Rospetto vermiciattolo larva

“Ora papà sei da qualche parte abbracciato al mio rospetto, continua a tenerlo stretto e a proteggerlo”: parole dette a Lendinara da un uomo di nome Matteo al funerale del padre Danilo, suicida nell’Adigetto con in braccio il nipotino Davide portatore di una grave malattia genetica. Questo papà che chiama “rospetto” il figlio meschinello mi ricorda il grido del Signore al meschino suo popolo in Isaia 41, 14: “Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva di Israele”. Nel primo commento il saluto di Matteo al padre e nel secondo il fatto che l’ha provocato.

22 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Saluto di Matteo al padre Danilo: «Mio padre era una persona buona certo aveva difetti evidenti, ma aveva anche molti pregi. Era introverso, non ricordo mi abbia mai detto ti voglio bene, ma me lo dimostrava portandomi agli allenamenti da bambino nonostante lavorasse distante. Con Davide si trasformava, diventava affettuoso, sorridente, premuroso. Si lasciava fare di tutto dal mio ometto. Certo mio padre stava male e si preoccupava del futuro di Davide, senza i suoi cari accanto a proteggerlo. Nessuno lo giudichi per favore: il suo è stato un gesto d’amore. Mio papà adorava Davide, forse anche per la sua innocenza e fragilità. Quante persone, non solo a parole, darebbero la propria vita nell’assoluta convinzione di salvarne altre? Ora papà sei da qualche parte abbracciato al mio rospetto, continua a tenerlo stretto e a proteggerlo. Come tu non l’hai mai detto a me, io non l’ho mai detto a te. Anche se è tardi provo a rimediare: ti voglio bene papà».

    23 Ottobre, 2014 - 10:13
  2. Luigi Accattoli

    Le parole riportate nel commento precedente sono state dette il 15 ottobre nella chiesa di San Biagio a Lendinara, Rovigo, da Matteo Giacometti durante la messa di addio per il padre Danillo, 73 anni, che tre giorni prima si era lasciato cadere nel fiume Adigetto abbracciato al nipote Davide, di cinque anni, portatore della sindrome di Angelman. I genitori avevano lasciato per due giorni Davide ai nonni per partecipare a un convegno sulla malattia del piccolo.

    23 Ottobre, 2014 - 10:13
  3. Sara1

    E al figlio che ha detto?

    Avendo un fratello disabile mi immagino per un momento mio nonno che lo uccide e mio padre che parla di gesto di amore.
    Chissà come avrebbero reagito a casa mia.

    23 Ottobre, 2014 - 11:17
  4. Rosa

    Mi sembra che questo episodio rappresenti plasticamente la misericordia: il gesto è sbagliato, e non solo come principio astratto ma perché nega, nell’ossessionata disperazione del nonno, tutto ciò che di buono e di vero si sarà mosso intorno a questo bambino, tutto il valore reale e concreto che la sua vita sofferente aveva: l’amore dei genitori, forse di una famiglia e di una comunità interna. Chissà quanto amore smuoveva questo bambino. E tuttavia bisogna avere pietà della disperazione che ha sicuramente animato il nonno, e si può anche dire che nel suo cuore ha pensato di fare un disperato gesto d’amore, senza che dire questo renda buono o giustificato l’atto compiuto. Del resto, altrimenti non ci sarebbe potuto essere un funerale religioso.

    23 Ottobre, 2014 - 11:31
  5. Luigi Accattoli

    Sara anch’io mi sono fatto la tua domanda e ho scritto a un conoscente della zona per avere il testo completo delle parole di Matteo. Da un video ho visto che leggeva. Se qualcuno dei visitatori conosce di più, mi aiuti alla ricostruzione del fatto e delle parole.

    23 Ottobre, 2014 - 13:08
  6. Caro Luigi Accattoli,
    ricevo la seguente in altro ambito,
    la restituisco qui tra questi commenti dove dovrebbe stare
    per fare chiarezza.
    Un saluto a tutti e a te Luigi.
    ________________________

    by gavroche on 22 ottobre 2014 at 15:18

    Te le ha suonate eh, il buon Accattoli?
    A dire il vero non ho mai visto tanta aggressività malata come quella che hai esibito con quel tale.
    Forse pensavi di averne il diritto e credevi che quel blog fosse tuo terreno di caccia.
    Ti compatisco e ti auguro una pronta (sic!) guarigione.

    23 Ottobre, 2014 - 13:20
  7. Sara1
    23 Ottobre, 2014 - 13:56
  8. Sara1

    Scusate: dice che il nonno avrebbe tentato di salvare il bambino.

    23 Ottobre, 2014 - 13:57
  9. Marilisa

    “… voler capire è una forzatura. Meglio il rispetto e l’affetto. Non vogliamo sapere, e nemmeno giudicare».

    Non ho parole per questa magnifica lezione di vita di Matteo Giacometti.
    Una persona splendida che tiene in un solo abbraccio il figlioletto e il padre.
    Non si può restare indifferenti di fronte a tanta grandezza d’animo. Si resta sorpresi ma anche ammirati.
    Che il Signore ci aiuti ad essere almeno un poco come lui.
    Dio lo benedica!

    23 Ottobre, 2014 - 15:08
  10. picchio

    ciao matteo

    un abbraccio di solidarietà. E’ troppo comodo essere vili in modo anonimo.

    23 Ottobre, 2014 - 18:27
  11. Sara1

    Un abbraccio di solidarietà??
    Ma se sono mesi che ci spia tutti dal suo blog.

    http://incompiutezza.wordpress.com/

    Capisco che ne condivida le idee Picchio però la correttezza è un’altra cosa.

    23 Ottobre, 2014 - 18:32
  12. picchio

    la correttezza non è neanche di “Gavroche”.

    23 Ottobre, 2014 - 18:49
  13. picchio

    Sara, Matteo è un amico che ho conosciuto via mail fuori dal blog. So che sul suo blog spesso esagera, via mail non ho proprio nulla da rimproverargli. Non conosciamo cosa ci sia dietro la vita delle persone da quello che traspare da un blog.
    E’ un amico e lo abbraccio virtualmente volentieri.

    23 Ottobre, 2014 - 18:58
  14. Sara1

    Perfetto però nemmeno fare la verginella per un’email.
    Se vuoi giocar duro devi anche saperle prendere.
    :-).

    23 Ottobre, 2014 - 19:21
  15. picchio

    mi sembra un ottimo discorso, molto duro in certi aspetti, che tocca tutti i temi importanti.l’ergastolo come “pena di morte coperta”, la carcerazione preventiva…
    La corruzione proprio gli sta qua 🙂 Come ha detto in altre occasioni : il peccatore si può perdonare, il corrotto no”.

    23 Ottobre, 2014 - 20:54
  16. Federico

    @Picchio,
    se quel tale gavroche conoscesse tutta la valanga di maldicenze, volgarità e violenza che lo stimatissimo Matteo ha riversato su chiunque non la pensasse come lui, scriverebbe anche peggio.
    Matteo (anonimo anche lui e quindi vigliacco anche lui) ha scritto molto peggio, con un’aggressività distruttiva (e poi accusa gli altri di usare il machete!) da far rabbrividire.
    Adesso che, con molta meno violenza, qualcuno si permette di rispondergli (cosa che non condivido, sia chiaro), si prende anche il lusso di prendersela?
    Ma che si vergogni e rifletta un po’ sul tanto male che ha fatto alle vittime delle sue persecuzioni.
    Io sono stato per mesi oggetto di un linciaggio pesantissimo e il Sig. Matteo ha rifiutato persino di scusarsi.

    La solidarietà andrebbe non a lui ma alle vittime della sua maleducazione, scorrettezza, aggressività e ferocia. Sembrava avesse cambiato stile, ma riesce sempre a stupirci in peggio.

    @Matteo,
    ricorda le parole di picchio, che valgono anche per te:
    “E’ troppo comodo essere vili in modo anonimo”.

    24 Ottobre, 2014 - 9:41
  17. Federico

    Guardando il suo vergognoso blog si capisce benissimo che “matteo” è ossessionato da alcune questioni. Problemi suoi.
    Ma perché non riesce a rispettare chi non la pensa come lui? Perché aggredire verbalmente così pesantemente chiunque faccia la MINIMA AFFERMAZIONE IN DISSONANZA CON I SUOI DELIRI?
    Prima di chiedere il rispetto dal prossimo, faccia lui altrettanto. Non l’ha mai fatto, ha sempre criticato e aggredito, senza mai rispettare un’opinione diversa dalla sua.
    Conoscendolo, adesso scatenerà l’apocalisse, l’ennesimo linciaggio, spinto dalle sue ossessioni.
    Di uno così c’è da aver paura, altro che solidarietà e stima.

    24 Ottobre, 2014 - 9:48
  18. Sara1

    Nota: difensora, poi fa il tanto il femminista, ha una mentalità vecchia come il cucco che nemmeno una legione di università gesuitiche potrebbero cambiare.

    24 Ottobre, 2014 - 9:59
  19. Federico

    Come volevasi dimostrare, è partito l’ennesimo attacco.
    Mi chiama troll. Mi diffama dandomi del fondamentalista (nientemeno che “Isis cattolico”).
    So cosa significa e lo trovo offensivo. More solito.
    Scrive che mi terrà d’occhio: è una chiara minaccia che mi preoccupa.
    Se qualche pazzo dovesse leggere le sue farneticazioni e decidesse di venirmi a cercare?
    Questo non è dialogo, non è argomentare: è incitare al linciaggio.
    E non è nemmeno una forma di cristianesimo progressista o di radicalità evangelica: non è proprio cristianesimo.
    Gli auguro ogni bene, ma ne ho abbastanza.
    Spero che i suoi amici, a cominciare da picchio che solidarizza con lui, gli diano una mano a rendersi conto di quanto male sta facendo senza motivo, della testimonianza che sta dando, dell’odio distruttivo e violento che sta scatenando.
    Dio lo benedica e lo aiuti ad essere quel buon cristiano che vorrebbe essere.

    24 Ottobre, 2014 - 13:40

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