Un bacio a Enzo Bianchi che se ne va verso le sue “braccia spalancate”

“Da cristiano so che la mia morte deve essere un atto: voglio viverla come ho vissuto la vita della quale la morte fa parte, voglio affidarla nelle mani di colui che mi ha chiamato in vita e mi attende con le braccia spalancate per stringermi a sè al di là della morte”: così scriveva Enzo Bianchi – che è morto stamane, a 83 anni – nel libretto Sulla vecchiaia (Il Mulino 2018). Nei commenti alcuni echi dei tanti incontri avuti con lui

3 Commenti

  1. Luigi Accattoli ha scritto:

    Ho la stessa età di Enzo Bianchi: siamo dell’anno di ferro 1943. Reciprocamente ci siamo detti “buona continuazione” al compimento degli ottanta. Ho in casa un intero scaffale di suoi libri e ho letto con forte proiezione l’opuscolo sulla vecchiaia dal quale ho preso le parole che ho trascritto nel post. Quella lettura mi tirava dentro a ogni pagina.
    Ci siamo frequentati per 55 anni. Ci vedemmo la prima volta al Congresso Fuci di Napoli del 1971: avevamo 28 anni. Lui era già un personaggio, io ero nel gruppo di presidenza della Fuci che l’aveva invitato. Da allora non ci siamo mai persi di vista.
    Devo molto a Enzo. I miei figli sono stati per decenni alle settimane estive di Bose. E’ venuto ad abbracciare sul letto di morte la mia prima moglie. Dopo quella morte io e i figli siamo stati ospiti della Comunità di Bose per una settimana. La fitta conversazione di quei giorni fu un forte aiuto.
    Enzo e io siamo stati compresenti a tante tavole rotonde. Le cento volte ho cercato il suo parere nelle vicende di Chiesa che mi trovavo a raccontare o commentare.
    Due volte ci siamo trovati alla mensa del cardinale Martini, da lui chiamati – insieme a una ventina di altri amici – a fornirgli spunti per le lettere pastorali “Il lembo del mantello. Per un incontro tra Chiesa e mass media” (1991) e “Sto alla porta e busso. Lettera sul vigilare” (1992).
    Sono convinto che Enzo abbia dato un buon apporto alla possibilità di credere in Cristo in questo tempo di prova. Mi ha aiutato a credere e di questo lo ringrazio
    Non ho voluto mai prendere posizione sul conflitto che Enzo ha avuto lungo l’ultimo decennio con la Comunità da lui fondata e non la prendo ora, nel giorno della sua partenza.
    Sono stato e sono troppo amico di lui e dei “figli” con i quali è venuto a conflitto e dai quali è stato costretto a separarsi (l’avvio del nuovo nucleo comunitario La Madia è del 2023) per poter scegliere l’una delle due parti. Ho continuato a leggere le lectio degli uni e degli altri, a pregare in comunione con ambedue queste scuole di preghiera e a credere che questi fratelli avrebbero potuto continuare a vivere insieme: dentro di me ho continuato a tenerli uniti.
    Nei commenti che seguono riporto due testi di Enzo di vivissima ispirazione. Tra i migliori, io credo, della sua ultima stagione.

    1 Settembre, 2026
  2. Luigi Accattoli ha scritto:

    Non c’è creatura senza voce. “Da vecchi c’è più tempo per fare attenzione alla natura, per provare ad ascoltare le sue voci, perché si sperimenta che non c’è creatura senza voce: ‘nulla è senza voce’ (Prima Corinti 14, 10). Allora si scopre che le rocce non sono mute, che gli alberi sanno comunicare e che gli animali hanno dei linguaggi propri: quasi sempre sono linguaggi per noi indecifrabili, eppure sono veri e propri appelli, sovente indirizzati a noi e non nel vuoto”.

    Dal volume La vita e i giorni. Sulla vecchiaia, Il Mulino 2018, p. 82

    1 Settembre, 2026
  3. Luigi Accattoli ha scritto:

    Un twitt di Enzo del 20 maggio 2021

    Non dimenticare il passato
    ma rivivi ciò che hai vissuto,
    non evadere dal presente
    ma vivi ogni attimo con consapevolezza,
    non aver paura del futuro
    ma attendilo con gioiosa speranza:
    altrimenti venuta la vecchiaia,
    ti sembrerà di non aver vissuto!

    1 Settembre, 2026

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