Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Propongo oggi il monito rivolto ieri dal Papa ai sinodali perchè cerchino con “slancio missionario” e con “prudenza audace” i “nuovi cammini” necessari alla Chiesa dell’Amazzonia. Domani mi occuperò della relazione d’apertura tenuta oggi dal cardinale Hummes. Vado con un giorno di ritardo, dovuto a impegni distraenti, ma prometto ai visitatori che presterò buona attenzione a questo Sinodo, del quale mi sono già occupato studiandone lo “strumento di lavoro” e dando un’occhiata alla composizione dell’assemblea. L’audacia chiesta da Francesco va interpretata sia come invito a prendere sul serio le necessità di quella Chiesa sia come risposta a quanti hanno svolto da giugno a oggi (cioè dalla pubblicazione dello “strumento”) un fuoco di sbarramento contro ogni proposta di novità. Il Papa ieri ha detto che l’innovazione va saggiata senza precipitazione ma anche senza spavento. – Nei commenti riporto quattro brani dell’omelia di apertura dell’assemblea.

Amici belli, il gruppo di lettori della Bibbia che si riunisce a casa mia con il nome di “Pizza e Vangelo” riprende lunedì 7 l’attività, dopo la pausa estiva, passando dal Libro degli Atti al Vangelo di Marco: nei commenti il quadro di questo passaggio da un libro all’altro, una scheda di introduzione a Marco, l’invito a partecipare a chiunque voglia esserci.

Tribolato mese d’ottobre in Vaticano. E’ partito martedì uno il “Mese missionario straordinario”, partirà domenica sei il Sinodo dell’Amazzonia, sono già arrivati dal mondo i nuovi cardinali che sabato cinque riceveranno la berretta rossa. Ma già l’uno si è riaffacciata l’ombra del malaffare con una requisizione di documenti e computer addirittura in uffici della Segreteria di Stato. Il due si sono avuti i nomi dei cinque inquisiti. Oggi, tre, è arrivata la nomina di Pignatone a presidente del Tribunale: non resta che scommettere sul valore di questo magistrato perchè qualche pulizia sia fatta. Nei commenti alcuni minimi ragguagli.


Ho fotografato per voi questo fiore nel giardino dell’Ateneo Salesiano. Non so il nome ma il suo chiaro m’attirava e ho pensato di donarvelo.

Inaspettata sensazione leggendo lo Strumento di lavoro del Sinodo dell’Amazzonia pubblicato il 17 giugno (cf. Regno-doc. 15,2019, 449ss): che si parlasse di noi. Di noi cristiani europei sperduti nel gorgo secolare come quei nostri fratelli in quello vegetale. Chissà che da una Chiesa nascente – mi dicevo – possa venire un aiuto a una Chiesa che sente gli anni. Racconto questa mia lettura selvaggia partendo da quattro brani dello Strumento: quello che propone l’ordinazione di anziani sposati «preferibilmente indigeni», l’altro che tratta dei ministeri da affidare alle donne, uno sulla vita consacrata «inter-congregazionale», uno che vuole assemblee di tutti i battezzati. – E’ l’attacco di un mio articolo pubblicato dalla rivista “Il Regno” con il quale invito i visitatori a seguire il Sinodo che parte domenica.

Mi sono trovato oggi a proporre a una tavolata una preghiera che ho indirizzato a migranti e rifugiati, nella loro giornata. E ai governanti e ai popoli che li accolgono o non li accolgono. La riporto nel primo commento.


Vi ricordate della capra Musante e del capretto Albino? Ne parlavo qui il 18 giugno, molto tifando per il contadino che l’aveva adottato dopo il ripudio materno. Un tifo ben posto: l’Albino è cresciuto, l’ho rivisto oggi e mi ha detto che vi saluta.

La “Civiltà cattolica” ha pubblicato ieri le conversazioni del Papa con i gesuiti del Mozambico e del Madagascar, dei giorni 5 e 8 settembre. Come sempre Francesco risponde su vari argomenti, dal proselitismo al clericalismo, ma le parole più vive le ha dette in riferimento alla sua vita spirituale e al bisogno di preghiere che sempre chiede a chi l’ascolta. Confessa d’essere lo stesso peccatore che era prima dell’elezione, afferma che “non c’è alcuna magia nell’essere eletto Papa”, si dice “tentato e molto assediato”. Il contesto chiarisce che la parola “assediato” non è da leggere in riferimento agli oppositori ma alle potenze del male, nel senso biblico del “peccato che ci assedia”, come leggiamo nella Lettera agli Ebrei ad apertura del capitolo 12.