Francesco detta cinque regole ai cattolici dell’Asia

 

Pubblicato dal “Corsera” del 18 agosto a pagina 24 con il titolo “Nella mano tesa del Papa verso la Cina la revisione storica dei metodi missionari”

 

Umiltà, empatia, impegno a “farsi capire”, no al proselitismo e allo spirito di conquista: sono le cinque indicazioni che Papa Francesco ha dato ai cattolici dell’Asia per realizzare una più efficace presenza in quel continente, che costituisce – ha detto – la “grande frontiera” del cristianesimo. Ha accennato ai “paesi” con i quali la Santa Sede “non ha ancora una relazione piena” e non ha nominato la Cina ma il suo primo pensiero non può che essere stato per questo Paese.

Le indicazioni date dal Papa gesuita descrivono alla perfezione il metodo di approccio all’Asia e alla Cina che fu sperimentato all’inizio del secolo XVII dal missionario gesuita Matteo Ricci (1552-1610), che Francesco ieri non ha nominato: un metodo che a suo tempo non fu perseguito fino in fondo e che presto fu sconfessato da Roma. Dopo qualche decennio d’incertezza i Papi preferirono adottare anche nei confronti del Celeste Impegno la strategia della conquista culturale, che nel Settecento portò alla fine della presenza dei gesuiti in tutta la Cina.

Quella strategia tra l’Ottocento e il Novecento si affiancò alla politica commerciale e coloniale delle potenze europee provocando un nuovo rigetto globale che ancora non è superato. Con la memoria d’elefante che ne detta i comportamenti, il regime cinese teme l’ingerenza delle Chiese cristiane che avverte come “straniere” e di quella di Roma in particolare, della quale teme anche l’organizzazione sovranazionale.

Per “farsi capire” Matteo Ricci imparò il cinese, si fece prima bonzo e poi mandarino, scrisse in cinese un “Trattato sull’ amicizia”: Francesco, il Papa delle periferie e delle frontiere, invita i cattolici a riprendere quel cammino. Quanto ha detto ieri ai giovani e ai vescovi dell’Asia costituisce anche un abbozzo di revisione storica dei metodi missionari perseguiti in quel continente dalla Chiesa di Roma fino alla metà del secolo scorso. Ma per essere intesa dall’interlocutore cinese quella revisione deve diventare esplicita. Francesco ha mostrato in più occasioni di essere consapevole di tale necessità e forse sta per rispondervi.

Luigi Accattoli

www.luigiaccattoli.it

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