Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Sono cristiano, ma mio padre era originario di una famiglia del Kenya della quale hanno fatto parte generazioni intere di musulmani. Da bambino ho trascorso svariati anni in Indonesia, e ascoltavo al sorgere del Sole e al calare delle tenebre la chiamata dell’azaan. Quando ero ragazzo, ho prestato servizio nelle comunità di Chicago presso le quali molti trovavano dignità e pace nella loro fede musulmana. Ho studiato Storia e ho imparato quanto la civiltà sia debitrice nei confronti dell’Islam”: così ha parlato Barack Obama al Cairo l’altro ieri e le sue parole hanno rinnovato in me l’esultanza con cui avevo accolto la sua elezione (vedi post del 5 novembre 2008: “Obama come segno dei giorni che viviamo”). Per dare concretezza al sentimento che esprimo, riporto nei primi commenti a questo post i passaggi del suo discorso che più ho apprezzato. [Segue nei primi sei commenti]

Tratterete lo straniero che abita fra voi come chi è nato fra voi“: era scritto sullo striscione che la notte scorsa è stato strappato dalla facciata del tempio metodista di via XX settembre a Roma. Un versetto biblico del capitolo 19 del libro del Levitico che la comunità metodista aveva affisso da alcune settimane per segnalare l’adesione alla campagna contro il razzismo “Non aver paura. Apriti agli altri, apri ai diritti“, promossa tra gli altri (Acli, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Caritas Italiana, Centro Astalli, Ong internazionali, sindacati) anche dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. Un abbraccio ai fratelli metodisti.

“L’amore che ha fatto dei figli è incancellabile”: l’ha detto don Luigi Verzè a Gian Guido Vecchi in un’intervista pubblicata dal “Corriere della Sera” il 7 maggio. Ho lasciato passare dei giorni per servirlo freddo, com’era giusto. L’autore è chiacchierato e l’occasione era quello che era: un invito a Veronica perchè perdoni a Silvio. Ma il motto è bello. Fate conto che sia mio.

Sono stato a Vicenza per un dibattito con il biblista Giacomo Perego su “I volti dell’annuncio e le news di Dio”: puoi vedere il testo nella pagina “Conferenze e dibattiti” elencata sotto la mia foto. Era l’ultimo giorno del Festival biblico arrivato alla quinta edizione, un’esperienza che spero trovi imitatori e diffusione in ogni città d’Italia. Aperta da Enzo Bianchi e chiusa dal cardinale Scola, con mostre e concerti, lectio e tavole rotonde. Tra gli ospiti Lidia Maggi, Serena Noceti, Alberto Maggi, Fernando Bandini, Umberto Curi, Marco Trabucchi, Francesco Saracino, Aldo Maria Valli. Per i bambini è tornato “Il disegno sulla Bibbia più lungo del mondo”, che già l’anno scorso aveva avuto un bel successo: una bobina di carta che si snoda a terra per un chilometro. La Notte biblica per i giovani e tante altre idee per ogni gruppo o ambiente. Responsabili la diocesi e i padri paolini. Un “bravo” a tutti da parte mia.

A otto o nove anni mi sono fatto chierichetto. In quel tempo non c’erano ancora le chierichette, ma le ragazze leggevano meglio di noi. Esse quindi leggevano le letture della liturgia, noi facevamo i chierichetti”: così ha parlato papa Benedetto sabato a una folla di bambini dell’Opera per l’infanzia missionaria nell’Aula Nervi. Una bambina di nome Letizia gli ha chiestio se da ragazzo avesse mai pensato di fare il papa e ha risposto che no: “Non avrei mai pensato di diventare papa perché, come ho già detto, sono stato un ragazzo abbastanza ingenuo in un piccolo paese molto lontano dai centri, nella provincia dimenticata”. In un articolo pubblicato oggi da “Liberal” ho sviluppato un mio ritratto del papa teologo a partire da quella battuta con i bambini: http://www.liberal.it/primapagina/accattoli_2009-06-02.aspx

“Ai preti e le monache je manca solo la parola – a se bestiole”: su un muro della via Liberiana, di lato alla Basilica di Santa Maria Maggiore, all’altezza della Cappella Paolina. Dunque sono quasi umani. E chissà che un giorno non imparino a parlare con gli umani.

Da domani – Pentecoste – sarò per quattro domeniche alla trasmissione di Rai1 “A sua immagine” per “commentare” in diretta il saluto domenicale del papa: ore 12,00 – 12, 17. Approfitto per fare a tutti i visitatori grandi auguri per la festa dello Spirito del Signore: consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.

«Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. I suoi servi gli suggerirono: “Si cerchi per il re, nostro signore, una giovane vergine, che assista il re e lo curi e dorma sul suo seno; così il re, nostro signore, si riscalderà”. Si cercò in tutto il territorio d’Israele una giovane bella e si trovò Abisag, la Sunammita, e la condussero al re. La giovane era straordinariamente bella; essa curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei»: così leggiamo ad apertura del Primo libro dei Re. Abisag viene da Sunem come la sposa del Cantico e come lei è amabile fin dal nome. Non stacca l’occhio da David e riscalda la sua vecchiaia. “Proprio come tante ragazze straniere oggi curano e servono i nostri anziani, regalando tenerezza e serenità”: così scrive Lidia Maggi – che è teologa e pastora della Chiesa Battista – a p. 101 del libro che ha appena pubblicato con la Claudiana: Le donne di Dio. Pagine bibliche al femminile. Mi piace che nella Bibbia vi sia il tipo delle badanti di oggi e che si chiami Abisag. (Segue nel primo commento)

Più antica di Roma e di Atene e contemporanea di Troia e di Micene“: è scritto nel pieghevole pubblicitario della città di Plovdiv, in Bulgaria, che ho visto oggi dopo averci dormito una notte senza vederla nel maggio del 2002, quando fui là per la visita del Papa. E’ stata un’emozione più grande di come l’attendevo: c’è un teatro romano degno di quello di Taormina e c’è una chiesa dei santi Costantino ed Elena che ti fa sognare in pieno giorno. Ieri ero a Sofia per presentare un libro e i miei ospiti oggi mi hanno portato dove io volevo arrivare e dunque ho perdonato loro il fatto di avermi chiesto un impegno senza compenso: sono gli incerti del conferenziere. “Verrebbe a presentare uno studio sulla diplomazia vaticana scritto da un giovane studioso bulgaro, tale Kiril Kartaloff”? Certo che vengo: dovreste darmi mille euro. “Siamo contenti che venga ma le paghiamo solo l’aereo e l’albergo”. Sono andato scommettendo su Plodviv che nella sua lunga vita – di cui nulla ha dimenticato – si è chiamata Eumolpia, Philippopolis, Trimontium, Filibe, Pulpudeva, Puldin e finalmente Plodviv. “Diplomazia pontificia. La Santa Sede nelle relazioni internazionali durante il Pontificato di Giovanni Paolo II” (casa editrice Za Bukvite – O Pismenex) è il volume che ho presentato, del quale mi era stata fornita una versione italiana. Viene da una tesi in Storia delle relazioni internazionali discussa alla Cattolica di Milano con il professore Massimo de Leonardis, che era là per lo stesso evento. Un’opera singolare, se teniamo conto che Kartaloff è ortodosso e guarda con simpatia alla Chiesa di Roma e persino alla sua strumentazione diplomatica. Un frutto singolare – si direbbe – dell’andata in quel paese di Giovanni Paolo “che ci liberò dall’accusa infamante dell’attentato al papa” ha detto durante la presentazione Solomon Passy, presidente della Commissione Esteri del Parlamento bulgaro.

Ho condotto uno studio sullo tsunami del preservativo che ha colpito il viaggio africano di papa Benedetto il marzo scorso (vedi post del 19 marzo) e l’ho interpretato in riferimento alla sostanziale indisponibilità del mondo del benessere ad ascoltare il messaggio cristiano. La conclusione è esigente ma non è pessimistica: i media costituiscono una spina nella carne per i portatori del messaggio cristiano, ma di essi non bisogna avere paura e forse anche da questo incidente – come da altri precedenti, sempre riguardanti l’informazione sul Papa – può venire un qualche vantaggio di chiarificazione nel rapporto Chiesa-mondo. Quanto meno questa volta è apparsa evidente a tutti la condizione di profeta disarmato con cui Papa Benedetto si è fatto avvocato dell’Africa. I media e i governi europei un poco si sono resi conto di aver ecceduto contro quell’uomo generoso. Gli uomini di Chiesa hanno forse imparato che devono farsi astuti restando candidi, perché c’è un mondo in agguato che li interroga per poterli accusare, come capitava a Gesù. Lo studio è apparso sulla “Rivista del clero italiano” 4/2009 e si può leggere qui nella pagina COLLABORAZIONE A RIVISTE elencata sotto la mia foto.