Tra i due Papi il rapporto era buono ma non sono mancati scontri delle due scuderie

Ora che Benedetto ha chiuso la sua operosa giornata, possiamo azzardare l’idea che il rapporto tra i due Papi, che era inedito e rischioso, sia stato sostanzialmente buono. Ma non potremo certo negare che siano mancate forzature, screzi e risentimenti tra le due scuderie: è l’attacco di un mio articolo pubblicato oggi dal Corsera online che riporto per intero nei commenti.

16 Comments

  1. Luigi Accattoli

    La bontà del rapporto personale tra i due può essere posta tra i segni di vitalità dell’istituzione papale, che nonostante i duemila anni mostra un’invidiabile capacità di aggiornamento al mutare dei tempi. L’elezione di Papi non italiani, i viaggi papali nel mondo e la convivenza non conflittuale di un Papa emerito e di un Papa in carica sono i principali tra quei segni.
    Benedetto e Francesco non solo hanno dato una buona attestazione di come si possa affrontare una sfida inedita, ma l’hanno raddoppiata di loro iniziativa: se già era difficile immaginare la compresenza di due Papi nel silenzio totale dell’emerito, era una doppia impresa mantenerne il controllo con il Papa emerito parlante e dichiarante. E tale è stato Benedetto, con il consenso di Francesco, per questi dieci anni.
    Sono stati una trentina, nel decennio, i testi del Papa emerito dei quali siamo venuti a conoscenza: omelie, lettere, relazioni o saluti a convegni, interviste ai biografi. Ha pubblicato un libro intervista con Peter Seewald, “Ultime conversazioni” (Garzanti 2016), nel quale traccia un bilancio del suo pontificato e ragiona sulla figura del successore.
    Nei giorni della rinuncia Benedetto aveva detto che si ritirava “nel silenzio”, ma Francesco subito l’invitò a parlare e lui non si è fatto pregare. “Io gli ho detto tante volte: ma, Santità, lei riceva, faccia la sua vita, venga con noi”: così il successore parlò ai giornalisti, in aereo, il 29 luglio 2013. “Faccia la sua vita” e Benedetto l’ha fatta.

    1 Gennaio, 2023 - 18:08
  2. Luigi Accattoli

    I due Papi li abbiamo visti insieme tante volte e non solo nelle visite private di Francesco a Benedetto per gli auguri di Natale e Pasqua. Già li vedemmo appaiati nei Concistori del febbraio 2013 e del febbraio 2015, e quando Francesco fece santi i Papi Roncalli e Wojtyla (aprile 2014), e quando fece beato Papa Montini (ottobre 2014). All’apertura della porta santa del Giubileo della Misericordia nel dicembre del 2015 e in decine di occasioni minori.
    A partire dal 2016, a ogni Concistoro, Francesco accompagnava da Benedetto i nuovi cardinali: l’ultima volta è avvenuto lo scorso agosto. Nel luglio del 2013 avemmo la pubblicazione dell’enciclica “Fidei Lumen” (La luce della fede) scritta a quattro mani: Benedetto l’aveva preparata e l’ha passata al successore, che l’ha completata e fatta sua, fornendo questa precisazione al paragrafo 7: “Egli aveva già quasi completato una prima stesura di lettera enciclica sulla fede. Gliene sono profondamente grato e, nella fraternità di Cristo, assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi”.
    La sapiente alleanza che i due hanno intessuto lungo gli anni della loro compresenza nel “recinto di San Pietro” li ha aiutati ad allentare le tensioni tra l’ala ratzingheriana e quella bergogliana della galassia cattolica. L’ex nunzio Carlo Maria Viganò – che nell’agosto del 2018 intimò a Francesco di dimettersi – non ha trovato in Benedetto la sponda che ha ripetutamente cercato.
    Nella concordia dei due Papi possiamo vedere un segno del fatto che la Chiesa è più grande della sua storia travagliata e – nel tempo – matura convincimenti che le permettono un creativo superamento degli incubi del passato, tra i quali c’è quello dell’antipapa, o del Papa emerito (ve ne furono in epoca medievale) che si fa oppositore di quello in carica.

    1 Gennaio, 2023 - 18:09
  3. Luigi Accattoli

    “Siamo fratelli” dice Francesco a Benedetto il 23 marzo 2013 a Castel Gandolfo, la prima volta che pregano appaiati. E fratelli sono restati fino all’ultimo giorno del più anziano tra loro. Ma le opposte tifoserie non hanno ubbidito alla loro consegna.
    I nostalgici del vecchio ordinamento cattolico – che Francesco chiama indietristi – hanno continuato per tutti questi anni a bussare alla porta di Benedetto per ottenere un avallo alle loro posizioni critiche del Vaticano II, venendo regolarmente delusi. Altrettanto male è andata ai bergoglisti che hanno immaginato di poter reclutare Benedetto tra i sostenitori del nuovo corso: esemplare è il caso di Dario Viganò, che ha lo stesso cognome dell’ex-nunzio Viganò, ma che marcia in senso contrario.
    Francesco e Benedetto sono restati sé stessi, nella evidente diversità che li caratterizzava, accettandosi e rispettandosi reciprocamente, ma senza cedere alla miope idea di scritturare l’altro a proprio sostegno. Questa è la migliore riprova che i tempi sono maturi perché un Papa rinunci e un altro subentri senza che parta una conta tra i sostenitori dell’uno e quelli dell’altro.
    Qualche confusione sul tema dei due Papi è venuta – in questi anni di coabitazione – da interpretazioni strumentali di parole forse imprudenti del segretario personale dell’emerito, l’arcivescovo Georg Gänswein, che una volta – il 20 maggio 2016 – ebbe ad affermare che sì “non ci sono due Papi, ma c’è di fatto un ministero condiviso, con un membro attivo e uno contemplativo: per questo, Benedetto non ha rinunciato né al suo nome di Papa né alla talare bianca; per questo, l’appellativo corretto con il quale bisogna rivolgersi a lui è ancora Santità”.

    1 Gennaio, 2023 - 18:09
  4. Luigi Accattoli

    Le interpretazioni dei nostalgici arrivarono ad affermare che – sulla base delle affermazioni di don Georg – il vero Papa restava Benedetto, che al successore aveva lasciato solo l’esercizio del governo ma non il tutto del ministero petrino. Quelle interpretazioni furono smentite dallo stesso don Georg, da Benedetto e da Francesco e indussero molti ad affermare che era necessaria una regolamentazione canonica della figura e del ruolo del Papa emerito.
    Francesco quella regolamentazione non l’ha promossa e ultimamente – nell’intervista al quotidiano spagnolo ABC, del 18 dicembre – ha affermato di non avere nessuna intenzione di definire lo status giuridico del Papa emerito: “Ho la sensazione che lo Spirito Santo non ha interesse a che mi occupi di queste cose”. Si può però immaginare che se domani dovesse anche lui rinunciare, non sceglierà di vestire di bianco e di abitare in Vaticano e di farsi chiamare Papa.

    NB. Era previsto che io scrivessi su questo tema un articolo per il Corsera cartaceo che uscirà domani, ma nella notte delle girandole e dei botti mi hanno chiamato chiedendomi di farlo per l’online e di mandarlo oggi di prima mattina. Così ho fatto ma c’era una misura di massima per rispettare la quale ho dovuto fare un taglio degli ultimi capoversi. Qui l’ho postato nella versione originaria.

    https://ilsismografo.blogspot.com/2023/01/italia-benedetto-xvi-le-sue-ultime.html#more

    1 Gennaio, 2023 - 18:14
  5. Caro Luigi, certamente le dimissioni di Benedetto XVI sono state un punto di svolta nella storia della Chiesa. C’è poco da dire: dopo queste dimissioni ne vedremo altre, atteso che la vita umana si è allungata. Mi chiedo come Joseph Ratzinger avrebbe potuto guidare la Barca di Pietro negli ultimi 5-6 anni, con il suo progressivo indebolimento fino ai lunghi mesi d’infermità che ne hanno preceduto la morte.
    Benedetto ci ha insegnato che dalla Croce, volendo, si può scendere per portarla a spalla. Non l’ha abbandonata, ha compiuto un gesto che ha svelato l’estrema fragilità dell’essere umano, Papa incluso. Domani avremo 3-4 emeriti? Non importa: sarà come nelle Diocesi di tutto il mondo dove ci si avvicenda. Non è difficile immaginare questa situazione. Con buona pace di tutte le assurde teorie che sono circolate in questi anni su Francesco e il suo presunto essere antipapa.
    Ti aspetto alla radio. Buon anno e un abbraccio, auguri!

    1 Gennaio, 2023 - 19:35
  6. maria cristina venturi

    ” Tra i due papi il rapporto era buono”
    Diciamo che si sono salvate le forme ,come si usa nelle migliori famiglie, nelle famiglie educate , per non dare motivo di ulteriori problemi, ci si accorda . .In questi anni si sono attenuti alle buone maniere,alla gentilezza reciproca , ai salamelecchi ,agli atti formali . Nessuno era interessato ad approfondire e a parlare a cuore aperto . Ma tutto il problematico, il non-manifeststo , il rimosso , come un vulcano che ribolle sotto la superficie,prima o poi scoppiera’.

    1 Gennaio, 2023 - 22:59
  7. Amigoni p. Luigi

    Rif. ore 18.09 – Dchiarazione del segretario Georg
    Molto d’accordo con Accattoli su quanto scritto nei vari passaggi. Mi pare sbagliata la data della dichiarazione (molto peggio che infelice) del segretario Georg; avvenne tre anni dopo il 13 marzo 2013.

    1 Gennaio, 2023 - 23:29
  8. Leonardo Lugaresi

    Amicus Plato sed magis amica veritas. Tra tutte le tue gentilezze verso tutti, caro Luigi, dovrebbe trovar posto anche il rispetto della verità: Francesco – per dirne solo una, la più grossa – ha disfatto, con Traditionis custodes, ciò che Benedetto aveva fatto con Summorum pontificum, e non ha aspettato neanche che il predecessore fosse morto per smentirlo così platealmente. Quindi ha ragione Maria Cristina Venturi: salvate le forme, la sostanza è quella di una radicale discontinuità che sfocia nel contrasto vero e proprio. Ognuno può giudicarlo come vuole e prendere la parte che preferisce, ma non prendiamoci in giro. Poi che la mitezza di Ratzinger, la sua piena obbedienza e la sua umiltà fossero reali, questo è un fatto: quindi è vero che non ha certo fatto la guerra al papa. Neppure lui, tuttavia, ha potuto tacere quando gliene hanno fatte di quelle che non si potevano tollerare, come ad esempio quella volta della lettera falsificata a proposito dei librettini sulla teologia di Francesco promossi da mons. Viganò.

    2 Gennaio, 2023 - 11:50
  9. Fabrizio Scarpino

    Traditionis Custodes è stato sicuramente l’atto più “duro” di papa Francesco verso papa Benedetto. Ho “studiato” in questi anni il tema e ancora non mi capacito di questo “colpo” giunto da Motu Proprio di papa Francesco a Motu Proprio di papa Benedetto.
    Altro contrasto tra i due Pontefici ci fu sul finir del Sinodo dell’Amazzonia in relazione ai “viri probati”, ma qui mi avventuro in un campo da me poco approfondito.

    2 Gennaio, 2023 - 14:36
  10. Fabrizio Padula

    Ricordo un paio di situazioni in cui Ratzinger prese le distanze da Francesco, velatamente ma (a mio parere) in modo netto e inequivocabile nella sostanza.

    1) In occasione della morte del Card. Meisner. Meisner come noto era uno dei quattro cardinali dei dubia, presentati a Papa Francesco a fine 2016 e a cui Francesco non ha dato mai risposta, ignorando le istanze dei 4 cardinali. In occasione dei funerali di Meisner (luglio 2017) Ratzinger fece leggere un messaggio affettuoso e appassionato, la cui parte centrale recita: “Quello che mi ha impressionato di più in queste ultime conversazioni con il defunto cardinale era la sua rilassata serenità, la sua gioia interiore e la fiducia che aveva trovato. Sappiamo che per lui, pastore appassionato e padre spirituale, fu difficile lasciare l’ufficio e questo proprio in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori convincenti e CHE SAPPIANO RESISTERE ALLA DITTATURA DELLO SPIRITO DEL TEMPO E SAPPIANO VIVERE DECISAMENTE CON FEDE E RAGIONE. Ma anche questo mi commuove, l’aver imparato a lasciarsi andare nell’ultimo periodo della sua vita, e aver saputo viverla con la certezza profonda che il Signore non abbandona la sua Chiesa, ANCHE SE A VOLTE LA BARCA STA PER CAPOVOLGERSI”.
    Se 1+1 fa 2…..

    2) Prefazione del Libro del Cardinal Sarah La forza del Silenzio”, sempre nel 2017. A valle di un periodo in cui Francesco aveva più volte corretto Sarah su questioni liturgiche (pur lasciandolo stranamente al suo posto di prefetto della Congregazione del culto divino), Ratzinger in tutta risposta si lancia in un elogio appassionato di Sarah stesso, quasi a volerlo blindare: “Il Cardinale Sarah è un maestro dello spirito che parla a parti- re dal profondo rimanere in silenzio insieme al Signore, a partire dalla profonda unità con lui, e così ha veramente qualcosa da dire a ognuno di noi. Dobbiamo essere grati a Papa Francesco di avere posto un tale maestro dello spirito alla testa della Congregazione che è responsabile della celebrazione della Liturgia nella Chiesa. ANCHE PER LA LITURGIA, COME PER L’INTERPRETAZIONE DELLA SACRA SCRITTURA, È NECESSARIA UNA COMPETENZA SPECIFICA. E tuttavia vale anche per la Liturgia che la conoscenza specialistica alla fine può ignorare l’essenziale, se non si fonda sul profondo e interiore essere una cosa sola con la Chiesa orante, che impara sempre di nuovo dal Signore stesso cosa sia il culto. CON IL CARDINALE SARAH, UN MAESTRO DEL SILENZIO E DELLA PREGHIERA INTERIORE, LA LITURGIA È IN BUONE MANI”.
    Anche in questo caso, soprattutto se consideriamo la centralità della liturgia nel pensiero di Ratziner, se 1 + 1 fa 2…..

    2 Gennaio, 2023 - 18:18
  11. maria cristina venturi

    Se pensiamo al futuro e pensiamo che , visto l’ esempio di Ratzinger e Bergoglio, la Chiesa sia abbastanza ” matura” ed equilibrata , per avere senza problemi una diarchia di papi,uno emerito e uno regnante, proviamo a pensare una futura diarchia in cui il papa emerito sia uno col carattere di Bergoglio e quello regnante col carattere di Ratzinger
    Cioe’ se il papa emerito ha un carattere forte ,accentratore , autoritario, invece il papa regnante un carattere mite, remissivo ,poco aggressivo ,come andrebbero le cose ? .
    Mettiamo che Bergoglio dia le dimissioni. Se poi fosse eletto papa uno come il card. Sarah sarebbe un vero pasticcio.
    La diarchia papa emerito-papa regnate e’ sempre poco auspicabile .

    2 Gennaio, 2023 - 19:37
  12. Fabrizio Scarpino

    Come ben sanno Fabrizio Padula e Maria Cristina Venturi, il card. Sarah rimarrà prefetto della Congregazione del Culto Divino per soli sei mesi dal compimento dei 75 anni di età. Anche ad occhio non esperto era facilissimo intuire la non consonanza di vedute tra papa Francesco il card. guineiano il quale va comunque detto, non proferì mai alcuna polemica verso l’attuale Pontefice. Anche i rilievi su Traditionis Custodes mi sembra siano stati sempre “nei ranghi” per quanto ne sappia io.

    Ad ogni modo, senza darmi troppa importanza, io mi fermo qui nei commenti alla morte del papa emerito e ad alcune vicende del pontificato e della convivenza con papa Francesco. Prego per Benedetto XVI con l’Ufficio dei Defunti e prego per i suoi più stretti collaboratori che si sentiranno soli e trafitti dalla morte di una persona di famiglia.

    A Luigi il consueto ringraziamento per lo spazio concesso, a tutti un caro e sentito saluto.

    3 Gennaio, 2023 - 1:02
  13. Amigoni p. Luigi

    La verità su Summorum Pontificum
    Summorum Pontificum – con tutte le sue buone intenzioni – ha rotto un pezzo di tradizione liturgica. Traditiones custodes ha ristabilito la continuità della stessa.

    4 Gennaio, 2023 - 21:11

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