
“Anna se ne stava sulla porta e vedendo venire Gioacchino gli corse incontro e gli si appese al collo esclamando: ora so che il Signore Iddio mi ha benedetta“: così al capitolo 4 del Protoevangelo di Giacomo. L’abbraccio dei due nell’attesa del figlio. La mano di lei sulla barba di lui. La donna in nero che ha metà del volto nella luce, a figura del popolo che era nelle tenebre e che vide una grande luce.
“Preparo gli occhi alla Notte di Luce fermandoli sui colori di Giotto”, avevi detto. E così ora questo lo possiamo fare anche noi: preparare gli occhi è importante. E, comunque,entrare nel pianerottolo e trovare queste grandi finestre aperte sulla bellezza, è un’ esperienza molto forte. I cieli di Giotto: mai visto niente di più azzurro.
Delle cose molto belle su questo incontro alla Porta d’Oro, su questo abbraccio e, più precisamente, sul bacio tra Anna e Gioacchino, le ho lette nel blog di cui vi dò il link (e qui ritroviamo Chiara Frugoni, di cui di recente ci hai detto quanto ti è cara, e, tra i commenti, anche un intervento del “nostro” Alessandro Iapino):
http://robedachiodi.wordpress.com/2010/05/25/1297/
Ma, poi, s’è saputo – perdonatemi questa domanda da “ultimo banco” – chi davvero ha scritto il Vangelo apocrifo di Giacomo ?
Buon sabato a tutti !
Roberto 55
Roberto un bel saluto. Non se ne conosce l’autore. Si presenta come scritto da Giacomo a Gerusalemme: Giacomo “fratello del Signore”. Viene datato verso la metà del II secolo. La prima menzione del testo è in Origene (185-254), che nel Commentario al Vangelo di Matteo (probabilmente 246-248) accenna a un Vangelo di Pietro e a un “Libro di Giacomo”. Nel Decreto Gelasiano (databile 492-496) viene elencato tra le opere apocrife. Tra gli apocrifi è uno dei più antichi e dei più ampiamente accettati nei secoli, come attesta il ciclo giottesco degli Scrovegni.
Grazie, Luigi: anni or sono, nella Cattedrale di Atles (se non erro: comunque, dalle parti del “Midi” francese), furono ritrovati resti di manoscritti attribuiti, mi pare, al protovangelo di Giacomo, e che, però, capisco dalle tue parole, Luigi, che non ne hanno chiarito il mistero sul suo autore.
Ancora un caro saluto al “pianerottolo”.
Roberto 55
OT
visita a domicilio di oggi
telefonato perchè un piccolino sta male ha fabbre altissima non riesce a respirare. visita a domicilio ( sono ancora uno dei pochi medici che fa le visite a domicilio mi accoglie un bel giovanotto , venti, ventidue anni, evidentemente non il padre del piccolino di colore… visito il piccolino e prescribo quello che c’era da prescrivere.. me ne vado saluto il giovanotto e gli chiedo -ma lei scusi chi è, lo zio??- No , mi risponde sono un volontario, noi facciamo volontariatao nelle famiglie degli immigrati.
Bene! bravo! Dio la benedica!!!
-Io non credo in Dio – mi risponde netto e sincero il giovanotto- ma comunque se lei ci crede dio bendedica piuttosto lei dottoressa , che è venuta…
MMMa ei scusi chi è
Io direi: beati quelli che non dimenticano, e vivono la notte di Natale come un prodigio.
Complimenti a Luigi per la scelta e la bellezza delle immagini che fanno da contorno ai titoli.
Una bella iniziativa che spero diventi permanente, alleggerisce e arricchisce la pagina.
Buon Natale, caro Luigi.
Nell’attesa del Bambino, il tempo più benedetto è quello che si passa con i bambini (come fa il “nostro” pediatra che corrre a casa del piccolino che ha la febbre o come fa quel volontario…) o pensando a loro (cercando il dono che dia loro gioia). Oppure il tempo di silenzio che si passa con l’arte: quel tempo in cui lasciamo che l’arte sacra ci raggiunga e ci curi, e ci faccia compagnia, e si faccia dono che ci dà gioia (grazie per questo dono, Luigi).
Insomma: o si sta con i bambini, o ci si fa bambini. Sì, sempre, certamente. Ma questo, che accade sempre, in questi gioni accade in modo “speciale”: si fa “evento”, che pare di non aver mai vissuto prima.
Penso che sia venuto il momento di fare ufficialmente gli auguri a tutti i frequentatori del pianerottolo e al nostro padrone di casa. Auguri!