Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Nel monitoraggio orante delle sventure planetarie svolto oggi da Francesco con il messaggio “Urbi et Orbi”, hanno trovato posto il Sudan e il Sud Sudan, dei quali nessuno parla; e lo Sri Lanka della carneficina di giornata, della quale tutti parlano. Nel primo commento riporto le parole con cui ha ricordato i fratelli dello Sri Lanka sacrificati come agnelli di Pasqua, nel secondo quelle destinate a Sudan e Sud Sudan, nel terzo l’elenco dei paesi che ha nominato. Nello Sri Lanka cristiani sono stati massacrati da attentatori anticristiani – nel Sud Sudan cristiani si massacrano tra loro.

Nel giorno della tomba abitata mando ai visitatori il mio saluto di attesa.

“Signore Gesù, aiutaci a vedere nella Tua Croce tutte le croci del mondo”: è l’avvio della preghiera con cui Francesco ha concluso proprio ora la “Via Crucis” al Colosseo e che riporto per intero nel primo commento. Una preghiera universale, che abbraccia le sofferenze infinite, materiali e spirituali, intesa a non dimenticarne nessuna. Dopo la preghiera, un mio spunto conclusivo.

“Non siamo distributori di olio in bottiglia. Siamo unti per ungere. Ungiamo distribuendo noi stessi”: parole del Papa nell’omelia della Messa del Crisma. Nel primo commento il contesto di quelle parole e a seguire altri ragguagli – che inserirò lungo il pomeriggio – sulla Messa “in coena Domini” con lavanda dei piedi che Francesco celebrerà nel carcere di Velletri.

“Io a te ci tengo”: scritta che leggo su un muro di cinta a metà di via Giovanni Battista Piatti, sulla sinistra per chi vada verso San Giovanni in Laterano. Amo la sobrietà di questa dichiarazione. L’immagino tracciata da lui sotto l’abitazione di lei. Nel primo commento un’altra scritta – ma di tipo incontinente – che ho beccato stamane nella stessa via.

Il transessuale come l’eunuco, l’utero in affitto come il figlio della schiava: Bibbia alla mano, il moralista s’adopera ad ammansire le novità. Ma arriva dal Nebraska il caso di Uma Eledge concepita con il seme del padre Matthew, gli ovuli della zia Lea (sorella del coniuge gay di Matthew), l’utero della nonna Cecile (mamma di Matthew). Il moralista s’arrende e conclude che il Nebraska forse confina con il paese di Sodoma e Gomorra.

Notre Dame brucia, Parigi piange, spavento di tutti. Erano in corso nella parte alta lavori di restauro che forse sono all’origine del disastro. E mi viene in mente il fuoco che la notte del 15 luglio 1823 bruciò la Basilica di San Paolo fuori le Mura: un rogo attivato da una lanterna lasciata accesa – smontando la sera – da uno stagnaro che aggiustava le grondaie della navata centrale.

Il Pontificato di Francesco è oggetto di maggiore conflitto rispetto a tutti quelli degli ultimi cento anni e c’è una logica in questo primato: le novità che propone sono più audaci e dunque l’opposizione è più viva. Indico tre provenienze del conflitto: dalle riforme che Francesco propone, dalla figura papale inedita che impersona, dalla parresia persino polemica con cui propone i suoi convincimenti e reagisce alle opposizioni: è l’attacco della relazione che ho tenuto venerdì 12 a un seminario presso l’Università di Perugia, durante il quale mi è stata posta la domanda che ho messo ad apertura del post precedente. Nel primo commento richiamo l’impostazione del seminario e metto il link al mio testo.

“Non era meglio se il Papa emerito taceva invece di fare il controcanto a Bergoglio sugli abusi?” E’ una domanda che mi è stata fatta ieri a Perugia a un “seminario” su Papa Francesco organizzato dal Dipartimento di giurisprudenza, cattedra “Law and Religion” di Silvia Angeletti. Ho risposto che no, che è bene che parli e che la sua libertà di parola è in definitiva conforme alla “conversione del Papato” perseguita da Francesco, che punta sulla manifestazione delle opinioni e dei contrasti e non sul loro nascondimento. Nei commenti l’intera risposta e altro.

A complemento del post di ieri metto qui il link al video del Papa che bacia i piedi a quattro leaders sud-sudanesi: il presidente Salva Kiir, i vicepresidenti e il capo dell’opposizione in lotta tra loro. Per quattro volte Francesco si è inginocchiato e si è rialzato davanti a loro. Ha espresso con il gesto quanto aveva detto con le parole Paolo VI nella “Lettera agli uomini delle Brigate Rosse” del 21 aprile 1978: “Vi prego in ginocchio, liberate l’onorevole Aldo Moro”. Montini si inginocchiava idealmente davanti a interlocutori lontani, Francesco si è inginocchiato realmente davanti a interlocutori a lui prossimi.