Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

La mia visita odierna intende idealmente riallacciarsi a quella compiuta da San Giovanni Paolo II nel maggio 2002 e si svolge nel grato ricordo della presenza a Sofia, per circa un decennio, dell’allora Delegato Apostolico Mons. Angelo Giuseppe Roncalli: così Francesco stamane a Sofia nel saluto alle autorità della Bulgaria, dove resta oggi e domani, mentre martedì visiterà la Macedonia del Nord nel ricordo di Madre Teresa e a sera rientrerà a Roma. Come per altri viaggi mi impegno a mettere nei commenti a questo post gli elementi di maggiore interesse di queste due visite che potremmo chiamare ecumeniche e missionarie, a paesi dove i cattolici sono piccole minoranze.

Mi chiamano ad Abano Terme con un titolo urticante: «Pecchiamo ancora?». Accompagnato però da un sottotitolo ammorbidente: «I peccati sociali alla luce della Laudato si’». Mi trovo meglio con l’arduo titolo ed è soprattutto su quello che provo a narrare la conversazione che ne è venuta. E’ l’attacco di un mio testo pubblicato da “Il Regno” 8/2019. Nel primo commento il resto del prologo e il link al testo integrale.

Un collega mi critica per aver difeso il diritto del Papa emerito di intervenire sulle questioni disputate [vedi post del 13 aprile] e invoca la norma canonica sui vescovi emeriti. Osservo che quella norma riguarda la “guida della diocesi” e non la possibilità di esprimere un’opinione su questioni generali e affermo che così è stata fino a oggi interpretata. Mi chiede esempi e io indico gli emeriti arcivescovi di Milano e cardinali Martini e Tettamanzi. Nei commenti il dettaglio della norma e dei due esempi da me addotti.

Sconcerto dei timorati: il Papa bacia i piedi ai politici del Sud Sudan. E già si era inchinato alla regina Rania di Giordania: “Chi rappresenta Cristo non s’inchina a nessuno” avevano protestato i tradizionalisti. Che stavolta invocano il comma nove del “Dictatus Papae” di Gregorio VII (1075): “Al solo Papa tutti i principi devono baciare i piedi” (Solius Papae pedes omnes principes deosculentur). Roba seria.

“Questi martiri della fede sono stati perseguitati per causa della giustizia e della carità evangelica”: così il Papa al Regina Coeli segnalando la proclamazione a beati avvenuta ieri in Argentina del vescovo Angelelli e di altri tre uomini di Chiesa, fatti uccidere nel 1976 dalla dittatura militare che li temeva a motivo della loro vicinanza alle componenti più povere della popolazione. Nei commenti le parole del Papa e altre informazioni sui martiri.

“Se facciamo qualcosa [per aiutare la popolazione dell’Ucraina], deve essere fatta in modo che nessuno pensi che è fatta solo per i cattolici, che noi mettiamo in atto un gesto di proselitismo”: parole di Francesco al nunzio Claudio Gugerotti quando decise la colletta europea per quel paese. Sono contenute in un’intervista del nunzio e le riporto nel primo commento: sono utili a intendere a che pensi il Papa quando parla contro il proselitismo.

“Signore tu hai un popolo numeroso nello Sri Lanka e noi oggi ti preghiamo per tutto quel tuo popolo a partire dai nostri fratelli di fede che erano con te nel giorno di Pasqua, messi a morte nelle chiese come agnelli”: è l’attacco della piccola preghiera che siamo venuti svolgendo in casa in questi giorni di tribolazione. Nel primo commento il resto dell’invocazione e nel secondo le fonti bibliche di alcune delle parole in essa contenute.

Come il naufrago alla bottiglie, così Bergoglio affida messaggi alle parabole e con esse motiva la mancata risposta a chi l’accusa d’eresia e a chi pretende che si dimetta: nell’omelia delle Palme ha detto che nella “tribolazione” bisogna tacere così che la “mitezza del silenzio ci farà apparire deboli e allora il demonio uscirà allo scoperto” e Dio “scenderà in battaglia” per noi contro l’avversario: “bisogna lasciarlo fare”.

“Gesù inserisce nei rapporti umani la forza del perdono”: è un’affermazione conclusiva fatta dal Papa nella catechesi di stamane, inserita nel ciclo sul “Padre Nostro” e avente per tema “Come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (brano biblico dal Vangelo secondo Matteo, 18, 21-22). Nel primo commento riporto la conclusione della catechesi e qui dico che essa cade bene nella buona discussione che sul perdono abbiamo svolto nei commenti al post precedente. Una discussione secondo lo spirito che avevo suggerito nel post del 22 aprile e della quale tutti ringrazio.

Visitatori belli, salute. Il lunedì dell’Angelo è ancora per intero nella luce di Pasqua. Approfitto di questa chiarità per un nuovo saluto, dopo quello che avevo fatto sabato. In risposta alle mie parole molti di voi mi hanno scritto i loro auguri, sia intervenendo nel blog, sia per posta personale. Siete tanti che visitate e leggete senza intervenire e chi interviene tende ultimamente a farsi reticente. Invito tutti a partecipare con libertà. Ora che le nuove regole hanno quasi eliminato le cattive diatribe io credo che chi auspicava quell’eliminazione possa provare a commentare senza remore. Magari con l’avvertenza ad andare al merito delle questioni più che alla disputa, o anche a questa ma con la serenità di chi ha qualcosa da dire e vorrebbe essere utile, non con l’intenzione di ferire o di fare chiasso. E’ in gioco la pedagogia della Rete, che di suo s’incendia o tace: vorrei stimolare a cercare una terza via, di partecipazione pastosa, magari anche polemica, ma sempre nel rispetto. Vediamo se sarà possibile. Io credo lo sia.