Presentazione del volume di Maurilio Guasco “Carità e giustizia. Don Luigi Di Liegro (1928-1997)”

Lei Accattoli ha conosciuto don Luigi Di Liegro già nel 1974 – in occasione del convegno sui mali di Roma – e l’ha poi seguito da giornalista fino alla morte – ha ritrovato nel volume che presentiamo il don Luigi che ha conosciuto?

Il volume è ottimo, condotto con il giusto distacco, a materia calda trattazione fredda. Minuzioso nella documentazione, trattenuto nell’interpretazione. Tanto il materiale inedito. In particolare la straordinaria “appendice seconda”, contenente le “considerazioni” svolte al San Raffaele di Milano, nell’imminenza della morte.

Certo che vi ritrovo il don Luigi delle telefonate e delle conversazioni. Era sempre disponibile a rispondere alle domande dei giornalisti – a dare dichiarazioni anche sui temi più scomodi. Più erano scomodi più li trovava interessanti.

Nel 1974 ero alla rivista “Il Regno” e sono venuto a Roma per indagare sul convegno “sulle attese di carità e di giustizia nella città di Roma”, all’indomani del suo svolgimento. Andai da De Rita, da Riva, da Tavazza e naturalmente da lui, al Vicariato, dov’era direttore dell’Ufficio pastorale: la sorpresa fu la sua schiettezza, mi disse più di tutti gli altri.

Tutti dovevano fare i conti con lui. Impersonava la carità cristiana in Roma con un protagonismo che non si era mai visto. Trattava con i sindaci e conosceva i singoli barboni.

Laura Rozza, deputato della Rete dal 1992 al 1994, mi raccontava ieri delle chiamate notturne di don Luigi. Che la buttava giù dal letto perché corresse con lui nei campi nomadi e in altri insediamenti abusivi – e sarà successo 3 o 4 volte – per averne la presenza garantista, la mattina al sorgere del sole, durante gli sgomberi operati dalla polizia.

 

A pagina 304 Maurilio Guasco afferma che “il cardinale Poletti a un certo punto inserì don Luigi in una terna di episcopabili”: lei è un vaticanista, lo sapeva? La notizia la sorprende? Qual era il vero rapporto di don Luigi con i cardinali vicari e con i Papi?

Non la sapevo, questa candidatura all’episcopato, ma non mi sorprende. E sul rapporto di don Luigi con Poletti posso dare anch’io un contributo inedito. Nelle memorie del cardinale Poletti (Uno sguardo retrospettivo… dal vero. Ricordi e documenti in un tempo difficile di transizione (1914-1995: sono uno dei pochi che le hanno lette) ci sono passaggi di grande apprezzamento per Di Liegro.

A pagina 123 Poletti segnala – come “frutto” del convegno del 1974 – la nascita di “quella meravigliosa opera che è la Caritas diocesana, che, provvedendo a tutti i bisogni, di tempo in tempo emergenti, ha trascinato l’attenzione di gran parte della città e ne ha ottenuto fiducia e costante collaborazione, anche da parte di cristiani alieni dalla vita parrocchiale organica”.

A pagina 155 il cardinale afferma che la Caritas “sotto l’impulso generoso ed inventivo di mons. Luigi Di Liegro, è divenuta ben presto l’organizzazione diocesana più attiva, completa e stimata nella diocesi e nella città” e si precisa che “il merito più grande di mons. Luigi Di Liegro è quello di essere costantemente voce chiara e precisa nella difesa dei diritti sociali dei poveri, svegliarino e richiamo a tutta la comunità civica, cristiana o no”.

Trovo quindi del tutto verosimile che Poletti l’abbia proposto per l’episcopato. Ma – da vaticanista – trovo del tutto naturale che quella candidatura non sia stata accolta.

Come Martini ha mostrato che si può restare liberi essendo cardinali, così Di Liegro ha mostrato che si può essere “imprudenti” facendo la carità. Nella Chiesa Cattolica dei nostri giorni in verità c’è molto spazio per chi sappia prenderselo. E Di Liegro lo prendeva tutto. Ampliava anzi con il suo impeto i confini del consentito.

 

Accattoli lei è un narratore di storie di vita ed è abituato a cercare un’immagine o un motto per ogni vita che racconta. Come caratterizzerebbe, in poche parole, la figura di don Di Liegro?

Un apostolo dei poveri tra carità e politica: in perpetua tensione tra carità e politica. Importanza della lettera del cardinale Poletti che il 7 aprile 1976 lo invita ad astenersi dalla politica, pp. 75ss, il testo inedito più interessante dell’intero volume, insieme alle due appendici.

“Il vero compito del volontariato è politico”: è un suo motto riportato a pagina  228. Alle pagine 220ss si da conto di un saggio inedito di don Luigi, risalente agli anni 1991-92, intitolato: “Quale ruolo e quali responsabilità della Chiesa nel suo rapporto tra carità e giustizia”, dove è ben detta questa sua tendenza a dare dimensione politica – di trasformazione dell’esistente – alle opere della carità.

“La dimensione sociale del dogma”, diceva De Lubac: Di Liegro fa un passo in avanti e ci mostra la dimensione politica della carità. Non usa queste parole ma ne usa di equivalenti: “La dimensione politica della solidarietà” (252).

Lo vedo come un santo combattente a immagine di quelli che nei secoli si davano al riscatto degli schiavi: un “mercedario” dei nostri giorni, un moderno Pietro Nolasco. O più precisamente: un “defensor pauperum” molto simile ai martiri latino-americani della scelta dei poveri. Ha mostrato con la sua opera e con la sua parola che cosa possa essere la scelta preferenziale dei poveri nella Roma di oggi.

 

Qual è per lei l’eredità più viva di don Luigi, qualcosa di lui che non sia invecchiato, che lo fa ancora presente tra noi?

Il rinnovamento del linguaggio della Chiesa in merito alla carità. Un rinnovamento ispirato al principio di non appagamento e di mutamento dell’esistente.

Egli sottopone a una continua revisione il linguaggio caritativo della Chiesa: carità (che non deve voler dire elemosina e che va intesa “teologicamente”, cioè in senso forte, dice sempre), assistenza, beneficenza, misericordia, volontariato… – Gli sarebbe piaciuta da morire la “Deus Caritas est” di Benedetto XVI, come gli era piaciuto il motto scelto da Papa Wojtyla per la Giornata della pace del 1993: “Se cerchi la pace va incontro ai poveri” (vedi a pagina 235 del volume che presentiamo).

“Roma non ama i poveri” dice emblematicamente a pagina 90 – “Questa Roma che è sempre più ingiusta”, a pagina 160 – “A Roma nessuno sia straniero”, a pagina 281.

“Paura dell’altro è paura di Dio” afferma drammaticamente a pagina 215.

“E’ un tipo di società che mi fa paura”, a pagina 251.

“C’è ancora misericordia?” si chiede a pagina 258.

“Carcere: la sconfitta dell’uomo” è una sua sentenza a pagina 266.

“I poveri contano poco ma valgono molto”, a pagina 277.

Avevo già citato il cardinale Martini per un paragone sulla libertà di parola. Lo ricito per un secondo paragone sull’innovazione del linguaggio: come Martini ha innovato il linguaggio del vescovo che mette mano alla Parola di Dio, così Di Liegro ha innovato il linguaggio della Chiesa che promuove la “carità vissuta” (questa espressione è a pagina 314).

Commento

  1. […] “Se io fossi stato il cardinale Sodano non avrei fatto fare i funerali di Stato a Madre Teresa di Calcutta trasportata su di un affusto di cannone“: parole di don Luigi Di Liegro – contenute in un testo inedito che appare ora come appendice di una biografia pubblicata da Il Mulino – alle quali brindo con un bicchiere di Vino Nuovo. Il testo della mia partecipazione alla presentazione del volume di Maurilio Guasco, Carità e Giustizia. Don Luigi Di Liegro (1928-1997), avvenuta venerdì a Roma Tre, può essere letto qui. […]

    29 Ottobre, 2012 - 19:40

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