Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Ho sognato che l’Italia in tre mosse faceva fronte all’incendio arabo, alla crisi economica e al disorientamento del premier: un governo di emergenza a guida Tremonti, aperto alla partecipazione di tutti e con astensione dei gruppi parlamentari non partecipanti; un salvacondotto per Berlusconi autorizzato a stabilirsi ad Antigua; un accordo tra i gruppi parlamentari per la riforma della legge elettorale e l’andata alle urne – sempre con il governo Tremonti – a fine legislatura. Era un bel sogno.

“In Terrasanta ti avvedi di quanto sia incredibile – anche nel senso di controcorrente – il messaggio di Cristo che ha scelto gli stolti per confondere i sapienti”: è un passaggio del Diario di Terrasanta appena pubblicato da Mauro Banchini nel sito della diocesi di Pistoia, di rientro da un pellegrinaggio ritmato da brani dei Vangeli alternati a notizie dell’insurrezione egiziana. “Non sappiamo che cosa possa accadere ma tranquilli, nessuno qui ha voglia di sprecare un proiettile per un gruppo di turisti” è una battuta della guida palestinese. Il 13 febbraio a Betlemme assistono a una manifestazione di giovani palestinesi che festeggiano la caduta di Mubarak: “Siamo contenti con loro anche se stando qui ti rendi conto di come siano infiammabili gli animi e ti chiedi che ne potrà venire”. Bevo un bicchiere di Vino Nuovo alla salute dei cari pellegrini di Pistoia.

«Penso che [il Presidente del Consiglio] abbia le sue ragioni e buoni mezzi giuridici per difendersi contro le accuse. Sia la nostra Costituzione, sia le nostre leggi garantiscono che un procedimento come questo, in cui si sollevano gravi accuse che il Presidente del Consiglio respinge, si svolgerà e concluderà secondo giustizia»: lo dice il Presidente Napolitano nell’intervista a «Welt am Sonntag». Io la penso proprio così: Berlusconi vada al processo e nessuno lo dia per colpevole fino alla sentenza. Vedi per esempio quanto scrivevo nel post del 24 gennaio, intitolato CINQUE RISPOSTE SECCHE SU BERLUSCONI E LE RAGAZZE: “Berlusconi si deve dimettere per le risultanze provvisorie sulle feste di Arcore e il caso Ruby? No, ma deve accettare la convocazione che ha avuto dai magistrati“.

Il mio racconto di una risonanza magnetica – vedi post del 18 febbraio – ha allarmato amici e visitatori che commentano e mi scrivono per sapere di più. Nulla di grave. Zoppico con la gamba sinistra da sei mesi e non so perchè e non lo sanno spiegare – per ora – neanche i medici. Radiografia, elettromiografia e risonanza magnetica non hanno rilevato nulla. Non mi fa male e trovo che una leggera zoppia mi si addica. Grazie dell’affetto e degli auguri.

Se ti chiami Chiara non cercare di raggiungere Milano“: scritto con pennarello nero sul muro di facciata di un edificio di via Manin, a Roma, davanti all’ingresso del liceo Albertelli. Ipotesi interpretativa del gergo studentesco: “Questo messaggio è per una che si chiama Chiara, alla quale chiedo di non partire per Milano”. Leggo sui muri delle scuole per imparare la lingua dei ragazzi.

Ho fatto una risonanza magnetica alla clinica Villa Margherita a Roma, la terza o quarta che mi capita di fare negli anni. “Depositi qui tutto quello che si può smagnetizzare”. Poi quel simpatico bombardamento di suoni, sempre più forti. Ho conosciuto una collega giornalista che dopo una risonanza restava stralunata per due giorni. “Abbiamo aumentato l’intensità degli impulsi ma forniamo questa cuffia che garantisce una minima protezione”. Mi è parsa un’immagine del bombardamento mediatico al quale tutti siamo esposti. I rumori sono sempre più forti e ancora non abbiamo le cuffie.

Trovo buono che siano tre donne a giudicare Berlusconi il sei aprile a Milano. C’è chi ha parlato di “crudele destino” e di “incubo tutto al femminile”. Chi l’ha buttata sul ridere: “Era l’unico modo per farlo andare in tribunale”. Dal fatto che siano tre donne io spero invece che possa venire una garanzia in più perchè nulla venga dato per scontato e non si metta la sentenza davanti al processo. Ho sempre percepito nelle donne che mi stanno intorno e che incontro per il mondo una ribalda libertà da schemi e teoremi. Una libertà che è importante abbiano i giudici di un processo che troppo rischia di essere condizionato dal chiasso dei media. A ognuno corre invece – in questo momento – il dovere di presumerlo innocente fino alla sentenza. Lo chiede il rispetto per la persona di ogni imputato e il rispetto che è dovuto al Presidente del Consiglio della nostra Repubblica. [Segue nel primo commento]

«C’è un proverbio siciliano che non è cristiano e che dobbiamo rovesciare: ‘Rari cunto a lu populu chiù chi a Dio’, dare conto al popolo più che a Dio»: parla così Francesco Miccichè, vescovo di Trapani, durante l’omelia di domenica 13 febbraio nella chiesa di San Michele di Calatafimi Segesta. E chiama il suo popolo a contribuire all’accoglienza dei disperati che arrivano dalla Tunisia: “In quattro giorni ne sono arrivati sulle nostre coste quattromila e ci viene chiesto di compiere un gesto di prima accoglienza per duecento di questi poveri. Cercheremo di fare loro posto in locali di proprietà della diocesi”. Dedico al vescovo Miccichè il Vino Nuovo di questa settimana.

Dicono che Ruby in vista del 19° compleanno stia preparando un incontro a sorpresa tra lo zio Hosni e papi ma sia indecisa sul luogo dove farli incontrare: se portare papi a Sharm el Sheikh o lo zio Hosni ad Antigua.

Liliana grida, cade per terra, viene sollevata, la mettono a sedere, l’avvolgono in una coperta beige e lei continua a singhiozzare, facendo su e giù con il capo. I tre figli della famiglia Mircea, romeni di etnia rom, e una loro cuginetta, figlia del fratello di Mirko, sono bruciati nel rogo della baracca in cui vivevano da un anno. L’inferno ha inghiottito Sebastian 11 anni, Elena Patrizia 8, Raol 7 e il piccolo Eldeban 3. Mirko ora ha paura di perdere anche la moglie che sembra impazzita: ‘Lilia canta quello che cantavi ai bambini, ti ricordi? Canta’ le ripete con dolcezza. Fra loro c’è anche ‘tata Michela’ come la chiamano tutti, la ragazzina che si occupava di loro sotto choc come la mamma dei bimbi”. E’ un capoverso di una cronaca del Corsera del 7 febbraio, a pagina 19: “Rogo in un campo Rom”, dei colleghi Rinaldo Frignani e Ilaria Sacchettoni. Capita che un cronista possa farsi tutto a tutti. Come una volta il trovatore, ascolta parole accese e le racconta. – Sono passati quattro giorni, ma ci sono pagine dei quotidiani che restano. Questa la dedico ai miei visitatori nel giorno delle gemelline Alessia e Livia.