Una quantità di gente che mangiava in continuità – 3
Il primo volume del SIGNORE DEGLI ANELLI si apre con UNA FESTA A LUNGO ATTESA per il centoundicesimo compleanno del signor Bilbo Baggins di Casa Baggins. Gran preparativi, fuochi d’artificio che “illuminavano a giorno il cielo” e doni “straordinariamente belli” per tutti, tanto che “i bambini Hobbit a causa dell’eccitazione per un po’ dimenticarono persino di mangiare”. Ma ovviamente il mangiare era il culmine e la fonte della festa: “Tre erano i pasti ufficiali: colazione, merenda e cena. La colazione e la merenda erano caratterizzate dal fatto che gli invitati sedevano a tavola e mangiavano assieme. Durante il resto del tempo, si vedeva invece solo una quantità di gente che mangiava e beveva senza interruzione e ciò dalle undici alle sei e mezzo, ora in cui cominciò lo spettacolo pirotecnico”. Avevo promesso un raffronto con quanto da me osservato durante la “crociera paolina” a bordo della “Navigator of the seas” (vedi post dal 28 giugno al 5 luglio). Ebbene sulla Navigator avveniva la stessa cosa, con la differenza che lo spettacolo della gente che “mangiava e beveva senza interruzione” non andava dalle “undici alle sei e mezzo” ma copriva l’intera giornata. In dettaglio le cose andavano così: i 3.500 ospiti della nave crociera sedevano a tavola e mangiavano assieme ai ristoranti dei piani 3 e 5 alle ore canoniche del pranzo e della cena mentre nel gigantesco open space culinario dell’11° piano si mangiava e si beveva per l’intera giornata. E non per un giorno di festa ma per tutta la settimana. Ne concludo che Hobbit non si nasce ma si diventa e che la Navigator porta a perfezione l’dea mangereccia della Contea: che sarebbe la regione della Terra di Mezzo abitata dagli Hobbit.
lycopodium scrive,
19 luglio 2009 @ 18:35
Con tutto il rispetto, direi che lo stile nave-crociera e club-mediterrané rappresentano non la perfezione dell’idea mangereccia della Contea, ma la sua perversione: da un lato la festività/convivialità (alla I. Illich) allo stato puro, dall’altra la quintessenza del fast-food.
Gabriella scrive,
19 luglio 2009 @ 20:31
Forse sulla nave manca lo stare insieme della famiglia, il focolare domestico. Nel libro di Tolkien, qualsiasi sia l’avventura o la disavventura, per i protagonisti c’è sempre tempo per gli amici, tea time e dolcetti e chiacchierate vicino al camino. O almeno anche il solo pensiero di queste cose
Mi sembra che tutto il libro suggerisce che in fondo tutte le prove e i pericoli nella vita sono per la salvaguardia della famiglia. Le avventure sono intraprese per proteggere la vita semplice: la famiglia, le mangiate con gli amici, le chiacchierate, le festicciole.
D’altronde anche nell’Odissea, Ulisse non vede l’ora di tornare a casa – e questo è il filo di tutto il racconto. Questo prototipo di ogni racconto d’avventura sottolinea prima di tutto il ritorno alla vita in famiglia, alle amicizie, alla comunità – anticipa di ben 2500 anni l’osservazione di Samuel Johnson che “la fine di ogni fatica è poter stare felicemente in casa con i propri cari”.
fiorenza scrive,
19 luglio 2009 @ 23:53
“…le chiacchierate, le festicciole”: oh no, no Gabriella! Non si va nel Reame Periglioso “per” questo . E, in più, non è affatto questa “l’idea mangereccia della Contea”. Almeno per come la intendo io. Cioè per come credo che la intenda il mio amato Tolkien.
fiorenza scrive,
20 luglio 2009 @ 11:54
Con UNA FESTA MOLTO ATTESA si apre anche il “Sir Gawain e il Cavaliere Verde”, carissimo a Tolkien:
” Era il re a Camelot per il Natale,
molti signori erano con lui, belli, i migliori,
tutti i nobili fratelli della Tavola Rotonda
in splendida festa e spensierato piacere.
…
Che lì la festa durava eguale per quindici giorni
con tutto il cibo e i sollazzi che potevan pensare.
…
poi i cavalieri corsero a dare i regali,
annunciarono forte i doni di Capodanno
li distribuirono attorno
…
così si divertirono fino all’ora del pranzo.
…
Il primo piatto venne con uno schiocco di trombe
e sgargianti bandiere che v’erano appese,
,,,
Furon portati cibi squisiti e costosi,
carni fresche in gran copia e su tanti vassoi
…
Ognuno prendeva quel che voleva,
nessuno lo rimproverava:
due persone avevano dodici piatti,
buona birra e vino brillante.”
(Sir Gawain e il Cavaliere Verde, a c. di P. Bottani, Adelphi 1994, pp.48-51)
fiorenza scrive,
20 luglio 2009 @ 12:03
Perché l’ho citato? Per continuare il discorso iniziato stanotte. Perché mi era già venuto in mente stanotte leggendo il post di Luigi, ma ero troppo stanca per scriverlo. Perché è bello. Perché è un banchetto degli Dei. Perché son d’accordissimo che “Hobbit si diventa”.