Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

“Mio padre diceva che abbiamo bisogno della memoria e dei sogni per andare avanti. Vi ringrazio per averlo onorato, in questa giornata, facendo appello alla vostra memoria e proponendo i vostri sogni”: così Marcin Geremek sabato mattina ad Arezzo, dove ritirava il premio “Verso l’Europa” attribuito al padre Bronislaw Geremek (1932-2008), che sono felice di aver conosciuto e di averne potuto dare una minima testimonianza pubblica (vedi post del 17 ottobre e terzo commento a esso). 

Pompei. Due dormono a terra nel sottopassaggio della stazione ferroviaria, ma quanto ordinati. Su un piumino bene disteso, vestiti e con sopra una coperta matrimoniale a vivi colori. Lei dalla parte del muro, con dietro la testa un trolley accostato alla parete. Ai piedi – bene appaiati – i sandali dell’uno e dell’altra, appena fuori del piumone. Ricordano i sandali nell’atrio delle moschee.

“La forza della carità è irresistibile: è l’amore che veramente manda avanti il mondo!” l’ha appena detto il papa a metà dell’omelia davanti alla Basilica di Pompei, dove sono anch’io al caldo sole. La segnalo come una delle parole calde del papa teologo che vado raccogliendo in questo blog e che hanno a filo conduttore il concetto della carità come cuore del cristianesimo (vedi post del 13 settembre). Sempre nell’omelia Benedetto ha avuto quest’altro passaggio forte sul fondamento della carità che manda avanti il mondo: “Il Signore ‘ti rinnoverà con il tuo amore’ dice Sofonia (3, 17) con stupenda espressione rivolgendosi a Gerusalemme. Sì, l’amore di Dio ha questo potere: di rinnovare ogni cosa, a partire dal cuore umano, che è il suo capolavoro e dove lo Spirito Santo opera al meglio la sua azione trasformatrice”.

Se ne è andato Salvatore Boccaccio, amico e vescovo cristianissimo, che tanto ha patito e gioito e del quale più volte abbiamo parlato in questo blog. Vedi alla pagina “Cerco fatti di Vangelo” – che è elencata sotto la mia foto – due testi sulle sue traversie e la sua felicità: li trovi cercandolo nell’indice dei nomi. Ha attraversato oltre un decennio di incidenti di salute e due anni di progressiva invalidità, ma lo spiritaccio romanesco non l’ha mai abbandonato, neanche nelle ultime settimane. “Sento che la vita si sta allontanando” diceva a chi gli faceva visita. E ancora: “Vi darò buone notizie dal Paradiso”. Le attendo, Salvatore. Fatti sentire.

Oggi ad Arezzo l’associazione “Verso l’Europa” consegna il premio che porta questo nome al figlio di Bronislaw Geremek, Marcin Geremek, in memoria del padre (morto il 13 luglio, quando il riconoscimento era stato assegnato). Io sono tra gli invitati a parlare e mi trovo per questo ad Arezzo. L’appuntamento è segnalato nella pagina “Conferenze e dibattiti” elencata sotto la mia foto e colgo l’occasione per informare i visitatori che quelle pagine oggi sono molto più affollate di qualche settimana addietro e possono fornire  approfondimenti a chi è interessato ai temi che vengo toccando con questo diario in pubblico che è il blog. Ringrazio chi passa di qua, occasionalmente o assiduamente e saluto con affetto quanti lasciano commenti. A chi non commenta per difficoltà nell’accesso ricordo che può farlo inviando un’e-mail, come suggerisce l’ottava riga sotto la mia foto. Andiamo avanti!

“Gay ovunque – fascisti al cimitero”: scritto con vernice bianca su una saracinesca di Corso Vittorio a Roma, che trovi sulla destra se vai verso Largo Argentina, poco dopo San Giovanni dei Fiorentini. Con un post del 22 luglio 2007 avevo registrato una scritta letta a Fiumicino che diceva: “Morte ai froci – A morte il pedofilo”. Commento l’ultima con il detto evangelico che avevo riportato per la prima: “Renderete conto di ogni parola”.

La Bibbia – il libro più diffuso nel mondo – è tradotta in 2454 lingue (per intero in 438), ma ci sono altre 4500 lingue parlate oggi sulla terra che non hanno ancora conosciuto la Parola. Le Società Bibliche hanno distribuito nel 2006 ventisei milioni di Bibbie, che sembra una cifra enome ma che in realtà basta appena a darne una copia a uno su centro – o poco più – cei due miliardi di cristiani. I dati sono stati presentati oggi alla stampa in Vaticano dal vescovo Vincenzo Paglia, presidente della Federazione biblica cattolica e “padre” del Sinodo. Qui abbiamo molto discusso, nei giorni scorsi, sull’iniziativa della Rai “La Bibbia giorno e notte”: le stime fornite da Paglia stanno a dire l’opportunità di ogni iniziativa capace di aiutare la diffusione delle Scritture.

“Eliminerà la morte per sempre” leggiamo oggi nel capitolo 25 di Isaia. Ma quando? Qui c’è uno che ha una sua fretta.

Ieri sera a Santa Croce in Gerusalemme ho letto Giovanni 13: la lavanda dei piedi, il boccone a Giuda, il comandamento nuovo. Ho visto l’ascolto vivo di tanti e forse ho sentito intorno l’attesa della Parola. Ognuno in modo diverso, ma tutti che la cercavano e stavano lì da ore per questo. Impressione del tono forte del cardinale Etchegaray che ha letto poco dopo di me: metteva nelle parole un fuoco che a 86 anni non gli daresti.  C’eravamo abbracciati nell’attesa. E c’erano anche – in fila – Maria Voce che ha preso il posto di Chiara Lubich alla guida del Movimento dei Focolari e il cardinale Levada. E un’amica di ombrellone delle vacanze di Santa Marinella: Margherita Goglia, che era lì con gli adolescenti del suo gruppo biblico che si chiama “Pizza e Vangelo” come quello che io tengo a casa mia. Stamattina hanno poi letto il marito Angelo e i bellissimi figli Isabella, Gabriele, Marta. Prima di me era toccato a una famiglia rom, la mamma e tre ragazzi: Yulia, Ruslan, Ruslana, Yury. Erano magnifici nei loro costumi dove dominavano il bianco e il rosso. Di cognome facevano Lazarev e hanno letto “la cena in casa di Lazzaro”. Dopo di me è andato al leggio Mario Cignoni, valdese, che avevo conosciuto alla Società biblica. Della lettura non so dire di più. Era un mese che mi esercitavo. C’erano alcune delle frasi più forti che ho incontrato nella vita: “Anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri”. Sono contento degli occhi sereni che incontravo quando alzavo i miei. Mi pareva di cogliere in essi un riflesso delle parole benedette che stavano ascoltando.

Trovo ragionevole la decisione del papa di offrire – a sé e a tutti – «un  tempo di riflessione» prima di dare il via alla fase finale della causa di beatificazione di Pio XII. Un po’ di tempo in più aiuterà anche gli ebrei ad accettare l’evento: il convegno tenuto a Roma venti giorni addietro dalla fondazione a matrice ebraica «Pave the Way» e l’intervista di Paolo Mieli (mio direttore al Corriere della Sera), ebreo per parte di padre, segnalano che l’attesa non sarà lunga. E’ opportuno del resto completare la verifica storica sulla figura di papa Pacelli: è in via di sistemazione nell’Archivio vaticano il periodo del suo pontificato. E se la beatificazione non  verrà pronunciata dal papa tedesco – egli forse avverte la propria origine nazionale come una complicazione almeno psicologica della grande disputa – non sarà nulla di male. Così come farà bene ai polacchi attendere ancora un poco la proclamazione dell’esemplarità di Giovanni Paolo II. Nessun dubbio che Pacelli, Wojtyla, Montini e Luciani (non ancora proclamati) fossero dei santi, come Roncalli e Sarto e Mastai Ferretti (già proclamati) e come Ratti, Della Chiesa e Pecci che mai sono stati proposti. Ma tra tutte le canonizzazioni le meno urgenti sono – a mio parere – quelle dei papi, che vengono detti “santi” in vita e la cui esemplarità è già proposta ad excessum nella vita ordinaria della cattolicità,.