Autore: <span>Luigi Accattoli</span>

Il tramonto di Van Gogh che è ad apertura del Twitter di Enzo Bianchi. Nei commenti, l’ultimo tweet alla data del 7 giugno con il quale Enzo ha annunciato il “sofferente trasloco” e un mio saluto.

“Oggi a Chiavenna, nella diocesi di Como, viene beatificata suor Maria Laura Mainetti, delle Figlie della Croce, uccisa ventun anni fa da tre ragazze influenzate da una setta satanica. La crudeltà! Proprio lei, che amava i giovani più di ogni cosa, e ha amato e perdonato quelle stesse ragazze prigioniere del male. Suor Maria Laura ci lascia il suo programma di vita: “Fare ogni piccola cosa con fede, amore ed entusiasmo”. Che il Signore dia a tutti noi la fede, l’amore e l’entusiasmo. Un applauso alla nuova Beata!”: così il papa ieri all’Angelus. Nei commenti una mia scheda sulla beata e il profilo che ne tracciai nel 2005, leggibile nella pagina Cerco fatti di Vangelo, al capitolo Nuovi martiri, paragrafo Martiri della carità. Infine un’attestazione di perdono delle tre assassine da parte di un fratello di Maria Laura.

“Il seminatore semina la Parola” dice Gesù a spiegazione della Parabola del seminatore in Marco 4, 1-20: il brano che abbiamo letto nell’ultimo collegamento di Pizza e Vangelo. Nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 15, 1 Gesù dirà “Io sono la vite e il Padre mio è l’agricoltore”. Nella conversazione del 31 maggio abbiamo trattato dell’arte di interpretare le parabole e di come gli stessi Vangeli ci avviino a essa. Qui trovi la registrazione dell’ultimo collegamento e nel primo commento l’elenco dei brani nei quali Gesù, in Marco, insegna in privato ai discepoli.

L’albergo è chiuso per la pandemia, con le persiane accostate a libretto. Per sfuggire ai gabbiani un piccione fa il nido sul davanzale di una finestra, nello spazio tra la persiana e le ante a vetri, anch’esse accostate. Ma cala l’emergenza e le vacanze di Pentecoste portano i primi turisti: il personale dell’albergo spalanca le finestre e il nido finisce nel cortile dove subito scendono i gabbiani a beccarne le uova. – Nel primo commento la spiegazione della parabola.

“Forse che le parabole non vogliono aprire ma chiudere?” è una domanda retorica posta da Joseph Ratzinger-Benedetto XVI nel primo volume del Gesù di Nazaret intitolato “Natura e scopo delle parabole” (pp. 219ss dell’edizione Rizzoli del 2007): domanda retorica che sta a dire che non può essere che quello di chiudere e rendere inaccessibile il messaggio sia lo scopo delle parabole e che dunque occorre interpretare il detto di Gesù sulle parabole destinate a far sì che “quelli di fuori” – ovvero chi non è suo discepolo – “ascoltino ma non intendano” (Marco 4, 11s): si tratta, precisa Ratzinger, di interpretarlo nella “unità e totalità” della Scrittura. Avevo rinviato a questo capitolo nel post di sabato 29 maggio, presentando il brano del Vangelo di Marco che leggeremo stasera nell’incontro di Pizza e Vangelo. Ne è venuta una disputa, qui nel blog, che mi ha convinto dell’opportunità di riprodurre qui nei commenti – l’intera argomentazione ratzingeriana, facendola seguire da una mia nota.

Jean-François Millet, Il seminatore, 1850, Boston, Museum of Fine Arts

Visitatori belli, il gruppo di lettori della Bibbia che prima della pandemia si riuniva a casa mia con il nome di Pizza e Vangelo, lunedì 31 maggio si ritrova in collegamento Zoom, alle 21.00, per leggere dal capitolo 4 di Marco, versetti 1-20, la parabola di tutte le parabole che è quella del seminatore. Non perdete l’occasione, quella parabola è rincuorante: ci dice che per quanto possiamo essere sassosi e spinosi, il seme della Parola, cioè del Regno, arriva a tutti. Poi ovviamente si tratterà di portare frutto, ma nessuno è escluso dall’impresa. Nei commenti trovate la scheda di presentazione del brano e tutti siete invitati a collegarvi: chi vuole provarci mi scriva in privato e io gli fornirò le indicazioni per partecipare.

Raccogliendo storie di pandemia – nel blog a oggi ne ho stivate 90 – ho provato a mettere la lente sulle parole attestanti la “pietà”, secondo l’accezione forte del termine quale fu proposta da don Giuseppe De Luca in Introduzione alla storia della pietà (1962). La lente mi ha dato ingrandimenti di conferma delle mie aspettative ma anche di sorpresa ed è a questi secondi che ora darò un’occhiata. – E’ l’attacco di un mio testo pubblicato dalla rivista Il Regno. Nei commenti alcuni capoversi.

L’evangelista Marco in un mosaico della basilica di San Vitale – Ravenna

Visitatori belli ecco il link alla registrazione audio della conversazione che abbiamo svolto via Zoom lunedì 17 maggio, per l’ultimo appuntamento di Pizza e Vangelo sul Vangelo di Marco (3, 31-35). Nel primo commento correggo due errori nei quali sono incorso durante la lectio svolta a braccio e richiamo la questione – di cui ci siamo occupati in quella serata – della poca attenzione del Vangelo di Marco alla figura di Maria, la madre di Gesù.

Italo, 86 anni, è il terzo di noi sette e se ne va per terzo. Anche gli altri due sono partiti nell’ordine di arrivo. Dopo Italo ci sono altri due e poi io e dopo di me una sorella, la minore dei sette. Anche la prima era una sorella, gli altri tutti maschi. Sto andando in treno nelle Marche dove domani alle 11 ci sarà la messa di addio nel Santuario di Campocavallo, Osimo.