Mario Borzaga che si sentiva “scelto” per il martirio e la felicità

Mario Borzaga è un missionario trentino in Laos, ucciso da guerriglieri comunisti del Pathet Lao nel 1960. Annotava in un diario le tappe della sua ardita e felice ricerca della “conformazione a Cristo” che non escludeva la prova del martirio e martire è stato proclamato alla fine del 2016.

Nasce a Trento il 27 agosto 1932, terzo di quattro figli in una famiglia dove il papà è falegname e la mamma è sarta. Entra prima nel seminario diocesano e passa poi, a vent’anni, tra i Missionari Oblati di Maria Immacolata. Suona il piano, cammina in montagna, scrive prose e poesie. Smette di fumare entrando in noviziato.

A 25 anni parte per il Laos, con il primo gruppo di cinque Oblati italiani destinati a quel paese. Viene ucciso dopo due anni e mezzo a Kiucatian (Luang Prabang, Laos settentrionale), nel mese di aprile del 1960, forse il giorno 25.

E’ un missionario impaziente di arrivare a ogni villaggio ma è anche uomo di preghiera. Così scrive nel diario cinque giorni dopo l’arrivo nel Laos: “Potessi fermare tutta la mia vita accanto al Tabernacolo e pregare, unicamente pregare. Poter celebrare una lunga santa Messa e salvare tutti gli uomini” (1° dicembre 1957).

Si sentiva chiamato ad attestare la fede con il dono della vita. Al momento dell’ordinazione a prete annota: “Cristo che mi ha scelto è lo stesso che ha dato vita e forza ai martiri e alle vergini: erano persone come me, fatte di niente e di debolezza. Anch’io sono stato scelto per il martirio” (24 febbraio 1957).

Un anno prima dell’ordinazione aveva tracciato questa riflessione dalla quale è stato preso il titolo che i curatori della pubblicazione delle sue carte hanno dato alla raccolta (“Diario di un uomo felice”): “Ho capito la mia vocazione: essere un uomo felice pur nello sforzo di identificarmi col Cristo Crocifisso. Quanto resta ancora di sofferenza, o Signore? Tu solo lo sai e per me ‘fiat voluntas tua’ in qualsiasi istante della mia vita” (17 novembre 1956). Un mese prima di questa riflessione Mario aveva appuntato una frase che ancora più direttamente ha suggerito ai curatori il titolo della pubblicazione: “Questo è il diario di un uomo felice” (19 ottobre 1956).

A volte le note del diario hanno il trasporto di un inno liturgico. Ecco come invoca Gesù e la Vergine quando l’informano che dovrà partire per il Laos, nell’estate del 1957: “Festa della Visitazione. Uno dei giorni più importanti della mia vita: ho ricevuto l’obbedienza per il Laos. Ci andrò nel nome del Signore. Vergine Immacolata aiutami! Gesù, Gesù, Gesù, voglio essere uno dei tuoi: come Pietro, Paolo, Barnaba, Luca, Giovanni, Giacomo”.

In una lettera del 18 maggio di quell’anno alla sorella Lucia aveva espresso un’idea della missione che oggi suona simile a quella della Chiesa in uscita di Papa Francesco: “Noi missionari siamo fatti così: il partire è una normalità; andare una necessità, domani le strade saranno le nostre case; se saremo costretti ad ancorarci in una casa la trasformeremo in una strada: a Dio”.

Mira a realizzare una missionarietà integrale, nella piena familiarità con il popolo al quale è stato mandato: “Così si inizia una missione, il programma della giornata è obbedire e imparare, imparare di tutto da tutti; imparare la lingua, i costumi; imparare a pescare, a camminare nella foresta, a riconoscere i versi e le piste degli animali, imparare la tecnica del legno, delle macchine, dei motori. Imparare dai padri, dai fratelli, dagli operai, dai ragazzi, dagli avvenimenti, dalle situazioni, imparare in silenzio da tutti, soprattutto a credere, a soffrire, ad amare”.

La guerriglia raggiunge la zona della sua missione e più volte è costretto a fuggire e nascondersi. Sperimenta “la paura di morire, di impazzire, di essere abbandonato da Dio; allora respiro a fatica, mi sento tutto sobbalzare; ma non è nulla: Gesù mi ama egualmente e io lo amo”. Ancora: “Non c’è più d’aver paura, o da lamentarsi: Dio mi ha messo qui e qui ci sto”.

Quando deve raggiungere i villaggi più lontani, si fa accompagnare dal catechista Paul Thoj Xyooj, che insieme a lui sarà ucciso a soli 19 anni e insieme saranno proclamati martiri. I loro corpi non verranno mai trovati. Dopo circa quattro decenni verrà acquisita dai responsabili della missione questa testimonianza di chi fu testimone dell’esecuzione: “I guerriglieri che li avevano catturati decisero di uccidere il missionario e dissero al ragazzo: ‘Tu vattene, sei laoziano come noi, torna a casa’. Il ragazzo risponde: ‘Non uccidetelo! Non è americano, ma italiano. É un sacerdote (padre), gentile con tutti. Fa solo del bene’. I comunisti non gli hanno voluto credere. Allora ha detto: ‘Io resto qui. Se uccidete lui, uccidete anche me’. E li hanno uccisi entrambi”.

Il processo canonico si è svolto nella diocesi di Trento dal 2006 al 2008, quando il risultato dell’indagine è stato trasmesso a Roma. “Il decreto sul martirio dei Servi di Dio Mario Borzaga, Sacerdote professo della Congregazione dei Missionari Oblati della Beata Maria Vergine Immacolata, e Paolo Thoj Xyooj, Laico Catechista, uccisi in odio alla Fede in Laos nel mese di aprile del 1960” è stato promulgato il 5 maggio 2015. La loro beatificazione, insieme a quella di altri 15 martiri del Laos, è stata fissata per l’11 dicembre 2016 a Vientiane, nel Laos.

Per saperne di più, c’è una pagina facebook ufficiale della causa di canonizzazione: https://www.facebook.com/marioborzaga/. “Diario di un Uomo Felice”, che raccoglie tutte le carte diaristiche del padre Mario, già pubblicato non completo da Città Nuova in due volumi nel 1985-86, è stato ripubblicato completo da Vita Trentina nel 2005 (10.00 euro). Del 2014 è la biografia scritta da Paolo Damosso e pubblicata dalla San Paolo: “Romanzo d’amore. Mario Borzaga” (pp. 304, euro 12.75).

[novembre 2016]