Papa Leone: come vescovo in Perù ho conosciuto la Chiesa che accompagna i poveri
Come Vescovo in Perù, sono felice di aver sperimentato una Chiesa che accompagna le persone nei loro dolori, nelle loro gioie, nelle loro lotte e nelle loro speranze. Questo è un antidoto contro un’indifferenza strutturale che si va diffondendo e che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati e costretti alla povertà. Spesso ci sentiamo impotenti dinanzi a tutto questo, eppure, a questa che ho definito «globalizzazione dell’impotenza», dobbiamo iniziare ad opporre una «cultura della riconciliazione e dell’impegno». [3] I movimenti popolari colmano questo vuoto generato dalla mancanza di amore con il grande miracolo della solidarietà, fondata sulla cura del prossimo e sulla riconciliazione. Così ha parlato ieri Papa Leone ai “partecipanti all’incontro mondiale dei Movimenti Popolari”. Ritengo rilevante questo discorso per l’interrogativo sulla continuità tra Francesco e Leone in merito alla predicazione sociale: ora possiamo dire che tale continuità è confermata. Nel primo commento un altro passaggio del discorso, nel quale Leone cita l’Esortazione apostolica Dilexi te sull’amore verso i poveri ch’egli ha ricevuto “in eredità” dal predecessore e che ha pubblicato come sua il 9 ottobre
2 Comments
Luigi Accattoli
Come il mio predecessore Francesco. Nell’Esortazione apostolica Dilexi te ho voluto ricordare che «vari movimenti popolari, composti da laici e guidati da leader popolari, […] sono stati spesso guardati con sospetto e persino perseguitati» [Leone XIV, Esort. ap. Dilexi te, 80]. Eppure le vostre lotte sotto la bandiera della terra, della casa e del lavoro per un mondo migliore meritano incoraggiamento. E come la Chiesa ha accompagnato la formazione dei sindacati in passato, oggi dobbiamo accompagnare i movimenti popolari. Questo significa accompagnare l’umanità, camminare insieme nel rispetto condiviso della dignità umana e nel desiderio comune di giustizia, amore e pace.
La Chiesa sostiene le vostre giuste lotte per la terra, la casa e il lavoro. Come il mio predecessore Francesco, credo che le vie giuste partano dal basso e dalla periferia verso il centro. Le vostre numerose e creative iniziative possono trasformarsi in nuove politiche pubbliche e diritti sociali. La vostra è una ricerca legittima e necessaria. Chissà se i semi dell’amore, che voi seminate, piccoli come semi di senape (cfr Mt 13,31-32, Mc 4,30-32, Lc 13,18-19) potranno crescere in un mondo più umano per tutti e aiutare a gestire meglio le «cose nuove». La Chiesa e io vogliamo esservi vicini in questo cammino.
Leone ha di nuovo citato la Dilexi te parlando oggi ai Gesuiti. Nella mia recente Esortazione, Dilexi Te , ho sottolineato la necessità di affrontare «la dittatura di un’economia che uccide», dove la ricchezza di pochi cresce esponenzialmente mentre la maggioranza viene lasciata indietro (cfr 92). Questo squilibrio globale spinge innumerevoli persone a migrare in cerca di sopravvivenza. Lasciano casa, cultura e famiglia, spesso affrontando rifiuto e ostilità. Il vero discepolato richiede sia la denuncia dell’ingiustizia sia la proposta di nuovi modelli radicati nella solidarietà e nel bene comune. A questo proposito, le vostre università, i centri sociali, le pubblicazioni e le istituzioni, come il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, possono essere potenti canali per promuovere un cambiamento sistemico. Nonostante gli ostacoli o i fallimenti che a volte possiamo sperimentare nello svolgimento di questo servizio, dobbiamo evitare di cedere al risentimento o di cadere in una “stanchezza della compassione” o nel fatalismo. Dobbiamo invece confidare nella potenza trasformatrice dell’amore di Dio, come il granello di senape che diventa un grande albero (cfr Mt 13,31-32).
Come il mio predecessore Francesco. Nell’Esortazione apostolica Dilexi te ho voluto ricordare che «vari movimenti popolari, composti da laici e guidati da leader popolari, […] sono stati spesso guardati con sospetto e persino perseguitati» [Leone XIV, Esort. ap. Dilexi te, 80]. Eppure le vostre lotte sotto la bandiera della terra, della casa e del lavoro per un mondo migliore meritano incoraggiamento. E come la Chiesa ha accompagnato la formazione dei sindacati in passato, oggi dobbiamo accompagnare i movimenti popolari. Questo significa accompagnare l’umanità, camminare insieme nel rispetto condiviso della dignità umana e nel desiderio comune di giustizia, amore e pace.
La Chiesa sostiene le vostre giuste lotte per la terra, la casa e il lavoro. Come il mio predecessore Francesco, credo che le vie giuste partano dal basso e dalla periferia verso il centro. Le vostre numerose e creative iniziative possono trasformarsi in nuove politiche pubbliche e diritti sociali. La vostra è una ricerca legittima e necessaria. Chissà se i semi dell’amore, che voi seminate, piccoli come semi di senape (cfr Mt 13,31-32, Mc 4,30-32, Lc 13,18-19) potranno crescere in un mondo più umano per tutti e aiutare a gestire meglio le «cose nuove». La Chiesa e io vogliamo esservi vicini in questo cammino.
https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/october/documents/20251023-movimenti-popolari.html
Leone ha di nuovo citato la Dilexi te parlando oggi ai Gesuiti. Nella mia recente Esortazione, Dilexi Te , ho sottolineato la necessità di affrontare «la dittatura di un’economia che uccide», dove la ricchezza di pochi cresce esponenzialmente mentre la maggioranza viene lasciata indietro (cfr 92). Questo squilibrio globale spinge innumerevoli persone a migrare in cerca di sopravvivenza. Lasciano casa, cultura e famiglia, spesso affrontando rifiuto e ostilità. Il vero discepolato richiede sia la denuncia dell’ingiustizia sia la proposta di nuovi modelli radicati nella solidarietà e nel bene comune. A questo proposito, le vostre università, i centri sociali, le pubblicazioni e le istituzioni, come il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, possono essere potenti canali per promuovere un cambiamento sistemico. Nonostante gli ostacoli o i fallimenti che a volte possiamo sperimentare nello svolgimento di questo servizio, dobbiamo evitare di cedere al risentimento o di cadere in una “stanchezza della compassione” o nel fatalismo. Dobbiamo invece confidare nella potenza trasformatrice dell’amore di Dio, come il granello di senape che diventa un grande albero (cfr Mt 13,31-32).
https://www.vatican.va/content/leo-xiv/en/speeches/2025/october/documents/20251024-compagnia-gesu.html