Con Maria di Magdala il mattino di Pasqua

Incontro con i giovani della XII Prefettura
Parrocchia Santa Bernadette Soubirous
Domenica 29 marzo 2009 – ore 21,00

Sono felice di essere stato chiamato qui a parlarvi di Maria di Magdala, figura evangelica che molto amo e nei cui panni cerco di mettermi quando sperimento la sensazione di avere smarrito il mio Signore e ogni volta che mi ritrovo a piangere accanto a un sepolcro.

Partiremo da una caratterizzazione elementare della sua figura, sulla base di quanto ne dicono i quattro Vangeli. Svolgeremo poi un approfondimento del testo di Giovanni 20, 1-18 che abbiamo appena ascoltato e ci domanderemo infine chi sia oggi Maria di Magdala: di chi sia “tipo” cioè questa figura di discepola che era stata guarita da sette demoni, che era tra le donne che seguivano Gesù e lo “servivano”, che fu tra quelle che lo videro crocifisso e l’accompagnarono al sepolcro e che infine – insieme alle altre donne accorse al sepolcro la mattina di Pasqua – fu chiamata al ruolo importantissimo e fondativo di annunciare la resurrezione di Gesù agli undici: apostola degli apostoli, come la denominarono gli antichi Padri.

Da Luca 8, 2 sappiamo che era una discepola di Gesù:  “C’erano con lui i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni”. Maddalena, cioè proveniente dal villaggio di Magdala, che si trova sulla riva occidentale del lago di Tiberiade. Da quando il Signore l’aveva liberata dai demoni possiamo immaginare che ogni mattina, al risveglio, risentisse nel suo corpo quella salvezza.
Matteo, Marco e Giovanni ce la indicano poi come presente al momento della crocifissione di Gesù: “Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo” (Matteo 27, 55s; e vedi anche Marco 15, 40, Giovanni 19, 25). Giovanni precisa che Maria di Magdala era tra quelli che stavano “presso la croce di Gesù”.
Terzo evento: l’andata al sepolcro il mattino di Pasqua. E’ narrato così in Marco 16, 1s: “Passato il Sabato, Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole”. Trovano il sepolcro aperto e vuoto e dentro un angelo (Marco), o due angeli (Luca), che annunciano loro che “Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto, non è qui”.
Il quarto evento, il più importante, è narrato come vedremo solo da Marco e da Giovanni ed è l’apparizione di Gesù a Maria di Magdala, proprio a lei, per prima tra le donne e prima che egli appaia ai discepoli.

Le tre Marie. La tradizione ha confuso Maria di Magdala con la donna senza nome che in Matteo 26 e Marco 14 versa un profumo di nardo sul capo di Gesù mentre si trova a tavola in Betania, in casa di Simone il lebbroso; e con la peccatrice di Luca 7 che gli cosparge di profumo i piedi mentre Gesù è a tavola in casa di Simone il fariseo. Altre volte la confusione è con Maria sorella di Lazzaro.
Occorre tenere distinte le tre Marie. Va poi tenuta d’occhio in particolare l’assimilazione di Maria di Magdala con la “peccatrice”, che è all’origine delle fantasie dei Vangeli apocrifi e delle leggende posteriori sulla relazione d’amore che ella avrebbe avuto con Gesù e sui figli che ne sarebbero venuti.
Se andate a visitare – vi consiglio di andarvi – la bellissima mostra “Giotto e il Trecento” che si tiene in queste settimane qui a Roma, al Vittoriano, troverete una serie di monitors dove visionare in dettaglio l’intera produzione giottesta. Il secondo di quei monitors vi squaderna davanti agli occhi la “Cappella della Maddalena” che si trova nella Basilica inferiore di Assisi. Ebbene lì vedreste che Giotto congiunge in un’unica figura Maria di Magdala, la peccatrice e Maria sorella di Lazzaro. Ne viene un arricchimento dell’immagine ma perdiamo la varietà dei “tipi” umani che il Vangelo convoca intorno a Gesù, nonché la ricchezza delle loro significazioni.

Il mattino di Pasqua è l’alba incantata della redenzione, quando –come dice il secondo Prefazio pasquale – “rinascono a vita nuova i figli della luce” e “in lui risorto tutta la vita risorge”. Un’alba che è detta dalle immagini meglio che dalle parole. Giotto e il Beato Angelico hanno rappresentato con grande efficacia la luce pasquale che splende nel giardino e fa brillare come pietre preziose il sepolcro e le rocce; e in quella luce, nuova a ogni occhio, la figura di Maria di Magdala – rossa nel segno dell’amore – protesa verso il Signore splendente nella tunica bianca. In Maria si raggruma l’umanità assetata di luce. Nel Signore si condensa la luce cercata dall’amore.

Leggiamo ora la prima narrazione dell’apparizione a Maria di Magdala come ci viene offerta dal Vangelo di Marco.
Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Magdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non credettero. Marco 16, 9-11

Apparve prima a Maria di Magdala. Tutte le apparizioni di Gesù risorto dai morti sono importanti: quella a Pietro, quella a Giacomo, quella ai due di Emmaus, quella nel Cenacolo, quella in riva al lago di Tiberiade. Questi racconti costituiscono un aiuto, anzi un argomento decisivo per la nostra fede. Ma qui, nell’apparizione a Maria di Magdala, c’è un’importanza aggiuntiva: quella che le viene dal fatto di essere la prima apparizione del risorto.
In questo primato vi sono due segni: che per primo appaia a una donna – e a una donna che aveva avuto una vita tribolata.
Il Risorto non sceglie per la sua prima manifestazione né Pietro, nè Giovanni che pure sono corsi al sepolcro e sono entrati in esso con audacia, si direbbe con impeto, alla ricerca del Signore.
Possiamo vedere in questa primizia femminile un’indicazione di ciò che più conta nel seguire il Signore: forse Pietro era il più preparato essendo stato posto da Gesù a pietra d’angolo della sua famiglia ed essendogli sempre restato accanto nei tre anni di vita pubblica; forse Giovanni era il più dotato di intuizione, tant’è che entrando nel sepolcro e vedendo le bende posate da un lato aveva “creduto”: “vide e credette”; ma Maria è quella che più ama. Sa meno di Pietro, non ha ancora la fede che già anima Giovanni, ma ama di più rispetto a quelli che sanno e che credono.
E’ la prontezza ad amare che fa di lei la prima degli apostoli, come dicevano gli antichi, in quanto viene chiamata a dare l’annuncio della resurrezione a coloro che dovranno farsene annunciatori. Quella prontezza l’aveva mostrata nel suo atteggiamento di “servizio” che non reclama riconoscimenti, con il coraggio – mancato a tutti gli apostoli Giovanni escluso – di essere presente sotto la croce, indugiando con le altre donne la sera del venerdì presso la pietra del sepolcro e trovandosi là per prima il mattino di Pasqua con gli aromi per ungerlo.
Questa primizia femminile – uso questa parola a specchio o eco del primato maschile, impersonato da Pietro – non è un fatto isolato nel Nuovo Testamento e richiama la primizia delle primizie che è rappresentata dalla Vergine Maria.
All’inizio dei Vangeli c’è una donna, Maria di Nazaret e alla fine dei Vangeli c’è di nuovo una donna, Maria di Magdala.
Maria di Nazaret entra per prima in rapporto con Gesù attraverso il suo concepimento. Maria di Magdala entra per prima in rapporto con il Risorto per la via dell’amore.
Come nell’una era rappresentata tutta l’umanità, così nell’altra.
Maria di Magdala è donna amante ma dalla vita tribolata: questo segno è pure importante. Il Risorto pone a primizia della nuova vita una creatura che molto tribolò e una volta uscita dalla tribolazione molto amò. Lei che rappresenta così bene l’umanità concreta, viene ora posta a tipo dell’umanità redenta.

Andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui.Visto il Risorto, Maria di Magdala si fa apostola, cioè annunciatrice. Qui è stabilita in grande l’importanza della donna nella Chiesa: sono le donne a dare il primo annuncio del sepolcro vuoto e il primo annuncio della resurrezione. E’ cioè affidato a loro il primo atto costitutivo della comunità cristiana che è quello della proclamazione della Resurrezione.
Gli antichi Padri della Chiesa la dissero “Apostola apostolorum” e “Pari agli apostoli”. Oggi forse la possiamo riconoscere come più grande di loro a motivo dell’amore.

Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non cedettero. Le donne secondo la legge mosaica non potevano testimoniare nei procedimenti giudiziari. Non erano ritenute attendibili. Di quella convinzione c’è un riflesso nel racconto dei due discepoli che poi vedranno il risorto a Emmaus: “Alcune donne delle nostre sono venute a dirci di avere avuto anche una visione di angeli i quali affermano che egli è vivo” (Luca 24, 22s). Come a dire: vai a credere alle donne! Gesù le sceglie come prime testimoni ribaltando questa regola della credibilità.
Il modo toccante, massimamente coinvolgente, in cui Gesù sceglie la nostra Maria e la prontezza della risposta di lei ci sono narrati dal Vangelo di Giovanni. Egli – come Marco e Luca – ci ha già detto della prima andata della nostra Maria al sepolcro “quando era ancora buio” e del suo rapporto ai discepoli Pietro e Giovanni: “corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: ‘Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!’ ”. Anche Pietro e Giovanni ora “corrono” al sepolcro, per vedere ed entrano in esso e poi “tornano di nuovo a casa”. Maria, la nostra Maria, corre dietro di loro, resta indietro perché non ha più fiato, li vede andarsene ma lei non se ne va:
Maria invece stava all`esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l`uno dalla parte del capo e l`altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l`hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!” – che significa: “Maestro!” Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: “Ho visto il Signore!” e ciò che le aveva detto.

Donna, perché piangi? Chi cerchi? Il primo segno della nostra Maria è il pianto. “Appartiene al genio della donna anche il piangere” ha detto una volta papa Wojtyla, l’8 maggio 1994. Di quanti vanno al sepolcro, solo di lei si dice che stava “vicino al sepolcro e piangeva”. Il suo è il pianto dell’amore. Lo conosciamo tutti.

Pensando che fosse il custode del giardino. Perché Maria non riconosce Gesù? Ciò avviene spesso nelle apparizioni del risorto, quasi sempre. Perché il risorto lo si vede solo attraverso gli occhi dell’anima, cioè attraverso la fede e lei ancora non crede.
La fede non è lei a darsela. La fede è un dono, una chiamata. Ma da parte sua c’è la ricerca, l’attesa. Quell’attesa l’ha trattenuta presso il sepolcro, mentre le altre donne e Pietro e Giovanni sono tornati a casa. E’ restata dove pensava di essere più vicina all’amato che ora è l’assente. E’ restata lì a piangere la sua assenza e mentre piange si china verso il sepolcro, a cercarlo di nuovo. La sua ricerca non ha requie. Ma non giunge a nulla finchè non arriva la chiamata da parte di Gesù.

Gesù le disse: ‘Maria!’Ella gli disse in ebraico: ‘Rabbunì!’ “Maria!”: “Questa parola vale tutto il Vangelo” (Divo Barsotti, Meditazioni sulle apparizioni del risorto, Queriniana, Brescia 1989, p. 32). In questo dialogo è riassunto l’incanto, il mistero, l’avventura dell’incontro dell’umanità con il suo sposo, il redentore.
C’è di stupefacente la chiamata per nome: “Maria!” Il Risorto ci chiama per nome.
Entrare in questo dialogo comporta che ognuno di noi si collochi nella posizione della Maddalena e che riscopra in sè il desiderio femminile di aggrapparsi al Signore.
“Rabbunì” è parola aramaica che costituisce una variante affettiva e familiare di “rabbi”, maestro: come a dire “Maestro mio”.
A ognuno di noi il Risorto dice, chiamandoci per nome: “Antonio!”, “Marta!” E Antonio e Marta rispondono “Signore mio, Gesù mio!”

Non mi trattenere ma va’ dai miei fratelli. E’ la scena del “Noli me tangere”, non mi toccare, come suonava in latino il “non mi trattenere” della nostra attuale traduzione. Una scena cara alla spiritualità cristiana e all’iconografia della Pasqua. Il Vangelo non lo dice, ma possiamo immaginare – come hanno fatto i pittori – che la nostra Maria, che qui tutti ci rappresenta, sentendo la voce del Maestro si sia gettata ai suoi piedi e gli abbia abbracciato le ginocchia.
“Non mi trattenere”: il Signore non lo dobbiamo tenere per noi. La notizia dell’incontro la dobbiamo comunicare ai “fratelli”.

Va’ dai miei fratelli e di’ loro. E’ l’unico “vai” della Bibbia rivolto a una donna, insieme all’altro “andate” che in Matteo (28,10) il Risorto rivolge collettivamente alle donne che tornano dal sepolcro, dove già avevano ascoltato l’annuncio degli angeli. Le “vocazioni” e i “mandati” che vengono da Dio riempiono la Bibbia e si sentono dire “vai” e “andate” Abramo e Mosè, Geremia e Giona, i profeti e gli apostoli. Ma anche – nel mattino di Pasqua – Maria e le altre donne. La vocazione più importante è per loro.
A dire il ruolo delle donne nella Chiesa c’è Maria di Nazaret e c’è questo comando pasquale a Maria di Magdala.

Perché non sono ancora salito al Padre. L’unione di Cristo con l’umanità sua sposa sarà piena solo nel Cielo. Non può realizzarsi nella storia. Nella storia essa va attesa, invocata, preparata.
Questa attesa delle nozze può essere narrata con l’invocazione e la promessa finali dell’Apocalisse, quando la sposa dice : “Vieni, Signore Gesù” e il Signore risponde: “Sì, vengo presto!” (Apocalisse 22, 20).

Ho visto il Signore. Non l’ha riconosciuto al primo momento: “Si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù”. Non l’ha riconosciuto alla vista ma alla voce e anche qui c’è un insegnamento: Gesù non ci ha lasciato la sua immagine, ma le sue parole; anche nella nostra vita egli giunge meglio e più a fondo attraverso la parola piuttosto che per ogni altra via conoscitiva.
Ma soprattutto dobbiamo dire che Maria riconosce Gesù sentendosi chiamare per nome.
Il cristianesimo propone un Dio vicino, che ci chiama per nome e che invita ognuno a un rapporto di amicizia e di intimità.
“Quando la voce di Gesù risorto ci scuote, allora anche gli occhi si aprono e possiamo dire con Maria di Magdala: ‘Ho visto il Signore’ ” (Carlo Maria Martini, I racconti della passione, Morcelliana 1994, p. 156).

Chi è oggi Maria di Magdala? Concretamente, come persona e come donna ma anche simbolicamente: come tipo umano e come figura che impersona una comunità.
In lei – liberata da sette demoni – possiamo vedere l’umanità di oggi che attende la liberazione da innumerevoli demoni.
In lei troviamo ancora più direttamente la Chiesa di oggi, che quella liberazione l’ha sperimentata e di quella guarigione porta i segni insieme alle cicatrici delle passate tribolazioni.
Chi o che cosa saranno questi demoni? Patologie del corpo o della mente o dell’anima, o vere e proprie possessioni diaboliche. Alda Merini – poetessa milanese di oggi, di grande genio – si paragona a Maria di Magdala nella “Lettera ai figli” e si descrive – per una fase della vita – come “impazzita di estrema lussuria”. Ecco: uno dei sette demoni che avevano infuriato in Maria di Magdala poteva ben essere il “demone della lussuria”, o forse quello della pazzia.
Tutti gli impazzimenti umani che conosciamo li possiamo mettere nel novero di quei sette demoni.
Era tra coloro che servivano Gesù. Non aveva un incarico preciso, un ministero riconosciuto. Ma lo seguiva ed era nel gruppo delle donne che lo sostenevano con i loro beni. Forse, lei, soprattutto con la sua forza, la sua attenzione, l’industria del suo amore.
Sono tante oggi le donne che fanno questo, senza che sia loro riconosciuto alcun ministero. Alcune magari si dicono atee ma seguono e servono il Signore nei suoi poveri. A esse – credenti e non credenti – Cristo ripete: “L’avete fatto a me”.
Ci sono donne anche oggi dove si alzano le croci. Si avvedono spesso per prime delle croci che vengono alzate nella vasta scena del mondo, a partire da quelle che vengono alzate intorno a loro.
Chi piange accanto a un sepolcro: questi è oggi – e sempre – Maria di Magdala.
Lei giunta al sepolcro resta “all’esterno”. Dentro vanno Pietro e Giovanni. Gli anziani, gli apostoli, gli uomini. Lei conosce il suo posto, che è minore, secondario. Ma a quel posto lei fedele, non l’abbandona.
La possiamo trovare – la nostra Maria – in chi piange perché ha perduto il Signore e lo cerca tra le lacrime. E si china a guardare nel buio del sepolcro. “Dove l’hanno posto?” – Dov’è andato? – Perché non risponde al mio grido?
In chi – cioè – non ristà dall’interrogarsi e interrogare – interroga gli angeli e interroga il custode del giardino su “dove l’hanno posto”. Continua a cercare pur avendo nel cuore poca speranza e tante lacrime negli occhi.
In chi resta solo in tale ricerca mentre gli altri rinunciano scoraggiati. Oggi è frequente tra i credenti l’esperienza della solitudine, mentre intorno tanti cedono alla tentazione di non credere.
Ma la nostra Maria è anche immagine di chi cerca il Signore dove non è, tra i morti, in un sepolcro; o magari nel paranormale, nei miracoli che dovrebbero trascinare le folle. Gesù tuttavia non disprezza quell’amore ingenuo e quella ricerca sbagliata, ogni volta che è mossa dall’amore. Purchè sia mossa dall’amore.
Maria “vide Gesù ma non sapeva che fosse Gesù”: qui ci sono quelli che non hanno fede e ci siamo tutti noi per quella parte del nostro cuore e della nostra mente che non accetta di obbedire alla fede. Non dovremmo considerarci dunque lontani dal giardino di Pasqua se avvertiamo quella tentazione. Purchè non abbandoniamo mai la nostra interrogazione.
Infine in Maria di Magdala troviamo quanti ricevono il dono di poter dire: “Ho visto il Signore”. E’ stata la prima a poterlo dire nella storia. Da lei è partita una successione di testimoni e di apostoli che è giunta fino a noi. Siamo tutti chiamati a inserirci in quella catena e a somigliarle quando ci sarà dato di affermare gioiosamente: “Io credo in Gesù, io credo nel Dio di Gesù Cristo”.

Buon mattino di Pasqua. Ragazzi che mi ascoltate, questa donna tribolata e piangente ed esultante che è Maria di Magdala la ritroveremo il mattino di Pasqua, nell’inno detto “Sequenza pasquale”. Vi faccio i miei auguri dandovi appuntamento a quel momento, proponendovi a chiusura di questa conversazione le parole della sequenza che si riferiscono alla nostra Maria:
Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via? La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto, e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti. Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea”.