Susanna e i vecchioni

L’agile Susanna che salta la transenna e fa cadere papa e cardinale mi ha suggerito alcune considerazioni che LIBERAL pubblica oggi a pagina 19 con il titolo “San Pietro, tutti i rischi di un luogo-simbolo. Ma la Chiesa non può più evitare di incontrare la folla“: http://www.liberal.it/media/295318/29_12_liberal_19.pdf

14 Comments

  1. fiorenza

    Cosa buona e giusta che il Papa sia andato a pranzo nella Comunità di Sant’Egidio. Sbagliato e ingiusto il cosiddetto “bagno di folla” che piace tanto a qualcuno.
    Orrore dell’isteria collettiva che si scatena per un cantante o per un divo, e che trasforma tutti in psicolabili.
    Certo, “il Papa non può essere invisibile”. Eppure, proprio perché “il mondo spaventato di oggi ha bisogno della sua serenità”, dovrebbe esserci un modo inconfondibile, da Papa, di “incontrare la folla”. Un modo che rendesse meno folla questa che ormai sembra spesso ridursi ad essere folla sotanto.

    29 Dicembre, 2009 - 19:57
  2. discepolo

    sono d’accordo Fiorenza.
    ho letto pochi giorni fa un commento sul blog di Tornielli che diceva ” un Papa non si valuta da quante mani stringe ma da come difende e dirige la Chiesa di Cristo”
    Purtroppo oggi anche il Papa è diventato una specie di “star” , fra poco , credo firmerà anche gli autografi…come le rock star.
    ma non si può tornare indietro.. un Papa ieratico, sacrale, sulla sedia gestatoria, simbolo e Icona della Divinità, oggi non sarebbe più capito, sarebbe frainteso, biasimato.. il bagno di folla è d’obbligo…con tutto quello che ne consegue …
    MC

    29 Dicembre, 2009 - 20:08
  3. fiorenza

    Folla soltanto.
    Quel “miscuglio accidentale d’uomini… bisognosi di gridare, d’applaudire a qualcheduno, o d’urlargli dietro”. Così la vedeva Manzoni.

    29 Dicembre, 2009 - 20:14
  4. Certo che un papa come dice Discepolo “ieratico, sacrale, sulla sedia gestatoria, simbolo e Icona della Divinità”…..
    si potrebbe fare……
    di cera… o di legno… di das o ….. suggerite voi.
    Sono stato troppo caustico? Nooooooooo! Era una battuta.
    Non è una battuta invece che l’uomo è fatto
    “a sua immagine;
    a immagine di Dio lo creò;
    maschio e femmina li creò.”

    Tornando al post di Discepolo, c’è da riflettere su questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=yrAthzegEbU

    http://www.youtube.com/watch?v=5hetE8cTfOI&feature=related

    29 Dicembre, 2009 - 21:44
  5. roberto 55

    V’era, Fiorenza, in quella definizione “manzoniana” (tratta, mi sembra, da “I promessi sposi”: giusto ?) tutta la distanza, se non proprio la “sufficienza”, del consevatore illuminato (ed illuminista) verso le masse popolari, che credo che per Alessandro Manzoni rappresentassero concetto intrinsecamente negativo e corrotto: per Manzoni, il “popolino” era inevitabilmente incolto, ignorante e “maleducato”.
    Cambiando discorso, credo che il Pontefice abbia fatto benissimo, ovviamente, a concedersi alla piccola folla della Comunità di Sant’Egidio: quel che ho ancor più apprezzato è stata la “leggerezza” del nostro Papa che non ha minimamente menzionato l'”incidente” (chiamiamolo così) della notte di Natale, quasi che nulla d’importante gli fosse successo.

    A domani !

    Roberto 55

    29 Dicembre, 2009 - 22:50
  6. Comunque Signor Luigi è “sfizioso” il riferimento del titolo del post all’episodio nel libro del profeta Daniele, di Susanna e gli anziani.
    Il nesso c’è solo in merito al “giudizio” però, non al “fatto” in se stesso.
    Buona notte a lei e a tutti.

    29 Dicembre, 2009 - 23:28
  7. Francesco73

    No, no, teniamoci le folle per carità!
    Il papa, i vescovi, i preti – sempre riconoscibili come tali – vadano in mezzo agli uomini assembrati, benedicano, abbraccino, confortino, esprimano anche così, con questa fisicità, con lo sguardo che va negli occhi di quanti possibile, il loro essere tutto a tutti.

    C’è bisogno anche di questo contatto, una relazione passa anche per queste forme.

    30 Dicembre, 2009 - 0:49
  8. Francesco73

    E comunque anch’io la sera di Natale, mentre seguivo la diretta dopo l’emozione dell’incidente e li vedevo sfilare tutti insieme, pensavo alla somma precarietà fisica di questi vegliardi, carichi di anni, esperienze, sapienza e inevitabili limiti.
    Sicuramente c’è nei loro visi, portamenti, paramenti, complice la scenografia e la polifonia vaticane, l’effetto di qualcosa di antico e trasfigurato insieme, un rimando anche inquietante al mistero di cui sono testimoni e custodi, e anche alle contraddizioni di una esperienza storica millenaria.
    Mi ha colpito, come d’improvviso, il senso di precarietà fisica prodotto dall’irruzione di Susanna Maiolo.
    Il fremore fratturato di Etchegaray mi è suonato come un monito deciso, nell’ordine simbolico.

    30 Dicembre, 2009 - 1:03
  9. fiorenza

    Roberto, io non leggo in Manzoni quella “sufficienza” nei confronti delle “masse popolari” che tu dici, ma ognuno ha il suo Manzoni e ammetto che la mia lettura può essere molto personale; quello a cui alludevo citandolo è la sua prodigiosa resa della “psicologia della folla” nei due capitoli che si concludono con l’intervento di Ferrer. Detto questo, direi anch’io con convinzione, con Francesco73, “No, no, teniamoci le folle, per carità!”, e “Il papa, i vescovi, i preti- sempre riconoscibili come tali- vadano in mezzo agli uomini assembrati…”. E su questo, si può citare ancora Manzoni, sempre attualissimo:
    “Il cardinale veniva avanti, dando benedizioni con la mano, e ricevendone dalle bocche della gente, che quelli del seguito avevano un bel da fare a tenere un po’ indietro….Già sul principio stesso del suo pontificato, nel suo solenne ingresso in duomo, la calca e l’impeto della gente addosso a lui era stato tale da far temere della sua vita; e alcuni gentiluomini che gli erano più vicni avevano sfoderato le spade per atterrire e respingere la folla … E quella difesa non sarebbe forse bastata se il maestro e il sottomaestro delle cerimonie non l’avessero alzato sulle braccia, e portato di peso, dalla porta fino all’altar maggiore. D’allora in poi, in tante visite episcopali ch’ebbe a fare, il primo entrar nella chiesa si può senza scherzo contarlo tra le sue pastorali fatiche e, qualche volta, tra i pericoli passati da lui”.

    30 Dicembre, 2009 - 2:42
  10. Gerry

    Oh gran bontà de’ cavallieri antiqui! Il ricordo che Fiorenza fa del solenne ingresso del Card. Federigo Borromeo nella sua cattedrale (avvenuta, ho controllato la data, nel 1595) – in un bagno di folla festante, come poi accadrà per le sue visite pastorali – mi ha fatto pensare che anche la Chiesa post-tridentina non mancava certo di concorso popolare e, credo, di “actuosa partecipatio”.
    Del resto ricordo la bella descrizione manzoniana della visita pastorale del Cardinale Federigo (da collocarsi 35 anni dopo al suo ingresso nella diocesi ambrosiana), quella che contribuisce a distogliere l’Innominato dai cupi pensieri di quella notte terribile in cui aveva raggiunto l’abisso per risalirne, toccato dalla Grazia: ricordo il concorso di folla, di contadini, partiti prima dell’alba per vedere e sentire il loro Pastore. Senza bus turistici, né treni o aerei speciali.

    30 Dicembre, 2009 - 16:35
  11. fiorenza

    Sì, proprio così, Gerry. Ma c’è anche un’altra cosa che intendevo dire. E’ l’espressione “bagno di folla” che non mi piace. O, meglio, il fatto che questa venga usata indifferentemente per l’incontro del Papa con i fedeli – con le moltitudini di possibili fedeli- e per le sceneggiate populistiche di un Ferrer o di un Berlusconi qualunque. Questo uso equivoco del linguaggio, che confonde le ideee e non fa vedere la realtà, mi mette profondamentee in sospetto. E mi chiedo come potremmo difenderci, come uscire da questa notte in cui tutte le vacche sono nere. Il potente si bagna nella folla: a lui serve che la folla sia folla e soltanto folla. Il servo dei servi, invece, va incontro alla folla perché questa non sia più tale ma si trasformi in una comunione di soggetti, di individualità differenziate e inconfondibili, di individui benedetti e salvati uno ad uno. E forse “l’agile Susanna” l’aveva capito meglio e prima degli altri. Non è stata lei, a me sembra, ma le stesse guardie del corpo, a far cadere i vecchioni.

    30 Dicembre, 2009 - 17:16
  12. Nino

    Premesso che nessun sistema di sicurezza garantisce al 100% l’icona esposta alla massa, e assodato che nei tempi moderni i miti si costruiscono con le tecniche del marketing avanzato che tratta il “soggetto” nè più né meno come un prodotto da vendere usando massicciamente le risorse della comunicazione.
    E nel caso specifico le reti televisive e i quotidiani nazionali italiani e vaticani, rimane da capire se il prodotto “cattolicesimo” tragga maggiori consensi e credibilità da uno stile francescano piuttosto che da super investimenti incrementali e permanenti in uomini e mezzi per la sicurezza e i cerimoniali da premio Oscar Hollywoodiano.

    30 Dicembre, 2009 - 19:19
  13. Nino trarrà i maggiori giovamenti dallo stile francescano.
    Verrà il momento che si adotterà quello stile.
    La casa è sempre in… riparazione… e i “cuci e scuci” di mattoni vanno fatti un poco per volta, altrimenti l’edificio crolla….
    Detto sinceramente però non mi piace il riferimento ai miti (o forse fraintendo il senso che volevi dargli).
    Mi piace più la “mitezza”, che poi dovrebbe tradursi in sobrietà e parchezza nel cerimoniale.
    L’esempio innanzi tutto…

    30 Dicembre, 2009 - 19:49
  14. roberto 55

    Mah, Fiorenza ! Magari, è la mia lettura di Alessandro Manzoni a risultare molto personale: concordo con te, comunque, sull’estrema attenzione e, persino, acutezza della capacità d’osservazione dimostrata da Manzoni dei comportamenti della “folla”, anche se, appunto, nella descrizione delle giornate dei tumulti milanesi mi pare abbastanza evidente il giudizio negativo dello scrittore sul comportamento della “massa”.
    Belle, in ogni caso, le citazioni (tue, Fiorenza, e di Gerry), sempre tratte da “I promessi sposi”, e narranti dell’affetto popolare per il Cardinale Borromeo.
    A proposito: il dipinto “Susanna e i vecchioni” di Mattia Preti è attualmente esposto presso il Museo Civico degli Eremitani di Padova (a poco più di 20 chilometri dal mio paese), nell’ambito della mostra “Caravaggio, Lotto, Ribera – quattro secoli di capolavori della Fondazione Longhi”.

    Buona giornata di San Silvestro !

    Roberto 55

    30 Dicembre, 2009 - 22:32

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