L’angelo incoraggia Giuseppe di Nazaret ad andare oltre la legge
L’annuncio dell’angelo a Giuseppe sull’arco trionfale di Santa Maria Maggiore: si tratta della prima rappresentazione della figura di Giuseppe nella storia dell’iconografia cristiana, risale alla metà del quinto secolo e con essa introduco la scheda di presentazione del brano evangelico da cui è tratta, Matteo 1, 18-25, che leggeremo domani, 29 settembre, nel primo appuntamento di Pizza e Vangelo dopo la pausa dell’estate . Nei commenti l’intero testo della scheda e l’invito dei naviganti e dei passanti a collegarsi
8 Comments
Luigi Accattoli
Giuseppe già marginale e oggi rivalutato. L’incarnazione del Verbo – ovvero l’irruzione di Dio nella storia degli uomini – sconcerta l’umanità che ne è diretta testimone: Maria al primo annuncio ne fu “molto turbata” e il suo sconcerto, sanato dal “non temere” dell’angelo, è narrato da Luca (1, 29); il “timore” di Giuseppe – anch’esso accompagnato dall’esortazione angelica a “non temere” – ci è comunicato con un’altra apparizione del messaggero divino che incontriamo ad apertura del Vangelo di Matteo (1, 20). In ambedue le apparizioni è affermato che il concepimento del bambino è opera divina e che alla divina creatura dovrà essere posto il nome di Gesù, che vuol dire “il Signore salva”.
Ci interrogheremo sulla marginalità della figura di Giuseppe nel Nuovo Testamento e sulla sua tarda apparizione nell’iconografia cristiana: compare la prima volta in un mosaico della Basilica romana di Santa Maria Maggiore (alla metà del quinto secolo), cui fa riscontro – invece – una buona presenza nei Vangeli apocrifi e nella pietà popolare.
Maggiore attenzione dedicheremo infine alla sua recente riscoperta teologica e liturgica a partire dal 1870, quando Pio IX lo proclamò patrono della Chiesa universale. Leone XIII gli dedicò un’enciclica: Quamquam pluries (1898). Nel 1955 Pio XII istituì la festa di San Giuseppe lavoratore collocata al 1° maggio in concomitanza con la festa dei lavoratori. Nel 1962 Giovanni XXIII lo inserì nel Canone della messa. Nel 2013 papa Francesco, ratificando quanto già programmato da Benedetto XVI, stabilì che fosse invocato dopo la Vergine Maria in tutte le altre preghiere eucaristiche del rito romano. Gli dedicò poi uno speciale “Anno di San Giuseppe” – nel 150º della proclamazione a patrono della Chiesa universale – che indisse con la lettera apostolica Patris corde (2020).
L’attuale rivalutazione teologica della sua figura è in questa scheda segnalata da un testo di Von Balthasar, che lo dice “contropolo” di Abramo e di lui “più grande”.
28 Settembre, 2025 - 9:55
Luigi Accattoli
Matteo 1, 18-25. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. 22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; 25senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.
28 Settembre, 2025 - 9:55
Luigi Accattoli
Maria tua sposa. v. 18: Così fu generato Gesù Cristo. Nel testo greco qui ricorre lo stesso termine (gènesis) che abbiamo incontrato ad apertura del capitolo e che la traduzione Cei aveva reso con la parola “genealogia”: terminato l’elenco degli antenati, Matteo riprende la sua narrazione chiarendo come il fatto si è svolto.
v. 18 b: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe. La stipula del matrimonio avveniva in due tempi: il fidanzamento ufficiale e la celebrazione delle nozze, generalmente dopo un anno di fidanzamento. In questo anno la sposa restava nella casa dei genitori, ma era già legalmente “maritata”, i due ancora non convivevano e non consumavano il matrimonio. Un’eventuale gravidanza che intervenisse in questa fase era considerata adulterio.
v. 19: Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. “Giusto” vuol dire osservante della legge. Ripudiarla in segreto voleva dire consegnarle il libretto di ripudio alla presenza di due testimoni, senza denuncia pubblica e senza processo.
v. 20: gli apparve in sogno un angelo del Signore. Nell’annunciazione narrata da Luca l’angelo “entra” da Maria, a Giuseppe appare in sogno. Giuseppe avrà altre tre rivelazioni in sogno nel capitolo seguente: quando gli verranno comandati la fuga in Egitto (2, 13), il ritorno in Israele (2, 20), la scelta di stabilirsi in Galilea (2, 22).
v. 20 b: Giuseppe figlio di Davide. Tale è presentato dalla genealogia (Matteo 1, 6).
v. 20 c: non temere di prendere con te Maria tua sposa. L’israelita osservante si riteneva impegnato a denunciare la sposa adultera: “Se la donna fidanzata non verrà trovata vergine, la si farà uscire dalla soglia della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà, così che muoia” (Deuteronomio 22, 20).
v. 21: ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù. In Luca è Maria che riceve dall’angelo Gabriele il compito di dare il nome al bambino: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Luca 1, 31).
v. 21 b: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. Il nome Gesù infatti significa “Dio salva”.
v. 23: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Matteo è attento a richiamare ogni possibile “precedente” veterotestamentario. Il nome di Emmanuele ricorre solo qui in tutto il Nuovo Testamento: ma l’idea del “Dio con noi” c’è anche in Apocalisse 21, 3: “Egli sarà il Dio con loro, il loro Dio”. E il Cristo risorto, congedandosi dai discepoli, a chiusura del Vangelo di Matteo dirà: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (28, 20).
28 Settembre, 2025 - 9:57
Luigi Accattoli
Karl Barth: la concezione verginale è atto divino paragonabile alla creazione del mondo. Quando pronunzia la sua professione di fede nel Natale – “Concepito di Spirito Santo, nato da Maria Vergine” – la Chiesa afferma il carattere miracoloso di questo evento. Dunque concepito e nato nel mondo, in cui tutti siamo stati concepiti e siamo nati, ma concepito e nato in un modo assolutamente diverso dal nostro. Concepito non da un uomo, dunque senza padre, senza procreazione: questo dice la professione di fede […]. Dio stesso incomincia ad essere nella nostra povera carne e nel nostro sangue, e perciò come un bambino, quindi nella forma della concezione, perciò nel corpo di Maria – ma Dio stesso per opera di Dio stesso, quindi senza padre, e quindi proprio “nato da Maria Vergine”. Il chiaro e semplice senso di queste frasi è quello di garantire l’evento dell’amore, della carità, che non avrà mai fine, come l’evento – semplicemente incommensurabile, non suscettibile di confronto con alcun altro avvenimento, paragonabile soltanto con l’altro atto divino: la creazione del mondo dal nulla. Se avviene dunque ciò che dice il nome Emanuele, se accade dunque che Dio viene a noi, allora non agisce nessuno, non opera nulla, non vi è “alcun perché?” e “donde? e “come?”, allora, semplicemente, Dio stesso incomincia con se stesso. Perciò questo bambino non ha padre. Perciò l’uomo qui non può aver parte a nessun prezzo e in nessun modo […]. La sovranità di Dio contraddistingue questo evento come miracolo.
Karl Barth, Il Natale, Morcelliana 1969 (edizione tedesca 1957), p. 31ss
28 Settembre, 2025 - 9:57
Luigi Accattoli
Von Balthasar: la missione di Giuseppe è più profonda di quanto sia possibile dipingerla. Sopra molte icone natalizie Giuseppe sta seduto in disparte dalla scena, cupamente meditabondo in un angolo […], oppure tiene alta una lucerna da stalla, o indica la strada ai pastori che arrivano. Che altro gli si deve far fare? La sua posizione e azione è più profonda di quanto sia possibile dipingerla. Bisogna vedere in lui il contropolo di Abramo, più grande di Abramo, la figura culminante nella serie dei patriarchi, profeti e sacerdoti […]. Abramo, il centenario, ride quando Dio gli promette un figlio […], ma ride non incredulo bensì credendo: l’impossibile solo Dio lo fa, ma non senza cooperazione dell’uomo […]. Quest’azione di far spazio a Dio non è nulla di negativo, ma è l’azione più attiva che l’uomo possa compiere. Ciò che essa può realizzare diventa visibile in Maria, la sposa di Giuseppe […] e affinchè tutto ciò possa realizzarsi viene richiesto lo stesso fare spazio anche per l’uomo a lei coniugato. Il piano di Dio, concernente l’incarnazione del figlio suo, è indivisibile, e per la sua riuscita viene richiesto il sì di Giuseppe […]. Nel fatto che Gesù dev’essere intimamente figlio di Davide e come tale si sa e si comprende (Matteo 22, 41-46), si riconosce quanto sia costitutivo l’apporto di Giuseppe al compimento della storia della salvezza.
Hans Urs Von Balthasar, San Giuseppe, in “Tu hai parole di vita eterna”, Jaca Book 1992, p. 47s
28 Settembre, 2025 - 9:58
Luigi Accattoli
Una pizza che dura da 22 anni – Chi voglia sapere che sia “Pizza e Vangelo” vada – qui nel blog – nella pagina che ha questo nome: è elencata per quarta sotto la mia foto, ad apertura del blog. Propongo nel blog i testi che affrontiamo nel gruppo biblico [c’è da 22 anni] perché chi può tra i visitatori mi dia una mano – un suggerimento, uno spunto, una critica – nella preparazione della lectio. Gli incontri si chiamano “pizza e Vangelo” perchè prima si mangia una pizza e poi si fa la lectio. Ora da remoto la pizza non c’è ma teniamo duro con il Vangelo in attesa che torni anche lei.
28 Settembre, 2025 - 10:02
Luigi Accattoli
Lettori della Bibbia. Siamo un gruppo di una trentina di lettori della Bibbia che da più di vent’anni si riunisce a casa mia per una lettura continuata del Nuovo Testamento: abbiamo fatto ad oggi il Vangelo di Luca, gli Atti degli Apostoli, il Vangelo di Marco e ora stiamo leggendo il Vangelo di Matteo. Dall’arrivo della pandemia gli incontri avvengono via Zoom e il giro si è allargato da trenta a cinquanta e oltre. Chi non è stato mai agli incontri in presenza e non si è mai collegato, e magari non abita a Roma, e lunedì voglia provarci, metta qui sotto nei commenti la sua richiesta o mi scriva in privato [andando alla finestra “manda un’email” che è sotto la mia foto] e io privatamente gli indicherò il modo di unirsi al meeting, che andrà dalle ore 21.00 alle 22.30 di lunedì 29 settembre. L’appuntamento precedente fu lunedì 23 giugno e la registrazione audio di quell’incontro la trovi nel post dell’8 luglio:
Che bellezza: l’annuncio dell’angelo a Giuseppe “sull’arco trionfale di Santa Maria Maggiore”, “prima rappresentazione della figura di Giuseppe nella storia dell’iconografia cristiana”, che io non conoscevo, e il tuo annuncio dell’appuntamento di lunedì 29 settembre, “primo appuntamento di Pizza e Vangelo dopo la pausa dell’estate”. Doppio annuncio, unica pura beatitudine. Grazie, Luigi Accattoli.
Giuseppe già marginale e oggi rivalutato. L’incarnazione del Verbo – ovvero l’irruzione di Dio nella storia degli uomini – sconcerta l’umanità che ne è diretta testimone: Maria al primo annuncio ne fu “molto turbata” e il suo sconcerto, sanato dal “non temere” dell’angelo, è narrato da Luca (1, 29); il “timore” di Giuseppe – anch’esso accompagnato dall’esortazione angelica a “non temere” – ci è comunicato con un’altra apparizione del messaggero divino che incontriamo ad apertura del Vangelo di Matteo (1, 20). In ambedue le apparizioni è affermato che il concepimento del bambino è opera divina e che alla divina creatura dovrà essere posto il nome di Gesù, che vuol dire “il Signore salva”.
Ci interrogheremo sulla marginalità della figura di Giuseppe nel Nuovo Testamento e sulla sua tarda apparizione nell’iconografia cristiana: compare la prima volta in un mosaico della Basilica romana di Santa Maria Maggiore (alla metà del quinto secolo), cui fa riscontro – invece – una buona presenza nei Vangeli apocrifi e nella pietà popolare.
Maggiore attenzione dedicheremo infine alla sua recente riscoperta teologica e liturgica a partire dal 1870, quando Pio IX lo proclamò patrono della Chiesa universale. Leone XIII gli dedicò un’enciclica: Quamquam pluries (1898). Nel 1955 Pio XII istituì la festa di San Giuseppe lavoratore collocata al 1° maggio in concomitanza con la festa dei lavoratori. Nel 1962 Giovanni XXIII lo inserì nel Canone della messa. Nel 2013 papa Francesco, ratificando quanto già programmato da Benedetto XVI, stabilì che fosse invocato dopo la Vergine Maria in tutte le altre preghiere eucaristiche del rito romano. Gli dedicò poi uno speciale “Anno di San Giuseppe” – nel 150º della proclamazione a patrono della Chiesa universale – che indisse con la lettera apostolica Patris corde (2020).
L’attuale rivalutazione teologica della sua figura è in questa scheda segnalata da un testo di Von Balthasar, che lo dice “contropolo” di Abramo e di lui “più grande”.
Matteo 1, 18-25. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. 22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; 25senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.
Maria tua sposa. v. 18: Così fu generato Gesù Cristo. Nel testo greco qui ricorre lo stesso termine (gènesis) che abbiamo incontrato ad apertura del capitolo e che la traduzione Cei aveva reso con la parola “genealogia”: terminato l’elenco degli antenati, Matteo riprende la sua narrazione chiarendo come il fatto si è svolto.
v. 18 b: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe. La stipula del matrimonio avveniva in due tempi: il fidanzamento ufficiale e la celebrazione delle nozze, generalmente dopo un anno di fidanzamento. In questo anno la sposa restava nella casa dei genitori, ma era già legalmente “maritata”, i due ancora non convivevano e non consumavano il matrimonio. Un’eventuale gravidanza che intervenisse in questa fase era considerata adulterio.
v. 19: Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. “Giusto” vuol dire osservante della legge. Ripudiarla in segreto voleva dire consegnarle il libretto di ripudio alla presenza di due testimoni, senza denuncia pubblica e senza processo.
v. 20: gli apparve in sogno un angelo del Signore. Nell’annunciazione narrata da Luca l’angelo “entra” da Maria, a Giuseppe appare in sogno. Giuseppe avrà altre tre rivelazioni in sogno nel capitolo seguente: quando gli verranno comandati la fuga in Egitto (2, 13), il ritorno in Israele (2, 20), la scelta di stabilirsi in Galilea (2, 22).
v. 20 b: Giuseppe figlio di Davide. Tale è presentato dalla genealogia (Matteo 1, 6).
v. 20 c: non temere di prendere con te Maria tua sposa. L’israelita osservante si riteneva impegnato a denunciare la sposa adultera: “Se la donna fidanzata non verrà trovata vergine, la si farà uscire dalla soglia della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà, così che muoia” (Deuteronomio 22, 20).
v. 21: ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù. In Luca è Maria che riceve dall’angelo Gabriele il compito di dare il nome al bambino: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Luca 1, 31).
v. 21 b: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. Il nome Gesù infatti significa “Dio salva”.
v. 23: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Matteo è attento a richiamare ogni possibile “precedente” veterotestamentario. Il nome di Emmanuele ricorre solo qui in tutto il Nuovo Testamento: ma l’idea del “Dio con noi” c’è anche in Apocalisse 21, 3: “Egli sarà il Dio con loro, il loro Dio”. E il Cristo risorto, congedandosi dai discepoli, a chiusura del Vangelo di Matteo dirà: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (28, 20).
Karl Barth: la concezione verginale è atto divino paragonabile alla creazione del mondo. Quando pronunzia la sua professione di fede nel Natale – “Concepito di Spirito Santo, nato da Maria Vergine” – la Chiesa afferma il carattere miracoloso di questo evento. Dunque concepito e nato nel mondo, in cui tutti siamo stati concepiti e siamo nati, ma concepito e nato in un modo assolutamente diverso dal nostro. Concepito non da un uomo, dunque senza padre, senza procreazione: questo dice la professione di fede […]. Dio stesso incomincia ad essere nella nostra povera carne e nel nostro sangue, e perciò come un bambino, quindi nella forma della concezione, perciò nel corpo di Maria – ma Dio stesso per opera di Dio stesso, quindi senza padre, e quindi proprio “nato da Maria Vergine”. Il chiaro e semplice senso di queste frasi è quello di garantire l’evento dell’amore, della carità, che non avrà mai fine, come l’evento – semplicemente incommensurabile, non suscettibile di confronto con alcun altro avvenimento, paragonabile soltanto con l’altro atto divino: la creazione del mondo dal nulla. Se avviene dunque ciò che dice il nome Emanuele, se accade dunque che Dio viene a noi, allora non agisce nessuno, non opera nulla, non vi è “alcun perché?” e “donde? e “come?”, allora, semplicemente, Dio stesso incomincia con se stesso. Perciò questo bambino non ha padre. Perciò l’uomo qui non può aver parte a nessun prezzo e in nessun modo […]. La sovranità di Dio contraddistingue questo evento come miracolo.
Karl Barth, Il Natale, Morcelliana 1969 (edizione tedesca 1957), p. 31ss
Von Balthasar: la missione di Giuseppe è più profonda di quanto sia possibile dipingerla. Sopra molte icone natalizie Giuseppe sta seduto in disparte dalla scena, cupamente meditabondo in un angolo […], oppure tiene alta una lucerna da stalla, o indica la strada ai pastori che arrivano. Che altro gli si deve far fare? La sua posizione e azione è più profonda di quanto sia possibile dipingerla. Bisogna vedere in lui il contropolo di Abramo, più grande di Abramo, la figura culminante nella serie dei patriarchi, profeti e sacerdoti […]. Abramo, il centenario, ride quando Dio gli promette un figlio […], ma ride non incredulo bensì credendo: l’impossibile solo Dio lo fa, ma non senza cooperazione dell’uomo […]. Quest’azione di far spazio a Dio non è nulla di negativo, ma è l’azione più attiva che l’uomo possa compiere. Ciò che essa può realizzare diventa visibile in Maria, la sposa di Giuseppe […] e affinchè tutto ciò possa realizzarsi viene richiesto lo stesso fare spazio anche per l’uomo a lei coniugato. Il piano di Dio, concernente l’incarnazione del figlio suo, è indivisibile, e per la sua riuscita viene richiesto il sì di Giuseppe […]. Nel fatto che Gesù dev’essere intimamente figlio di Davide e come tale si sa e si comprende (Matteo 22, 41-46), si riconosce quanto sia costitutivo l’apporto di Giuseppe al compimento della storia della salvezza.
Hans Urs Von Balthasar, San Giuseppe, in “Tu hai parole di vita eterna”, Jaca Book 1992, p. 47s
Una pizza che dura da 22 anni – Chi voglia sapere che sia “Pizza e Vangelo” vada – qui nel blog – nella pagina che ha questo nome: è elencata per quarta sotto la mia foto, ad apertura del blog. Propongo nel blog i testi che affrontiamo nel gruppo biblico [c’è da 22 anni] perché chi può tra i visitatori mi dia una mano – un suggerimento, uno spunto, una critica – nella preparazione della lectio. Gli incontri si chiamano “pizza e Vangelo” perchè prima si mangia una pizza e poi si fa la lectio. Ora da remoto la pizza non c’è ma teniamo duro con il Vangelo in attesa che torni anche lei.
Lettori della Bibbia. Siamo un gruppo di una trentina di lettori della Bibbia che da più di vent’anni si riunisce a casa mia per una lettura continuata del Nuovo Testamento: abbiamo fatto ad oggi il Vangelo di Luca, gli Atti degli Apostoli, il Vangelo di Marco e ora stiamo leggendo il Vangelo di Matteo. Dall’arrivo della pandemia gli incontri avvengono via Zoom e il giro si è allargato da trenta a cinquanta e oltre. Chi non è stato mai agli incontri in presenza e non si è mai collegato, e magari non abita a Roma, e lunedì voglia provarci, metta qui sotto nei commenti la sua richiesta o mi scriva in privato [andando alla finestra “manda un’email” che è sotto la mia foto] e io privatamente gli indicherò il modo di unirsi al meeting, che andrà dalle ore 21.00 alle 22.30 di lunedì 29 settembre. L’appuntamento precedente fu lunedì 23 giugno e la registrazione audio di quell’incontro la trovi nel post dell’8 luglio:
http://www.luigiaccattoli.it/blog/tamar-racab-rut-bersabea-il-perche-delle-quattro-intruse-nella-genealogia-di-gesu/
Che bellezza: l’annuncio dell’angelo a Giuseppe “sull’arco trionfale di Santa Maria Maggiore”, “prima rappresentazione della figura di Giuseppe nella storia dell’iconografia cristiana”, che io non conoscevo, e il tuo annuncio dell’appuntamento di lunedì 29 settembre, “primo appuntamento di Pizza e Vangelo dopo la pausa dell’estate”. Doppio annuncio, unica pura beatitudine. Grazie, Luigi Accattoli.