione per dimostrarle che il male c’è anche nei poveri.
    Sadismo mi sembra una parola grossa: il gatto è stato creato per essere accarezzato, pertanto se graffia o non si lascia prendere va punito! Io l’ho lanciato giù dal balcone. MAUUU…
    A parte gli scherzi: mi sono sentito un vero schifo. Me lo ricordo ancora. Lo spavento nel vederlo camminare all’indietro…
    Comunque ne combinavo di tutti i colori, anche per guadagnare rispetto.
    In effetti nel picchiare e vincere c’è una sensazione piacevole di comando, controllo, timore riverenziale nei tuoi confronti.
    Vero: l’insidia del male.
    Ringrazio Dio per non essere stato inghiottito da questa terribile trappola del cui rischio sono pienamente cosciente solo adesso.

    13 Aprile, 2010 - 0:24

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