Da elettore del centrosinistra mi auguro che siano accolti i ricorsi della Polverini e di Formigoni per la riammissione delle liste. Non so dire nulla sui precedenti, sulle regole e sulle irregolarità ma da avversario leale non mi va di vincere perchè all’altro manca una firma. Mi sarebbe piaciuto che Bersani e la Bonino avessero svolto questo ragionamento. Sono ancora in tempo a svolgerlo.
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>
«Quando i criminali sono entrati in casa hanno chiesto le carte d’identità. Forse cercavano me, oppure volevano essere certi che fosse una famiglia cristiana. Mia mamma ha offerto loro denaro, lo hanno rifiutato, quindi è fuggita sul balcone per gridare aiuto. Ma nessuno si è mosso. È stato allora che hanno separato le donne dagli uomini. Poi hanno sparato»: è un momento del racconto di un sacerdote cattolico di Mosul, Iraq, padre Mazen Matoka, riportato dal collega Lorenzo Cremonesi a p. 17 del Corriere della Sera di oggi con il titolo CRISTIANI IN IRAQ, IL GRIDO DI PADRE MAZEN – COSI’ HANNO DISTRUTTO LA MIA FAMIGLIA. Il portavoce vaticano la settimana scorsa aveva parlato dell’esistenza di un piano per uccidere, intimidire e cacciare i cristiani dal paese.
Sulla persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, in India e Pakistan, in Somalia, in Sudan e in Nigeria è urgente passare dalle parole ai fatti: lo sostengo in un articolo pubblicato oggi da LIBERAL con il titolo LODEVOLE L’INIZIATIVA DI FRATTINI MA E’ ANCORA TROPPO POCO.
“La Polverini a voi comunisti infami vi farà diventare polvere“: scritto col pennarello su una macchina distributrice di biglietti per i parcheggi, a Porta Pia, Roma Nomentano. Forse lo scrivente non lo sa ma il sapore della scritta è quaresimale: “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai“.
Ricordo con gratitudine le parole di perdono di Carlo Castagna – l’uomo che nella strage di Erba perse moglie, figlia e nipotino – che mi capitò di ascoltare durante la trasmissione Porta a porta dell’11 gennaio 2007. Erano presenti anche i figli Beppe e Pietro. “Io sinceramente in questo momento non ho la forza di mio papà, non ho la sua fede per poter dire io perdono“, disse Beppe, il secondogenito. E Pietro: “Io cerco di perdonare, perchè ho un papà che è un esempio incredibile. Io non ero mai stato un grande credente, ma dopo questa esperienza e dopo aver visto papà mi viene da riavvicinarmi anch’io” (alla fede, ndr). Nelle parole dei figli trovo la chiave per intendere nel giusto modo la rapidità del perdono di Carlo, che ha meravigliato tanti e anche la forza trascinante del suo gesto. Nella pagina di questo blog intitolata CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto, al capitolo 3 IL PERDONO DEGLI UCCISORI DEI PARENTI, nel paragrafo dedicato agli “omicidi comuni” si può leggere una mia ricostruzione del fatto, basata in buona parte sul volume di Lucia Bellaspiga con Carlo Castagna, Il perdono di Erba, Ancora 2009, pp.141, 14 euro.
Scade domani il tempo dato all’Italia dai sequestratori di Sergio Cicala (vedi post dell’8 febbraio: IL VOLTO DI PHILOMENE OSCURATO DAI SEPOLCRI IMBIANCATI) per ottenere la liberazione sua e di sua moglie: la scarcerazione di terroristi di Al Qaeda detenuti in Mali e in Mauritania. Per il nuovo video messaggio in vista della scadenza vedi qui. Accompagno le ore di Sergio e Philomene ripetendomi il racconto fatto al momento della liberazione, il 23 gennaio, dall’ostaggio francese Pierre Camatte, già prigioniero con i due italiani e quattro spagnoli: «Sono dei pazzi fanatici pericolosi, convinti di essere in possesso della verità. Leggono tutto il tempo il Corano, sostengono che i musulmani in Francia non sono dei veri e buoni musulmani e che il loro obbiettivo è di islamizzare il mondo. Reclutano i combattenti soprattutto tra i giovani. I miei carcerieri avevano quasi tutti meno di 20 anni. La condizione più difficile è stata la solitudine. La mia prigione non aveva sbarre. Solo un tetto, ero isolato, con il caldo terribile del Sahara, con condizioni igieniche inimmaginabili, cibo e acqua disgustosi. Mi hanno picchiato quando tentavo di resistere».
“Per mio marito. Tua moglie ti ama!! Ritorna“: scritto su un segnale stradale della via Appia Antica, alla confluenza della via di San Sebastiano, nella periferia Sud di Roma. Ricordo che la prima scritta murale da me riportata nel blog il 2 agosto 2006 era simile a questa: “Due parole: Davide parlami…”. Donne che gridano per via.
L’elicottero caccia i gabbiani che subito ritornano in scena.
Con un ghigno, Gianni Tonin ricorda quando ha pagato tutte le multe e ospitato nel piazzale le quattro famiglie: «Così imparano a mandarli via». «Ogni giorno c’era un polverone di denunce e io ho fatto prendere a tutti e sei la residenza, così ho risolto il problema e i bambini possono andare a scuola: ogni settimana ciascuno riceve ottanta euro, hanno la corrente il bagno esterno e il riscaldamento». – E’ un brano di un racconto del collega Martino Galliolo che ho letto nel Corriere del Veneto di oggi sulle divertite imprese di un mobiliere che ospita quattro famiglie Rom nel cortile della sua azienda, paga le loro bollette, li sussidia, li convince a mandare i bambini a scuola. Dice che lo fa perchè da piccolo era povero e rubava “le uova e le galline” per mangiare e anche perché ricorda “la fame dei popoli incontrati nei viaggi”. Ma lo fa – soprattutto – perché vuole sentire da loro “le storie del mondo”. Qui l’intero servizio.
“C’è un prete che amo più degli altri perché quando penso a lui mi sento più buono. È don Sergio, malato di Sla, la terribile malattia resa famosa da Welby e che in Sardegna non è rara. Don Sergio è cappellano dell’Ospedale principale della città ed è quindi consapevole di cosa sta vivendo. Per ora è degente all’ospedale e da un mese la situazione si sta aggravando. Ha già perso l’uso delle gambe, completamente del braccio destro e parzialmente del sinistro, è stato colpito gravemente dalla polmonite che ha superato. È perfettamente cosciente e parla stentatamente, ma si fa capire. Da un mese vado tutti i giorni a trovarlo e per me è una esperienza di prim’ordine che mi ha riservato delle sorprese che non avrei immaginato“. – Così inizia un racconto dell’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Mani pubblicato oggi da Avvenire a pagina 25. Nei primi commenti le “sorprese” narrate dall’arcivescovo e il link al testo completo.
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