Ivana Tonin e Patrick Gabarrou con tante “Ave Maria”

“Come abbiamo passato il tempo? Abbiamo cantato, abbiamo pregato la Madonna, recitato tante Ave Maria”: così Ivana Tonin racconta le due notti passate sulla Dent d’Hérens, la vetta minore del Cervino, a quasi quattromila, con un maestro dell’alpinismo, Patrick Gabarrou, rischiando di morire di freddo. Segnalo il bel racconto del collega Enrico Marcoz sul “Corsera” dell’11 settembre che ho potuto leggere solo ieri in treno. Grato di leggere.

8 Commenti »

  1. antonella lignani scrive,

    10 ottobre 2017 @ 9:53

    Sarà forse per la mancanza di preti, ma adesso la pratica del rosario è tornata di attualità nelle chiese. In fondo, era il salterio dei poveri e degli illetterati. Anche ieri sera, alla visita pastorale del vescovo è stata recitata dalla voce tremula delle vecchine, una serie infinita di Ave Maria. Quando ero ragazzina, ero esasperata dalla richiesta della nonna, che voleva recitare il rosario tutti i giorni. Da grande, nei momenti di angoscia e difficoltà, ne ho recitati tantissimi, aspettando il treno che mi portava a Perugia.
    Ora, dopo che abbiamo fatto il pellegrinaggio a Loreto, nel Cammino NC siamo tenuti a recitarlo tutti i giorni. Mi piace concluderlo col canto della bellissima Salve Regina in latino, quella che Colombo faceva cantare ogni sera ai suoi marinai sperduti nell’Oceano.

  2. antonella lignani scrive,

    10 ottobre 2017 @ 11:12

    Oso anche ricordare (ma non a scopo di polemica) il rosario che un milione di polacchi ha recitato da poco sui confini della Polonia.

  3. Leonardo Lugaresi scrive,

    10 ottobre 2017 @ 22:10

    Dice bene, Antonella, che osa ricordare quel rosario, di cui qui si parla poco e malvolentieri, anzi si preferisce tacere, «un po’ come si tace / un’onta, forse, un po’ come si tace una speranza ineffabile».

  4. Enrico Usvelli scrive,

    11 ottobre 2017 @ 11:20

    Da Avvenire di oggi:

    Non una preghiera contro ma “per”, a favore. Della pace, dell’amata nazione polacca, dell’Europa perché non dimentichi il ricco patrimonio di fede e di umanità imparato alla scuola del Vangelo.

    C’era un rischio, grande, legato al “Rosario sulle frontiere” di sabato scorso. Il pericolo che un momento come quello che ha unito un popolo ai piedi della Vergine si trasformasse in una prova di forza, di “orgoglio cattolico”. Diventasse per così dire un invito a sbarrare le porte a chi professa un credo diverso, soprattutto a “fermare l’islam”, visto come sinonimo di rabbia, violenza, terrorismo.

    E invece no. I vescovi polacchi, guidando e accompagnando la propria gente, hanno fatto sì che il 7 ottobre chi ha preso in mano la corona del Rosario pronunciasse parole di personale impegno nella costruzione della pace, che è dono di Dio, cemento per edificare la città dell’uomo e legame d’amore tra la terra e il cielo. Non poteva essere diversamente. Benedizione e mai, mai maledizione. Chi si rivolge a Maria parla a una Donna che è Madre di misericordia e di perdono, di tenerezza e di conforto. Che è Signora della pace, non dei muri e delle chiusure.

  5. antonella lignani scrive,

    11 ottobre 2017 @ 11:31

    Bene Enrico.

  6. antonella lignani scrive,

    12 ottobre 2017 @ 16:23

    Oggi è venuto fuori il problema di fondo. Chi spazza la chiesa in cui si dice il rosario? Le solite vecchine ..

  7. maria cristina venturi scrive,

    13 ottobre 2017 @ 11:51

    http://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/730-il-grande-rosario-polacco-e-le-sue-interpretazioni-catto-fluide.html

  8. antonella lignani scrive,

    13 ottobre 2017 @ 21:33

    https://www.avvenire.it/mondo/pagine/polonia-marcia-e-rosario

    http://www.cristianitoday.it/rosario-lungo-confini-della-polonia-la-testimonianza-un-italiano/

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