Giovanni annuncia l’arrivo del Regno e Gesù si fa suo discepolo
El Greco, Giovanni Battista, 1600-1605, Museo di belle arti di Valencia – per introdurre la registrazione audio dell’ultima serata di Pizza e Vangelo nella quale leggemmo il capitolo 3 di Matteo, che narra l’andata di Gesù dalla Galilea alla Giudea per farsi battezzare nel fiume Giordano da Giovanni il Battezzatore. Nei commenti un testo di Jean Danièlou, teologo gesuita e cardinale, dal volume Jean Baptiste témoin de l’Agneau (Éditions du Seuil 1964): lettura che propongo in risposta ai partecipanti al nostro appuntamento che manifestarono perplessità verso l’ipotesi che possa esservi stato – tra Gesù e il Battista – un momento di contrasto, di prova, una qualche drammatica difficoltà a capire chi fosse il Messia e quale dovesse essere la sua missione
10 Comments
Luigi Accattoli
La parola a Jean Danièlou – Paragrafo “La notte della fede” del capitolo X del volume GIOVANNI BATTISTA TESTIMONE DELL’AGNELLO – MORCELLIANA 1965 [Titolo originale dell’opera: Jean Baptiste témoin de l’Agneau, by Éditions du Seuil 1964]. Giovanni manda i suoi discepoli da Gesù per dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro? ». Testo difficile da capire perché può essere interpretato erratamente in ognuno dei due sensi. Innanzitutto si può minimizzarlo. Alcuni esegeti hanno pensato che Giovanni Battista mandi i suoi discepoli a fare questa domanda a Gesù, pur essendo da parte sua perfettamente convinto della risposta; li avrebbe mandati per far loro apprendere dalla bocca dello stesso Gesù che egli era proprio colui che doveva venire. Questa interpretazione toglie alla questione ogni significato drammatico. La seconda interpretazione, invece, tende a farci credere che qui vi sia, da parte di Giovanni, un ripensamento su ciò di cui qualche tempo prima era stato convinto dalla teofania del Giordano: la divinità di Gesù, che gli era apparsa in evidenza splendente rendendolo testimone perenne. Pensare che, dopo qualche settimana o qualche mese, la fede di Giovanni sia totalmente scossa, ci riesce assai difficile.
In verità, sembra proprio – è il parere della Bibbia di Gerusalemme e di numerosi esegeti – che a questo momento vi sia per Giovanni una prova vera, non un ripensamento totale, ma la prova stessa della fede. La fede di Giovanni non è tanto scossa, quanto provata, con quello che sempre mette alla prova la fede: il modo in cui vanno le cose. La fede introduce sempre in vie sconcertanti, in relazione alle esperienze precedenti e di conseguenza al modo in cui si immaginavano le cose. Giovanni Battista si era immaginato le cose in un determinato modo che noi conosciamo molto bene perché lo esponeva nella sua predicazione, cioè che la conversione era urgente, perché Dio stava per manifestarsi in potenza nel tuono e nel fuoco, per venire a giudicare il mondo, per condannare i peccatori e per salvare i giusti. Giovanni Battista attendeva dunque una manifestazione messianica nel senso in cui l’attendevano gli Ebrei più religiosi di quel tempo, come ad esempio i santi monaci delle sponde del mar Morto, non simile ad una clamorosa vittoria politica, come la immaginavano gli zeloti, ma come la gloriosa venuta di Dio nel deserto: «Io sono la voce di colui che grida: ‘Preparate le vie del Signore’».
28 Novembre, 2025 - 10:10
Luigi Accattoli
Il Battista è disorientato. Ma le cose non vanno assolutamente in questo modo. « Beato colui che non troverà in me occasione di scandalo» (Mt. 11, 6), dice Gesù. Gesù sa che per gran parte degli Ebrei sarà ragione di scandalo, che va preparando loro un trabocchetto nel vero senso della parola. Per Gesù che amava il suo popolo, questa è una cosa tragica. Gli Ebrei vi inciamperanno anziché riconoscerlo, perché essi saranno da lui totalmente delusi. Invece di quella manifestazione di potenza con la quale essi si aspettavano che Jahvé manifestasse la sua gloria splendente agli occhi delle genti e testimoniasse che il Dio d’Israele era il vero Dio, il Signore rivelerà le sue vie attraverso l’oscurità, l’umiltà, la pazienza. È comprensibile come anche Giovanni sia disorientato e venga a domandare a Gesù una conferma. Egli non perde la fede, ma si trova nella più completa oscurità. E questo è, in determinati momenti, la condizione stessa della fede. Per esserne convinti non c’è che leggere san Giovanni della Croce. Giovanni Battista testimonia qui quel momento della fede in cui chi crede è disorientato per il modo con il quale Dio conduce le cose; allora non gli resta altro ricorso che la fede allo stato assolutamente puro, il ricorso a colui che è la sorgente stessa della fede. E questo fa Giovanni Battista; egli si rivolge a Gesù stesso; gli presenta le sue difficoltà, rimettendosi interamente nelle sue mani.
Dobbiamo precisare ciò che disorienta Giovanni. La caratteristica che in Dio gli sembra primaria è la sua totale assenza di complicità con il peccato. E questo è veramente primario perché è ciò che fa sì che Dio sia Dio. Giovanni Battista, come Elia, è prima di tutto profeta della santità di Dio. Ora, in Gesù comincia a manifestarsi un altro volto. Esso ci appare nella risposta di Gesù a Giovanni: «Andate e riferite a Giovanni quello che voi udite e vedete: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, ai poveri è annunziata la buona novella; ed è beato colui che non troverà in me occasione di scandalo». Ecco lo scandalo.
Sia per Giovanni che per questi Ebrei compenetrati dal senso della grandezza di Dio, lo scandalo è proprio l’eccesso di misericordia, è questa manifestazione nella quale Dio, invece di presentarsi come colui che condanna il peccato, appare come colui che viene a salvare il peccatore. E hanno ragione di essere disorientati perché, normalmente, al peccato dovrebbe rispondere la collera. La misericordia è assolutamente insperata, sconcertante, perché va al di sopra e oltre la collera. Essa è più misteriosa della collera perché questa risponde all’ordine naturale delle cose; ogni uomo che si trovi nel peccato deve essere colpito come peccatore, è l’esperienza stessa che vive l’uomo peccatore: esso si sente lontano e separato da Dio, condannato da Lui. Credere alla misericordia è molto più difficile, essa infatti ci assicura che quando noi siamo impuri, mentitori, orgogliosi, la potenza dello Spirito Santo è capace di superare tutto e di renderci nuovamente possibile l’ingresso vicino al Padre.
28 Novembre, 2025 - 10:11
Luigi Accattoli
Dalla missione della condanna a quella della misericordia. Viene immediato l’accostamento di questo testo riguardante Giovanni Battista, con il brano del Primo Libro dei Re (19, 9-13) nel quale Jahvé converte Elia a quella medesima verità alla quale Gesù converte il Battista. “Là entrò in una grotta e vi passò la notte. Ed ecco la parola del Signore gli fu rivolta e disse: che cosa fai qui, Elia?. Ed egli rispose: sono agitato di zelo per il Signore, Iddio delle Schiere, perché i figli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto, hanno distrutto i tuoi altari e hanno trafitto di spada i tuoi profeti; sono rimasto io solo e cercano di togliermi la vita. Allora il Signore gli disse: esci fuori e fermati sul monte davanti al Signore. Ed ecco passare il Signore preceduto da un forte vento che squarciava i monti e spezzava le pietre, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento un terremoto ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto un fuoco; ma il Signore non era nel fuoco. E dopo il fuoco un rumore d’aura lieve. Quando Elia lo udì, si coprì la faccia col mantello, e uscì fuori e si fermò sull’entrata della grotta». Con questa quadruplice manifestazione, Jahvé vuol far capire ad Elia che egli non è soltanto nel fuoco, nel terremoto, nel vento, come era lo Jahvé del Sinai, ma è anche nel soffio leggero; ciò che lascia intuire un messaggio più interiore e misericordioso.
Giovanni ottiene dunque una riposta alla sua domanda. Riconosce che Gesù è proprio colui che doveva giungere a questa rivelazione della misericordia. Ma in questo mondo della misericordia egli non ha ancora diritto di entrare. Deve rimanere alle soglie, deve continuare a svolgere il suo compito, che è quello della condanna, quando già Gesù comincia il suo che è quello del perdono. Giovanni, tuttavia, non è affatto schiavo del suo atteggiamento, è soltanto fedele alla sua missione. La rivelazione del tempo della misericordia è per lui un’esperienza spirituale incomparabile che lo inizia alla contemplazione di questo momento nuovo e supremo della storia della salvezza: quello in cui il Piglio dell’uomo offre la sua vita per il mondo peccatore. Egli già l’aveva capito allorché aveva designato Gesù come l’agnello che prende su di sé il peccato del mondo. È ciò che aveva avuto in missione di preparare; e di ciò è il testimone ammirato, pur non avendo il diritto, proprio per fedeltà, di interferire nella missione di un altro. Giovanni non fa quello che soltanto Gesù può e deve fare.
28 Novembre, 2025 - 10:15
fiorenza
“il Signore rivelerà le sue vie attraverso l’oscurità, l’umiltà, la pazienza.” (Così difficile questo, mi dico. Così vero)
“È comprensibile come anche Giovanni sia disorientato”. (Tutto è grande, tutto, anche il disorientamento, nella sua misteriosa figura).
“Egli non perde la fede, ma si trova nella più completa oscurità. E questo è, in determinati momenti, la condizione stessa della fede. Per esserne convinti non c’è che leggere san Giovanni della Croce.” (Ecco, questo è un altro invito al viaggio, che sarà lungo, con Giovanni della Croce…. Vedi, questo è solo un minimo esempio di come io procedo nel leggerti. Sempre così: molto lentamente. Questa volta di più.)
Con gratitudine.
1 Dicembre, 2025 - 1:17
fiorenza
Buon Tempo di Avvento, carissimo Luigi.
1 Dicembre, 2025 - 1:19
fiorenza
Riprendo , ora, dal Battista disorientato o “nella più completa oscurità”.
Riprendo cioè dalle tue considerazioni sulla pietra di inciampo in cui Giovanni si imbatte di fronte all’agire misericordioso del Signore, e proprio là dove lui, Giovanni, usava e si sarebbe aspettato la severità e la collera anche da Colui che doveva venire.
Piccola nota marginale: la tua lettura mi ha fatto riflettere su quanto siano ricchi anche di psicologia (di più: proprio di competenza psicoanalitica) i Vangeli, e in particolare quello di Matteo, e tutto questo duemila anni prima che la Psicoanalisi nascesse: ora capisco meglio perché Freud, pur dichiarandosi ateo, citava tanto la Bibbia, non solo nei suoi scritti ma anche nel quotidiano del suo lavoro con i pazienti. Scrivo questo a te, a bassa voce, come a confidare (tra parentesi) una cosa personale e approfittando della tua pazienza. So bene che, di fronte all’immensità di ciò che stiamo leggendo e alla profondità del tuo commento, dovrei notare ben altro.
1 Dicembre, 2025 - 23:14
Luigi Accattoli
Fiorenza è bello trovarti qui, magari una volta alla settimana, che provi ad accordarti al mio solfeggio. Mi è di aiuto, perché ora – a differenza del passato – qui non si ferma nessuno a fare due chiacchiere, ma molti passano, lo so dai messaggi che mi arrivano… e dunque i tuoi commenti li interpreto come saluti in qualche modo collettivi… o di gruppo… ti prendo a portavoce dei visitatori… buon sabato e buona domenica…
5 Dicembre, 2025 - 18:00
fiorenza
Caro Luigi Accattoli, maestro di vita, grazie per il dono della tua risposta. Contraccambio inviandoti il link al Commento alle Letture della seconda Domenica di Avvento di don Claudio Doglio. Sicuramente tu conosci già questo suo “AscoltarTi è una festa” ma te lo invio lo stesso: lui è l’altro mio maestro di vita e mi fa bene seguirlo (fedelmente come seguo te) in tutto quello che dice. E buon sabato e buona domenica anche a te. https://www.youtube.com/watch?v=87oMm3LVzFM&t=14s
6 Dicembre, 2025 - 13:27
Luigi Accattoli
Ascolto spesso don Claudio ma non avevo ancora visto la lectio che mi hai mandato. Grazie…
La parola a Jean Danièlou – Paragrafo “La notte della fede” del capitolo X del volume GIOVANNI BATTISTA TESTIMONE DELL’AGNELLO – MORCELLIANA 1965 [Titolo originale dell’opera: Jean Baptiste témoin de l’Agneau, by Éditions du Seuil 1964].
Giovanni manda i suoi discepoli da Gesù per dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro? ». Testo difficile da capire perché può essere interpretato erratamente in ognuno dei due sensi. Innanzitutto si può minimizzarlo. Alcuni esegeti hanno pensato che Giovanni Battista mandi i suoi discepoli a fare questa domanda a Gesù, pur essendo da parte sua perfettamente convinto della risposta; li avrebbe mandati per far loro apprendere dalla bocca dello stesso Gesù che egli era proprio colui che doveva venire. Questa interpretazione toglie alla questione ogni significato drammatico. La seconda interpretazione, invece, tende a farci credere che qui vi sia, da parte di Giovanni, un ripensamento su ciò di cui qualche tempo prima era stato convinto dalla teofania del Giordano: la divinità di Gesù, che gli era apparsa in evidenza splendente rendendolo testimone perenne. Pensare che, dopo qualche settimana o qualche mese, la fede di Giovanni sia totalmente scossa, ci riesce assai difficile.
In verità, sembra proprio – è il parere della Bibbia di Gerusalemme e di numerosi esegeti – che a questo momento vi sia per Giovanni una prova vera, non un ripensamento totale, ma la prova stessa della fede. La fede di Giovanni non è tanto scossa, quanto provata, con quello che sempre mette alla prova la fede: il modo in cui vanno le cose. La fede introduce sempre in vie sconcertanti, in relazione alle esperienze precedenti e di conseguenza al modo in cui si immaginavano le cose. Giovanni Battista si era immaginato le cose in un determinato modo che noi conosciamo molto bene perché lo esponeva nella sua predicazione, cioè che la conversione era urgente, perché Dio stava per manifestarsi in potenza nel tuono e nel fuoco, per venire a giudicare il mondo, per condannare i peccatori e per salvare i giusti. Giovanni Battista attendeva dunque una manifestazione messianica nel senso in cui l’attendevano gli Ebrei più religiosi di quel tempo, come ad esempio i santi monaci delle sponde del mar Morto, non simile ad una clamorosa vittoria politica, come la immaginavano gli zeloti, ma come la gloriosa venuta di Dio nel deserto: «Io sono la voce di colui che grida: ‘Preparate le vie del Signore’».
Il Battista è disorientato. Ma le cose non vanno assolutamente in questo modo. « Beato colui che non troverà in me occasione di scandalo» (Mt. 11, 6), dice Gesù. Gesù sa che per gran parte degli Ebrei sarà ragione di scandalo, che va preparando loro un trabocchetto nel vero senso della parola. Per Gesù che amava il suo popolo, questa è una cosa tragica. Gli Ebrei vi inciamperanno anziché riconoscerlo, perché essi saranno da lui totalmente delusi. Invece di quella manifestazione di potenza con la quale essi si aspettavano che Jahvé manifestasse la sua gloria splendente agli occhi delle genti e testimoniasse che il Dio d’Israele era il vero Dio, il Signore rivelerà le sue vie attraverso l’oscurità, l’umiltà, la pazienza. È comprensibile come anche Giovanni sia disorientato e venga a domandare a Gesù una conferma. Egli non perde la fede, ma si trova nella più completa oscurità. E questo è, in determinati momenti, la condizione stessa della fede. Per esserne convinti non c’è che leggere san Giovanni della Croce. Giovanni Battista testimonia qui quel momento della fede in cui chi crede è disorientato per il modo con il quale Dio conduce le cose; allora non gli resta altro ricorso che la fede allo stato assolutamente puro, il ricorso a colui che è la sorgente stessa della fede. E questo fa Giovanni Battista; egli si rivolge a Gesù stesso; gli presenta le sue difficoltà, rimettendosi interamente nelle sue mani.
Dobbiamo precisare ciò che disorienta Giovanni. La caratteristica che in Dio gli sembra primaria è la sua totale assenza di complicità con il peccato. E questo è veramente primario perché è ciò che fa sì che Dio sia Dio. Giovanni Battista, come Elia, è prima di tutto profeta della santità di Dio. Ora, in Gesù comincia a manifestarsi un altro volto. Esso ci appare nella risposta di Gesù a Giovanni: «Andate e riferite a Giovanni quello che voi udite e vedete: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, ai poveri è annunziata la buona novella; ed è beato colui che non troverà in me occasione di scandalo». Ecco lo scandalo.
Sia per Giovanni che per questi Ebrei compenetrati dal senso della grandezza di Dio, lo scandalo è proprio l’eccesso di misericordia, è questa manifestazione nella quale Dio, invece di presentarsi come colui che condanna il peccato, appare come colui che viene a salvare il peccatore. E hanno ragione di essere disorientati perché, normalmente, al peccato dovrebbe rispondere la collera. La misericordia è assolutamente insperata, sconcertante, perché va al di sopra e oltre la collera. Essa è più misteriosa della collera perché questa risponde all’ordine naturale delle cose; ogni uomo che si trovi nel peccato deve essere colpito come peccatore, è l’esperienza stessa che vive l’uomo peccatore: esso si sente lontano e separato da Dio, condannato da Lui. Credere alla misericordia è molto più difficile, essa infatti ci assicura che quando noi siamo impuri, mentitori, orgogliosi, la potenza dello Spirito Santo è capace di superare tutto e di renderci nuovamente possibile l’ingresso vicino al Padre.
Dalla missione della condanna a quella della misericordia. Viene immediato l’accostamento di questo testo riguardante Giovanni Battista, con il brano del Primo Libro dei Re (19, 9-13) nel quale Jahvé converte Elia a quella medesima verità alla quale Gesù converte il Battista. “Là entrò in una grotta e vi passò la notte. Ed ecco la parola del Signore gli fu rivolta e disse: che cosa fai qui, Elia?. Ed egli rispose: sono agitato di zelo per il Signore, Iddio delle Schiere, perché i figli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto, hanno distrutto i tuoi altari e hanno trafitto di spada i tuoi profeti; sono rimasto io solo e cercano di togliermi la vita. Allora il Signore gli disse: esci fuori e fermati sul monte davanti al Signore. Ed ecco passare il Signore preceduto da un forte vento che squarciava i monti e spezzava le pietre, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento un terremoto ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto un fuoco; ma il Signore non era nel fuoco. E dopo il fuoco un rumore d’aura lieve. Quando Elia lo udì, si coprì la faccia col mantello, e uscì fuori e si fermò sull’entrata della grotta». Con questa quadruplice manifestazione, Jahvé vuol far capire ad Elia che egli non è soltanto nel fuoco, nel terremoto, nel vento, come era lo Jahvé del Sinai, ma è anche nel soffio leggero; ciò che lascia intuire un messaggio più interiore e misericordioso.
Giovanni ottiene dunque una riposta alla sua domanda. Riconosce che Gesù è proprio colui che doveva giungere a questa rivelazione della misericordia. Ma in questo mondo della misericordia egli non ha ancora diritto di entrare. Deve rimanere alle soglie, deve continuare a svolgere il suo compito, che è quello della condanna, quando già Gesù comincia il suo che è quello del perdono. Giovanni, tuttavia, non è affatto schiavo del suo atteggiamento, è soltanto fedele alla sua missione. La rivelazione del tempo della misericordia è per lui un’esperienza spirituale incomparabile che lo inizia alla contemplazione di questo momento nuovo e supremo della storia della salvezza: quello in cui il Piglio dell’uomo offre la sua vita per il mondo peccatore. Egli già l’aveva capito allorché aveva designato Gesù come l’agnello che prende su di sé il peccato del mondo. È ciò che aveva avuto in missione di preparare; e di ciò è il testimone ammirato, pur non avendo il diritto, proprio per fedeltà, di interferire nella missione di un altro. Giovanni non fa quello che soltanto Gesù può e deve fare.
“il Signore rivelerà le sue vie attraverso l’oscurità, l’umiltà, la pazienza.” (Così difficile questo, mi dico. Così vero)
“È comprensibile come anche Giovanni sia disorientato”. (Tutto è grande, tutto, anche il disorientamento, nella sua misteriosa figura).
“Egli non perde la fede, ma si trova nella più completa oscurità. E questo è, in determinati momenti, la condizione stessa della fede. Per esserne convinti non c’è che leggere san Giovanni della Croce.” (Ecco, questo è un altro invito al viaggio, che sarà lungo, con Giovanni della Croce…. Vedi, questo è solo un minimo esempio di come io procedo nel leggerti. Sempre così: molto lentamente. Questa volta di più.)
Con gratitudine.
Buon Tempo di Avvento, carissimo Luigi.
Riprendo , ora, dal Battista disorientato o “nella più completa oscurità”.
Riprendo cioè dalle tue considerazioni sulla pietra di inciampo in cui Giovanni si imbatte di fronte all’agire misericordioso del Signore, e proprio là dove lui, Giovanni, usava e si sarebbe aspettato la severità e la collera anche da Colui che doveva venire.
Piccola nota marginale: la tua lettura mi ha fatto riflettere su quanto siano ricchi anche di psicologia (di più: proprio di competenza psicoanalitica) i Vangeli, e in particolare quello di Matteo, e tutto questo duemila anni prima che la Psicoanalisi nascesse: ora capisco meglio perché Freud, pur dichiarandosi ateo, citava tanto la Bibbia, non solo nei suoi scritti ma anche nel quotidiano del suo lavoro con i pazienti. Scrivo questo a te, a bassa voce, come a confidare (tra parentesi) una cosa personale e approfittando della tua pazienza. So bene che, di fronte all’immensità di ciò che stiamo leggendo e alla profondità del tuo commento, dovrei notare ben altro.
Fiorenza è bello trovarti qui, magari una volta alla settimana, che provi ad accordarti al mio solfeggio. Mi è di aiuto, perché ora – a differenza del passato – qui non si ferma nessuno a fare due chiacchiere, ma molti passano, lo so dai messaggi che mi arrivano… e dunque i tuoi commenti li interpreto come saluti in qualche modo collettivi… o di gruppo… ti prendo a portavoce dei visitatori… buon sabato e buona domenica…
Caro Luigi Accattoli, maestro di vita, grazie per il dono della tua risposta. Contraccambio inviandoti il link al Commento alle Letture della seconda Domenica di Avvento di don Claudio Doglio. Sicuramente tu conosci già questo suo “AscoltarTi è una festa” ma te lo invio lo stesso: lui è l’altro mio maestro di vita e mi fa bene seguirlo (fedelmente come seguo te) in tutto quello che dice. E buon sabato e buona domenica anche a te.
https://www.youtube.com/watch?v=87oMm3LVzFM&t=14s
Ascolto spesso don Claudio ma non avevo ancora visto la lectio che mi hai mandato. Grazie…
https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-01/terra-santa-battesimo-signore-custode-ielpo-cristiani-fede.html