Al Foro di Cesare con Piero Angela

Rientrato a Roma nella calura, la stessa del mare, esco presto la mattina e tardi la sera. Ieri in parrocchia alle 20,45 e poi al Foro di Cesare per lo spettacolo di Piero Angela della serie “Viaggi nell’antica Roma”, per la quale l’anno scorso avevo visto il Foro di Augusto. Belli tutti e due per me che amo le pietre e Svetonio. Tanta gente, ogni 20 minuti un nuovo gruppo scende una scala che è accanto alla Colonna Traiana, percorre zone dei Fori abitualmente visibili solo dall’alto, sottopassa per un tunnel la via dei Fori, va fino alla Curia. Nei commenti alcune mie fuorvianti esclamazioni.

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Ho inteso: sei della lega anche tu

Manzoni 15. Ah birbone ! – esclamò Renzo: – mariolo! tu mi torni ancora in campo con quell’infamità del nome, cognome e negozio! – Sta’ zitto, buffone; va’ a letto, – diceva l’oste. Ma Renzo continuava più forte: – ho inteso: sei della lega anche tu. Aspetta, aspetta, che t’accomodo io: riprendo la lettura estiva dei “Promessi Sposi”, già condotta per sette capitoli nell’estate del 2013 e per altri sette l’anno scorso. Sono ora al capitolo 15, quello di Renzo, dell’oste e del notaio criminale. Spero di portarmi almeno al 21° per la fine d’agosto, in tutto sono 38 e chissà quando arriverò al “credete che non s’è fatto apposta” che chiude il romanzo. Come sanno i visitatori longevi la mia è una lettura per desiderio di memoria e per godere l’arte della parola di chi ne fu maestro. Nel primo commento il brano dell’oste che alza il lume sul viso di Renzo: l’uno a specchio dell’altro, come ci capita quando vorremmo conoscere qualcosa d’un altro e di noi e non sappiamo da chi cominciare.

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“Eccomi che arrivo” festeggia il pancione

Donna col pancione tatuato in spiaggia, con scritta sul fianco la festa di benvenuto: “Eccomi che arrivo”.

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Che caldo che fa: laudata sia l’enciclica

Resto freddo sui cambiamenti del clima ma il caldo luglio ha intaccato il mio scetticismo. Ho riletto i paragrafi 17-26 della Laudato si’ sul “preoccupante riscaldamento”. Come stavo attento.

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Una lettera degli Ugolini dalla Turchia delle genti

“Un nostro amico Imam ci ha avvertiti che era arrivata una famiglia di profughi cristiani dalla Siria: voleva che in virtù della fede comune fossimo noi ad essere loro vicini. Insieme siamo andati a trovarli. Tra tante notizie sulla difficoltà dei rapporti tra musulmani e cristiani, per noi è stato importante avere conferma del desiderio di un credente islamico di condividere questa situazione. Ci ha raccontato che vedendo quella famiglia così sconvolta, non avendoci trovati, ha pensato di dar loro un Corano: ‘Desideravo che potessero trovare un po’ di pace in quelle pagine’ sono state le sue parole”: è un brano di una lettera agli amici che Roberto e Gabriella Ugolini, fiorentini, in Turchia da 15 anni, hanno inviato – come sempre – anche a me.

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Ti insegno io a sdegnare i ladri

Sul cancello di una villetta di Santa Marinella, in via Giorgio Bassani, trovi un campionario di messaggi intesi a sdegnare i ladri, come direbbero in Garfagnana: cioè a tenerli lontani. Per primo viene il triangolo con teschio e fulmini e la scritta “Alta tensione pericolo di morte”. Un cartello più loquace che pignolamente rimanda agli articoli del Codice civile in materia di protezione dei dati personali e avverte: “Area sottoposta a videosorveglianza per ragioni di sicurezza”. Un terzo cartello in lamiera con il monito “Attenzione alle mani”. Un quarto in ceramica colorata, la dicitura “Attenti al gatto” e il felino tondo e lustro che pare l’Apemaia.

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Tasse alle scuole paritarie: sono contrario come e perché

Dico la mia sulla sentenza della Cassazione che riconosce la legittimità dell’Ici per le scuole paritarie. La Corte argomenta sul fatto che gli utenti di quelle scuole pagano un corrispettivo per la frequenza e dunque si tratterebbe di attività commerciale, «senza che a ciò osti la gestione in perdita». Io invece dico che l’argomentazione sarebbe corretta solo nel caso che si realizzi un profitto. Si dovrebbe definire per legge il carattere no profit di tali scuole, subordinandone il riconoscimento a una rigorosa certificazione esterna del bilancio che verifichi annualmente la fattuale assenza di un qualsiasi profitto.

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Con Pomponio Attico che rifiutò l’accanimento medico

“Non devo ricordare con molte parole quanta cura e diligenza ho messo in questa occasione nel difendere la mia salute: voi ne siete testimoni. Ora dopo avervi com piaciuto nel non tralasciare niente per guarire, mi resta da provvedere a me stesso. Non ho voluto che ignoraste la mia decisione di smettere di alimentare la malattia. Infatti in questi giorni con tutto il cibo che ho preso non ho fatto altro che prolungare la mia esistenza prolungando i dolori senza nessuna speranza di salvarmi. Vi chiedo di approvare la mia decisione e di non tentare inutilmente di distogliermene”: così Tito Pomponio Attico (110-32 avanti Cristo) nella vita scritta da Cornelio Nepote parla agli amici quando vede arrivare la fine, forse per un tumore all’intestiuno, compiuti i 77 anni. D’estate mi diletto con la lettura di un classico, che quest’anno è Cornelio Nepote. Le parole di Attico sul fine vita mi sono parse di straordinaria attualità: “Non voglio alimentare la mia malattia”. Le farei mie se venissi a trovarmi nella sua condizione.

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La Stefania delle nuvole

La Stefania delle nuvole: scritta a grandi lettere su un muro in cemento all’incrocio di via dei Fiori con via delle Gardenie, a Santa Marinella. Forse su questa collina in lugli non lontani piantò le tende una gente del Nord donde lo stilema qui inusitato “la Stefania”. Forse la Stefi viveva sollevata da terra tipo il Socrate delle “Nuvole” di Aristofane. In mancanza di documenti scritti e di risultanze archeologiche, si va a naso.

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Il grido del Papa sui giovani senza lavoro

“Il gran numero di disoccupati allarma, soprattutto quello dei giovani, che in alcuni paesi arriva al 50 per cento. E questo proiettato nel futuro ci fa vedere un fantasma: una gioventù disoccupata, che futuro può avere? Che rimane a questa gioventù. Le dipendenze, la noia, il non sapere cosa fare della propria vita, una vita senza senso, molto dura, il suicidio: le statistiche di suicidio giovanile non sono pubblicate nella loro totalità. O cercare in altri orizzonti, anche in progetti di guerriglia, un ideale di vita”: così ieri il Papa ai sindaci delle grandi Città riuniti in Vaticano sulle “migliori pratiche” per contrastare i cambiamenti climatici e le schiavitù moderne.

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