Romano Martinelli: “Devo ricominciare da capo a credere”


Per la settima volta, l’oncologa, esami alla mano, mi affronta con un certo disagio: «Deve essere operato per qualcosa di importante al pancreas. Il chirurgo è bravo. La sua equipe è di eccellenza. L’aspettiamo tra dieci giorni: il posto letto c’è». Penso al drago (così lo chiamava padre Turoldo). Sono ancora malato e la bestia non guarda in faccia a nessuno, ma sembra che ce l’abbia con me. Non mi sono abituato all’aggressione.

E’ l’avvio di un editoriale a firma Romano Martinelli pubblicato da Milano Sette – inserto domenicale di Avvenire – nell’edizione del 24 aprile 2011, domenica di Pasqua, con il titolo: “Nella malattia un prete diventa più credente”. Don Romano è un prete ambrosiano, a lungo direttore spirituale del seminario di Venegono, che la tribolazione ha maturato come il grano sotto il sole.

Altri passaggi del testo: “La mia vita da prete mi ha un poco addestrato a entrare nel tunnel e a vivere questa situazione, ma, quando sono aggredito dalla malattia, come tutti devo ricominciare da capo a credere (…). Mi sento ‘inchiodato’ a una croce che non ho scelto, ma che va abbracciata con amore, perché è solo l’amore a vincere la morte, che intravedo sarcastica (…). Intuisco dentro di me che è urgente vivere da credente, come se Gesù di Nazaret, morto e risorto, fosse il Vivente, per tutti e per ciascuno”.

L’articolo di don Romano si può leggere per intero nel portale della diocesi di Milano, cliccando sull’icona di Milano Sette e facendo poi la ricerca per data.  

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