Non condivido Travaglio e Santoro ma li difendo da chi li vuole cacciare incolpandoli da aver sobillato il Tartaglia. Non mi garba chi semplifica per attaccare – mirando io a dipanare la complessità per aiutare l’incontro – e considero Travaglio e Santoro come l’equivalente di sinistra dei Feltri e dei Belpietro: in un post del 2 ottobre avevo esorcizzato in solido i Bravi del Cavaliere e il Commando della Santoria. Sono responsabili alla pari del surriscaldamento del dibattito e dunque se si volesse abbassare i toni chiudendo delle testate, occorrerebbe chiudere anche Libero e Il Giornale, non solo Annozero e Il Fatto quotidiano. Ma non credo che servirebbe, perchè nulla è nei media che non sia prima nella realtà. Lo scatenamento della reciproca demonizzazione è nella realtà e i media – compresi i siti on line – lo riflettono e lo divulgano, ma non c’è nesso tra una “tirata” televisiva e il tiro di un modellino del Duomo in faccia al premier. Che a quel tiro abbia contribuito Travaglio è tanto probabile quanto immaginare che vi abbiano dato mano i titoli di Feltri: come a dire che vedendo la violenza con cui il giornale della famiglia Berlusconi attacca gli oppositori, un oppositore psicolabile lancia il modellino. Sono contrario alle parole esagerate che già sono una forma di violenza e non per l’ipotetico incentivo che potrebbero dare alla violenza fisica, che è altro fenomeno.
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>
Dedico a Elena Bono – più volte presente nel blog con qualche sua luce – il terzo dei nove giorni di avvicinamento al Natale: il 12 dicembre è morto il marito Gian Maria Mazzini. Erano sposati da cinquant’anni. Mando a Elena un abbraccio in vista dei giorni e delle notti – e della Notte di Natale – che attraverserà senza la “coraggiosa allegria” di Gian Maria: così lei lo corteggiava in una poesia intitolata A mio marito G.B.Mazzini che figura tra gli Inediti nel volume delle Poesie. Opera Ommnia (Ed. Le Mani, Recco 2007, p. 421) come “quinta stazione” della PICCOLA VIA CRUCIS DI FAMIGLIA. Quei pochi versi mi sono stati richiamati da Stefania Venturino (vedi http://www.stefaniaventurino.it/ e http://www.elenabono.it/) e qui li riporto come piccolo dono ai visitatori.
Buoni o cattivi, per ognuno di noi
v’è un cireneo generoso che ci solleva
dal peso del legno e ce lo porta
per un bel tratto di strada.
Dio ti benedica, mio caro, per la coraggiosa allegria
con cui mi sollevi dal peso e mi tieni serena
con lieti ricordi e saporose battute.
La nostra strada non è più né in salita né in piano
ma solo in discesa: andiamo ma adagio per non scivolare.
Sì andiamo ma non alle tenebre e al nulla
andiamo al regno del sole.
Che è amore. Che è Dio.
Ragazzo di vent’anni che studia medicina ritira le analisi del papà e all’amica che l’accompagna dice: “Metastasi, porca puttana”.
Nove giorni a Natale. Ancora nascono figli. Ancora c’è speranza.
“Sei il mio sbaglio più grande ma che rifarei“: scritto sul marciapiede della via di Sant’Ippolito, a Roma, zona di piazza Bologna, sulla destra della chiesa per chi ne guardi la facciata.
Ho mandato al premier insanguinato un pensiero gentile dal mio blog e mi è stato chiesto «come mai», non essendo io un sostenitore della sua politica: ora provo a spiegarmi, partendo dall’idea che un politico insanguinato è pur sempre un uomo che perde sangue e poi andando sull’altra idea – più complicata – che alle piazze calde si addicano menti fredde. – E’ l’attacco dell’articolo che mi ha chiesto ieri LIBERAL che oggi lo pubblica a pagina 7 con il titolo: DIETRO UN VOLTO INSANGUINATO.
Un pazzerello doc ma dotato di mira ferisce Berlusconi e agita tutti con l’immagine di quel volto insanguinato. Capisco chi deve fare dichiarazioni, ma io che non vi sono obbligato terrei basse le parole e le vorrei tutte da uomo a uomo. L’unica cosa di rilievo è la veduta del sangue sulla faccia di colui che oggi è segno di contraddizione per tanti. Non l’ho votato ma lo rispetto come Capo del governo della Repubblica e vorrei che potesse governare – questo vuol dire il mio rispetto – per tutto il tempo per il quale è stato votato e designato. Se non sarà possibile gli auguro di uscire dalla scena pubblica nel modo per lui più sereno. E questo sarebbe tutto il mio sentimento ma stante la canea di chi esulta nella Rete avendo visto il sangue, io a contravveleno di quella cattiveria e dei suoi possibili sviluppi mando dalla Rete un pensiero gentile all’uomo che viene oltraggiato.
Ho fatto quattro conferenze in quattro giorni: giovedì in una parrocchia di Fano che festeggia i quarant’anni, venerdì lectio penatalizia in una parrocchia di Roma-Casilino, sabato sui media in un centro culturale a La Spezia, stamane un incontro genitori nella parrocchia romana di Santa Lucia al quartiere Mazzini. Si possono vedere gli argomenti nella pagina CONFERENZE E DIBATTITI elencata sotto la mia foto. Sono uscito da questi impegni un poco frastornato ma contento di non aver scambiato tra loro gli argomenti, i luoghi e i giorni: poniamo andando a parlare del Natale a Fano il sabato, invece che della vita parrocchiale il giovedì. Racconto la mia modesta agenda per dire che dappertutto c’è gente che discute, si incontra, si impegna. Lo faccio contro il disfattismo che soffia anche in questo pianerottolo. Stamattina nella bella a grande chiesa di Santa Lucia c’era un pieno di gente sia alla messa delle dieci che a quelle delle undici e delle dodici. Era la festa patronale e la messa delle undici la celebrava il cardinale Sandri con folla di scouts, bambini del catechismo, chierichetti e chierichette bravissimi. Raccolta di fondi per la mensa della Caritas e per la costruzione di un ospedale a Kinshasa. Vendita di stelle di Natale per finanziare la mensa. Accensione di una grande quantità di lumini a Santa Lucia. C’era anche una persona semplice che faceva mosse con il capo, girandolo di scatto da un lato e si metteva in mezzo ai ministranti e agli scouts schierati con i loro guidoni. Tutti lo conoscevano e lo scansavano senza meraviglia. Io felice con loro.
“Oltraggio tradimento vergogna” sono le parole con cui il papa ha detto la sua reazione al rapporto della commissione governativa irlandese sugli abusi commessi da preti a danno di minori. Non penso si possa dire di più. Ma, da cittadino, credo si possa fare di più: fidarsi della giustizia civile. Mai avremmo saputo degli abusi in America, in Irlanda, in Australia, in Francia, in Polonia e a Firenze se non fosse stato per l’azione dei tribunali civili: e dunque ci si fidi e ci si affidi ai tribunali civili. Non avremmo saputo e perciò nè l’opinione pubblica, nè il papa, nè i vescovi avrebbero potuto reagire e gli abusi sarebbero continuati. Credo che la giustizia ecclesiastica abbia mostrato la sua incapacità a fronteggiare lo scandalo: si ricorra dunque a quella civile. Quand’uno ha notizia certa di un tale crimine non vada dal vescovo ma dai carabinieri.
Un uomo anziano e malato – che è anche un vescovo – parla della morte a una cugina vicina a morire e le parla con le parole d’ogni giorno ad ambedue familiari, essendo egli sceso da ogni cattedra per propria scelta già prima del pensionamento e della malattia. E’ Alberto Ablondi che fu vescovo di Livorno dal 1970 al 2000 e che ora ha 85 anni, non è autosufficiente, ha difficoltà a parlare e a scrivere eppure non cessa dal predicare appassionatamente il Vangelo di Gesù Cristo. – La lettera alla cugina e il sito internet dove seguire le catechesi del vescovo Alberto nel capitolo 6, UNA RAZZA DI LONGEVI, della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto.
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