Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Mentre svolgeva il 7 settembre con le contemplative del Madagascar la Parabola della giovane monaca e del vecchio Papa, che ho riportato il 9 settembre, Francesco giunto a metà del racconto ha proposto una parabola nella parabola, che in quel post avevo scorporato e che ora propongo a sè. La capra è il diavolo, che la doppia grata del monastero non ferma.

Tornando dal viaggio in Africa e nell’Oceano indiano, Francesco martedì 10 ha parlato in aereo per la prima volta della possibilità di uno scisma in reazione alle novità del suo Pontificato, dicendosi disposto a rispondere alle critiche leali e a fare “qualcosa” che gli venga proposto per rimediare alle incomprensioni. Ritengo siano parole importanti. Le ho riportate per intero nel post dell’altro ieri intitolato “Francesco sul fare proseliti e su chi vuole cambiare il Papa”. Nei commenti a questo post propongo una sintesi interpretativa della lunga argomentazione bergogliana e riporto alcune risposte a domande che ieri e oggi mi sono state poste in varie interviste.

Ieri ero in viaggio e non ho seguito l’attacco di Salvini a Conte in Senato né la replica di Conte. Oggi ho ascoltato l’audio e ho trascritto un brano dell’arringa del presidente del Consiglio in risposta alle contumelie del leghista, che l’aveva chiamato “voltagabbana inchiodato alla poltrona”. Nel primo commento riporto il brano che ho trascritto e nel quale forse mi riconosco. Perchè dico “sorbole” lo saprai leggendo il secondo commento.

Nella predicazione svolta dal Papa nel viaggio in Africa, Madagascar e Maurizio – che termina oggi – ci sono state tre parabole, ovvero racconti con un insegnamento, meritevoli di narrazione. Le riporterò con questo post e con altri due nei prossimi giorni. Questa prima la intitolo alla “giovane monaca e al vecchio Papa” perchè in essa, attualizzandola, Francesco mette in scena se stesso. La seconda la chiamerò “Parabola della capra e della doppia grata”, la terza “Parabola del pallone di stracci”. Le prime due le ha narrate parlando a braccio sabato 7 settembre alle contemplative del Madagascar. Quella che metterò per terza, con il titolo sul pallone di stracci, l’aveva improvvisata il 5 settembre a Maputo, nell’incontro con le Scholas Occurrentes.

Domani lungo l’intera mattinata sono in studio a TV2000 per le dirette del Papa da Maurizio, ultima tappa del viaggio di cinque giorni che l’ha già portato nel Mozambico dell’aids e della lunga guerriglia e nel Madagascar dell’estrema povertà. Oggi sarà a Maurizio. Martedì rientra a Roma. Nei commenti al post precedente ho riportato alcuni passaggi della predicazione svolta da Francesco tra giovedì e ieri. Nel primo commento a questo post dico la mia percezione d’insieme della trasferta: il Papa dei poveri nei paesi più poveri.

“Il Signore non ci chiama col nostro peccato, ci chiama per nome e ci dice: seguimi”. Sono parole che il Papa ha appena detto ai giovani del Madagascar, ad Antananarivo. Da esse parto per un’antologia della predicazione che ha svolto oggi, ieri e l’altro ieri, nei primi tre giorni del viaggio in Mozambico, Madagascar e Maurizio per il quale Francesco è partito mercoledì 4 settembre e dal quale tornerà martedì 10.

Come quarto elemento dello Strumento di lavoro per il Sinodo dell’Amazzonia che potrebbe darci insegnamento, da Chiesa giovane e Chiesa antica, segnalo la proposta di realizzare assemblee “con la partecipazione di tutti i fedeli” in vista “dell’organizzazione della comunità cristiana per la trasmissione della fede”. Nei commenti la fonte di questo testo e altri due passaggi dello Strumento di lavoro che gli somigliano.

Lungo brontolio del tempo su Roma. Cresce da un’ora. Il negozietto cinese e quello nepalese hanno ritirato i trespoli con le minime merci. Il Kebab chiude tavoli e sedie. Turisti corrono ai portoni. Sarà il temporale di fine estate. Lo sanno i cagnetti che cessano di abbaiare dai balconi ai marciapiedi.