Fare posto a un Papa “emerito”: questo è il problema

Articolo pubblicato dal “Corriere della Sera” del 14 febbraio a pagina 8 con il titolo: “Quando Wojtyla diceva: non c’è posto per un Papa emerito”

 

ROMA – “Lei mi deve curare e io devo guarire perché non c’è posto nella Chiesa per un Papa emerito”: parlò così Giovanni Paolo II nell’aprile del 1994 al chirurgo Gianfranco Fineschi che l’operò all’anca. Con una battuta quel Papa pragmatico aveva efficacemente riassunto l’intera dottrina dei canonisti sulle dimissioni del “vescovo di Roma”: a fare problema non sono queste – previste da sempre nelle leggi della Chiesa – ma la loro proiezione sul successore e sui successori.

Gli addetti ai lavori conoscono le conclusioni dell’istruttoria in materia che Paolo VI affidò a tre canonisti per averne un parere quando arrivò nella primavera del 1976 – vivrà fino all’agosto del 1978 – a porsi il problema delle dimissioni a motivo dell’artrosi che l’immobilizzava. Ne abbiamo notizia sommaria dai volumi su di lui scritti dal padre Carlo Cremona e dal vescovo Pasquale Macchi che gli furono vicini: il secondo fu suo segretario personale.

Raccontava il padre Cremona che Papa Montini era restato scosso quando si era sentito dire dai medici che a motivo della sua artrosi “non poteva” andare al Congresso Eucaristico Internazionale di Filadelfia dell’agosto del 1976, al quale era stato invitato. Disse ai collaboratori: “Se non posso andare a un Congresso Eucaristico allora vuol dire che non posso fare il Papa”. E chiese quell’indagine sulla “rinuncia”.

I tre canonisti risposero alla questione posta dal Papa bresciano che il suo “diritto” di “rinunciare” al Pontificato era intero e insindacabile, ma l’invitavano a tener conto di tre principali implicazioni:

– del precedente che si veniva a stabilire e del condizionamento psicologico o d’opinione pubblica che ne sarebbe risultato per i successori;

– dell’impedimento psicologico che ne poteva derivare per il successore a prendere decisioni divergenti dalla linea di governo seguita dal Papa dimissionario nel tempo della sua permanenza in vita;

– della inopportunità che la “rinuncia” venisse a cadere intorno al compimento degli 80 anni da parte del Papa (Montini li compirà nel settembre del 1977), circostanza che avrebbe potuto indurre a pensare che egli applicava a se stesso la norma della cessazione dagli incarichi da lui stabilita nel 1970 per i cardinali. 

Avuta quella risposta Paolo VI rinunciò al progetto della “rinuncia” e pare che sia stata soprattutto la seconda delle tre “avvertenze” a dissuaderlo. Alla stessa linea si attenne poi Giovanni Paolo II, donde il motto sulla mancanza di spazio – nella Chiesa – per un Papa “emerito”. Benedetto ovviamente conosce quelle avvertenze ma si mostra più libero dei predecessori. A prologo dei tre volumi su Gesù di Nazaret egli ha scritto: “Ognuno è libero di contraddirmi”. Parafrasando quelle parole possiamo attribuirgli un analogo messaggio come rivolto a tutti con l’atto della “rinuncia”: “Il mio successore sarà libero di contraddirmi”.

Luigi Accattoli

www.luigiaccattoli.it 

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