“Dio comunica”: inno del padre Lombardi all’arte della comunicazione

Presentando qui nel blog il volume di FEDERICO LOMBARDI, Papi, Vaticano, comunicazione. Esperienze e riflessioni (Editore Ancora 2021) in occasione dei suoi ottant’anni, accennai al Prologo in cielo e in terra che apre il volume qualificandolo come un inno alla comunicazione. In quell’occasione ne riferii i contenuti ma oggi qui lo riporto per intero: ritengo sia il testo migliore, anche letterariamente, che il padre Lombardi abbia scritto e la più sapida delle sue pagine sapienziali di cui ha fatto dono, per anni, agli amici e agli operatori della comunicazione. Lo riporto nei primi due commenti: per prima la parte – per così dire – poetica e per seconda quella in prosa.

4 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Prologo in cielo e in terra

    Dio comunica.
    Dio è uno ma in tre persone, che dialogano fra loro, comunicano nell’amore. Giovanni indica il nome di una di esse come “il Verbo, la Parola”: “In principio era il Verbo, la Parola, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Giov 1,1).
    Proprio perché Dio vive comunicando amore nel suo mistero crea il mondo. “Tutto è stato fatto per mezzo di Lui, la Parola” (Giov 1,3).
    Dio crea comunicando, parlando, per donare il suo amore e la sua ricchezza infinita alle creature. “Dio disse: Sia la luce…” (Gen 1,3).
    Dio crea l’uomo e la donna perché ci siano creature che possano a loro volta comunicare con lui, conoscerlo e amarlo, dialogare con lui. “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen 1,27). Dio parla con Adamo ed Eva.
    Dio crea l’uomo e la donna perché le creature possano comunicare fra loro, nella conoscenza e nell’amore, e proprio grazie alla comunicazione fra loro possano crescere nella conoscenza e nell’amore.
    Dio parla alla coscienza di Adamo, di Eva, di Caino perché riconosca il loro peccato.
    Dio parla a Noè perché il creato non venga distrutto e l’uomo riconosca l’arcobaleno della pace.
    Ma la comunicazione fra gli uomini si confonde e si interrompe per la loro superbia e volontà di dominio. E’ Babele, la confusione delle lingue e la dispersione.
    Allora Dio parla di nuovo ad Abramo, comunica di nuovo per aprire una nuova via per la storia di salvezza.
    E continua a parlare attraverso i profeti e i sapienti, perché nella storia e nel mondo impariamo ad ascoltare e leggere le parole di Dio. “Molte volte e in molti modi nei tempi antichi aveva parlato ai nostri padri, per mezzo dei profeti” (Ebrei 1,1).
    Infine: “In questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Ebrei 1,2). “Il Verbo, la Parola, si fece carne” (Giov 1, 14).
    La missione del Figlio è di comunicare, annunciare la Buona Notizia, il Vangelo (Lc 4,18-19).
    Gesù comunica il Vangelo, con le parole, con i gesti, con la sua vita intera.
    Gesù chiama gli Apostoli perché collaborino alla sua missione, comunicando il Vangelo: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).
    A Pentecoste lo Spirito scende sugli Apostoli, che escono a predicare, e tutte le persone, pur appartenendo a popoli e lingue diverse, li intendono parlare nella stessa lingua. La confusione di Babele è superata con l’annuncio del Vangelo accompagnato dallo Spirito mandato da Cristo risorto. Nasce una comunità nuova.
    Gli Apostoli si disperdono nel mondo per comunicare a tutti i popoli, di ogni nazione e razza, in ogni parte del mondo. Infatti “come potranno credere senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?“ (Rom 10, 14).
    Tutta la storia della Chiesa e della fede in Gesù Cristo continua attraverso la catena della comunicazione da credente a credente, di fede in fede; nella testimonianza dei genitori ai figli, dei sacerdoti ai fedeli e di questi fra loro, dei missionari ai pagani..; con la parola viva, con le lettere, con gli scritti copiati e ricopiati, con le immagini dipinte sulle pareti delle chiese…; poi con i libri e i fogli stampati, con le pubblicazioni periodiche, poi con la radio, con la televisione, poi…
    I papi e il Concilio Vaticano II non esitano a parlare con entusiasmo convinto delle nuove possibilità della comunicazione nel mondo contemporaneo, per continuare sempre più efficacemente la missione della Chiesa di annuncio del Vangelo e per la crescita della comunità umana in relazioni sempre più intense di conoscenza e di amore. Il titolo del Documento del Concilio su questi temi è espressivo: Inter mirifica (“Tra le meravigliose invenzioni…”) e tutto il magistero seguente si pone nella stessa linea positiva.
    Insomma: il rapporto tra Dio, la creazione e l’umanità è in certo senso comunicazione. La missione di Gesù è comunicazione. La missione della Chiesa è comunicazione. La crescita dell’umanità e della pace avviene attraverso la comunicazione…

    4 Ottobre, 2022 - 18:56
  2. Luigi Accattoli

    Quando i miei Superiori mi destinarono a lavorare nella redazione della Civiltà Cattolica, io, che ero stato ordinato da poco, ma avevo vissuto la mia preparazione al sacerdozio prima stando con i giovani, poi facendo servizio ai lavoratori emigrati in Germania, naturalmente obbedii, ma mi parve che si trattasse di una deviazione rispetto a ciò per cui primariamente ero stato chiamato alla vita religiosa e al sacerdozio. Ci misi molti anni a trovare una piena unità interiore tra la mia identità religiosa e l’attività “professionale” di comunicazione a cui ero stato destinato e in cui avrei dovuto passare la gran parte della mia vita. Ma alla fine penso di esserci quasi riuscito. Per i motivi ricordati prima. Potevo essere religioso e sacerdote, e lavorare senza rimpianti a tempo pieno nelle diverse attività di comunicazione che mi erano affidate. Perché il nostro rapporto con Dio e con gli altri, perché diffondere la Buona Notizia e costruire la pace… è comunicazione.
    Penso che questi principi elementari, ma fondamentali per ogni “teologia” e ancor più per ogni
    “spiritualità” della comunicazione, possano essere preziosi per chiunque debba impegnarsi in questo
    campo, come lo sono stati per me, al fine di capire che non si trova in un ambito particolare, ma nel cuore della fede, della vita e della missione della Chiesa.

    4 Ottobre, 2022 - 18:56
  3. maria cristina venturi

    C’ e’ un grande equivoco : la ” comunicazione di Dio” e’ espressa dalla Rivelazione Divina cioe’ dalla Bibbia.
    La Bibbia puo’ essere commentata ,interpretata ma non c’ e’ altra rivelazione divina tranne la Bibbia. Come ha detto il card. Koch ai vescovi tedeschi non bisogna cadere nell’ errore che ci siano altre “rivalazioni divine” aggiuntive e piu’ moderne, dettate dallo ” spirito dei tempi”. In questo errore caddero i cristiani tedeschi al tempo del nazismo che interpretarono lo spirito dei tempi ( cioe’ il nazismo) come ulteriore rivelazione divina. No ,la rivelazione divina si trova nei testi biblici, non cambia, non e olive, non muta ,non si contraddice con l’ evolvere della storia.
    Dio comunica ma non e’ un cronista che comunica basato sull’ oggi : e’
    Colui che tesse la Trama e l’ Ordito dei Tempo, e comunica le regole per interpretare tale trama e ordito che valgono per tutti i tempi, per SEMPRE.

    5 Ottobre, 2022 - 17:13

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