All’udienza generale il Papa narra la missione del cardinale Krajewski in Ucraina e invita a pregare per “questo popolo così nobile e martire”. Nei commenti le parole di Francesco e la missione del cardinale elemosiniere.
Autore: <span>Luigi Accattoli</span>
Un Festival Francescano è una gran cosa: mi capitò di esserci come relatore nel 2012 a Rimini e ci sarò di nuovo sabato prossimo a Bologna. Stavolta non come relatore ma come autore, insieme a Ciro Fusco, del libro “Fatti di Vangelo in pandemia”. Parteciperà all’incontro, nella luminosa Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, Romano Colozzi, protagonista di una delle 72 storie narrate nel volume. Nei commenti una scheda sull’appuntamento, un comunicato stampa del Festival e un’occhiata alle originalissime “Attività di piazza” che accompagnano l’evento bolognese.

Le armi all’Ucraina, se darle o no. Il dialogo con Mosca che magari “puzza” ma è necessario. Quelli altrettanto difficili con la Cina e il Nicaragua. Il ginocchio che ancora non guarisce ma non ferma i progetti di nuovi viaggi e – infine – il forum interreligioso di questi giorni: di questo e d’altro ha parlato Francesco in aereo con i giornalisti, rientrando oggi dal Kazakistan. Nei commenti alcuni passaggi della conferenza stampa.
Il Papa in Kazakistan in presa diretta con la “tragica guerra originata dall’invasione dell’Ucraina”
Tre sono gli appelli di pace formulati dal Papa nei primi due giorni del suo viaggio in Kazakistan: uno ieri nell’incontro con le autorità, il secondo e il terzo oggi, nell’intervento al Congresso dei leaders religiosi e nell’omelia della messa all’Expo Grounds. Li riporto nei primi tre commenti.

“In questo momento Kirill è un segno di contraddizione ed è comprensibile che abbia scelto di non essere presente all’evento kazago”: è un passaggio di un’intervista sulla trasferta papale che mi ha fatto il settimanale online della diocesi di Brescia Santalessandro.org. Riporto l’intervista nei commenti.
Vedo che un po’ tutti – in parrocchia mia e qui nel blog, tra i destri e i sinistri, sui media e sui social, a Milano come in fondo allo stivale – criticano l’arcivescovo Mario Delpini per le battute sul cardinalato che va a Como invece che a Milano. Battute che io invece ho apprezzato e continuo a lodare nonostante il vento contrario. Riporto quindi le due risposte con cui è tornato a parlarne nell’intervista di sabato al Corsera e poi ne riporto una terza sull’orizzonte di speranza, in risposta a un amico che in privato mi diceva: “In tutta quell’intervista manca una visione, uno slancio”. No, non manca. Ma non te la prendere, arcivescovo Mario, per tutte queste lamentazioni: continua a usare l’ironia e a porre domande di speranza Le parole vere arrivano a chi le sa accogliere anche quando i criticoni sbuffano e sbaffano. Sbaffano: muovono il baffo con sussiego.
“Volendo essere un po’ spiritoso nel salutare un caro amico, non sono stato capito” ha detto stamane nel Duomo di Milano l’arcivescovo Delpini al termine della celebrazione per la festa della Natività della Beata Vergine Maria, volendo fare chiarezza dopo le polemiche seguite a come aveva parlato la settimana scorsa nel Duomo di Como, salutando il vescovo e neocardinale Oscar Cantoni. Nel primo commento riporto quanto si può ora leggere nel sito web “Chiesa di Milano”.

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