Minacciata da Erode la famiglia di Gesù si rifugia in Egitto

La fuga in Egitto di Renato Guttuso – Sacro Monte di Varese – 1983 per introdurre la scheda di presentazione della lectio di Pizza e Vangelo che faremo via Zoom lunedì 3 novembre alle 21.00, leggendo dal secondo capitolo di Matteo i tre episodi della fuga in Egitto, della strage degli Innocenti e della decisione della famiglia di Gesù di stabilirsi a Nazareth.  L’incarnazione del Verbo comporta la sua partecipazione a tutte le miserie e le tragedie della vita umana, comprese persecuzioni e migrazioni coatte. Nei commenti la scheda di preparazione alla lectio 

10 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Come un ucraino o un palestinese di oggi. Eccoci ai grandi eventi della fuga in Egitto e della strage degli innocenti: grandi per i Vangeli apocrifi, per l’iconografia e per la pietà popolare, ma da due secoli sotto inchiesta quanto alla loro storicità. Non ci addentreremo in tale questione, che abbiamo affrontato la volta scorsa trattando dei Magi. Il nostro atteggiamento sarà quello mediano di chi non nasconde le incertezze storiche ma confida che comunque, nel loro insieme, i Vangeli dell’infanzia offertici dai primi due capitoli di Matteo e di Luca trasmettano una qualche memoria di tradizioni orali che i due evangelisti hanno interpretato liberamente, in conformità con le due diverse prospettive teologiche.
    Rispettosi dunque – e anzi grati – degli apporti critici degli studiosi, cercheremo piuttosto di prestare attenzione alle intenzioni di Matteo nel narrare le due prove estreme della fuga in Egitto e della strage avendo – parrebbe – come modello primario di riferimento analoghe prove affrontate da Mosè. “Vi sono dei paralleli tra la storia della nascita e della giovinezza di Mosè narrata nel libro dell’Esodo e quella dell’infanzia di Gesù narrata da Matteo: il decreto di morte da parte di un malvagio re, la strage di bambini innocenti e il ritorno dopo la morte del re. Possiamo supporre che i lettori di Matteo in questo capitolo 2 del suo Vangelo sentissero un’eco della storia di Mosè” (Daniel J. Harrington, Il Vangelo di Matteo, Elledici 2005, p. 43).
    L’intenzione dello scriba giudeo cristiano Matteo è dunque quella di segnalare una continuità tra Mosè inviato da Dio a liberare Israele dalla schiavitù dell’Egitto e il Messia Gesù inviato a “salvare il popolo dai suoi peccati” (Matteo 1, 21).

    1 Novembre, 2025 - 22:17
  2. Luigi Accattoli

    Matteo 2, 13-23. Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”. 14Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. 16Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. 17Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: 18 “Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più”. 19Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20e gli disse: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino”. 21Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. 22Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea 23e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: “Sarà chiamato Nazareno”.

    1 Novembre, 2025 - 22:19
  3. Luigi Accattoli

    Erode cerca il bambino per ucciderlo. v. 13: Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe. Essi: cioè i Magi. Sono sei i sogni rivelatori o premonitori narrati da Matteo: 4 hanno a destinatario Giuseppe (e questo è il suo secondo; gli altri li trovi in 1, 20; 2, 19; 2, 22); uno è dei Magi (2, 12); uno della moglie di Pilato (27, 19). Matteo è l’unico libro del Nuovo Testamento a narrare sogni rivelatori.
    v. 13b: fuggi in Egitto. L’Egitto era frequente terra di rifugio per gli ebrei perseguitati. Per esempio in Geremia 26, 21 troviamo Uria che, ricercato dal re Ioiakim, “fuggì rifugiandosi in Egitto”. Ma già avevano cercato grano in Egitto i figli di Giacobbe, colpiti da carestia (Genesi 42-47).
    v. 13c: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo. In seguito saranno scribi, farisei, sommi sacerdoti, erodiani a tramare la morte di Gesù: l’intenzione omicida di Erode prefigura le analoghe intenzioni che si manifesteranno nel corso della vita pubblica di Gesù.
    v. 14: Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto. L’ordine è perentorio: “Alzati!”. E l’esecuzione è immediata: “nella notte”. L’adesione di Giuseppe alla volontà divina è pronta e totale, qui come già all’annuncio della provenienza divina della maternità di Maria: “Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo” (1, 24).
    v. 15: dove rimase fino alla morte di Erode. Erode muore nel marzo/aprile del 4 avanti Cristo. Come abbiamo segnalato nell’ultimo collegamento, questo riferimento di Matteo alla morte di Erode è tra gli elementi informativi che hanno convinto gli studiosi a collocare la nascita di Gesù nel 6-7 avanti Cristo.
    v. 5 b: perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. Il rimando è a Osea 11, 1, dove il figlio è il popolo eletto: “Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. La citazione serve a Matteo per segnalare che Gesù è figlio di Dio.
    v. 16: Erode […] mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. In nessuna fonte, biblica o extra biblica, è menzionata questa strage ma è comprovato il carattere sanguinario della tirannia di Erode. Lampante il legame con Esodo 1, 22 dove il faraone decreta: “Gettate nel Nilo ogni figlio maschio che nascerà da donne ebree ma lasciate vivere ogni femmina”.
    v. 20: va’ nella terra d’Israele: sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino. Anche qui è evidente la dipendenza da Esodo 4, 19 dove il Signore dice a Mosè in Madian: “Torna in Egitto perché sono morti quanti insidiavano la tua vita”.
    v. 22: quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Alla morte di Erode il regno fu diviso tra i suoi figli: Archelao, Erode Antipa, Filippo. Ad Archelao toccò Giudea, Samaria e Idumea.
    v. 23: andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: “Sarà chiamato Nazareno”. Luca afferma che Maria e Giuseppe erano di Nazaret, dove fa andare l’angelo Gabriele per l’annuncio a Maria (1, 26), mentre Matteo ci dice che la scelta di Nazaret fu una decisione di Giuseppe.

    1 Novembre, 2025 - 22:20
  4. Luigi Accattoli

    Maggioni: Matteo non inventa ma reinterpreta. Dal modo con cui l’evangelista Matteo si riferisce alle profezie [che vede adempiute nelle vicende che narra] si capisce che egli non ha inventato gli episodi dell’infanzia partendo dalle antiche profezie, ma ha riletto le profezie alla luce degli eventi di Gesù che la tradizione cristiana gli ha tramandato. Al centro – e direi come punto di partenza – sta la storia di Gesù, non la profezia. Questa non è anzitutto considerata come una predizione, ma come il segno che la venuta di Gesù e la storia che ha vissuto sono il compimento di tutte le Scritture. Potremmo dire che il cammino va dall’evento storico di Gesù alla profezia, non dalla profezia all’invenzione (o quasi) della storia di Gesù.

    Bruno Maggioni, Il racconto di Matteo, Cittadella 2009, p. 48

    1 Novembre, 2025 - 22:20
  5. Luigi Accattoli

    Trilling sul binomio cardine “il bambino e sua madre”. “Prese con sé il bambino e sua madre”: nei due primi capitoli del Vangelo, per parlare di Maria e di Gesù, viene sempre usata questa espressione (2, 11.13.14.20.21). È un’espressione corretta, dogmaticamente nitida: per primo viene nominato il bambino, che sta sempre al centro; soltanto dopo, Maria che lo generò. Matteo non dice mai: “i genitori”, oppure “la famiglia”, oppure “Maria e il suo bambino”; le due sante persone sono sempre tenute distinte e distanti, come conviene alla differenza della loro dignità. L’espressione di Luca che parla dei «genitori» (cf. Lc 2, 43), non sarebbe pensabile in Matteo. Consapevole dell’eccelsa dignità di Gesù, egli opera sempre un’accurata scelta delle parole. Anche Maria non la designa con il suo nome, ma la chiama «sua madre». Ciò non significa freddo distacco: Matteo vuol dirci semplicemente che Maria riceve dal bambino la sua grandezza. Di fronte al fatto di essere madre di Gesù, il suo nome proprio passa in seconda linea. Nei due primi capitoli perciò esso viene citato una sola volta (1, 18), mentre quello di Giuseppe è usato costantemente. La gloria di Maria risiede nell’essere stata scelta a vera e reale madre del Messia.

    Wolfgang Trilling, Vangelo secondo Matteo, Città nuova 1968, p. 33s

    1 Novembre, 2025 - 22:21
  6. Luigi Accattoli

    Una pizza che dura da 22 anni – Chi voglia sapere che sia “Pizza e Vangelo” vada – qui nel blog – nella pagina che ha questo nome: è elencata per quarta sotto la mia foto, ad apertura del blog. Propongo nel blog i testi che affrontiamo nel gruppo biblico [c’è da 22 anni] perché chi può tra i visitatori mi dia una mano – un suggerimento, uno spunto, una critica – nella preparazione della lectio. Gli incontri si chiamano “pizza e Vangelo” perchè prima si mangia una pizza e poi si fa la lectio. Ora da remoto la pizza non c’è ma teniamo duro con il Vangelo in attesa che torni anche lei.

    1 Novembre, 2025 - 22:23
  7. Luigi Accattoli

    Lettori della Bibbia. Siamo un gruppo di una trentina di lettori della Bibbia che da più di vent’anni si riunisce a casa mia per una lettura continuata del Nuovo Testamento: abbiamo fatto ad oggi il Vangelo di Luca, gli Atti degli Apostoli, il Vangelo di Marco e ora stiamo leggendo il Vangelo di Matteo. Dall’arrivo della pandemia gli incontri avvengono via Zoom e il giro si è allargato da trenta a cinquanta e oltre. Chi non è stato mai agli incontri in presenza e non si è mai collegato, e magari non abita a Roma, e lunedì voglia provarci, metta qui sotto nei commenti la sua richiesta o mi scriva in privato [andando alla finestra “manda un’email” che è sotto la mia foto] e io privatamente gli indicherò il modo di unirsi al meeting, che andrà dalle ore 21.00 alle 22.30 di lunedì 3 novembre. L’appuntamento precedente fu lunedì 13 ottobre e la registrazione audio di quell’incontro la trovi nel post del 19 ottobre:

    http://www.luigiaccattoli.it/blog/come-fu-che-un-giorno-la-stella-dei-magi-si-fermo-sulla-cappella-degli-scrovegni/

    1 Novembre, 2025 - 22:26
  8. fiorenza

    Iosif Brodskij, Ninna Nanna
    Ti ho partorito nel deserto
    non a caso.
    Perché non vi è in esso
    traccia di un re.
    E’ inutile cercarti lì,
    in inverno c’è
    più freddo che spazio.
    Alcuni hanno giocattoli, un pallone,
    una casa alta.
    Tu per i tuoi giochi infantili
    hai tutta la sabbia.
    Abituati, figliolo, al deserto
    come al destino.
    Dovunque tu sia, d’ora in poi
    dovrai viverci.
    Io ti ho allattato al petto.
    Ma il deserto ha abituato lo sguardo
    al vuoto – ne è colmo.
    A quella stella – nella terribile
    distanza – in essa
    lo splendore della tua fronte,
    si sa, è più visibile.
    Abituati, figliolo, al deserto
    sotto i piedi,
    oltre ad esso, non c’è
    un’altra roccaforte.
    Nel deserto il destino è a vista.
    Ad una versta di distanza
    vi riconosci facilmente il monte
    per via della croce.
    Ma si sa, lì non ci sono
    umani sentieri.
    È grande
    e solitario, affinché
    trascorrano i secoli.
    Abituati, figliolo, al deserto
    come un granello
    al vento, sentendo che tu
    non sei solo carne.
    Abituati a convivere con questo mistero:
    quelle sensazioni
    ti torneranno utili, si sa, nel vuoto
    sconfinato.
    Non è peggiore di questo:
    solo più lungo
    e l’amore per te – è il segno
    di un posto al suo interno.
    Abituati al deserto, caro,
    e alla stella
    che vi riversa luce con tale
    forza ovunque
    così come fa ardere una lampada
    all’ora tarda, ricordando il figlio,
    colui che nel deserto
    ci sta da più tempo di noi
    (1992)

    2 Novembre, 2025 - 21:09
  9. fiorenza

    Questa poesia di Iosif Brodskij, che mi piace tanto, così come mi piacciono tutti i grandi poeti russi, è per dirti che, anche da lontano, e anche se vi ascolterò poi soltanto nella registrazione audio, io ci sono, ti seguo, ti accompagno col pensiero sempre.

    2 Novembre, 2025 - 21:28
  10. fiorenza

    E devo dirti, anche, che queste tue schede di presentazione della lectio stanno diventando sempre più preziose, sempre più appassionanti: mi fanno viaggiare tantissimo. Pensa quale dono sia questo per una persona che in tutta la sua vita è stata sempre contenta di partire, di prendere un treno, o un aereo o un autobus, di viaggiare insomma, e che viaggia ormai soltanto con il pensiero.

    2 Novembre, 2025 - 21:36

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