Massimo Toschi politico disabile e giramondo

Conosco Massimo Toschi dal 1969: l’ho incontrato la prima volta nell’Istituto per le Scienze Religiose di Bologna. Abbiamo la stessa età e da sempre lo ammiro per la dedizione con cui gira il mondo con le stampelle e la carrozzella a occuparsi dei più svantaggiati, anzi degli ultimi, come ama dire lui con linguaggio evangelico. Da un volume di Diego Motta ecco un suo autoritratto, da me abbreviato e completato in nota con notizie della vita e dell’attività.

La mia vicenda personale inizia nell’agosto del ’45, non ho mai capito se prima o dopo Hiroshima. Ci fu un’epidemia di poliomelite e io ne subii gli esiti. Fino a 15 anni non ho potuto camminare senza l’ausilio di tutori.
Fin da bambino ho sempre pensato che fosse possibile vivere una vita più degna di quella che mi era stata data da vivere. Mia mamma ha avuto un ruolo decisivo nel non accanirsi contro la malattia. Da parte mia ho sempre combattuto, nella scuola pubblica e negli ambienti ecclesiali in cui ho vissuto grazie al dono della fede, la mia personale battaglia per la dignità.
Ho imparato a convivere con la mia sofferenza personale a metà degli anni Sessanta, in coincidenza con uno dei tanti pellegrinaggi fatti a Lourdes. Peraltro, neppure avvertii particolari risultati dal punto di vista clinico. Dopo la mia conversione, camminavo più o meno come prima e forse ho continuato a cadere e cascare per terra per alcuni mesi successivamente. Eppure, al termine di una notte passata davanti alla Grotta, mi sentii guarito.
Riuscii a comprendere, allora avevo 17-18 anni, che il mio non era più il dolore assoluto e infinito che pensavo mi fosse toccato in sorte. Capii che non ero più io al centro della scena col mio male unico e inappellabile, ma che mi veniva chiesto in qualche modo di decentrare la mia malattia e di fare spazio alla malattia degli altri.
Come poteva una persona come me avere delle relazioni affettive? Fidanzarsi, sposarsi, magari avere dei figli? Fu un prete, nel ’66, a predirmi, constatando la mia condizione, che non sarei potuto che diventare sacerdote. Io la presi subito come la classica profezia alla rovescia. Dopo quelle parole, affidate a un prete per me sconosciuto, capii che avrei fatto esattamente l’opposto di ciò che mi era stato detto. Pochi mesi dopo incontrai mia moglie, Piera, da cui poi è nata Sara, oggi monaca. Nel ’74 diagnosticarono a Piera un tumore molto grave e le diedero pochi mesi di vita. Avevo appena ricevuto un dono dal Signore, che subito mi si ripresentava davanti una possibile tragedia. Mia moglie ha continuato a vivere fino al 2002 e altre malattie gravi le sono state diagnosticate: insieme siamo sempre riusciti a superarle. Ma non era una specie di titanismo cristiano ad accomunarci: era la consapevolezza che davvero l’amore è più grande della morte, che è possibile amare in ogni momento, anche nell’attimo più drammatico e terribile. La nostra vita è stata bellissima proprio nel combattimento e nella speranza continua della guarigione. Volevamo vivere bene tutto il tempo che ci restava da vivere.
Ci sono stati tanti incontri con piccoli e grandi maestri che hanno segnato la mia vita: Papa Giovanni, con la sua immagine di misericordia e di tenerezza verso i piccoli, profeta della Chiesa dei poveri. Giuseppe Dossetti, che ho conosciuto a Bologna ed è diventato un punto di riferimento per la mia azione politica. E poi don Lorenzo Milani, che ho avuto modo di studiare, ed Enzo Bianchi, a cui devo l’apprendimento e la passione per la Bibbia.
In realtà il mio approccio alla politica fu del tutto casuale e si intrecciò ancora una volta con la mia esperienza di credente. Nel 1994 il Partito democratico della sinistra, in Toscana, mi chiese di candidarmi. Io chiesi subito consiglio ad alcuni amici, tra cui lo stesso Dossetti, che mi rispose: ho bisogno di pensarci. Io tenevo in grande considerazione il suo pensiero e decisi di non rispondere finché lui non mi avesse fatto sapere qualcosa. Qualche giorno dopo don Giuseppe mi disse: Massimo, se lasci anche tu la Chiesa per la politica, che ne rimane della Chiesa? La prima volta, dunque, dissi di no. Ma l’occasione si ripresentò qualche anno dopo e fu impossibile per me sottrarmi un’altra volta. Perché nessuno me lo stava chiedendo, ero io stesso in qualche modo a volerlo. Successe dopo l’incontro con un ragazzo algerino a Medea. Questo ragazzo aveva perso la gamba a causa del terrorismo. Ero in visita in quei giorni dal mio amico vescovo, monsignor Henry Teissier, che mi aveva proposto di visitare un ospedale di bambini. Quando mi trovai davanti questo giovane, che mi chiedeva di tornare a camminare come tutti i suoi coetanei, non mi preoccupai di cosa era successo o del perché lo stesse chiedendo proprio a me. Capivo che dovevo dargli una protesi.
Avevo trovato una risposta a cosa fosse la politica e a come dovessi comportarmi se mi fosse stato chiesto di assumere una responsabilità di quel tipo: dovevo rispondere in modo puntuale e concreto alle domande degli ultimi.

[Da Diego Motta, Pezzi di vita. Sperare è possibile, Paoline 2010, pp. 109, euro 11; l’intervista a Massimo Toschi è alle pagine 97-109: ne ho qui riportata circa la metà]

Massimo Toschi è nato a Porcari, in provincia di Lucca, nel 1944. E’ laureato alla Cattolica, già insegnante di liceo, attivo fin dall’Università nel volontariato di aiuto ai carcerati e ai malati di Aids. Dopo viaggi di “solidarietà” in Algeria e Sierra Leone, dal 2000 al 2010 si occupa di cooperazione internazionale per conto della Regione Toscana e compie oltre quaranta viaggi in altrettante ‘zone calde’ del mondo, dall’Iraq al Burkina Faso, da Israele alla Palestina, dall’Eritrea ai Balcani, a sostegno delle iniziative di cooperazione e di pace della Regione.

[Maggio 2010]

2 Comments

  1. […] “Verrò e lo guarirò” dice il Signore al centurione che lo prega per il servo malato: il Signore è venuto, viene e verrà per guarire l’umanità malata e sofferente: parole di Massimo Toschi che così salutava gli amici – e io tra loro – in occasione del Natale. Rispondo al suo saluto con un bicchiere di Vino Nuovo. Di Massimo Toschi mi sono già occupato nella pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto al capitolo 4 Massimo Toschi politico disabile e giramondo. […]

    16 Gennaio, 2012 - 19:00
  2. […] | 0 comments Massimo Toschi, “politico, disabile e giramondo” come lo definisce nel suo blog Luigi Accattoli, ha scritto un’autobiografia, edita dalla Jaca Book (“Un abile per la pace”). […]

    30 Aprile, 2013 - 16:10

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