Walter che dice “lascio il posto a chi ha più bisogno”

Sono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere. Sono in molti che aspettano quest’occasione. È giusto così“: parole di Walter Bevilacqua, 68 anni, che era in attesa di un trapianto di rene ed è morto a metà gennaio all’ospedale San Biagio di Domodossola. Il parroco don Fausto Frigerio ha raccontato all’omelia quella rinuncia al trapianto. Dedico un bicchiere di Vino Nuovo a Walter che ha saputo essere generoso come chi in mare lascia il salvagente a un bambino, o chi in guerra prende il posto di un condannato che ha famiglia, come fece Maximilian Kolbe. E come fece, sempre in Polonia, una suocera davanti a un plotone nazista per salvare la nuora incinta.

23 Comments

  1. Marilisa

    Di fronte a persone così grandi ci si sente piccoli piccoli.
    Sono impareggiabili perché inabitati da una Grazia speciale.

    27 Gennaio, 2013 - 19:34
  2. elsa.F

    Quante madri, di fronte al pericolo per la vita di un figlio non sarebbero pronte a offrire la propria in cambio?

    27 Gennaio, 2013 - 20:29
  3. Leggendo l’articolo – e poi il post – e avendo letto la notizia qualche giorno fa, mi sono interrogata su me stessa.
    Leggendo e non essendo malata o in pericolo di vita, l’ammirazione e il desiderio di essere così nasce spontaneamente e ti senti pronto a fare la stessa cosa. Ma poi mi chiedo se veramente sarebbe possibile comportarsi alla stessa maniera , senza lasciare che la voglia di un’ora di più di luce, di un altro amico da vedere, di un’altra parola da dire o ascoltare, non diventerebbero “padroni” delle mie decisioni.
    Quanto di noi – e quanto della nostra fede – incide su scelte come queste?

    27 Gennaio, 2013 - 22:06
  4. Francesco73

    Sono senza parole davanti a Walter, proprio come davanti a Kolbe.
    Quando sento tanti discorsi che vogliono ricondurre il cristianesimo a una misura ordinaria (sono fatti certo in modo appropriato, ma con esiti quasi sempre equivoci), penso sempre a queste cose qui.
    In realtà si vede bene come il paradigma di Cristo (egli da la sua vita), sia che lo si segua consapevolmente che no, non ha proprio niente di quotidiano.

    27 Gennaio, 2013 - 22:21
  5. mattlar

    Non riuscirei.

    27 Gennaio, 2013 - 22:34
  6. grazie Francesco73 ! 🙂

    27 Gennaio, 2013 - 22:57
  7. U zu Piddu aveva fatto la prigionia a Solingen, Germania, dopo l’8 settembre. Quando gli Alleati liberarono il campo lo spedirono a dare una mano al capannone vicino ai forni, dove i nazi avevano ammucchiato i cadaveri che non avevano potuto bruciare o far sparire.
    Del suo racconto, 50 anni dopo a me adolescente in una tranquilla giornata d’estate, nelle campagne della Sicilia, ricordo la botta di pianto che lo colpi quando raccontò l’aprirsi del portone del magazzino, l’odore dei cadaveri, “e tutti chiddi morti ca m’avissi a crìdiri, mi misi a chiànciri” (e tutti quei morti che, credimi, mi misi a piangere). E pianse anche allora, il pianto sconsolato dei vecchi che hanno perduto tutto, quel pianto di chi ha perduto tutto e non ha più niente.
    Pietosamente, i prigionieri aiutarono gli Alleati a deporre i morti nelle fosse comuni. Quel mattino d’estate u zu Piddu commentò: durante il giorno, ogni giorno, cerco sempre di tenere la mente occupata. Perché altrimenti quelle immagini mi tornano alla memoria.
    Zu Piddu è morto, novantenne, qualche anno fa. Mi pareva giusto ricordare questa voce e segnalarn e un’altra

    http://www.schiavidihitler.it/Pagine_video/Testi/G_Spartaco.htm

    28 Gennaio, 2013 - 0:33
  8. fabi

    Dio ti benedica, Walter!
    Ogni altra parola mi sembra inutile.

    28 Gennaio, 2013 - 7:11
  9. lycopodium

    Bellissima testimonianza.

    28 Gennaio, 2013 - 7:15
  10. lorenzo

    Walter ha capito tutto, ed è andato a prendersi la sua felicità.
    Una volta consideravo questi “gesti” atti di altruismo eroico, di massima generosità.Certo, lo sono. Ma prima di tutto sono momenti di libertà piena, di consapevolezza di quello che si è davvero, e di quello per cui noi siamo fatti realmente: dare la nostra vita per gli altri. Sono sempre piu’ convinto che noi siamo “fatti” per questo. “Dare la vita” – che non è necessariamente e sempre solo morire- per gli altri. Questa non è una massima alta, da rimirare da lontano sospirando e dicendo- con una fifa boia- snort, non ci riuscirò mai…Questa, come tutte le altre indicazioni del Vangelo, che uno Lo conosca o no, che uno se ne renda conto o no, che uno sia cristiano o no, che uno sia credente o no, è una ” istruzione per l’uso” pratica e concretissima, da applicare nella mia storia, in vari gradi e in vari livelli. Non dico che sia facile, e nemmeno automatica: tutto il contrario. Ma è l’unica strada, lo sappiamo bene in fondo per le esperienze che tutti abbiamo avuto, che porta a liberarci dalla galera di noi stessi,e dalle catene con cui ci avviluppiamo da soli tutti i giorni. Quando Gesù dice ” chi perderà la propria vita, la salverà” non pensa a un motto buono per il retro dei santini , per le pale d’altare o per le lapidi dei cimiteri. Pensa alla nostra libertà e alla nostra salvezza. Nostra, come uomini e donne, prima che come cristiani.
    Andiamo a prendercele, no?.

    28 Gennaio, 2013 - 9:06
  11. germano turin

    M’inchino commosso davanti a Walter: non so se sarei capace di prendere una decisione altrettanto eroica.
    Subito dopo però mi chiedo: “Anche se non so se sarei capace di essere un eroe, almeno m’impegno ad essere un galantuomo?”.
    Non è farina del mio sacco: è un pensiero di Pirandello che diceva che “Ad essere eroi è meno difficle che essere galantuomini: infatti, a compiere un atto eroico basta un attimo mentre a voler essere galantuomini è un impegno che dura tutti i giorni di tutta la vita”.
    Ve la ricordate quella pubblicità dell’Avis dove c’era un ragazzo che andava a fare una donazione di sangue “per il suo amico Mario che ne aveva bisogno” e trova un signore che a suo volta andava a donare il sangue dicendo che anche lui lo faceva per Mario?
    La pubblicità faceva dire al ragazzo:
    – “Anche lei conosce Mario?” ed il signore sorridente:
    – “No”.
    Ecco, donare il sangue (o fare qualcosa per qualcuno), anche e soprattutto senza conoscerlo, credo che significhi, almeno, cercare di essere galantuomini.
    Mi basterebbe vivere in mezzo ad un popolo di galantuomini.

    28 Gennaio, 2013 - 11:28
  12. Francesco73

    Mi sento un pò eretico, perchè invece mi pare che la Chiesa abbia insistito molto, negli ultimi decenni, su una teologia dell’ordinarietà cristiana.
    A legger bene, si vuol dire che il quotidiano deve essere infiammato con l’amore smisurato di Cristo.
    Ma l’esito pedagogico, mi pare, si traduce in qualcosa di meno, in una ferializzazione della fede e della tensione che essa produce.
    E’ pur vero che il popolo dei fedeli non può trasformarsi in una massa di “folli di Dio”: non tutti potremmo essere Walter, o San Massimiliano, neanche se per assurdo tutti lo volessimo davvero ed effettivamente.
    Ma è possibile, d’altronde, proporre un cristianesimo che non sia dismisura, ribaltamento della logica retributiva del mondo, e che non abbia in sè i germi di una santa irragionevolezza?

    28 Gennaio, 2013 - 12:24
  13. lorenzo

    Io credo invece che tutti, tutti quanti, ma proprio tutti, potremmo essere Walter o San Massimiliano. Anzi, tutti possiamo esserlo.
    La ferializzazione della fede è indispensabile: se no viviamo da cristiani della domenica, e vivacchiamo gli altri sei giorni. Ma ferializzare non significa smosciare e addomesticare. Nè significa ” fare bene il proprio dovere tutti i giorni” : cosa ottima, ma altra cosa.
    Pur nelle piccole cose di tutti i giorni, pur in noi stessi e nel nostro mondo, il cristianesimo è comunque dismisura, ribaltamento,rivoluzione.
    Soprattutto, senza nessun eroismo ( che ne è il contrario), il cristianesimo è dare la vita, la propria.
    Se no, è altra roba.

    28 Gennaio, 2013 - 12:50
  14. Leopoldo

    Era solo, non aveva famiglia… Non parla né del Vangelo né della Chiesa. Col prete ci chiacchierava, non era cattolico praticante, se è vero che lavorava anche di domenica. Non ha donato la sua vita per seguire l’esempio di Gesù Cristo, almeno non risulta dalle notizie che mi è stato dato apprendere qua sopra. E’ inutile che qualcuno voglia, per l’ennesima volta, tirare per la giacca un uomo che ha voluto sacrificarsi per un ideale laicamente altruista, anzi non per un ideale ma per una persona, sconosciuta ma reale. Del resto, non credo vi dia fastidio che la bontà alligni anche al di fuori della vostra privilegiata cerchia. No? E, per inciso, se uno non crede, non crede, né consapevolmente né inconsapevolmente.

    28 Gennaio, 2013 - 13:07
  15. Marilisa

    “A legger bene, si vuol dire che il quotidiano deve essere infiammato con l’amore smisurato di Cristo.”(Francesco73)

    “Io credo invece che tutti, tutti quanti, ma proprio tutti, potremmo essere Walter o San Massimiliano. Anzi, tutti possiamo esserlo.”(Lorenzo)

    Non sono d’accordo.
    Consideratemi pure eretica, ma io credo che la dismisura non sia alla portata dell’uomo comune.
    E non credo neppure che Dio ci chiami ad essere così.
    L’uomo è fatto naturalmente per la vita e la rinuncia ad essa è possibile solo in virtù di una Grazia particolare.
    Sì, i genitori potrebbero farlo per i figli (carne della loro carne) verso i quali hanno un amore smisurato. E neppure tutti, visto che non poche donne abbandonano i propri figlioletti come fossero spazzatura.
    Ma dare la propria vita per il prossimo è, comunque, un’altra questione. Chi lo facesse sarebbe molto vicino al Cristo, la qual cosa, obiettivamente parlando e senza retorica, è difficilissima.

    28 Gennaio, 2013 - 13:34
  16. lorenzo

    E infatti, Leopoldo,nel mio primo commento io parlavo di qualcosa che riguarda l’agire di uomini e donne come tali, non come cristiani,e della loro felicità.
    Per quanto riguarda la “ristretta cerchia” che avrei qualche problema a chiamare privilegiata, io so (per averlo provato innumerevoli volte) che non solo “la bontà” e l’altruismo, ma – parlo di questo perché sono cristiano- molti altri di quelli che per me sono ” insegnamenti” del vangelo sono messi in pratica in modo splendente e autonomo da gente che in perfetta libertà e serenità di coscienza NON crede.

    28 Gennaio, 2013 - 13:43
  17. lorenzo

    Non prenderlo per retorica o per polemica, ma se non siamo ” molto vicini al Cristo”, cosa siamo cristiani a fare? Rinnega te stesso, prendi la tua croce ogni giorno, seguimi.La strada è quella, non siamo chiamati ad altro. E non per fare i Tafazzi o per fare gli eroi , ma perché è così che ci liberiamo da noi stessi e ci realizziamo come uomini… La rinuncia alla vita non è solo morire per un altro: è dare la propria vita per un altro ( e questa è cosa che ogni giorno possiamo decidere di fare o no, obiettivamente, senza nessuna retorica, nella limpida concretezza delle cose).
    Niente di meno ideologico, spiritualista, teologico di ” dare la vita” per.
    Siamo noi che spingiamo questi comportamenti sui piedistalli, e ne facciamo così dei modelli impareggiabili e inavvicinabili, il che ci permette di dire: non fa per me, sono un poveraccio, non ci riuscirei….Certo che sono un poveraccio, per usare un eufemismo, esttamente come lo era Walter o Kolbe o Francesco in Assisi. La differenza è passare dalle parole ( il mio stato) ai fatti ( il loro).

    28 Gennaio, 2013 - 13:52
  18. Nel silenzio di D-o
    l’uomo diventa Parola di Vita !

    28 Gennaio, 2013 - 14:00
  19. Francesco73

    Caro Leopoldo, poichè qui si parlava dalla prospettiva cristiana, si diceva appunto che può capitare di fare “come farebbe Cristo” anche non sapendolo, anche non credendoci, anche ignorandolo del tutto.
    Del resto, anche proprio per la fede, le possibilità di Dio e dell’uomo sono molte di più di quelle codificate dal fatto religioso.
    E forse un teologo come Rahner, quando parlava di “cristiani anonimi”, si riferiva anche a casi di questo genere.
    Ma è corretto, comunque, il richiamo a non cristianizzare tutto per forza, per carità.

    28 Gennaio, 2013 - 14:03
  20. Marilisa

    “Rinnega te stesso, prendi la tua croce ogni giorno, seguimi.”

    La sequela del Cristo e il rinnegamento di se stessi avviene in molti modi, Lorenzo, non esclusivamente morendo fisicamente “al posto” degli altri.
    Per esempio, quella madre che poco tempo fa è morta per i sacrifici immani che sosteneva andando a lavorare per mantenere la famiglia, ha rinnegato se stessa e ha preso la sua croce pesantissima, ma certo non cercava la morte.
    Chi ogni giorno fa sacrifici enormi per guadagnarsi il pane, sta prendendo la sua croce e sta seguendo il Cristo anche senza rendersene conto. Credente o no che sia. Lo fa con rassegnazione e ogni giorno perde qualcosa di sé stesso cioè si sta rinnegando
    Ieri, il giorno della memoria, si sono ricordati tutti quei disgraziati, morti nei modi più atroci, a migliaia, negli orribili campi di concentramento.
    Io ho pensato che fossero da paragonarsi, tutti, esattamente al Cristo. Altrettanti poveri cristi, il cui sacrificio sembra inesplicabile e di cui chissà quando, in una vita futura, spero sarà svelata una giustificazione a noi che ne restiamo sempre increduli e sbigottiti.
    Il mondo è pieno di croci, Lorenzo.

    28 Gennaio, 2013 - 14:38
  21. lorenzo

    infatti, Marilisa, anche io ho precisato che ” dare la vita ” non è solo morire per un altro: ci sono molti altri modi per farlo, e non meno intensamente e completamente, anche se in modo meno tragico e irreversibile.

    28 Gennaio, 2013 - 15:42
  22. fabi

    Volevo solo rispondere a Leopoldo con quello mi è venuto in mente del Vangelo… quando Gesù separa per così dire ‘ i buoni’ dai ‘cattivi’ ed elenca una serie di opere buone… di cui questi a cui Lui dice: Venite, benedetti del Padre mio, non si erano nemmeno accorti di aver FATTO.
    Non importa la cerchia di cui si fa parte e mi dispiace in modo particolare sentire queste cose di fronte a un uomo vero come Walter. Non è questione di Vangelo né di essere cattolici o meno, ma di essere uomini.
    Vicino a Cristo? Ha dato la vita. Di più, cosa?
    Nella ferialità, come qualcuno citava, si vive la vita di tutti: cosa ne sappiamo noi se nel suo vivere la vita in quei giorni, la ferialià sia stata proprio il dare la sua vita in favore di un altro? Io credo sia inutile parlare di queste persone in questo modo, solo per puntare il dito. Meglio tacere e interrogarsi. Con il Vangelo davanti, soprattutto quello citato prima.
    Per chi come me, da laica, vive il cristianesimo e nemmeno ci pensa alle parti o alle non parti, è davvero un dispiacere leggere certe cose e vedere che qualcuno le pensa. C’è un modo di vivere dell’altro che è da rispettare, non da vivisezionare. Ripeto: Dio ti benedica, caro Walter!
    E benedica tutti noi che arranchiamo tra definizioni e stradefinizioni pur di non cambiare qualcosa di noi.
    Detto con affetto, ma ora chiudo.

    28 Gennaio, 2013 - 15:49
  23. elsa.F

    Bene, fabi!
    Per un cristiano ogni atto d’amore è epifania di Nostro Signore.
    Aggiungo al novero anche chi combatte e dà la vita per un ideale di pace, di giustizia o di libertà.
    Ed aggiungo chi ha il coraggio della testimonianza di fede laddove questo significa persecuzione, dileggio, umiliazione; e penso come esempio al piccolo Rolando Rivi a te caro.

    28 Gennaio, 2013 - 17:19

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