Lo zingaro ubriaco e il bimbo che lo difende

Questa parabola dello zingaro di due anni che difende a parolacce il papà ubriaco è raccontata da Angelo Zamagna nel volume autobiografico Dalla parte dei bambini. Mille motivi e l’esperienza di una vita per essere dalla parte dell’affidamento familiare, Roma 2002, alle pp. 47 e 48.

Tano – uno zingaro stanziale di Roma regalatoci dalle suore di madre Teresa – aveva moglie e otto figli, nati all‘incirca uno ogni anno. Per il lavoro, si arrabattava come venditore di agli e di ombrelli. Con tale attività aveva collezionato un numero incredibile di condanne, principalmente per commercio abusivo e accattonaggio, per cui entrava e usciva dal carcere con assiduità. La moglie Carmela chiedeva l’elemosina davanti alle Chiese, ma doveva far mangiare i figli mentre il marito era in carcere.
Quando cercammo di far avere loro una licenza da venditore ambulante, scoprimmo che era impossibile, perché Tano e Carmela erano analfabeti, oltre a non essere incensurati. Genitori e figli occupavano un piano di una casa pericolante in borgata. Scoprimmo che il Comune aveva già dato due volte la casa popolare a Tano, che aveva subito rivenduto ad altri il diritto di occupazione, per qualche centinaio di migliaia di lire. Perché Tano era uno spirito libero.
Tra genitori e figli c’era un amore incondizionato. Una volta ho rimproverato con rabbia il padre, completamente ubriaco. Per difendere il padre, Enzo, che aveva allora circa due anni, e non lo avevo mai sentito parlare, mi si piantò davanti coprendomi di parolacce incredibili, concluse con un “attantulo!” definitivo.
Cercammo un lavoro per Tano ma al primo stipendio Carmela venne a pregarmi di farlo licenziare, perché Tano aveva speso tutto all’osteria prendendo una sbronza colossale fino a rischiare la pelle. Per fortuna il resto dei soldi gli era stato rubato dagli amici di sbronza. Dovetti chiedere all’impresa di versare a me il salario e incaricai una volontaria di gestire il mensile, accompagnando Carmela a spenderlo gradualmente per le necessità familiari. Ma durò poco. Quando Tano capì che non poteva spendere il salario come voleva, si licenziò.
Seguimmo Tano e Carmela per alcuni anni, con episodi divertenti. Un giorno, genitori e figli ottennero due appartamenti adiacenti, come famiglia numerosa, in un complesso lussuoso con pavimento in moquette e completamente arredato. Sapendo che noi eravamo in cerca della casa per una figlia che doveva sposarsi, Tano venne a offrirci la chiave di uno dei due appartamenti, dicendo: “A noi ne basta uno”. Rifiutammo ma il gesto ci commosse profondamente.
Tentammo più volte degli affidamenti lunghi per tutti i figli di Tano con famiglie ottime, ma i risultati furono positivi solo per i più piccoli. I grandi, abituati alla enorme libertà goduta in famiglia, rifiutavano i doveri scolastici e scappavano prima o poi dalla casa degli affidatari.
Abbiamo imparato tante cose da Tano e Carmela. Anzitutto che loro sono più forti di noi, perché riescono a vivere e sopravvivere in condizioni estreme. Inoltre abbiamo capito che in fondo è poco quello che serve veramente per vivere, e che quasi tutto quello che noi consideriamo indispensabile è invece superfluo. E forse Tano e Carmela sono più cristiani di noi, perché non si preoccupano affatto di quello che mangeranno o degli abiti con cui si vestiranno. Sembra incredibile, ma effettivamente la Provvidenza ha sempre fornito tempestivamente a Tano e Carmela tutto quello di cui hanno avuto bisogno, e spesso in abbondanza.

Delle avventure affidatarie narrate da Angelo Zamagna nel suo libretto tratta un testo che puoi leggere nel capitolo 12 di questa pagina intitolato “Madri e padri di vocazione”.
[Novembre 2009]