Luigi Rocchi: «Non avrei nulla per essere contento eppure sono la felicità in persona»

Luigi Rocchi:

«Non avrei nulla per essere contento eppure sono la felicità in persona»

 

Luigi Rocchi – marchigiano di Tolentino – è affetto da distrofia muscolare e non sale più le scale a 15 anni, è costretto su una carrozzella a 19, scrive migliaia di lettere, consola chi è sano, muore a 47 anni dicendo: “Vi amo tutti, vi ringrazio tutti”. Ecco una sua lettera del gennaio del 1974: è in base a documenti come questo che tra il 1992 e il 1995 si è tenuto il processo diocesano per la beatificazione e successivamente quello della Congregazione per le Cause dei Santi, che è arrivata nel 2014 al riconoscimento delle virtù eroiche:

«Ho quarantuno anni. Dicono che da piccolo fossi molto bello, ma ero già segnato da un terribile male: distrofia muscolare di Duchenne. Era scritto che mi aspettasse l’immobilità più assoluta. Se fossi un tipo che fa la lagna ti direi tutte le sofferenze patite, tutte le umiliazioni: ti parlerei delle mie notti senza riposo.

«Ma non voglio rattristare nessuno, anzi mi piacerebbe ridare la gioia che Dio mi ha messo dentro. Sarebbe ingiusto se la tenessi tutta per me. Magari ti parlo dei miei genitori che, per salvarmi da un male crudele, hanno fatto sacrifici immensi. E’ stata una vera Via Crucis per mamma vedermi disfatto dal male, ma è riuscita a darmi una fede chiara e generosa. E’ lei che a sera inizia le sue preghiere con “ti ringrazio Signore!” Io ho reagito pensando che, quando si è una candela e si è destinati a bruciare, è meglio ardere su di un altare che in una cantina.

«Non amo la croce per la croce. Ma, quando c’è, bisogna farne un mezzo di salvezza, una fonte di misericordia e di perdono. E ciò è possibile solo se uniamo le nostre sofferenze a quelle di Gesù e se con lui trasformiamo la croce del dolore in croce dell’amore. Non sono un eroe, nè un santo. Sono soltanto uno che si è messo nelle mani di Dio, che crede nel suo amore e si lascia guidare.

«Fin dai nove anni, sono completamente senza capelli, senza ciglia e sopracciglia e una cistite diffusa mi provoca sofferenza tormentosa: ma la misericordia del Signore mi ha fatto sperimentare una cosa meravigliosa. Più il mio corpo va giù, e più il mio spirito sale e prende coscienza di quanto la vita sia gioia, sia dono. Insomma di quanto sia meravigliosa.

«Molti perdono tempo a cercare prove dell’esistenza di Dio e dell’anima, ma la vita non è una prova grande? Io umanamente parlando non avrei nulla per essere contento e felice: non conosco la giovinezza e la forza, lo star bene almeno cinque minuti, eppure sono la felicità in persona. Anche quando non ho nessuno accanto per un sorso d’acqua o per cacciarmi la mosca dal naso. Anch’io con la mamma dico: “Signore, ti ringrazio per la vita che mi hai dato. Non la meritavo affatto”.

La lettera di Luigi Rocchi è presa da “Avvenire” del 22 aprile 1995. Qui un sito a lui dedicato: http://www.luigirocchi.it/. Il decreto di riconoscimento delle virtù eroiche è stato annunciato il 3 aprile 2014 con questa intestazione: “Il Servo di Dio Luigi Rocchi, Laico; nato a Roma (Italia) il 19 febbraio 1932 e morto a Macerata (Italia) il 26 marzo 1979”.

[Testo del 1995 – contenuto in Cerco fatti di Vangelo, SEI 1995 – aggiornato all’aprile 2014]

 

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