Bossi: i Promessi Sposi “una mattonata della miseria”

Non ci frega niente dell’Italia. Quando fecero l’Italia non c’era la lingua italiana; il re, in quel caso fu intelligente, capì che per fare un regno serviva una lingua. La lingua non c’era e il re trovò un grande traditore, una canaglia che si chiama Alessandro Manzoni. Manzoni fu la canaglia che lavorava per il re del Piemonte, per i Savoia e avendo scritto – stava cominciando a scrivere – i “Promessi Sposi”, gli chiese di andare a Firenze e di tradurlo in dialetto fiorentino e così nacque ed è per quello che si studia a scuola, non perché è un grande romanzo, per l’amor di Dio, è una mattonata della miseria, ma perché è scritto in italiano. Dobbiamo anche noi iniziare a guardare in lungo e a creare dizionari di lingua padana”: così ha parlato Bossi a Corgeno l’altro ieri. Non ero soddisfatto dei rendiconti delle gazzette – troppo approssimativi – e ho trascritto le ipsissima verba Corgeni [le precise parole di Corgeno] dall’audio di questo video. Nei primi cinque commenti cinque mie glosse alle ipsissima.

33 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Non ci frega niente dell’Italia: non condivido ma è detto bene, in un italiano regionale facilmente comprensibile dai nativi di Corgeno.

    10 Agosto, 2012 - 11:13
  2. Luigi Accattoli

    Quando fecero l’Italia non c’era la lingua italiana: Dante Galileo Leopardi, mai sentiti?

    10 Agosto, 2012 - 11:13
  3. Luigi Accattoli

    Il re gli chiese di andare a Firenze e di tradurlo in dialetto fiorentino: certo, se ritrovassimo la prima stesura in lingua padana…

    10 Agosto, 2012 - 11:13
  4. Luigi Accattoli

    Ed è per quello che si studia a scuola, perché è scritto in italiano. Mi figuro il giovane Umberto alle prese con i “Promessi Sposi”: un’immagine patetica che richiama quella di Charlie Brown che deve leggere “Guerra e pace” durante le vacanze di Natale. “Ma perché ce lo fanno studiare” si chiedeva il prode Umberto e oggi, in capo a una vita di tenace riflessione, ritiene di aver capito: “perché è scritto in italiano”. Bisogna portare rispetto alle conquiste della mente.

    10 Agosto, 2012 - 11:14
  5. Luigi Accattoli

    E’ una mattonata della miseria: motto liberatorio imparentato al più famoso “La corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca” de Il secondo tragico Fantozzi (1976).

    10 Agosto, 2012 - 11:14
  6. luca73

    Mi fa tanto pena l’umbertone. E pensare che certe sue idee un tempo mi erano pure simpatiche…

    Io – che sono un ignorantone della miseria! – ritengo che “I promessi sposi” sia un romanzo bellissimo, che vale la pena leggere e ri-leggere.
    Senza addentrarmi in indagini e critiche letterarie – che farebbero sbadigliare il papà dell’esimio Trota – penso che nel romanzo di Manzoni si profilino stati d’animo e situazioni, dolori e gioie, che sono d’ogni tempo, perché appartengono al cuore umano e alle sue passioni.
    Perciò, se togliamo la patina dei secoli a certi personaggi, li possiamo ancora vedere circolare nelle nostre strade, frequentare le nostre case e forse abitare in noi. Togliamo il ciuffo dei bravi, leviamo spade e gorgiere ai vari nobilotti, cambiamo nome a Gertrude, frà Cristoforo, don Abbondio, diamone uno all’Innominato e ci accorgeremo che prepotenti, orgogliosi, vocazioni mancate, anime eroiche, temperamenti pavidi, spiriti grandi nell’abiezione e nella conversione, esistono anche oggi, vicini a noi e in noi.

    Forse è l’attualità del romanzo che spaventa coloro che lo denigrano gratuitamente, aggrappandosi a ricordi sbiaditi degli anni del Liceo – ammesso che abbiano frequentato il Liceo…

    10 Agosto, 2012 - 11:34
  7. Mabuhay

    Dai, Luigi, dimmi che sei sorpreso! E non ti credero’.
    E Manzoni che e’ nato a Milano…

    10 Agosto, 2012 - 11:39
  8. Una volta i miei studenti al termine della V ginnasio decisero di bruciare i “Promessi Sposi”, che ritenevano il mio libro preferito. Invece io preferisco di gran lunga “Guerra e pace” … ma non è scritto in italiano, è solo tradotto, con molte parti in francese.
    Grazie, Luigi, di farci trovare nel blog argomenti interessanti, vivaci e non troppo impegnativi, in modo che riusciamo a fare i compiti del Ferragosto senza stancarci troppo.

    10 Agosto, 2012 - 12:49
  9. Clodine

    Anch’io, come Antonella, amo la letteratura e preferisco approcciare argomenti un tantino più “volatili”, a fronte di questo clima torrido che annebbia il pensiero -reso ancor più torrido dai recenti post dai quali preferii astenermi- credo una ventata d’aria fresca non potrà che essere salubre e salutare. Il tema capita giusto a proposito. da anni percorro la centrale “Piazza Indipendenza” nota piazza romana non solo perché lavoro in quella zona, ma soprattutto per avere il mio dentista di fiducia -quindi da 30 anni- proprio in quel medesimo palazzone dall’austero stile Umbertino.
    Eppure, non ci crederete, mai soffermata a leggere una epigrafe vistosa che campeggia a lato del grande portone sopra una finestra sempre chiusa e recita queste straordinarie parole:

    “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!”
    ” Il Gattopardo”
    In questa stanza mori lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa
    Nato a Palermo il 23 dicembre 1896 – Morto a Roma il 23 luglio 1957

    Il Gattopardo è uno dei capolavori più rappresentativi della nostra antologia.Lo lessi molti anni fa ma lo rileggerò con maggiore attenzione e sono certa che d’ora in avanti guarderò a quelle finestre chiuse con un diverso stato d’animo!
    Un bacio Antonella. Torno in frigo!

    10 Agosto, 2012 - 13:52
  10. Clodine

    Ah, prima diimenticavo: oggi è San Lorenzo, notte di stelle cadenti ..non per rimembranze pascoliane… ma per fare gli auguri all’amico Lorenzo.

    Auguri Lorenzo!

    10 Agosto, 2012 - 14:01
  11. Marcello

    Grazie a Leonardo, i “Promessi Sposi” e questo blog hanno una cosa in comune: l’Innominato!

    10 Agosto, 2012 - 17:41
  12. A dire il vero, per la precisione, il rag. Fantozzi, in perfetto stile fantozzesco storpia il nome della corazzata “Potëmkin” in ” Kotiomkin”.
    La resa originale è “Per me… la corazzata Kotiomkin… è una cagata pazzesca!”

    Cmq I promessi sposi sono i prof che tra riassunti e versioni lo fanno diventare un mattone pazzesco (senza contare che a loro gli è stato e gli sta sulle scatole…). Alle medie basterebbe assegnarne semplicemente la lettura e probabilmente i ragazzi inizierebbero ad assaporare il gusto del leggere un romanzo.
    Per i contenuti al liceo se ne parla (se ne deve parlare!).

    10 Agosto, 2012 - 17:53
  13. Marilisa

    Il Romanzo di A. Manzoni è un libro bellissimo, che a rileggerlo ci trovi sempre qualcosa di nuovo.
    Non è adatto, però, per i ragazzini di quindici-sedici anni troppo giovani per apprezzarne la bellezza. E che si trovano malissimo di fronte alla lingua italiana del tempo in cui fu scritto.
    Per loro è una specie di lingua straniera.
    È necessario che la “lettura” in quelle classi venga fatta da un professore molto bravo, a cui non sia indigesto, come spesso invece accade, e che riesca a farne apprezzare i valori, non solo religiosi, che vi sono espressi e che sono e saranno sempre validi.
    Lasciando da parte le note storiche, la sua lettura nelle prime due classi dopo la terza media fu imposta perché è un’ opera perfetta ( un capolavoro, appunto) dal punto di vista grammaticale e sintattico. E dovrebbe insegnare moltissimo ai ragazzi, che notoriamente sono incerti nell’uso della grammatica ( per non parlare dell’ortografia) quando scrivono.
    E inoltre dovrebbe inculcare nei giovanissimi, la cui personalità è in formazione, quei valori a cui prima ho accennato.
    Ma generalmente non insegna un bel niente proprio perché non viene “accettato” né dagli studenti, per i quali quelle vicende sono alquanto fuori moda, né, ahimé–e questo è il peggio– da alcuni o forse parecchi professori, che sbadigliano più dei loro alunni, anche se non sono degli Umberto e Renzo Bossi.
    Impareggiabili teste di…granito.

    10 Agosto, 2012 - 18:23
  14. Marilisa

    “Alle medie basterebbe assegnarne semplicemente la lettura e probabilmente i ragazzi …” non leggerebbero un bel nulla e preferirebbero andare, come abitualmente fanno, su facebook e su twitter a passarci intere ore.

    10 Agosto, 2012 - 18:29
  15. Mi viene da raccontare un aneddoto dell’oratorio. Una ragazza tunisina doveva leggere la vicenda di Lodovico – padre Cristoforo, ed io mi accaloravo a spiegare che Lodovico, dopo avere ucciso un nobile durante un duello, si era convertito ed era diventato Cappuccino. Vedevo la ragazza sempre più perplessa e non capivo dove stesse la difficoltà, finchè un’altra ragazza molto intelligente di origine sudamericana le disse: “Farsi Cappuccino vuol dire farsi frate!!” A questo punto mi è sembrato che una voragine si aprisse sotto i miei piedi … era diventato “cappuccino”, e vuoi scommettere che la ragazza aveva capito che era diventato un “caffé e latte”? Quante parole hanno un doppio significato!! E poi, cosa poteva significare farsi frate o Cappuccino per una ragazza tunisina? “Quel giorno più non vi leggemmo avante”, avrebbe detto l’Alighieri.

    10 Agosto, 2012 - 18:33
  16. Nino

    Josefa Idem: Grillo? Una patacca.
    Ovvero : Bossi? Un patacca.

    ———-

    Luigi, cosa ci dici di Di Liberto a colazione con prelati nel ristorante dei giardini vaticani?

    10 Agosto, 2012 - 18:59
  17. Clodine

    Se non si è di sinistra a vent’anni e di destra a cinquanta, non si è capito niente della vita…

    10 Agosto, 2012 - 19:47
  18. Luigi Accattoli

    Da Lorenzo – che è in giro e non riesce a entrare nel blog – per Clodine e per tutti:

    “Lorenzo, o come dicevan tutti Renzo…”
    Per queste sei parole a scuola una prof. di lettere innamorata dei PS al punto di farci fare una lettura drammatica costante a piu’ voci in tutte le lezioni, mi affibbiava sempre il ruolo del prode Tramaglino.
    In realtà io Lorenzo sono e nessuno mi dice Renzo, se non mia nonna che da bambino mi chiamava con l’impronunciabile storpiativo Renzino….quindi con molto piacere stasera mi piazzo naso all’aria alla ricerca delle stelle d’ordinanza e prometto che la prima che vedo la dedico a Clodine ringraziandola di cuore per i suoi auguri belli.

    10 Agosto, 2012 - 20:55
  19. FABRICIANUS

    Porgo anch’io i miei auguri di buon onomastico a Lorenzo.

    10 Agosto, 2012 - 21:40
  20. Auguri, Lorenzo, e buona caduta delle stelle cadenti. Anche a questo proposito mi ricordo l’oratorio ed un’altra ragazza tunisina, e quanto ci volle per spiegare: “San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla … ” Pare che in Tunisia le stelle cadenti non cadano solo per san Lorenzo.
    In quanto alla notizia di Di Liberto nei giardini vaticani vorrei lumi, perché non so a cosa si riferisca questa notizia.

    10 Agosto, 2012 - 22:39
  21. Nino

    Da “Il Venerdì di Repubblica” di oggi 10 agosto pag. 25
    Di Filippo di Giacomo
    Titolo:
    DILIBERTO IN VATICANO E LE PROVE DI DISGELO
    TRA CHIESA E CINA
    Incipit: La vera notizia di vaticanista, ancora una volta,dai vaticanisti ignorata.
    Non è sfuggita, però all’occhio di Roberto d’Agostino ( Dagospia), che nel suo aureo sito si è chiesto:
    <>
    ……..
    Mia nota a margine:
    Diliberto è titolare della cattedra di diritto romano alla Sapienza di Roma e il governo cinese lo ha incaricato di redigere il codice civile della Cina.

    Chi alri meglio di lui può fare da intermediario nelle relazioni tra Cina e Vaticano?

    10 Agosto, 2012 - 23:26
  22. Il popolo cinese è sempre stato un grande popolo. Molti anni fa incontrai a Perugia un dotto cinese esperto di latino, venuto per studiare il diritto giustinianeo. Così i cinesi sono riusciti a scovare le nostre radici che dovrebero essere il nostro argoglio: il Digesto e le Pandette, scritte in un latino difficile e ignorato dai grammatici. Da questo punto di vista mi piace anche Diliberto, titolare della cattedra di diritto romano, che ha esportato in Cina la distinzione tra proprietà e “possessio”: la terra rimane proprietà dello stato, ma il privato ne gode i frutti come se fosse sua. E’ giusto che Diliberto faccia da tramite tra Cina e Chiesa. E finiamola una buona volta di dire che il latino è una lingua ormai obsoleta: i cinesi non la pensano così. E i coreani nel XIX secoli andarono a Pechino per studiare una religione che li interessava, il Cristianesimo, e non si lasciarono certo spaventare dal latino. Perché non impariamo da questi popoli d’Oriente un po’ di apertura mentale?

    http://www.treccani.it/enciclopedia/diritto-romano-in-cina_(XXI-Secolo)/

    10 Agosto, 2012 - 23:47
  23. Clodine

    Ti dissi Antonella lo stupore che provai a quel convegno -del quale attendo gli atti che ti invierò. Dovrebbero essere pronti per settembre- dove tutti parlavano correttamente il latino?
    Gente da tutto il mondo che non avrebbe potuto comunicare altrimenti! Ragazzi e ragazze, uomini e donne dalla Cina alla Svezia…ebbene…tutti che si comprendevano perfettamente. La cosa, per me che sono romana verace, e quindi circondata da epigrafi e da vestigia, lo fu ancora di più: un balzo a pié pari nell’antico impero, che emozione! Avevo il mio amico latinista che conosci, il quale a tratti traduceva [non sono brava con le lingue classiche anche se le amo].
    Altro che lingua morta, è viva e vegeta.

    11 Agosto, 2012 - 7:07
  24. raffaele.savigni

    L’imbecillità umana non ha limiti. Ma il problema non è solo Bossi: non sono molto intelligenti neppure quei milioni di elettori che gli hanno dato fiducia, ragionando con la pancia più che col cervello, e gridando “Roma ladrona!” quando i ladri erano in casa… In ogni caso io, nato vicino a Bologna e sposato con una lucchese, non mi sento “padano” ma “italiano”, e guardo ai due versanti dell’Appennino, non a uno solo. Dante, Petrarca, Boccaccio, Francesco d’Assisi sono tutti nati a sud del po e dell’Appennino tosco-emiliano: possiamo davvero fare a meno di loro? Quali sarebbero gli autori “padani” che Bossi vuole promuovere, visto che Manzoni è un “traditore”? Ariosto e Tasso? Ma anche oro non sono “lombardi” ed utilizzano una lingua che da Dante porta diritto all’italiano moderno. Gli rimane la poesia dialettale del Porta: ma dubito che l’abbia letto. E gli illuministi e i romantici lombardi del 700-‘800 sapevano guardare ben al di là delle barriere del Po e delle Alpi.

    11 Agosto, 2012 - 9:36
  25. “O Mantoano, io son Sordello
    de la tua terra!”; e l’un l’altro abbracciava.

    Ahi serva Italia, di dolore ostello,
    nave sanza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di province, ma bordello!

    Quell’anima gentil fu così presta,
    sol per lo dolce suon de la sua terra,
    di fare al cittadin suo quivi festa;

    e ora in te non stanno sanza guerra
    li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode
    di quei ch’un muro e una fossa serra.

    (Purgatorio, canto VI).
    A quel tempo i padani erano diversi.

    11 Agosto, 2012 - 10:16
  26. Leonardo

    Ma non è un po’ troppo facile infilzare le parole in libertà di un vecchio arnese in disarmo, che i suoi danni li ha fatti, eccome, quando era in forze ma ora non riesce a trovare la strada dei giardinetti e continua pateticamente a cercare di restare sulla scena?
    (Mi ricorda un vecchio ex direttore di una clinica universitaria di tanti anni fa, afflitto da demenza senile, che tutti i giorni continuava a visitare il reparto, aggirandosi con camice e stetoscopio tra i letti ma senza fare altro se non sorridere vagamente … all’inizio mi era sembrato un luminare ma poi mi accorsi che nessuno lo prendeva sul serio …)

    11 Agosto, 2012 - 10:28
  27. Leonardo

    Sarebbe un migliore esercizio quello di trovare un briciolo di verità anche nelle castronerie del nuovo manzonista. Impresa non impossibile, giacché, a questo mondo, è difficile avere completamente torto, almeno quanto lo è avere completamente ragione (e questa potrebbe essere una massima manzoniana).

    Per esempio, si potrebbe osservare che, in effetti, i Promessi Sposi furono concepiti in milanese e poi “tradotti” in un italiano certo ammirevole ma, effettivamente, costruito a tavolino. Le tracce del substrato meneghino sono ancora rintracciabili, come mostra in particolare il commento di Ezio Raimondi.

    11 Agosto, 2012 - 10:34
  28. Leonardo

    Quanto all’inopportunità di leggere i Promessi Sposi prima del raggiungimento della maggiore età, ci si può rifare alle considerazioni di Gadda nell’Apologia manzoniana.

    11 Agosto, 2012 - 10:36
  29. Fides et ratio

    @antonella….

    A quel tempo i padani erano diversi….

    Ehi! Ci sono padani e padani!

    11 Agosto, 2012 - 11:53
  30. Marilisa

    “Quanto all’inopportunità di leggere i Promessi Sposi prima del raggiungimento della maggiore età, ci si può rifare alle considerazioni di Gadda nell’Apologia manzoniana.”

    L’ottimo Gadda è vissuto in un’epoca molto distante dall’attuale.
    Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora! Soprattutto nella Scuola. Bisogna tener conto della realtà.

    11 Agosto, 2012 - 13:51
  31. Francesco Pieri

    Bossi come Fantozzi? Almeno Fantozzi faceva tenerezza… Bossi a me muove un po’ di pietà umana per la sua pochezza, ma anche tanta rabbia per avere inventato un partito (e un’ideologia) che lo fa vivere sui soldi della Nazione che disprezza

    11 Agosto, 2012 - 21:06
  32. […] che sostiene che la lingua italiana l’ha inventata il lombardo Alessandro Manzoni “un grande traditore, una canaglia” riscrivendo il suo romanzo in “dialetto […]

    26 Settembre, 2012 - 9:40

Lascia un commento