Tonino Bello: amate i poveri e non arricchitevi

Coraggio! Vogliate bene a Gesù Cristo, amatelo con tutto il cuore, prendete il Vangelo tra le mani, cercate di tradurre in pratica quello che Gesù vi dice con semplicità di spirito. Poi, amate i poveri. Amate i poveri perché è da loro che viene la salvezza, ma amate anche la povertà. Non arricchitevi”: sono parole dette nella cattedrale di Molfetta dal vescovo Tonino Bello come ultimo saluto il giovedì santo del 1993. Morirà 12 giorni più tardi. Nel testamento, che dettò due giorni prima di morire, cioè la domenica in albis, ci sono queste altre frasi: “Ho voluto bene a tutti e sempre” (era il titolo della mia conferenza), “E’ il giorno del Signore. Ed è bellissimo”. Metto qui queste parole come dono ai visitatori, avendo avuto l’occasione di presentare ieri a Molfetta il sesto volume dell’opera omnia del vescovo Bello (1935-1993), ringraziando le persone incontrate: il vescovo Luigi Martella che mi ha invitato (egli ha introdotto la causa di canonizzazione del predecessore), il direttore di “Luce e vita” don Domenico Amato che mi ha accolto, i fratelli di don Tonino, Marcello e Trifone, calorosi come sempre. E Guglielmo Minervini e i cari amici della FUCI di quarant’anni addietro, Damiano e Giuditta. Questo piccolo ricordo a caldo, in attesa di inserire il testo della mia conversazione nella pagina “Conferenze e dibattiti” elencata sotto la mia foto.

49 Comments

  1. FABRICIANUS

    Grazie Luigi, per il dono di queste stupende parole di Don Tonino Bello.

    27 Gennaio, 2009 - 1:55
  2. Don Tonino è stato un grande vescovo, capace di spiegare le parole già note del vangelo come se le si udisse per la prima volta, arricchendole si stupore e fresca verità. È stato un dono per tutti e mi domando quando lo Spirito susciterà nela Chiesa italiana un altro pastore tanto grande nel cuore e nella mente, capace di scuotere e inquietare le nostre coscienze assopite.
    Un ricordo nella preghiera a don Tonino e un grazie alla sua terra che l’ha reglato alla Chiesa.

    27 Gennaio, 2009 - 7:58
  3. affus

    A me sembra che non aveva rispetto per l’eucarestia e il suo amore per i poveri partiva più da considerazioni sociali , da considerazioni cattocomuniste e socilogiche, così fan tutti, in cui il Vangelo stava come i cavoli a merenda . Mi affido comunque alle decisioni di Santa madre Chiesa .

    27 Gennaio, 2009 - 8:43
  4. Le parole di don Tonino, sono l’approccio più VERO alla Sacra Scrittura, alla vita dei cristiani, alla vita di TUTTI/E gli uomini/donne.
    Accogliere i poveri, gli emarginati, gli oppressi, i rifiutati, nel più profondo rispetto delle loro persone.
    Luigi se non ti dispiace, quelle parole di don Tonino, le voglio usare come incipit, in una testimonianza che mi hanno chiesto in una parrocchia romana.

    27 Gennaio, 2009 - 8:44
  5. don78

    Non sapevo che saresti passato da queste parti Luigi… mi sarebbe piaciuto salutarti… colpa mia. Prometto di leggere più spesso la pagina “conferenze e dibattiti”. Spero tornerai presto. Fammi sapere.

    27 Gennaio, 2009 - 8:50
  6. LEONE

    Grazie Luigi, per queste parole, Don Tonino Bello era un grande uomo, un grande vescovo, un grande profeta.
    Come disse Paolo VI di Don Primo Mazzolari, era uno che camminava avanti, e per questo ha sofferto molto come tutti i profeti.

    Coraggio, fratello che soffri.
    C’è anche per te
    una deposizione dalla croce.
    C’è anche per te una pietà sovrumana.
    Ecco già una mano forata
    che schioda dal legno la tua…
    Coraggio.
    Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio.
    Tra poco, il buio cederà il posto alla luce,
    la terra riacquisterà i suoi colori
    e il sole della Pasqua
    irromperà tra le nuvole in fuga.

    ( TONINO BELLO )

    27 Gennaio, 2009 - 9:39
  7. LEONE

    DAMMI, SIGNORE, UN ALA DI RISERVA

    Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.

    Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.

    A volte nei momenti di confidenza oso pensare, Signore, che anche Tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta… forse per farmi capire che Tu non vuoi volare senza me.

    Per questo mi hai dato la vita, perché io fossi tuo compagno di volo.

    Insegnami allora a librarmi con Te perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla: vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento; vivere è assaporare l’avventura della libertà, vivere è stendere l’ala, l’unica ala con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.

    Ma non basta saper volare con Te, Signore: Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello, e aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi: non farmi più passare indifferente davanti al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te: soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o Signore, un’ala di riserva.

    Don Tonino Bello

    27 Gennaio, 2009 - 9:42
  8. Francesco73

    Allora attendiamo con ansia il testo della conferenza!

    C’è un certo pensiero troppo politically correct che circonda la figura di don Tonino.
    Ma avviene con i profeti più radicali, come anche don Milani, o Mazzolari, o Romero.
    Erano uomini, avevano i loro limiti.
    Ma a un certo punto hanno ritenuto che tutte le pur comprensibili prudenze e preoccupazione umane soffocassero – nelle condizioni in cui operavano – la voce del Vangelo, che a loro spettava di far sentire e di annunciare.
    Ecco perchè le loro parabole sono meritevoli e esemplari, e sono un segno evidente della santità, per la quale si scorge il volto di Dio.

    27 Gennaio, 2009 - 11:29
  9. Tolle et lege, affus, ti farà bene.

    27 Gennaio, 2009 - 11:59
  10. Ciao Luca,
    che ci azzecca affus?
    ma che se lo stamo a cercà? !!!!

    Trovo molto bella questa miscellanea di pensieri di d. Tonino
    a cui ciascuno dà il contributo.
    Quel qualcosa che ha colpito ciascuno.

    d.Tonino come ogni uomo aveva certo i suoi limiti,
    ma la sua grandezza era nell’esserne cosciente e nel non averne paura,
    ha imparato a conviverci, guardando sempre in alto verso Cristo, che lo rimandava verso il basso, gli ultimi e i poveri.

    A differenza di molti che hanno paura di se stessi, delle proprie inconsistenze, non sanno trovarvi il messaggio personale di Dio,
    si spaventano e aggrediscono se stessi e gli altri.

    27 Gennaio, 2009 - 12:15
  11. ignigo74

    Affus, ti ascolto con interesse.
    Ascolto sempre con interesse i discorsi dei non cattolici sul cattolicesimo.
    Grazie.

    27 Gennaio, 2009 - 12:46
  12. Ignigo, sei terribilmente fantastico. Ti propongo: fondiamo un giornale insieme? 😉

    Su Tonino Bello: possiedo e leggo spessissimo i sei volumi della sua opera omnia, soprattutto, quello Quaresimale, che è fra i migliori.
    Ma sono tutti di una profondità che molti vescovi si sognano.
    Tra l’altro, da quel che so egli faceva così: tornato a casa, la notte si sistemava in cappella davanti al Santissimo stando su un tavolino con dei fogli bianchi e una biro e un registratore. Scriveva e registrava ciò che pregava, davanti a Gesù Eucaristia.
    I suoi interventi a favore dei poveri e della pace (ma non solo perbacco! se qualcuno avesse l’accortezza di leggere tutto prima di giudicare…) nascevano in cappella, davanti all’Eucaristia, non da considerazione sociologiche o altro…

    Però devo dire che talvolta un certo toninobellismo di qualche prete o vescovo mi dà un po’ la nausea. Gli epigoni a volte son ridicoli.
    Ma lui era un grandissimo uomo, un vero cristiano e vescovo.
    Prega per noi, don Tonino Bello

    27 Gennaio, 2009 - 13:52
  13. affus

    Tutti sanno fare bei discorsetti di commiato sui poveri e Gesù Cristo , specialmente se in prossimità della morte . Sepeste quello che diceva il finto beato alberto su Gesu Cristo ……. oppure la santona del gargano …… .
    Parole che ti fanno cadere in estasi ……
    Se io vado a Napoli alla commemorazione di maradona e dico che maradona è un cesso , uno che nella vita è un fallito , come minimo mi impalano . Ecco che bisogna aspettare che gli animi si raffreddino e si ragioni in maniera fredda e distaccata per non cadere in complicità e faziosità . Almenochè i miracoli Gesù Cristo te li sbatte in faccia subito come fece con san Francesco . Io non mi dilungo piu , odio essere o un adulatore .

    27 Gennaio, 2009 - 14:03
  14. tranne che di te stesso, of course…

    27 Gennaio, 2009 - 14:09
  15. don78… ma tu conosci don Eugenio Bruno?

    ps. mantra para-cattolico: non nutrire il troll, non nutrire il troll… 🙂

    27 Gennaio, 2009 - 14:41
  16. Francesco73

    Oggi è un grande giorno: contemplo silenzioso, anzi, muto e stupito, la rinnovata epifania di don 78.
    Il suo volto si disvela a poco a poco: sembra rintracciabile nelle Puglie, lì ci guida la cometa.
    Lo conosciamo ancora per speculum e in aenigmate, ma – come rappresentante sindacale dei suoi allievi e figli spirituali – professo fiducia, entusiasmo e gratitudine per questo nutrimento in dosi omeopatiche che egli ci offre di sè.

    27 Gennaio, 2009 - 14:47
  17. un certo toninobellismo di qualche prete o vescovo mi dà un po’ la nausea.
    =============================================
    Maioba,
    se vuoi ti mando copia di un calendario avuto da un amico militare,
    il calendario distribuito a migliaia nei loro istituti militari,
    è tra le più ipocrite opere di toninobellismo.
    Cita ad ogni pagina, delle espressioni di don Tonino,
    ma l’incipit del calendario in frontespizio è questo:
    (…)
    “Religione e Patria, connubio… bagnato dal sangue dei soldati”

    27 Gennaio, 2009 - 14:59
  18. Maioba,
    ho dimenticato:
    il calendario è prodotto dal vescovo militare…….

    27 Gennaio, 2009 - 15:01
  19. grazie Matteo! …come ricevuto! 😉

    27 Gennaio, 2009 - 15:04
  20. ignigo74

    concordo sul disgusto originato dal toninbellismo come da ogni ismo: giussanismo, spiritosantismo, focolarinismo, cattolicismo… c’è anche un cristianismo, un cristo-idolo che infesta invece di liberare (su questo ci sono pagine lucidissime, sul cristo-idolo che infesta la bible belt, di Flannery ‘O Connor).

    27 Gennaio, 2009 - 16:59
  21. Ignigus non hai risposto alla mia richiesta…

    27 Gennaio, 2009 - 18:32
  22. Luigi Accattoli

    Rientro da Molfetta a Roma. Il treno passa per la stazione di Pianerottolo d’Ariano e io vi saluto tutti.

    27 Gennaio, 2009 - 19:14
  23. don78

    ahahah Francé!

    Che gran para… che sei 🙂

    27 Gennaio, 2009 - 19:20
  24. marta09

    La particolarità di mons. Tonino Bello è ….. IL SAPER DIFENDERE.
    E’ una cosa estremamente difficile oggi, quasi impossibile direi. Si preferisce “tacere” per evitare guai peggiori, si preferisce la strada della “diplomazia” che dà ragione a tutti, si preferisce “far finta di niente, tanto poi passa”, si preferisce “girare le spalle, gli occhi e le orecchie” alle offese FATTE AGLI ALTRI perchè “se vuole si può difendere da sé”.
    Da dove vengano questi atteggiamenti non saprei dire, ma di certo non dal Vangelo; di certo non da Gesù che non si è difeso, ma ha difeso altri/e.
    Una difesa bella quella di Gesù – e di conseguenza anche quella di mons, Tonino Bello – che non attacca la persona, ma il fatto; una difesa che obbliga chi offende a ripensarci ed – al caso – ritrattare.
    E’ una particolarità che non vedo di frequente, probabilmente perchè richiede coraggio di “giocarsi”, di “sporcarsi le mani” e di entrare nello stesso “fango” dell’offeso.
    Il grande insegnamento di questo Vescovo è proprio questo: difendere e difendere tutti.
    Un insegnamento che identifica da quale parte sta, il PERCHE’ DEL SUO ESSERE PRETE ED ANCHE IL PER CHI.
    Più che i libri, di mons. Tonino Bello, parla la storia, parlano i suoi gesti e parla l’amore che ha dato e ricevuto dai miseri, dai poveri (di qualsiasi povertà si parli): è riflesso e trasparenza di Gesù, è un uomo che si è fatto figlio di Dio ed anche figlio degli uomini.
    La Chiesa credo sia di questo che ha bisogno: di gente che difende, che ha il coraggio di difendere senza nascondersi dietro a “egoistici” “E’ meglio di no!” 🙁

    27 Gennaio, 2009 - 19:23
  25. Luigi Accattoli

    Don78 non sapevo che eri pugliese: ma di dove? Io sono un pellegrino di Puglia.

    27 Gennaio, 2009 - 19:43
  26. don78

    “Made in Molfetta”!

    Come direbbe don Tonino 🙂

    27 Gennaio, 2009 - 20:00
  27. Luigi Accattoli

    Che bello il Duomo vecchio della tua città dove stamattina ho passato un’ora incantata!

    27 Gennaio, 2009 - 20:13
  28. don78

    Molfetta è la città dove ho studiato. Don Tonino chiamava i preti di tutta la Puglia che uscivano da quel seminario “made in Molfetta”, quasi come distintivo della nostra formazione. In effetti ho tanti bei ricordi di quegli anni in seminario, dove don Tonino ha lasciato il segno.

    Sul Duomo non posso che essere d’accordo, il romanico pugliese è uno spettacolo.

    27 Gennaio, 2009 - 20:26
  29. roberto 55

    Ignigo74, ti sei superato ! Ma, dico io, come sei riuscito a capire che dietro lo pseudonimo di “AFFUS” si cela, in realtà, un fervente militante di Rifondazione Comunista (corrente “trozkista”, sa va sans dire …….), cultore di “Che” Guevara ed acceso sostenitore dell’imminente necessità della rivoluzione proletaria internazionale ?
    Se, Maioba, Ignigo decide d’accettare la tua proposta, assumeresti anche me ? Prometto che non disturberò, consumeròo poco, e diro sempre “signorsì, signore !”.

    Scherzi a parte, della figura di Don Tonino Bello ho sentito e letto un bel pò ma, vi confesso, non ho mai trovato il tempo e/o l’opportunità di approfondirla: leggendo, ora, il “report” di Luigi e le vostre testimonianze (bellissimo l’omaggio di Leone !) capisco trattarsi di una lacuna importante che voglio colmare al più presto (a partire dal testo della conversazione di Luigi che attendo di veder pubblicato quanto prima nel “blog”).

    Buona notte !

    Roberto 55

    27 Gennaio, 2009 - 22:50
  30. Roberto: benvenuto, anzi, ti concedo di fare il direttore.
    ma Ignigo non risponde…
    Ah… questi milanesi, sempre impegnatissimi…

    27 Gennaio, 2009 - 23:50
  31. LEONE

    Lettera al “fratello marocchino”,

    (Don Tonino Bello)

    Fratello marocchino. Perdonami se ti chiamo così, anche se col Marocco non hai nulla da spartire. Ma tu sai che qui da noi, verniciandolo di disprezzo, diamo il nome di marocchino a tutti gli infelici come te, che vanno in giro per le strade, coperti di stuoie e di tappeti, lanciando ogni tanto quel grido, non si sa bene se di richiamo o di sofferenza: tapis!
    La gente non conosce nulla della tua terra. Poco le importa se sei della Somalia o dell’Eritrea, dell’Etiopia o di Capo Verde. A che serve? Il mondo ti è indifferente.
    Dimmi marocchino. Ma sotto quella pelle scura hai un’anima pure tu? Quando rannicchiato nella tua macchina consumi un pasto veloce, qualche volta versi anche tu lacrime amare nella scodella? Conti anche tu i soldi la sera come facevano un tempo i nostri emigranti? E a fine mese mandi a casa pure tu i poveri risparmi, immaginandoti la gioia di chi li riceverà? E’ viva tua madre? La sera dice anche lei le orazioni per il figlio lontano e invoca Allah, guardando i minareti del villaggio addormentato? Scrivi anche tu lettere d’amore? Dici anche tu alla tua donna che sei stanco, ma che un giorno tornerai e le costruirai un tukul tutto per lei, ai margini del deserto o a ridosso della brugheria?
    Mio caro fratello, perdonaci. Anche a nome di tutti gli emigrati clandestini come te, che sono penetrati in Italia, con le astuzie della disperazione, e ora sopravvivono adattandosi ai lavori più umili. Sfruttati, sottopagati, ricattati, sono costretti al silenzio sotto la minaccia di improvvise denunce, che farebbero immediatamente scattare il “foglio di via” obbligatorio.
    Perdonaci, fratello marocchino, se noi cristiani non ti diamo neppure l’ospitalità della soglia. Se nei giorni di festa, non ti abbiamo braccato per condurti a mensa con noi. Se a mezzogiorno ti abbiamo lasciato sulla piazza, deserta dopo la fiera, a mangiare in solitudine le olive nere della tua miseria.
    Perdona soprattutto me che non ti ho fermato per chiederti come stai. Se leggi fedelmente il Corano. Se osservi scrupolosamente le norme di Maometto. Se hai bisogno di un luogo dove poter riassaporare, con i tuoi fratelli di fede e di sventura, i silenzi misteriosi della tua moschea. Perdonaci, fratello marocchino. Un giorno, quando nel cielo incontreremo il nostro Dio, questo infaticabile viandante sulle strade della terra, ci accorgeremo con sorpresa che egli ha… il colore della tua pelle.

    28 Gennaio, 2009 - 9:11
  32. LEONE

    Lettera a Massimo, ladro zingaro ammazzato

    (don Tonino Bello)

    A Molfetta, durante una tentata rapina un metronotte, per legittima difesa, sparò e uccise il ladro, uno zingaro. Il Vescovo, Monsignor Tonino Bello, saputa la notizia si recò al cimitero e rimase contristato dalla solitudine del morto: non c’era nessuno alle sue esequie e scrisse una lettera ad un uomo che non l’avrebbe mai letta, a Massimo, il ladro zingaro ammazzato.

    Ho saputo per caso della tua morte violenta, da un ritaglio di giornale. Mi hanno detto che ti avrebbero seppellito stamattina, e sono venuto di buon’ora al cimitero a celebrare le esequie per te.
    Ma non ho potuto pronunciare l’omelia. Perché alla mia messa non c’era nessuno. Solo don Carlo, il cappellano, che rispondeva alle orazioni. E il vento gelido che scuoteva le vetrate.
    Sulla tua bara, neppure un fiore. Sul tuo corpo, neppure una lacrima. Sul tuo feretro, neppure un rintocco di campana.
    Ho scelto il Vangelo di Luca, quello dei due malfattori crocifissi con Cristo, e durante la lettura mi è parso che la tua voce si sostituisse a quella del ladro pentito: «Gesù, ricordati di me!…».
    Povero Massimo, ucciso sulla strada come un cane bastardo, a 22 anni, con una spregevole refurtiva tra le mani che è rotolata nel fango con te!
    Povero randagio. Vedi: sei tanto povero, che posso chiamarti ladro tranquillamente, senza paura che qualcuno mi denunzi per vilipendio o rivendichi per te il diritto al buon nome.
    Tu non avevi nessuno sulla terra che ti chiamasse fratello. Oggi, però, sono io che voglio rivolgerti, anche se ormai troppo tardi, questo dolcissimo nome.
    Mio caro fratello ladro, sono letteralmente distrutto.
    Ma non per la tua morte. Perché, stando ai parametri codificati della nostra ipocrisia sociale, forse te la meritavi. Hai sparato tu per primo sul metronotte, ferendolo gravemente. E lui si è difeso. E stamattina, quando sono andato a trovarlo in ospedale, mi ha detto piangendo che anche lui strappa la vita con i denti. E che, con quei quattro luridi soldi per i quali rischia ogni notte la pelle, deve mantenere dieci figli: il più grande quanto te, il più piccolo di un anno e mezzo.
    No, non sono amareggiato per la tua morte violenta. Ma per la tua squallida vita.
    Prima che giustamente ti uccidesse il metronotte, ti aveva ingiustamente ucciso tutta la città. Questa città splendida e altera, generosa e contraddittoria. Che discrimina, che rifiuta, che non si scompone. Questa città dalla delega facile. Che pretende tutto dalle istituzioni. Che non si mobilita dalla base nel vedere tanta gente senza tetto, tanti giovani senza lavoro, tanti minori senza istruzione. Questa città che finge di ignorare la presenza, accanto a te che cadevi, di tre bambini che ti tenevano il sacco!
    Prima che giustamente ti uccidesse il metronotte, ti avevano ingiustamente ucciso le nostre comunità cristiane. Che, sì, sono venute a cercarti, ma non ti hanno saputo inseguire. Che ti hanno offerto del pane, ma non ti hanno dato accoglienza. Che organizzano soccorsi, ma senza amare abbastanza. Che portano pacchi, ma non cingono di tenerezza gli infelici come te. Che promuovono assistenza, ma non promuovono una nuova cultura di vita. Che celebrano belle liturgie, ma faticano a scorgere l’icona di Cristo nel cuore di ogni uomo. Anche in un cuore abbrutito e fosco come il tuo, che ha cessato di batter per sempre.
    Prima che giustamente ti uccidesse il metronotte, forse ti avevo ingiustamente ucciso anch’io che, l’altro giorno, quando c’era la neve e tu bussasti alla mia porta, avrei dovuto fare ben altro che mandarti via con diecimila miserabili lire e con uno scampolo di predica.
    Perdonaci, Massimo.
    Il ladro non sei solo tu. Siamo ladri anche noi perché prima ancora che della vita, ti abbiamo derubato della dignità di uomo.
    Perdonaci per l’indifferenza con la quale ti abbiamo visto vivere, morire e seppellire.
    Perdonaci se, ad appena otto giorni dall’inizio solenne del l’anno internazionale dei giovani, abbiamo fatto pagare a te, povero sventurato, il primo estratto conto della nostra retorica.
    Addio, fratello ladro.
    Domani verrò di nuovo al camposanto. E sulla tua fossa senza fiori, in segno di espiazione e di speranza, accenderò una lampada.

    28 Gennaio, 2009 - 9:15
  33. affus

    Beh io questo signore non lo capisco ! Un complice di criminali che vorrebbero santificare . Si può pregare per tutti, senza fare una cosa ufficiosa da vescovo ! Poteva mandare un prete . Ci vorrebbe la ghigliottina per chi lo ha proposto come vescovo alla Santa Sede .

    E don Milani ? Furono persone come lui che consegnarono la scuola italiana in mano ai comunisti ! La cultura italiana in mano a Marx !
    Infatti in parecchi covi delle Brigate Rosse c’erano i suoi libri .
    Qualche brigatista confesso che andò ad ammazzare con il libro : Lettera a una Professoressa in tasca ! Che Il Signore lo perdoni per avere stravolto il suo messaggio !

    28 Gennaio, 2009 - 14:17
  34. LEONE

    Affus provo sinceramente una grande pena per te.

    28 Gennaio, 2009 - 14:40
  35. nel mio giornale penserei anche a Principessa e Luca Grasselli… fateci un pensierino…
    Marta ti conosco da poco, ma… come dire: pian pianino… 🙂
    Ma soprattutto se padrino della nuova creatura fosse Luigi Accattoli, sapete che bellezza!!! 🙂 che ne dici Lui’? vengo a prendere un caffé da te stasera?? 😉

    28 Gennaio, 2009 - 14:50
  36. Leone: non dare da mangiare ai Troll… vale anche per te… 🙂

    28 Gennaio, 2009 - 14:50
  37. marta09

    … e speriamo non nasca un nuovo gruppo … si sai i “New Trolls” :-))))
    Che roba brutta!!!

    28 Gennaio, 2009 - 16:43
  38. affus

    e pensare che ancora oggi negli spot dell’A.C. compare come eroe simbolo un certo Don Milani dopo ripetute condanne del suo pensiero nei documenti pontifici . Questo la dice lunga sui vertici di questa ex associazione cattolica che lo stesso Paolo VI fu tentato di chiudere confesandolo in privato , come anche Pio XII . Ecco come si spiega che tanti ex presidenti andarono a ingrossare le fila del vecchio PCI e tanti favorirono le leggi su aborto e divporzio. Ricordiamoci Carlo Carretto ex Presidente di A. C. che si schierò a favore del divorzio , negando che il matrimonio sia legge naturale e non di fede. Ecco perchè le leggi sull’aborto in italia hanno la firma di Andretotti e controfirma di Oscar Luigi Scalfaro Presidente cattolico ma che proveniva dalle file dell ‘ A. C. usata come serbatoio inesauribile di voti .

    28 Gennaio, 2009 - 18:42
  39. Luigi Accattoli

    Affus quando si accusano persone si firma con nome e cognome.

    29 Gennaio, 2009 - 0:43
  40. principessa

    Dimmi, caro Maioba, di quali talenti e qualita’ pensi io sia portatrice da meritarmi una proposta di collaborazione al tuo giornale?… credimi, e’ vera curiosita’, specie sapendo che, prima di postare un commento, sono innumerevoli le cancellazioni, la scelta di una parola piuttosto che un’altra e lo sfrondamento continuo di quanto scrivo.
    Comunque… sono lusingata e ti ringrazio.
    Un abbraccio

    29 Gennaio, 2009 - 4:45
  41. raffaele.savigni

    L’ultimo post di Affus è infame. Si vergogni!

    29 Gennaio, 2009 - 8:53
  42. don 78 non mi hai risposto!!! Temo di non dover insistere sull’argomento, allora 🙂

    ps. caro Troll, nonostante ne abbia abbastanza piene le scatole delle tue uscite, continuo a non nutrirti… vedo che ti alimenti benissimo da solo. Roba avariata, però…

    29 Gennaio, 2009 - 9:49
  43. don78

    caro moralista… 🙂

    29 Gennaio, 2009 - 17:54
  44. aiuto… nooo…. sono curioso come una scimmia…!!!

    dai, spiegami in privato, trovi la mia email sul blog (cliccando su “il moralista”)

    (poi, mi assolvi vero?)

    29 Gennaio, 2009 - 18:14
  45. Leopoldo

    Affus, leggo il blog abbastanza assiduamente, anche se non intervengo spesso, considerato che raramente mi trovo in sintonia con i suoi frequentatori.
    Ho capito che ti piace andare controcorrente, tuttavia stai attento perché il mare in cui stai sguazzando non è esattamente di acqua: e ci sei immerso fino alla cima dei capelli. Ma forse ti piace?

    30 Gennaio, 2009 - 10:41
  46. affus

    Caro Leopoldo tutti navighiamo in questi anni in acque melmose ,nessuno escluso . C’è chi lo ha capito e chi non lo ha capito ancora e si illudde di avere un nuovo verbo da dare …..
    Infatti la Scrittura dice : ” Il Signore sul monte Sion preparerà un banchetto di grasse vivande ; fino alla feccia nne dovranno sorbire tutti gli empi della terra “. I primi a bere vino drogato saranno quelli del suo popolo …… credimi .

    31 Gennaio, 2009 - 11:08
  47. affus

    Ci pensi , Leopoldo , se questo vescovo oggi andasse a casa dei rumeni violentatori , o a casa di un pluriomicida stupratore , per far capire chissacchè ? Bisogna consolare i carcerati ? Bene, puoi farlo tranquillamente , anzi a loro devi annunciare il vangelo, ma non puoi andare a sostenere moralmente un assassino che ha appena ucciso !!!!!!!
    Ti ricordi quando un papa ,santo subito, andò nel parlamento italiano a perorare la causa dei detenuti ? Chiese il condono e tutte le forze politiche glielo diedero . Dopo quel condono avvennenro molti stupri e omicidi di quei detenuti liberati ?
    La colpa a chi la possiamo dare ? Ma è questa la liberazione di cui parlava Cristo ? Possibile che un teologo non capisca che esiste una liberazione dal peccato e deve interessarsi piu di quello ?

    31 Gennaio, 2009 - 11:17
  48. affus

    QUEL PATTO SCELLERATO FRA KGB E “PAPA BUONO” di Antonio Socci

    Promemoria per il convegno ecclesiale di Verona… Mentre i giornali annunciano che il nostro stupendo papa Benedetto XVI sta per firmare il decreto che permette di celebrare la millenaria liturgia della Chiesa vergognosamente proibita dopo il Concilio dall’inquisizione progressista

    Il Cremlino (o il Kgb) si “infiltrò” al Concilio Vaticano II legando le mani alla Chiesa su una questione capitale, con gravi conseguenze per i cattolici negli anni successivi (conseguenze che arrivano fino ad oggi che siamo alla vigilia del convegno ecclesiale di Verona). Non è una spy story, è una vicenda che deve essere ancora raccontata dettagliatamente e compresa. Vediamola.

    Giovanni XXIII annuncia il Concilio Vaticano II il 25 gennaio 1959. Inizia la preparazione. Papa Roncalli desidera avere al Concilio la presenza di rappresentanti della Chiesa ortodossa russa. Nel 1961 approfitta di un viaggio in Russia di Ettore Bernabei per far arrivare al metropolita Rodzinski tale richiesta. Naturalmente la Chiesa Ortodossa non può decidere nulla. E’ del tutto controllata dal Cremlino e dal Kgb. Il regime coglie dunque l’occasione per porre una condizione: che il Concilio si astenga dal condannare l’ideologia marxista e i sistemi comunisti.

    Il Vaticano spedisce a Mosca il 27 settembre 1961 monsignor Willebrands a dare garanzie e nell’agosto 1962 a Metz, in Francia, il cardinale Tisserant, decano del Sacro Collegio, per conto della Santa Sede, e il metropolita Nicodemo, per conto della Chiesa Ortodossa, stipulano l’accordo: il Concilio non parlerà di comunismo.

    Molto tempo dopo fu Romano Amerio a scriverne nel suo volume “Iota unum”, dove, sulla base di testimonianze dirette, precisò che “l’iniziativa dei colloqui fu presa personalmente da Giovanni XXIII dietro suggerimento del card. Montini e che Tisserant ‘ha ricevuto degli ordini formali, tanto per firmare l’accordo che per sorvegliarne l’esatta esecuzione durante il Concilio’ ”.

    In effetti durante quell’Assise accadde l’incredibile. Quando fu depositata una petizione, firmata da 450 padri conciliari, nella quale si chiedeva la condanna esplicita e rinnovata del comunismo, anziché essere messa ai voti fu “insabbiata”. La Segreteria del Concilio si nascose dietro incredibili scuse. Fu un’autentica e clamorosa violazione della legalità conciliare.

    Ma ancora più grave fu l’impegno sottoscritto dal Vaticano: di fatto, su richiesta di un regime persecutore e sanguinario, per ottenere un piatto di lenticchie (due osservatori russo-ortodossi ben controllati dal Kgb) si accettò di legare le mani al Concilio, di compromettere la libertà morale della Chiesa. Infischiandosene della “Chiesa del silenzio”.

    Nel 1938 Pio XI con la Divini Redemptoris aveva definito il comunismo “un flagello satanico”. Scriveva: “il comunismo è intrinsecamente malvagio e nessuno che voglia salvare la civiltà cristiana deve collaborare con esso in qualsiasi impresa”. Era dunque una questione dottrinale, ma anche pastorale. Il Concilio infatti non era di tipo dogmatico, ma pastorale. Dunque per sua natura doveva parlare della Chiesa nel mondo contemporaneo.
    Arrivava 50 anni dopo la rivoluzione bolscevica, dopo il più immane macello di cristiani della storia della Chiesa, mentre il comunismo aveva appena divorato mezza Europa (e aveva appena soffocato nel sangue la rivolta d’Ungheria), mentre aveva conquistato la Cina facendo carneficine orrende, mentre era arrivato in Corea, a Cuba – provocando una grave crisi internazionale – e divampava in Vietnam. Perfino l’Italia si era appena salvata da questo “flagello”, ma si era avuta egualmente una lunga scia di sangue (come dimostrano i libri di Gianpaolo Pansa) con un immenso martirio di sacerdoti nel Centro Italia. In questa situazione in cui Kruscev, al potere a Mosca, aveva addirittura rilanciato la persecuzione anticristiana in Russia, mentre tanti vescovi e preti erano in carcere, il Concilio viene imbavagliato, non può occuparsi del comunismo e accade – osserva Amerio – che “negli Atti non se ne trova nemmeno il vocabolo che tanto spesseggiava nei documenti papali sino a quel momento. La grande Assemblea si pronunciò specificatamente sul totalitarismo, sul capitalismo, sul colonialismo, ma celò il suo giudizio sul comunismo dentro il giudizio generico sulle ideologie totalitarie”.

    Papa Roncalli nel solenne discorso di apertura, dando implicitamente un pesante giudizio sui predecessori, affermò: “La Chiesa preferisce oggi far uso della medicina della misericordia, invece che dell’arma della severità” e proporre “insegnamenti piuttosto che condanne”. Dunque non più censure e scomuniche per nessuno, solo che nel frattempo, sotto il pontificato del “Papa buono”, si ricominciava a perseguitare ferocemente padre Pio. Ma per il comunismo nessuna condanna. Roncalli aggiunse, nel suo beato ottimismo: “Non già che manchino dottrine fallaci, opinioni e concetti pericolosi (…) ma (…) ormai gli uomini da se stessi sembra siano propensi a condannarli”. A parte il “talento profetico” che qui papa Roncalli dimostra (di lì a poco scoppia il ’68 e il mondo intero si ubriaca di ideologie terrificanti), a prendere alla lettera quelle parole del papa si dedurrebbe che non c’è più bisogno della Chiesa Madre e Maestra, visto che gli uomini sanno camminare “da se stessi”.

    Che effetto produsse questa abdicazione, questa decisione di non illuminare i cristiani su cui, di lì a poco, si sarebbe abbattuto il ’68 ? Disastroso. Dieci anni dopo il Concilio, Paolo VI esterna pubblicamente la sua disperata sensazione che la Chiesa stia subendo i colpi dell’ “autodemolizione” e “che da qualche parte sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”. Ma chi aveva aperto la porta? Ancora Paolo VI dolorosamente confessò: “l’apertura al mondo è diventata una vera e propria invasione del pensiero secolare nella Chiesa. Siamo stati forse troppo deboli ed imprudenti”.

    Roncalli aveva tuonato contro i “profeti di sventura” (ce l’aveva con il messaggio della Madonna a Fatima, che metteva in guardia proprio dal comunismo) e fece lui le sue euforiche “profezie” di “una nuova primavera della Chiesa”, “una nuova Pentecoste”. E’ arrivato l’inverno gelido e buio. Pochi anni dopo Paolo VI, anche lui un tempo ottimista, fece questo bilancio: “Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E’ venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio”.

    Proprio dai primi anni Sessanta, Pio XII era stato attaccato, in modo furibondo, perché – a dire dei critici – non avrebbe formulato condanne chiare e pubbliche del nazismo durante la guerra (cosa peraltro non vera). Invece Giovanni XXIII, che pattuì col Cremlino quel “silenzio” sul comunismo, viene esaltato da decenni come grande papa del dialogo.

    Eppure il fatto era trapelato. Il 16 gennaio 1963 “France Nouvelle”, organo dei comunisti francesi, ne aveva scritto trionfalmente come un successo del “sistema socialista mondiale”. Il Vaticano – riferiva quel giornale – “ha preso l’impegno che nel Concilio non ci sarebbe stato alcun attacco diretto contro il regime comunista”. E anche il quotidiano cattolico La Croix, il 15 febbraio 1963, informava che erano state “date garanzie” sulla natura “apolitica” del Concilio. Eppure nessuno denunciò il fatto.

    Probabilmente è proprio da questo “silenzio” del Concilio che nel mondo cattolico è diventato prevalente un pensiero di tipo non cattolico. E la Chiesa italiana, al convegno di Verona, si troverà ancora alle prese con le conseguenze drammatiche di quell’errore. Cosa concluderne? Si attribuisce a Pio XII una battuta formidabile, fra il serio e il faceto, ma profondamente vera: “La prova che la Chiesa è un’opera divina è che neanche gli ecclesiastici sono riusciti a distruggerla”.

    Da “Libero” 11 ottobre 2006

    * * *

    In questo articolo, uscito nel settembre 2005 sul “Giornale”, preannunciavo che Benedetto XVI avrebbe riportato nella Chiesa la libertà di celebrare la liturgia della tradizione della Chiesa. E ne spiegavo i motivi. Mi sembra particolarmente attuale…

    BASTA CON L’INQUISIZIONE PROGRESSISTA ! VIVA LA BELLEZZA !

    Non c’è nulla di più intollerante – nella Chiesa – dell’inquisizione progressista. Lo conferma, per l’ennesima volta, l’anatema che dalle colonne del “Manifesto” Adriana Zarri (teologa, o meglio giornalista cattoprogressista) ha scagliato contro Guido Ceronetti, definito “anticonciliare, di tipo lefebvriano” (lui che non è neanche cattolico). Di quale terribile colpa si sarebbe macchiato lo scrittore torinese? Semplice. In una lettera aperta al nuovo Papa, sulla Repubblica, ha chiesto “che sia tolto il sinistro bavaglio soffocatore della voce latina della messa” e sia possibile celebrarla accanto a quella in volgare “imposta da una riforma liturgica distruttiva”. Ceronetti aggiungeva: “Certamente non ignorerete quanto piacque alle autorità comuniste quella riforma conciliare dei riti occidentali; non erano degli stupidi, avevano nella loro bestiale ignoranza del sacro, percepito che si era aperta una falla”.

    In effetti il latino era il concreto legame universale che univa i cristiani di tutto il pianeta in un’unica Chiesa guidata da Pietro e in un’unica fede che nessun potere poteva intaccare. Cancellare quella liturgia ha enormemente indebolito i cristiani. La Zarri ieri ha irriso Ceronetti perché il progressismo cattolico italiano fu decisivo nello smantellamento della lingua della Chiesa. Ma è probabile che Benedetto XVI restauri proprio il tesoro dell’antica tradizione liturgica compreso il latino e il gregoriano (lo fa pensare anche il recente incontro del Papa con la fraternità lefebvriana). Anche se i progressisti grideranno al tradimento del Concilio.

    In realtà mai il Concilio ha decretato l’improvvisa e ingiustificata messa la bando della lingua sacra con cui la Chiesa per duemila anni ha espresso il suo Credo. Anzi, la distruzione della liturgia latina contraddice proprio l’art. 36 della Costituzione conciliare sulla liturgia. Contraddice la Lettera Apostolica “Sacrificium laudis” di Paolo VI, contraddice la “Veterum sapientia” di Giovanni XXIII (“nessun innovatore ardisca scrivere contro l’uso della lingua latina nei sacri riti”) e contraddice la “Mediator Dei” di Pio XII che riaffermava “l’obbligo incondizionato per il celebrante di usare la lingua latina”. Contraddice insomma tutta la tradizione cattolica.

    Ma come fu possibile allora far passare una simile “rivoluzione” contro la volontà della Chiesa? Gianni Baget Bozzo ha osservato: “il ‘partito rivoluzionario’, cioè il partito intellettuale si è impadronito della gestione della liturgia…la rivoluzione moderna non nasce dal popolo, è sempre il colpo di Stato di una minoranza… la riforma liturgica fu applicata in modo autoritario e violento… Nessuna obizione venne ascoltata. Tutto sembrava così innovatore, intelligente, comprensibile… e il risultato è che la liturgia della Chiesa postconciliare è una liturgia morente, priva del sacro, del canto, priva di bellezza, di grandezza. Quando si celebra la Messa tradizionale, si sente in essa la Chiesa vibrare. La riforma liturgica fu un colpo di mano del partito intellettuale… ed è fallita… Dio non ha benedetto questa riforma”.

    Sono parole drastiche. Forse troppo. Ma è impressionante leggere ciò che Joseph Ratzinger scrive nell’autobiografia (“La mia vita”, ed. San Paolo) dove rievoca “la pubblicazione del messale di Paolo VI, con il divieto quasi completo del messale precedente”. Commenta Ratzinger: “Rimasi sbigottito per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia. Si diede l’impressione che questo fosse del tutto normale. Il messale precedente era stato realizzato da s. Pio V nel 1570, facendo seguito al Concilio di Trento; era quindi normale che, dopo 400 anni e un nuovo Concilio, un nuovo papa pubblicasse un nuovo messale. Ma la verità storica è un’altra. Pio V si era limitato a far rielaborare il messale romano allora in uso, come nel corso vivo della storia era sempre avvenuto lungo tutti i secoli… senza mai contrapporre un messale a un altro. Si è sempre trattato di un processo continuativo di crescita e di purificazione, in cui però la continuità non veniva mai distrutta… Ora invece” scriveva Ratzinger “la promulgazione del divieto del messale che si era sviluppato nel corso dei secoli, fin dal tempo dei sacramentali dell’antica Chiesa, ha comportato una rottura nella storia della liturgia, le cui conseguenze potevano essere solo tragiche… si fece a pezzi l’edificio antico e se ne costruì un altro”.

    Ed ecco una pagina clamorosa che prefigura il programma del suo pontificato: “Per la vita della Chiesa è drammaticamente urgente un rinnovamento della coscienza liturgica, una riconciliazione liturgica, che torni a riconoscere l’unità della storia della liturgia e comprenda il Vaticano II non come rottura, ma come momento evolutivo. Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia, che talvolta viene addirittura concepita ‘etsi Deus non daretur’: come se in essa non importasse più se Dio c’è e se ci parla e ci ascolta”.

    Sarà una svolta straordinaria, innanzitutto per la Chiesa. Ma non solo. Significherà ritrovare anche “una sorgente fecondissima di civiltà” (come scrisse Paolo VI) e soprattutto di bellezza. E’ curioso. Il “progressismo” cattolico che ha provocato questo immenso disastro pretende sempre che si ascoltino “i segni dei tempi” (cioè l’opinione pubblica) e che si “dialoghi” con il mondo. Ma per quanto riguarda il “colpo di mano” sulla liturgia accadde esattamente il contrario. Perché tutta la migliore cultura contemporanea – cattolica o laica – si oppose a questo catastrofico azzeramento di una tradizione millenaria. E’ una storia dimenticata o meglio rimossa, che è stata appena rievocata da Francesco Ricossa nel libro “Cristina Campo, o l’ambiguità della Tradizione”. In piena stagione sovversiva, ovvero nel 1966 e nel 1971, uscirono due manifesti in difesa della Messa tradizionale di s. Pio V. E furono firmati da personalità di eccezionale rilievo. Ne cito alcuni: Jeorge Luis Borges, Giorgio De Chirico, Elena Croce, W. H. Auden, i registi Bresson e Dreyer, Augusto Del Noce, Julien Green, Jacques Maritain (che pure era l’intellettuale prediletto di Paolo VI, colui a cui il Papa consegnò, alla fine del Concilio, il documento agli intellettuali), Eugenio Montale, Cristina Campo, Francois Mauriac, Salvatore Quasimodo, Evelyn Waugh, Maria Zambrano, Elémire Zolla, Gabriel Marcel, Salvador De Madariaga, Gianfranco Contini, Giacomo Devoto, Giovanni Macchia, Massimo Pallottino, Ettore Paratore, Giorgio Bassani, Mario Luzi, Guido Piovene, Andrés Segovia, Harold Acton, Agatha Christie, Graham Greene e molti altri fino al famoso direttore del “Times”, William Rees-Mogg.

    Curiosamente non se ne tenne alcun conto. Certo, è singolare vedere insorgere tanti intellettuali laici in difesa dell’antica liturgia laddove molti ecclesiastici (che pure capivano cosa stava accadendo) non ebbero il coraggio di fiatare. Con Benedetto XVI potremmo assistere al ritrovamento della grande tradizione liturgica della Chiesa. Sarà un evento straordinario. E forse sarà l’inizio della fine per il “progressismo” dentro la Chiesa. La fine dell’autodemolizione. Ritrovare le radici significa ritrovare il vigore, l’identità, la bellezza del rito e l’evidenza del Mistero in un tempo in cui gli uomini, assetati del sacro, lo trovano spesso in forme aberranti.

    da “Il Giornale” settembre 2005

    1 Febbraio, 2009 - 18:12
  49. affus

    nomi dei partecipanti al preconclave una settimana prima della morte di giovanni paolo II alla domus http://www.domusgalilaeae.org/ a gerusalemme

    N° NOMI CARDINALI DIOCESI STATO
    1 Card. Georg Maximilian Sterzinsky Arcivescovo di Berlino Germania
    2 Card. Pedro Rubiano Saenz Arcivescovo di Bogotà Colombia
    3 Card. José Freire Falcao Arcivescovo di Brasilia Brasile
    4 Card. Christian Wiyghan Tumi Arcivescovo di Douala Camerun
    5 Card. Antonio Maria Rouco Varela Arcivescovo di Madrid Spagna
    6 Card. Nicolas de Jesus Lopez Rodriguez Arcivescovo di S.Domingo Rep.Domenic.
    7 Card. Gorge Pell Arcivescovo di Sidney Australia
    8 Card. Jozef Glemp Arcivescovo di Varsavia Polonia
    9 Card. Christoph Schonborn Arcivescovo di Vienna Austria
    10 Card. Theodore Edgar. Mc Carrick Arcivescovo di Washington Stati Uniti
    11 S.B.Ignace Pierre XVII Abdel Ahad, Patriarca di Antiochia Siro-Cattolico Libano
    12 Card. S.B. Stephanos II Ghattas Patriarca di Alessandria Egitto
    13 S.B.Nerses Bedros XIX Tarmouni Patriarca di Cilicia degli Armeni Libano
    14 Card. Paul Shan Kuo hsi Vescovo di Kaohsiung Taiwan

    N° NOMI VESCOVI DIOCESI STATO
    1 Mons.Fernando Saenz Lacalle Arciv. Metropolita di S.Salvador San Salvador
    2 Mons.Anthony Sablan Apuron Arcivescovo di Aguana-Guam Stati Uniti
    3 Mons.Pastor Eustaquio Cuquejo Verga Arcivescovo di Asuncion Paraguay
    4 Mons.Jean Pierre Marie Cattenoz Arcivescovo di Avignone Francia
    5 Mons.Giuseppe Agostino Arcivescovo di Cosenza Italia
    6 Mons.Javier Martinez Arcivescovo di Granada Spagna
    7 Mons.Alberto Giraldo Jamarillo Arcivescovo di Medellin Colombia
    8 Mons.Nicolas Cotugno Fanizzi Arcivescovo di Montevideo Uruguay
    9 Mons.John J. Myers Arcivescovo di Newark Stati Uniti
    10 Mons.Barry James Hicky Arcivescovo di Perth Australia
    11 Mons.Ivan Devcic Arcivescovo di Rijeka Croazia
    12 Mons.Ante Juric Arcivescovo di Split Croazia
    13 Mons.Paul Jozef Cordes Pres.del Pontif Consiglio “Cor Unum” Citta del Vatic.
    14 Mons.Javier Del Rio Alba Vescovo Ausiliare di Callao Perù
    15 Mons.Nicolas Bermudez Vescovo Ausiliare di Caracas Venezuela
    16 Mons.Marcelino Hernandez Rodriguez Vescovo Ausiliare di Città del Mes. Messico
    17 Mons.Rainer Woelky Vescovo Ausiliare di Colonia Germania
    18 Mons. Tomas Scott Fryac Vescovo Ausiliare di Denver Stati Uniti
    19 Mons.Manuel Clemente Vescovo Ausiliare di Lisbona Portogallo
    20 Mons.Cesar Augusto Franco Martinez Vescovo Ausiliare di Madrid Spagna
    21 Mons.Jorge Solozarno Perez Vescovo Ausiliare di Managua Nicaragua
    22 Mons.Bernardino C. Cortez Vescovo Ausiliare di Manila Filippine
    23 Mons.Bernard Longley Vescovo Ausiliare di Westminster Gran Bretagna
    24 Mons.Miguel Irizar Campos Vescovo di Callao Perù
    25 Mons.Czeslaw Kozon Vescovo di Copenhagen Danimarca
    26 Mons.Graham Vescovo di Dallas Stati Uniti
    27 Mons.Eugenio Arellano Vicario Apostolico di Esmeraldas Ecuador
    28 Mons.Mons.Faustin Ngabu Vescovo di Goma Congo
    29 Mons.Jose Maria De La Torre Martin Vescovo Ausiliare di Guadalajara Messico
    30 Mons.Joseph Maria Punt Vescovo di Haarlem Olanda
    31 Mons.Jozef Wrobel Vescovo di Helsinki Finlandia
    32 Mons.Yan Purwinski Vescovo di Kiev Ucraina
    33 Mons.Pier Giacomo Grampa Vescovo di Lugano Svizzera
    34 Mons.Aaron Andrew Vescovo di Mansa – Kitwe Zambia
    35 Mons.Joseph Donald Pelletier Vescovo di Morondava Madagascar
    36 Mons.Andre Leonard Vescovo di Namur Belgio
    37 Mons.Piergiorgio Debernardi Vescovo di Pinerolo Italia
    38 Mons. Oscar Cantarius Vescovo di Piura Perù
    39 Mons.Ivan Milovan Vescovo di Pola Croazia
    40 Mons.Josef Maria Wiertz Vescovo di Roermond Olanda
    41 Mons.Juan Antonio Reig Pla Vescovo di Sergobe-Castellon Spagna
    42 Mons.Zbigniew Maria Kiernikowski Vescovo di Siedelce Polonia
    43 Mons.Kristian Kratz Vescovo di Strasburgo Francia
    44 Mons. José Luis Astigarraga Vicario Apostolico di Yurimagaus Perù
    45 Mons. Jules el Zerey Vescovo Greco-Cattolico Egitto

    3 Febbraio, 2009 - 23:24

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