Gesù ci ha insegnato a chiamarlo Padre: Padre nostro

Il Cristo risorto della “Porta della preghiera” di Lello Scorzelli – Basilica di San Pietro in Vaticano – 1972 – per introdurre la registrazione audio dell’ultimo appuntamento di Pizza e Vangelo, di lunedì 20 aprile, nel quale leggemmo il Padre Nostro secondo Matteo. Qui sotto il link all’audio, nei commenti il testo della scheda preparatoria alla lectio

4 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Sono felice di questo appuntamento nel quale commenteremo il Padre Nostro che ci è narrato dal Vangelo di Matteo: questa preghiera mi esalta perchè raccoglie in sette domande la somma dei miei desideri. Perché mi autorizza a parlare a Dio chiamandolo “padre”, e con ciò mi chiama a diventare suo figlio e fratello d’ognuno. Perché mi garantisce che tutto questo non è un’illusione, dal momento che quelle parole ci furono dettate da Gesù.
    Sono felice di leggere con un gruppo di amici – di fratelli – il Padre Nostro anche se la mia interpretazione non può che essere vergognosa di sé, ben sapendo io che la preghiera di Gesù è stata commentata nei secoli dai più grandi tra i padri della Chiesa, i teologi, i santi. Tertulliano e Girolamo, Cirillo di Gerusalemme e Gregorio di Nissa, Origene, Ambrogio, Agostino e naturalmente Tommaso d’Aquino. Un commento al Padre Nostro, dettato da San Francesco, lo troviamo nelle Fonti Francescane: nell’edizione del Messaggero di Sant’Antonio 1980 è alle pp. 180s. Una parafrasi del Padre Nostro la offre Dante nel canto XI del Purgatorio.
    Venendo ai nostri giorni, un commento aggiornato è nel Catechismo della Chiesa Cattolica ai paragrafi 2802-2865. Papa Ratzinger dedica al Padre Nostro il capitolo 5 del secondo volume del Gesù di Nazaret intitolato La preghiera del Signore. Per primo Tertulliano affermò che il Padre Nostro “è la sintesi di tutto il Vangelo” e su questa sentenza si è avuta nei secoli una generale convergenza.
    Sarà dunque con umiltà che leggeremo e ci impegneremo a interpretare. Un impegno che potrebbe portarci a un uso più frequente dell’appellativo “Padre” rivolto al Dio di Gesù Cristo che ha una ricorrenza crescente in epoca apostolica, segno di un uso allora progressivo: figura 5 volte in Marco, 17 in Luca, 45 in Matteo, 118 in Giovanni, Vangelo nel quale Padre diventa sinonimo di Dio. E tale valenza della parola Padre la troviamo anche in Paolo: “Per noi c’è un solo Dio: il Padre” (Prima Corinti 8, 6).
    Padre era detto anche il Dio di Israele: nell’Antico Testamento l’appellativo ricorre 14 volte, ma il salto che esso compie con Gesù è fuori discussione: nei Vangeli Gesù indica Dio come padre 170 volte e 21 volte lo chiama Padre nelle sue preghiere.
    Del Padre Nostro abbiamo due testi: uno trasmesso da Matteo, l’altro – più breve – da Luca. Gli studiosi in maggioranza reputano la redazione lucana meglio rispondente all’insegnamento di Gesù quanto alla brevità, ma segnalano passaggi della redazione matteana maggiormente rispondenti al sostrato aramaico, che era la lingua parlata dal Nazareno.

    24 Aprile, 2026 - 18:59
  2. Luigi Accattoli

    Matteo 6, 9-15. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, 10venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. 11Dacci oggi il nostro pane quotidiano, 12e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, 13e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. 14Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

    24 Aprile, 2026 - 19:00
  3. Luigi Accattoli

    Ci affidiamo per il commento al biblista Alberto Maggi dell’Ordine dei Servi di Maria, autore del volume Padre dei poveri. Traduzione e commento del Padre Nostro di Matteo, Cittadella 2007. Per ragioni di brevità, la seguente spiegazione dei singoli versetti è una mia sintesi di quanto il biblista espone in una videoconferenza del 29 novembre 2020.
    v. 9: Voi dunque pregate così. Con il Padre Nostro, che è l’unica preghiera che insegna ai discepoli, Gesù non detta una formula da recitare ma indica i contenuti da mettere ad argomento del nostro dialogo con il Padre.
    v. 9 b: Padre nostro che sei nei cieli. Con la parola Padre si segnala il superamento di ogni distanza: il Dio che chiami Padre non è più il Dio lontano. L’appellativo “nostro” sta a segnalare che questa preghiera è sempre posta a nome della comunità anche quando è pronunciata in solitudine. Con le parole “che sei nei cieli” non viene indicato un luogo dove il Padre si trovi ma la sua superiorità a ogni umana autorità e a ogni realtà creata – gli antichi collocavano “nei cieli” molte divinità e “potenze” e persino i re e gli imperatori: per Gesù nei cieli c’è soltanto il Padre.
    v. 9 c: sia santificato il tuo nome. Venga riconosciuto il tuo nome: riconosciuto come “santo santo santo” secondo il versetto di Isaia (6, 3), cioè come totalmente santo. Il nome nel linguaggio biblico indica la persona e dunque qui si invoca il riconoscimento, l’accettazione, della paternità divina da parte di ogni creatura. Il nome del Dio di Gesù Cristo non è più Yahvé, nome del Dio nazionale di Israele, ma Padre: ovvero un Padre per tutta l’umanità.
    v. 10: venga il tuo regno. Si estenda la tua signoria sull’universo intero e sull’intera umanità – nel Regno ci siamo già: “il regno di Dio è in mezzo a voi” (Luca 17, 21) – non è affatto necessario che esso venga, o abbia inizio – ciò che si deve ancora realizzare è il pieno governo del Padre su ciascuno di noi e sull’intera realtà.
    v. 10 b: sia fatta la tua volontà. Si compia la tua volontà – la volontà del Padre: ovvero che ogni uomo diventi suo figlio tramite la pratica di un amore simile al suo, quale ci è stato insegnato dal suo figlio “primogenito” – chiamati a essere “figli adottivi mediante Gesù Cristo” (Efesini 1, 5) noi chiediamo che questa figliolanza si realizzi per l’intera umanità – essa si realizza con la comunicazione ai figli, da parte del Padre, della sua stessa capacità d’amore.
    v. 10 c: come in cielo così in terra. E’ una specificazione della portata cosmica dell’adempimento della volontà del Padre, cioè dell’estensione piena del suo Regno, del riconoscimento del suo nome, dell’accettazione della sua paternità: qui si chiede che tutti i tre compimenti invocati fino a questo momento abbino piena realizzazione sia in cielo e sia in terra cioè in tutto il creato – il cielo degli antichi era popolato di potenze superiori all’umano e anche avverse ad esso – proponendoci questa invocazione Gesù ci libera dal timore verso di esse – con la sua venuta il cielo viene tutto riportato sotto la signoria del Padre.
    v. 11: Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Con la parola “quotidiano” viene tradotto l’aggettivo epiousios che non ha altre ricorrenze nella lingua greca e che costringe i traduttori a laboriose interpretazioni. Noi l’intenderemo come il pane di vita, o della vita, “il pane dal cielo, quello vero, che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (Giovanni 6, 32) – con questa invocazione non chiediamo il pane dei fornai ma un pane che è alimento per il cielo – un pane efficace e duraturo che va identificato con la persona di Gesù, che ci dà alimento con le sue parole e con l’Eucarestia: “io sono il pane della vita” (Giovanni 6, 35) – un pane che sia fondamento della comunità, che sia di aiuto a rimettere i debiti, a resistere alla prova dell’apostasia, a vincere le insidie del Maligno: che abbia cioè in sé la capacità di dare risposta, di realizzare le tre ultime invocazioni – questa domanda sta al centro dell’intera preghiera come cerniera e garanzia per quanto è detto prima e per quanto sarà detto dopo.
    v. 12: e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori: cancella i nostri debiti come noi abbiamo cancellato quelli dei nostri debitori – la volontà di Dio è che nella comunità dei suoi figli non vi sia nessun bisognoso e non vi siano debitori e creditori – il condono dei nostri debiti da parte del Padre è subordinato al condono che noi offriamo agli altri.
    v. 13: e non abbandonarci alla tentazione. Non metterci alla prova, non permettere che restiamo schiacciati dalla prova, dall’estremo pericolo, del rischio di abbandonare la fede nel momento della persecuzione – nel Getsemani Gesù farà sua questa invocazione e dirà al discepoli: “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione” – per non venire meno nella prova (Matteo 26, 41).
    v. 13 b: ma liberaci dal male: liberaci dal Maligno e dalle sue tentazioni, le stesse che il Satana ha proposto a Gesù nel deserto e che si ripresentano continuamente nella vita della comunità. Esse costituiscono per essa un rischio mortale: dobbiamo dunque vedere in questa domanda la richiesta dell’aiuto del Padre che ci è necessario per resistere alla seduzione del potere, del successo, della gloria terrena.
    15: Se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe: il perdono del Padre diviene effettivo e operativo solo se effettivo e operativo sarà stato il vostro perdono per le colpe altrui verso di noi.

    24 Aprile, 2026 - 19:00
  4. Luigi Accattoli

    Mio commento al Padre Nostro. Tra i tanti commenti al Padre Nostro quasi vergognosamente dico che ce n’è anche uno mio:

    Il padre nostro e il desiderio di essere figli.
    Vademecum di un giornalista per abitare a lungo nella preghiera di Gesù

    EDB, Bologna 2005, pp. 72, euro 6

    Il libretto non è più in commercio ma lo puoi leggere per intero in questa pagina del blog:
    http://www.luigiaccattoli.it/blog/?page_id=251

    24 Aprile, 2026 - 19:08

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