Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Un bel saluto ai visitatori con l’annuncio che i miei tecnici hanno aggiornato il sistema di funzionamento del blog rimediando a tutte le disfunzioni che si erano manifestate a partire da giovedì. Non era stato mai aggiornato ed era ora di farlo, a quasi tre anni dal debutto. Ringrazio quanti si sono premurati di segnalare per e-mail gli inconvenienti di cui facevano esperienza e quanti hanno continuato a visitarmi nella confusione che si era prodotta. Mi scuso con chi avrebbe voluto partecipare alla discussione sulla lettera del papa pubblicata ieri e non ha potuto. Inserirò tra poco un nuovo post dedicato a Benedetto e così – volendo – potranno dire la loro.

Il cardinale Ratzinger 1991: “Un ecclesiastico di sempre sorridente e squisita gentilezza”, che “sorride e condanna”. Il vescovo Lefebvre 1988: “Ha gli occhi azzurri appena venati di sangue, la voce mansueta, il sorriso candido”. Il cardinale Casaroli 1988: “Col suo sorriso gentile e furbesco”. Giovanni Paolo I 28.9.1978: “Il papa che sorride, il papa che ride, ride di se stesso, il papa Arlecchino”. Paolo VI 28.8.1978: “Un Montini che faceva persino fatica a sorridere”. Regalo ai visitatori queste cinque istantanee del collega vaticanista Domenico del Rio, che ho riletto in lungo e in largo questi giorni per aiutare un ricercatore polacco, Wlodzimierz Pietka, che lo sta studiando. Del Rio – che è morto a 75 anni, nel 2003 – era uno scrittore geniale ed eravamo amici. Chi è curioso del suo valore e di che segno fosse la nostra amicizia legga qui: https://www.luigiaccattoli.it/blog/?page_id=835 cliccando su “Prefazione”.

Che mi dice dell’infedeltà nel matrimonio? Quante volte la si deve perdonare? E come cercare la riconciliazione?” Dura domanda che mi viene fatta al termine di una conferenza sull’arte di amare: vedi post precedente. Rispondo che non ho – per mia fortuna – l’esperienza del “tradimento” e dunque trovo difficile parlarne, temendo di toccare le ferite degli altri. Ma dico che ho sempre considerato le persone che hanno quel dolore come portatrici di una vocazione nella comunità: a loro molto è chiesto e dunque da loro dipende molto. Perdonando possono togliere la colpa al traditore e in parte all’umanità traditrice. Forse non c’è prova più grande del tradimento dopo quella del martirio. Chi perdona l’infedeltà aiuta a vincerla nella comunità e davanti a Dio più di quanto possa fare qualsiasi altra impresa. E aiuta a mantenere il mondo nella sua rotazione.

Sorpresa  / dopo tanto  / d’un amore // Credevo di averlo sparpagliato / per il mondo “: sono partito da questa poesia di Ungaretti (“Casa mia”, nella raccolta “L’allegria”) per introdurre la conferenza di oggi pomeriggio a Zelarino, al “convegno di primavera” dell’Azione cattolica del Patriarcato di Venezia. Il convegno aveva per tema: “Buona notizia: amori in corso”. Ho applicato le parole di Ungaretti all’umanità di oggi dove la “sorpresa” dell’amore torna a farsi viva e con forza intatta – come fosse la prima volta al mondo che ciò avviene – ogni volta che due si amano.  Tremanti guardiamo all’amore “sparpagliato” e intanto esso rinasce incessantemente tra noi a ricordarci che Dio non si è pentito d’aver creato l’uomo: “S’aperse in nuovi amor l’eterno amore” (Dante, Paradiso XXIX).

“Una donna piange 47 volte all’anno, mentre un uomo solamente sette”: l’ho letto tre settimane addietro su Avvenire in uno speciale dell’inserto domenicale Agorà intitolato “Il segreto delle lacrime”. Lo dedico con un bacio alle donne del blog e l’accompagno con questa battuta di papa Wojtyla: “Appartiene al genio della donna anche il piangere”. Lo disse l’8 maggio 1994 dalla finestra del Gemelli. Nel film di Sidney Lumet Un’estranea tra noi (1992), ci sono queste due battute di una fidanzata, simili a quella del papa: “Dio conta le lacrime delle donne” e “Le donne capiscono il mondo meglio degli uomini e per questo piangono più spesso”. Il titolo del post riassume tutti questi spunti con riferimento a Luca 6, 21.

E’ bella la vita ora ke il mondo mi ha dato te”: scritto sul parapetto del Lungotevere Vaticano davanti a Castel Sant’Angelo. Il mondo? Gli Dei, Dio, il destino, la sorte, il fato, la vita – oppure la realtà, l’universo, le stelle, il mondo: il mondo!  (Segue nel primo commento)

Continua a girare nella Rete – che è la prateria di tutte le bufale – la leggenda di Padre Pio che rifiuta il nuovo messale e continua a celebrare in latino perché “acerrimo oppositore del Concilio”. Questa bufala è venuta a scornare più volte nel mio blog e dunque ho deciso di prenderla per le corna e ora do conto del risultato della “verifica” condotta con l’aiuto di Stefano Campanella portavoce del santuario di San Giovanni Rotondo e di fr. Luciano Lotti, custode dell’Archivio di Padre Pio. All’obiezione che Padre Pio non poteva rifiutare il nuovo messale, perché promulgato sei mesi dopo la sua morte, i guardiani della bufala rispondono affermando che in previsione del nuovo rito il Padre scrisse a Paolo VI per chiedergli di esserne dispensato e di poter continuare a celebrare con il vecchio messale e aggiungono che la “dispensa” gli fu portata dal cardinale Bacci, con il quale il Padre avrebbe sfogato la sua contrarietà al Vaticano II con le parole «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio». Nulla di ciò è nelle fonti. Il cardinale Bacci va a San Giovanni Rotondo ma non è latore della “dispensa” che il Padre chiederà dieci mesi dopo quella visita. La richiesta è motivata non dalla contrarietà alle innovazioni ma dalla debolezza della vista che gli impedisce di leggere i nuovi testi mentre i vecchi li conosce a memoria. Nei documenti non c’è traccia del presunto atteggiamento di contrarietà al Concilio, vi sono anzi elementi di accoglienza, comprese le novità liturgiche. (Segue nel primo commento)

Questa è la settimana giusta per interrogarsi sul domani di Papa Benedetto, dal momento che egli ora sosta per una settimana dall’incessante attività pubblica essendo impegnato negli Esercizi della Quaresima, predicati in Vaticano dal cardinale Francis Arinze. Il suo domani è sovraffollato: sta preparando il viaggio in Terra Santa, riscrive daccapo l’enciclica sulla dottrina sociale, è impegnatissimo nel recupero dei lefebvriani. Si tratta di tre imprese coraggiose che affronta in solitaria con l’audacia di un papa solista. Vedi lo sviluppo di questa analisi in un mio articolo che appare oggi sul quotidiano Liberal: http://www.liberal.it/primapagina/accattoli_2009-03-03.aspx

“A Bruges, in Fiandra, ricordo del Beato Carlo il Buono, martire, che, principe di Danimarca e in seguito conte di Fiandra, visse custodendo la giustizia e difendendo i poveri, finché venne ucciso da uomini d’arme che egli aveva cercato di pacificare”: così alla data di oggi il nuovo Martyrologium Romanum. La biografia offerta dall’ottimo sito http://www.santiebeati.it/dettaglio/92287 riferisce che il beato Carlo “stabilì che tutti i condannati a morte dovessero confessarsi e ricevere la comunione il giorno precedente all’esecuzione della pena”. Immagino che egli sia stato il primo a dettare quella norma e che essa si sia poi diffusa nell’intera cristianità e sia durata fino alla Roma papalina del 1870 e fino alla Spagna e al Portogallo della metà degli anni settanta del secolo scorso e anche oltre qua e là in America Latina. Calcolo ammirato la consolazione e le bestemmie che quella disposizione avrà provocato nei secoli e forse ancora provoca da qualche parte.

Solo io e te / tutto il resto è superfluo / oggi più che mmmai!!!: scritta a grandi caratteri sull’asfalto di via degli Orti di Trastevere, davanti alla sede nazionale delle Acli. Piazzata in modo che la ragazza o il ragazzo (e con lei/lui tutto il condominio) la veda dalla finestra, affacciandosi la mattina. Mi è stata segnalata da un visitatore discreto del blog, Alessandro Iapino, che si dice incuriosito dalla finale “oggi più che mai”: che sarà successo? Hanno vinto alla lotteria? Lei è incinta? Hanno rotto con le due famiglie?