A Elio Toaff fratello maggiore di Karol Wojtyla

Articolo pubblicato dal “Corriere della Sera” del 20 aprile 2015

Si erano abbracciati due volte Elio Toaff e Karol Wojtyla il 13 aprile del 1986 nella Sinagoga di Roma. Il Papa aveva chiamato “fratelli” quattro volte gli ebrei, che gli avevano battuto le mani nove volte. Una volta li aveva chiamati “fratelli maggiori” e quella parola impressionò il Rabbino Capo Toaff che la mise nel titolo del suo libro più noto: “Perfidi Giudei fratelli maggiori” (Mondadori 1987).

Toaff aveva cinque anni più del Papa ed appariva davvero, nonostante la minore statura, come un fratello maggiore rispetto al vigoroso Wojtyla che si era perfettamente ripreso dall’attentato. Con quel volto che appariva segnato in ogni momento, anche in quelli sereni, dalla memoria delle sofferenze del suo popolo, il Rabbino accolse amichevolmente il Papa ma gli pose, esigente, la questione del riconoscimento di Israele, che allora per il Vaticano era tabù.

Il riconoscimento papale di Israele arriverà nel 1993 e tra i passi che lo prepararono ci fu proprio la visita di Giovanni Paolo alla sinagoga di Roma che resta come il capolavoro del Rabbino del dialogo. Il momento più toccante si ebbe alla fine dello scambio dei discorsi, quando il coro della sinagoga intonò “Anì Maamìn” (Io credo), la professione di fede che gli ebrei nei campi di sterminio cantavano mentre venivano condotti alle camere a gas.

Il Rabbino colse quell’attimo di forte commozione, che appariva sul volto del Papa quasi a riflesso di quella che rendeva lucidi gli occhi di tutti, per presentargli un gruppo di ex deportati che sventolavano i loro fazzoletti. Wojtyla rispose a quel saluto muovendo le due mani levate all’altezza del volto e poi congiungendole a pugno davanti al petto. “Mi sentivo schiacciato dal peso di tutto il dolore che il mio popolo aveva patito in duemila anni e nello stesso tempo mi pareva di sognare” disse Toaff a noi giornalisti dopo che il Papa aveva lasciato il Tempio.

Luigi Accattoli

www.luigiaccattoli.it

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