Non giurate neanche per la vostra testa

Volto di Cristo per intarsio di marmi colorati (opus sectile) proveniente da una domus di Ostia Antica – oggi al Museo nazionale dell’Alto Medioevo dell’Eur – ritenuta una delle immagini più antiche di Cristo – per introdurre la registrazione audio dell’ultima lectio di Pizza e Vangelo, di lunedì 23 febbraio 2026, nella quale leggemmo 4 delle 6 antitesi che sono proposte nel capitolo 5 di Matteo: “Avete inteso che fu detto agli antichi – ma io vi dico”. Qui sotto il link alla registrazione e nei commenti un testo di Romano Guardini sul giuramento e un altro di Von Balthasar sui titoli d’onore degli ecclesiastici

2 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Romano Guardini: tu non devi giurare assolutamente. Legge dell’Antico Testamento ha comandato: quando giuri, fai attenzione che quanto giuri sia vero. Quando tu hai votato qualcosa a Dio, bada di adempierlo. Il Signore dice: Tu non devi giurare assolutamente. Perché? Perché tutto ciò che, giurando, potresti prende-re in testimonio, appartiene a Dio. Egli stesso, però, è la maestà al di sopra di tutto, il Santo, l’Intangibile, l’Inavvicinabile.
    Che cosa significa giurare? Dire: ciò che io qui affermo, è vero; così vero che posso appellarmi a Dio, affinché ne sia testimone. Così vero com’è vero che Dio vive ed è veritiero. Chi giura impegna dunque Dio nel suo dire. Egli annoda la sua veracità con quella di Dio e lo provoca a intervenire a favore di questo legame. Gesù dice: che cosa presumi? Intera si eleva la maestà della rivelazione di Dio nell’Antico Testamento, la quale aveva proibito di dar forma anche solo a un’immagine di Dio, poiché ogni immagine attira entro l’umano. Ora si prende ciò pienamente sul serio e la decisione è posta non tra giurare il vero o il falso, ma molto più a monte: tra la verità di Dio e quella degli uomini. Come può l’uomo, nel quale dappertutto domina la menzogna, porsi accanto a Dio con la propria affermazione? Deve guardarsi in assoluto dal giurare e deve nel cuore avere in tanto onore la maestà di Dio che del semplice “sì” e “no” ci si possa fidare come di un giuramento. Il comandamento di non giurare il falso è dunque tolto, elevato e risolto in una veracità ancorata più in profondo, che in assoluto non giura più, perché riconosce e ama la santità di Dio con tanta purezza, da non impegnare più il suo nome nelle proprie affermazioni; ma appunto perciò ogni affermazione trova il fondamento in una coscienziosità nuova e interiorizzata in modo totalmente diverso
    .

    Romano Guardini, Il Signore, Morcelliana 2008, p. 112s

    1 Marzo, 2026 - 18:33
  2. Luigi Accattoli

    Von Balthasar contro i titoli ecclesiastici “cristianamente incomprensibili”. Durante la conversazione seguita alla lectio, ho paragonato la passione degli ecclesiastici per i giuramenti a quella, tutta loro, per i titoli d’onore. Ecco un testo magistrale di Von Balthasar su questa seconda passione: Quanto più un sacerdote si attribuisce titoli di dignità, tanto più opaco diviene. La maggior parte di questi titoli contraddicono un’espressa proibizione del Signore. “Padre “, “pater”, “abbas”, “papa “, “abbé”, stanno contro Matteo 23, 9; “maestro”, “magister” contro Matteo 23, 8; “dottore” (in senso ecclesiastico) contro Matteo 23, 10; “signore” (“dominus”, “dom”, “don”), “mio signore” (“mon-signore”), contro Luca 22, 25; “eccellenza” ed “eminenza” contro l’ammonizione di Matteo 20, 26 s. Accanto ai titoli permessi “fratello” e “servo”, in ogni caso verrebbe in questione “prelato”, poiché esprime oggettivamente l’ufficio della presidenza, alla condizione che pure qualsiasi vicario o cappellano vi abbia diritto. Da quanto tempo, dopo la conclusione del periodo feudale, in cui v’erano vescovi imperiali e principi-vescovi, ci si continua ancora a strascicare dietro questi titoli invecchiati e cristianamente incomprensibili?

    Hans Urs Von Balthasar, Sponsa Verbi, Morcelliana 1969, p. 385s

    1 Marzo, 2026 - 19:02

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