Per seguire la predicazione di Francesco in Colombia

Visitatori belli: seguirò in maniera nuova, qui nel blog, la visita del Papa in Colombia. Per ogni giornata fornirò una sintesi della sua predicazione, facendo una minima antologia dei testi. Un post al giorno e tanti estratti quanti sono i discorsi. Ho provato con la prima giornata, quella del 7 settembre. Al post di ieri intitolato “Francesco in Colombia per aiutarla nel cammino di pace” trovate cinque mie abbreviate citazioni dei primi cinque discorsi. Proseguirò così con le altre giornate. Un po’ a rilento perché l’operazione è impegnativa: devo leggere tutto e scegliere una riga su dieci come anima dell’insieme. Intendo dire che i visitatori che non hanno tempo e pazienza di leggere lunghi testi possono affidarsi alla mia ricognizione. Riporto i testi e metto un mio titoletto. E’ un’operazione modesta, non mi daranno premi. Ma forse utile a chi è interessato a seguire. Aggiungo che i testi della prima giornata sono interessanti: leggere per credere. Qui metterò quelli di oggi, 8 settembre.

24 Commenti »

  1. antonella lignani scrive,

    8 settembre 2017 @ 23:31

    Sì, è molto utile.

  2. Luigi Accattoli scrive,

    9 settembre 2017 @ 9:06

    Basta una persona buona. Omelia a Villavicencio – 8 settembre: Questo popolo della Colombia è popolo di Dio; anche qui possiamo fare genealogie [come quella di Gesù letta nel Vangelo della celebrazione] piene di storie, molte piene di amore e di luce; altre di scontri, di offese, anche di morte! […] Come faremo per lasciare che entri la luce? Come Maria, dire “sì” alla storia completa, non a una parte; come Giuseppe, mettere da parte passioni e orgoglio; come Gesù Cristo, farci carico, assumere, abbracciare questa storia, perché qui ci siete voi, tutti i colombiani, qui c’è quello che siamo… e quello che Dio può fare con noi se diciamo “sì” alla verità, alla bontà, alla riconciliazione. E questo è possibile solo se riempiamo della luce del Vangelo le nostre storie di peccato, violenza e scontro […]. Riconciliarsi è aprire una porta a tutte e ciascuna delle persone che hanno vissuto la drammatica realtà del conflitto. Quando le vittime vincono la comprensibile tentazione della vendetta diventano i protagonisti più credibili dei processi di costruzione della pace. Bisogna che alcuni abbiano il coraggio di fare il primo passo in questa direzione, senza aspettare che lo facciano gli altri. Basta una persona buona perché ci sia speranza! Non dimenticatelo! E ognuno di noi può essere questa persona! Ciò non significa disconoscere o dissimulare le differenze e i conflitti. Non è legittimare le ingiustizie personali o strutturali. Il ricorso alla riconciliazione concreta non può servire per adattarsi a situazioni di ingiustizia.

  3. Luigi Accattoli scrive,

    9 settembre 2017 @ 9:32

    Colombia lasciati riconciliare. Incontro di preghiera per la Riconciliazione Nazionale – Villavicencio 8 settembre: “Risulta difficile accettare il cambiamento di quanti si sono appellati alla violenza crudele per promuovere i loro fini, per proteggere traffici illeciti e arricchirsi o per credere, illusoriamente, di stare difendendo la vita dei propri fratelli. Sicuramente è una sfida per ciascuno di noi avere fiducia che possano fare un passo avanti coloro che hanno procurato sofferenza a intere comunità e a tutto un paese. E’ chiaro che in questo grande campo che è la Colombia c’è ancora spazio per la zizzania… Fate attenzione ai frutti: abbiate cura del grano e non perdete la pace a causa della zizzania. […] Anche quando perdurano conflitti, violenza, o sentimenti di vendetta, non impediamo che la giustizia e la misericordia si incontrino in un abbraccio che assuma la storia di dolore della Colombia. Risaniamo quel dolore e accogliamo ogni essere umano che ha commesso delitti, li riconosce, si pente e si impegna a riparare, contribuendo alla costruzione dell’ordine nuovo in cui risplendano la giustizia e la pace. […] Colombia, apri il tuo cuore di popolo di Dio e lasciati riconciliare. Non temere la verità né la giustizia. Cari colombiani: non abbiate timore di chiedere e di offrire il perdono. Non fate resistenza alla riconciliazione che vi fa avvicinare, ritrovare come fratelli e superare le inimicizie. […] È l’ora di spegnere gli odi, rinunciare alle vendette e aprirsi alla convivenza basata sulla giustizia, sulla verità e sulla creazione di un’autentica cultura dell’incontro fraterno».

  4. picchio scrive,

    9 settembre 2017 @ 14:13

    http://m.vatican.va/content/francescomobile/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio_20170903_magnum-principium.html

    Un commento Luigi?
    Cristina vicquery

  5. Luigi Accattoli scrive,

    9 settembre 2017 @ 14:19

    Non conosco la questione. Ho la testa in Colombia. Mi puoi aiutare?

  6. antonella lignani scrive,

    9 settembre 2017 @ 15:15

    https://agensir.it/quotidiano/2017/9/9/traduzioni-testi-liturgici-motu-proprio-magnum-principium-nota-circa-il-can-838/

    https://agensir.it/quotidiano/2017/9/9/papa-francesco-motu-proprio-magnum-principium-sulle-traduzioni-dei-testi-liturgici/

    https://agensir.it/quotidiano/2017/9/9/traduzioni-testi-liturgici-motu-proprio-magnum-principium-mons-roche-modifiche-al-servizio-della-preghiera-liturgica-del-popolo-di-dio/

  7. picchio scrive,

    9 settembre 2017 @ 15:55

    Effettivamente lla Colombia è più importante?
    Cristina Vicquery

  8. Clodine-Claudia Leo scrive,

    9 settembre 2017 @ 17:24

    Non credo che le ammonizioni di Bergoglio possano essere recepite dal popolo colombiano dai forti contrasti, religiosamente tiepida superstiziosa. Il problema grave della popolazione Colombiana, purtroppo, risiede nei tanti problemi legati alla miseria, che è palpabile e quasi irrisolvibile, ed è quello principalmente il ventre molle che fomenta il fenomeno dei paramilitari che coinvolgeva, già all’epoca in cui mi interessai della situazione in Columbia -sudAmerica- una fetta grandissima di popolazione. Quasi tutti convertiti o cooperanti militarmente. E’ un popolo armato, violento e, almeno fino ad oggi, nessuna strategia è riuscita a dare un assetto alla situazione che peggiora giorno dopo giorno nonostante dibattiti su più fronti stiano lavorando per una risoluzione che viene sempre bocciata dal popolo. Il problema è insito nella mentalità dei colombiani che contribuiscono a creare un clima di guerriglia continua, una sorta di zona grigia che dalla società civile sconfina nei “corpi” paramilitari ,e il braccio del potere statale, poi, fa il resto perché difende violentemente i propri sporchissimi interessi con politiche capestro senza alcuna intenzione di un passo indietro o un minimo di riforme tipo quella agraria, urgentissima,economica,sulle infrastrutture inesistenti…Del resto all’unione Europea non è mai interessato un tubo, mai appoggiò, né espresse solidarietà al popolo colombiano riconoscendo, almeno, i sacrosanti diritti umani. Anzi, lasciò addirittura campo libero al governo Uribe che scatenò l’inferno, polemiche internazionali a non finire. Non so cosa potrà fare Bergoglio…se non creare qualche alleanza aum aum, sottobanco stipulando accordi, di quale natura, forse, non ci sarà dato sapere.Non lo so…

  9. Clodine-Claudia Leo scrive,

    9 settembre 2017 @ 17:42

    @ quel “religiosamente tiepida, superstiziosa” è un chiaro riferimento alla popolazione della Colombia dove il cattolicesimo sconfina nel sincretismo e il vento dell’Africa soffia ancora coi suoi riti devozionali. Dio, è pregato molto poco, e soprattutto male. Poi c’è il governo, colombiano, che guarda al dito piuttosto che alla luna e il genocidio sistematico ed ininterrotto continua nel tentativo di instaurare con la lotta armata, al grido di “asta la victoria siempre” quella giustizia sociale che non riuscirà mai ad elimina le cause che hanno innescato, e alimentano la guerra civile, che grida vendetta…

  10. maria cristina venturi scrive,

    9 settembre 2017 @ 18:47

    A quanto ho potuto capire il Motu Proprio Magnum Pricipium procede sulla via del de-centramento e della inculturazione. Fino ad ora le traduzioni della Liturgia in lingua locale, dal latino (che e’ancor oggi la lingua ufficiale della Chiesa cattolica)dovevano essere sottoposte a revisione e controllo da parte di Roma.Con questo Motu Proprio si da’piu’liberta’ alle conferenze episcopali locali nel fare le loro traduzioni dei testi liturgici nella loro lingua.
    Insomma il contrario di quello che aveva chiesto per es.sulla questione del “pro multis” Benedetto XVI.
    Per Ratzinger la Chiesa non avrebbe dovuto avere traduzioni differenti delle parole evangeliche “pro multis”, trattandosi di parole importantissime che hanno un significat teologico.
    In Italia per esempio sono tradotte “per tutti” mentre la traduzione corretta sarebbe “per i molti”o “per molti”o “per le moltitudini”
    E’ovvio che estendendo la discrezionalita’delle Chiese locali nel tradurre i testi liturgici dal latino nella lingua nazionale, si andra’verso una molteplicita’di traduzioni, alcune piu’altre meno fedeli al testo.
    Tradurre significa quasi sempre tradire il testo originario:la Liturgia come la Poesia non andrebbe mai tradotta.
    Ora si arriva all’estremo della liberta’di traduzioni locali in lingua locale, senza piu’la centralizzazione romana.Un modo per avvicinarsi ai protestanti
    Insomma contentezza per i fautori del moderno in Liturgia, un po’meno per chi come Benedetto XVI auspicava una riforma della riforma in senso piu’cattolico e meno filoprotestante.

  11. maria cristina venturi scrive,

    9 settembre 2017 @ 18:53

    Una divertente testimonianza letta sul Foglio:Camillo Langone riporta una conversazione fra i.poeti Auden, inglese, e Brodskji, russo, entrambi non cattolici, ma poeti.
    Loro dicevano che l’unica parola “sacra”, intatta, rimasta nel nuovo rito della Messa dopo la traduzione nelle varie lingue locali e ‘AMEN.

  12. Amigoni p. Luigi scrive,

    9 settembre 2017 @ 20:52

    Credo che il viaggio – ancora una volta coraggioso – del Papa in Colombia (contenuto, occasione, modalità) sia chiarissimo nel suo significato. Oltre al contributo che in questi anni han sicuramente voluto offrire alla pace nel paese la Chiesa colombiana (vescovi e laici) e la santa Sede, è indubbio che ultimamente abbiano dato appoggi precisi al cammino di pace i vescovi colombiani, la diplomazia vaticana e il Papa. La data del viaggio è stata valutata anche nell’ attenzione a consolidati progressi del processo di pace in corso, che aveva ottenuto un inaspettato arresto con l’esito negativo del referendum popolare confermativo.
    Il punto è anche un altro. Si può oggi (e nei non pochi anni precedenti) parlare di fede, di salvezza, di Gesù Cristo, di vita eterna, di novissimi, senza fare riferimento alla attualità tragica di un intero paese (per giunta cattolico), spaccato dal conflitto, per metà in mano all’antistato della guerriglia e alleati, capofila nel commercio internazionale del narcotraffico, in preda alla insicurezza e alla paura generalizzata che ha condizionato la vita di tutti? Detto anche diversamente: predicare il sacrosanto rispetto della vita dal concepimento alla morte naturale poteva (e può) non tenere conto della estrema facilità con cui si considerava di valore strumentale o nullo la vita nata di adulti, giovani e piccini? In quale ordine – se ordine ci deve essere – dare priorità ed evidenza a tutti questi valori non negoziabili? E parlare solo di pace (e anche, in concreto. di trattative di pace) poteva dirsi impegolarsi solo in ambiti sociali, ignorando i contenuti religiosi dell’annuncio cristiano e magari sentendosi accusati di svendere la fede cristiana?
    Andare oggi in Colombia per il Papa è voluto dire anche, canonizzando e beatificando un vescovo e un prete, parlare a cristiani e no, di perdono, di giustizia, di ingiustizie personali e strutturali, di “primi passi”, di speranze e riconciliazione anche politiche. Questo è annuncio cristiano, è fede e speranza cristiana oggi. Facendo eco a Giovanni Paolo II, che si riferiva ad analoga situazione del Salvador nel 1982, il Papa ha declamato che “il ricorso alla riconciliazione concreta non può servire per adattarsi a situazioni di ingiustizia”. Bravo!

  13. Clodine-Claudia Leo scrive,

    9 settembre 2017 @ 21:06

    “Nomina nuda tenemus” in sostanza, oramai, conosciamo solo i nomi e non la natura delle cose, siamo al cattolicesimo liquido amica mia: c’è rimasto solo Amen ! E’ vero. Purtroppo, ci portiamo dietro la zavorra di quella mancata ” voluntas definiendi” e perciò, quando viene a mancare l’efficacia dogmatica tutto può essere legittimato: ogni novità, ogni dottrina, tutto è presentato come sviluppo, se non addirittura “esplicitazione” , di ciò che la Chiesa definì precedentemente , anche quando è palese il deragliamento dalla Tradizione ecclesiastica…

  14. Clodine-Claudia Leo scrive,

    9 settembre 2017 @ 21:16

    Condivido le riflessioni di P.Amigoni. Le stesse che sentivo fare, nelle loro accorate discussioni, ai diaconi di mia conoscenza i quali, tornati in Colombia hanno abbandonato il sacerdozio, alcuni si sono sposati altri hanno imbracciato le armi. Certo, lo scollamento tra la fede e la durezza di una realtà insostenibile deve essere stato atroce, e alla fine han finito per cedere… Una sorta di resa incondizionata rispetto alle istanze di Nostro Signore e, anche, alle premesse che quel “Eccomi” esclamato convintamente dinnanzi alla Comunità postulava…

  15. Clodine-Claudia Leo scrive,

    9 settembre 2017 @ 21:20

    Tuttavia non credo, per quanto lo speri, che Bergoglio riesca a sbloccare una situazione incancrenita da decenni, mai risolta: ci sono troppo interessi economici …troppa corruzione…

  16. Beppe Zezza scrive,

    10 settembre 2017 @ 8:15

    Non so se dai discorsi del Papa verranno risultati concreti. Anche io come Clodine ne dubito. Valgono comunque i principi che sono stati ribaditi : non ci può essere pace senza chiedere e dare reciprocamente il perdono.
    Se qualcosa si può dire è che un accenno alla “verticalità” del perdono non avrebbe guastato: la “capacità” di perdonare è un dono “soprannaturale” che va richiesto. Non basta riconoscere la “necessità” e la “bontà” di perdonare per riuscire effettivamente a farlo.

  17. Luigi Accattoli scrive,

    10 settembre 2017 @ 8:26

    Cristina Vicquery. Effettivamente la Colombia è più importante? Credo di sì. Un cristiano posto a parlare a nome di tutti che va in mezzo a quel popolo martoriato per aiutarlo a compiere qualche passo di riconciliazione evangelica, lo trovo più importante delle procedure canoniche per la traduzione e l’adattamento dei libri liturgici.

  18. maria cristina venturi scrive,

    10 settembre 2017 @ 9:04

    La fedeltà al testo , come nel caso del “pro multis” , tradotto erroneamente in “per tutti” come fece notare , inascoltato come sempre , Benedetto XVI, può sembrare una fissazione di filologhi e specialisti, una questione di lana caprina , senza importanza.
    E invece non è così, è una questione importantissima per chi crede .
    Provate a pensare se un vostro caro amico a cui volete bene vi scrive una lettera per es. in francese e voi traduce male questa lettera , e andate affermando che l’amico ha detto questo e quest’altro, mentre non è vero, perchè voi avete tradotto male. E’ una cosa senza importanza?
    E’ vero che il cristianesimo non è una religione del “libro” , in cui vale solo la parola immutabile e sacra di un libro sacro come per esempio avviene per l’Ebraismo ortodosso in cui le parole della Bibbia non possono ne’ debbono essere tradotte dall’ebraico antico, e per l’Islam in cui ilCorano non è MAi tradotto dall’arabo nelle lingue locali es il persiano o l’indonesiano, tuttavia un certo rispetto anche letterale per i testi evangelici e per quelli Liturgici non guasterebbe.
    se ci pensate bene le uniche parole della Messa ancora non tradotte a parte AMEN , sono Halleluja (entrambe ebraiche) e Kyrie Eleison (greco).
    Ora è giusto che in ogni luogo i fedeli sappiano cosa stanno dicendo , ma perchè non mettere la traduzione in lingua locale a pagina a fronte in un messalino bi-lingue latino-lingua locale?
    Non so, a me questa libertà e decentralizzazione, questo fidarsi della creatività e dell’originalità localistica sembra una troppo ottimistica previsioneche le conferenze episcopali locali sappiano tradurre fedelmente . cosa che, come hanno dimostrato, certe infelici traduzioni della CEI, non è affatto scontata.
    mi piacerebbe sapere il parere di Leonardo Lugaresi.

  19. picchio scrive,

    10 settembre 2017 @ 9:07

    luigi
    avevo scritto con il cell e avevo messo una faccina sorridente che si è tramutata non so perchè in punto di domanda, la mia voleva essere invece un’esortazione a continuare sulla Colombia tralasciando la mia richiesta di commenti su qualche cosa in fondo secondaria.
    crisina vicquery

  20. maria cristina venturi scrive,

    10 settembre 2017 @ 9:11

    Ovvio che in una Chiesa tutta protesa al “sociale” alla “politica”, al pacifismo tutto questo non ha nessuna importanza, rispetto alla questione della riappacificazione nazionale della Colombia.
    Ho letto che le FARC hanno restituito solo il 40% delle loro armi. E l’altro 60%?
    se lo tengono, perchè, riappacificazione sì, ma non si sa mai.. meglio tenersi ancora qualche fucile nell’armadio…..mica scemi!
    Ho letto poi che nel patto col presidente Santos, le FARC , riciclatesi in Partito Polotico , hanno ASSICURATI dieci seggi in Parlamento.
    Ma come , i partiti non dovrebbero essere rappresentati in parlamento secondo il numero di voti raccolti alle elezioni?
    mah, c’è qualcosa che non torna…

  21. Victoria Boe scrive,

    10 settembre 2017 @ 10:20

    Chi ha dubbi sui risultati concreti del viaggio del Papa in una Colombia sconquassata da tanti mali, dovrebbe pensare che i miracoli sono impossibili, ma è importante che vengano piantati dei semi di pace. È proprio quello che sta facendo Francesco: sta seminando pace.

  22. Amigoni p. Luigi scrive,

    10 settembre 2017 @ 18:11

    Mi pare di capire che – esondando dalla Colombia (dove i “molti” danneggiati dalla guerra sono “tutti”) al “motu proprio” sulla liturgia – ci sia una richiesta di trattare del “pro multis” (tradotto finora ignorantemente – anche in lingua tedesca, oltre che nella italiana – per tutti). Si chiede ad Accattoli di introdurre bene – se e quando vorrà – la questione.

  23. Lorenzo Cuffini scrive,

    11 settembre 2017 @ 15:36

    “le uniche parole della Messa ancora non tradotte a parte AMEN , sono Halleluja (entrambe ebraiche) e Kyrie Eleison (greco).”

    Kyrie Eleison?!

    Dove mai non sarebbe tradotto nel normale ” Signore pietà” ?

  24. Luigi Accattoli scrive,

    11 settembre 2017 @ 17:37

    Lorenzo Cuffini: Kyrie Eleison nel Rito Ambrosiano non è tradotto.

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