Renzo Delpero, 51 anni, operatore sanitario di una Casa di riposo, vive a Vermiglio, una delle zone del Trentino più colpite dalla pandemia. In una conversazione con Marco Mazzurana di Vita Trentina, pubblicata il 19 giugno 2020, narra il travaglio dei tamponi che tormenta la sua famiglia per un paio di mesi e loda parenti e conoscenti per la tanta solidarietà ricevuta. Nei commenti riporto alcuni paragrafi della sua narrazione.
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>
Amici belli, il gruppo di lettori della Bibbia che si riunisce a casa mia con il nome di “Pizza e Vangelo” si rivedrà per la settima volta da remoto, via Zoom, lunedì 5 ottobre per leggere l’ultima delle cinque “dispute di Galilea”, che troviamo ad apertura del terzo capitolo del Vangelo di Marco: quella che prende spunto dalla guarigione di sabato, in sinagoga, di un uomo dalla mano inaridita. Ci eravamo lasciati a metà giugno con l’augurio di ritrovarci anche in presenza, pur mantenendo la modalità da remoto che aveva portato nuovi amici bellissimi ai nostri appuntamenti, ma le cose non sono andate così bene. Nei commenti trovate la scheda di introduzione al brano e l’invito a collegarsi che rivolgo a chi viene a conoscere “Pizza e Vangelo” da questo blog.
Aggiornamento al 16 ottobre 2020. Ecco la registrazione audio dell’incontro del 5 ottobre sulla guarigione in giorno di sabato di Marco 3, 1-6:
In vista dell’enciclica “Fratelli tutti” che Francesco firmerà ad Assisi dopodomani, “Il Sismografo” segnala la curiosità storica dell’ultima “enciclica di un Pontefice firmata fuori da ciò che oggi conosciamo come Città del Vaticano”, che sarebbe “Il Trionfo”, firmata da Pio VII a Cesena il 14 maggio 1814, cioè 206 anni fa. Ma noi vaticanisti siamo puntigliosi e a volte anche curiosi di storia del Papato: ed è in forza del puntiglio e della curiosità che segnalo come anche Pio IX ebbe a firmare almeno due encicliche da fuori le mura: una da Gaeta e l’altra da Napoli. Nel primo commento dirò quali encicliche vennero dal Regno delle due Sicilie e nel secondo ricorderò le circostanze di quella firmata da Papa Chiaramonti a Cesena, la sua città.
La colomba si posa titubante sulla groppa dell’amico elefante che le grida: andiamo insieme e a zanne basse contro la muraglia. Io non ho le zanne e alla muraglia vado con un rametto d’olivo, fa quella. Mentre la candida s’ingegna a staccare due rametti dall’olivo secolare, l’elefante è già partito. Nella polvere che si leva tutt’intorno la colomba non vede che mai ne sia delle zanne e della muraglia. – Applico la favola allo scontro, o dialogo dei sordi, che si è svolto oggi tra i due segretari di stato Parolin e Pompeo: nei commenti riporto vari elementi di quadro e di cronaca e concludo con una mia morale.
Marta Ribul infermiera all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo compie 27 anni nel pieno dell’emergenza Covid: in un testo per il settimanale online “Sant’Alessandro” narra il suo passaggio da volontaria internazionale a volontaria in pandemia. Nei commenti alcuni paragrafi del suo racconto.
Fra Andrea Dovio, segretario del ministro provinciale dell’Umbria, 44 anni, era medico prima di entrare in convento e medico torna in pandemia. Torinese di nascita, aveva fatto il medico all’ospedale “San Luigi” di Orbassano, non lontano da Torino. Frate a 32 anni, sacerdote a 42. Chiede il permesso ai superiori e riprende il camice all’Ospedale di Tortona, dove resta due mesi, da metà marzo a metà maggio. Nei commenti riporto le parole con cui – in due diverse interviste – ha motivato la decisione e narrato l’esperienza.
Leonardo Castellazzi, 52 anni, di Codogno, medico rianimatore, fa l’esperienza della malattia e passa quindici giorni al Sacco. Poi per due mesi da casa, risultando positivo a 12 tamponi, passa i pomeriggi al telefono con i parenti dei malati ricoverati in terapia intensiva. Accompagna in questo modo il lavoro dei colleghi e svolge – da volontario – il ruolo prezioso del collegamento tra i ricoverati e le famiglie. Nei commenti riporto parte delle risposte a un’intervista che gli fa “Il Cittadino” il 14 giugno 2020.

Nel primo commento lo scioglimento degli enigmi.
La parabola dei due figli, che è nel Vangelo che leggeremo domani a messa [Matteo 21, 28-32], propone una delle rovesciate più stordenti di Gesù: “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”. Lo dice ai “capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo”. Chi sono oggi i pubblicani e chi sono gli anziani del popolo? Nel primo commento riporto il brano, nel secondo e nel terzo provo a tradurre nell’oggi le categorie sociali indicate da Gesù.
Don Giuseppe Branchesi, parroco a Macerata, 81 anni, muore di Covid il 20 aprile all’ospedale di Civitanova nove giorni dopo aver inviato ai parenti, da quello stesso ospedale, per telefonino, un testamento che si conclude con questo saluto: “Chiedo perdono a tutti, e tutti perdono”; e ancora: “Grazie a Dio. Grazie a tutti. Benedico tutti”. E’ un caso raro di un morente in terapia intensiva che ha avuto la possibilità di un commiato compiuto, nella piena consapevolezza del momento che stava vivendo. Nel primo commento una pagina del libro che su questo sacerdote ha pubblicato Maurizio Verdenelli con il titolo “Grazie fratello”: la pagina che informa sul testamento indirizzato ai familiari. Nel secondo una scheda sulle tante attività sociali di questo parroco.
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