Salvatore Grigoli “Sparai un colpo alla nuca a don Puglisi”

«L’omicidio [di don Pino Puglisi] non doveva apparire un delitto di mafia – racconterà al processo il suo assassino, Salvatore Grigoli – bensì come l’opera di un tossicodipendente o di un rapinatore. Per tale motivo fu utilizzata una pistola di piccolo calibro e al sacerdote fu sottratto il borsello. Lui arrivò. E io e Gaspare Spatuzza siamo scesi dalle auto mentre gli altri due aspettavano. Il padre si stava accingendo ad aprire il portoncino di casa. Aveva il borsello nelle mani. Fu una questione di pochi secondi: io ebbi il tempo di notare che lo Spatuzza si avvicinò, gli mise la mano nella mano per prendergli il borsello. E gli disse piano: “Padre, questa è una rapina”. Lui si girò, lo guardò, sorrise, una cosa questa che non posso dimenticare, che non ci ho dormito la notte, e disse: “Me l’aspettavo”. Non si era accorto di me, che ero alle sue spalle. Io allora gli sparai un colpo alla nuca»: così Salvatore Grigoli – collaboratore di giustizia che ha confessato 46 omicidi – racconta l’uccisione di don Puglisi a Palermo avvenuta il 15 settembre 1993.

In un’intervista a “Famiglia Cristiana” del 12.09.1999, raccolta da Francesco Anfossi, così Grigoli narra il proprio cambiamento: «Lo avvistammo in una cabina telefonica mentre eravamo in macchina. Andammo a prendere l’arma. Toccava a me. Ero io quello che sparava. Spatuzza (un componente del commando che lo uccise, ndr) gli tolse il borsello e gli disse: padre, questa è una rapina. Lui rispose: me l’aspettavo. Lo disse con un sorriso. Un sorriso che mi è rimasto impresso. C’era una specie di luce in quel sorriso. Un sorriso che mi aveva dato un impulso immediato. Non me lo so spiegare: io già ne avevo uccisi parecchi, però non avevo mai provato nulla del genere. Me lo ricordo sempre quel sorriso, anche se faccio fatica persino a tenermi impressi i volti, le facce dei miei parenti. Quella sera cominciai a pensarci, si era smosso qualcosa (…). L’ho conosciuto bene quel bambino [il figlio del pentito Di Matteo, che Grigoli sciolse nell’acido]. Madonna mia, era un ragazzo pieno di vita… Ho fatto cose che non si possono giustificare, ma questa… questa è stato il motivo del mio pentimento. Non gliel’ho potuta perdonare (…). Il novanta per cento [dei mafiosi] dice di credere in Dio. Uno dei miei coimputati diceva sempre: in nome di Dio, prima che ci muovessimo per andare ad ammazzare qualcuno. A me questa cosa mi dava fastidio: ma che aiuto ti può dare Dio, che andiamo ad ammazzare?, gli dicevo io. Ho sentito dire che Giuseppe Graviano qualche volta andava a messa. È gente che legge la Bibbia. La Bibbia la leggevo anch’io, da latitante. Mi piaceva leggerla. La leggevo allora e la leggo adesso da credente. Perché è quando sei solo che cominci a riflettere. Perché loro ti inculcano questa cultura: che tutto quello che fa Cosa nostra è giusto».

Qui è la deposizione in tribunale: http://www.tanogabo.it/religione/Padre_Pino_Puglisi.htm. Qui l’intervista a “Famiglia Cristiana”: http://www.stpauls.it/fc99/3699fc/3699fc18.htm.

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