Vedevano la vita crescere dentro una donna

“Si vedevano i piedini, il naso, una mano che toccava la bocca e tutto il villaggio era immobile e a bocca aperta. Vedevano per la prima volta la vita crescere dentro una donna”: parole di Giovanni Dall’Oglio, medico Cuamm volontario in Sud Sudan, riportate da Mario Calabresi nel libro Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa [Mondadori, pp. 118, euro 17.00]. Nei primi commenti l’intero brano e le informazioni utili a intenderlo.

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Su Renzi e la legge elettorale sto con Tonini e Ceccanti

Condivido le opinioni del senatore Giorgio Tonini e del costituzionalista Stefano Ceccanti che trovano strumentali le obiezioni della sinistra del Pd alla riforma elettorale ora ora blindata da Renzi. Altro che precipitazione: siamo in grave ritardo. Rischi di dittatura? Ma guardare agli altri paesi mai eh? Nei primi due commenti il rinvio ai testi di Ceccanti e Tonini.

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Un bel pomeriggio con Borromini Müller Cavalleri

Vengo dalla Sacrestia del Borromini, presso la chiesa di Sant’Agnese in Agone, dove ho partecipato alla presentazione di un libretto del cardinale Gerhard Ludwig Müller che leggerò nei giorni della Resurrezione: La Croce è Vita. Meditazioni sulla Passione e sulla Pasqua di Gesù, Edizioni Ares, pp. 143, euro 14.00. Ho salutato il tenace Cesare Cavalleri che coordinava la presentazione: ha sette anni più di me e ne mostra sette di meno. “Ho deciso di non invecchiare” è la sua spiegazione. Gli ho detto che così a occhio mi pareva una buona decisione. Ma perchè non si facesse idee ho aggiunto che ero andato, nell’ordine, per il Borromini – la Sacrestia è sempre chiusa e in tanti anni che vado per Roma mai l’avevo vista – per il cardinale e per lui. Nel primo commento un’immagine della Sacrestia, nel secondo un brano del libro nel quale il cardinale rende omaggio al martire Romero.

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L’ultimo latinista di piazza Vittorio

Al Mercato di piazza Vittorio ieri in mattinata. Avvistate l’ostriche rugose munite di cartellino con nome e cognome, l’autore [questo è un blog d’autore] domanda con garbo “come si chiamano”. “So’ ostriche signo'”. Ma il secondo nome? “Quello è latino. Semo tenuti a mettèllo ma non so che vordì”. Mi pare di leggere “conciapila”. “Lo scrive mi’ moje ma non lo sa neppure lei”. Nel primo commento un antefatto di trent’anni addietro, quando il latino dei pescivendoli ancora sopravviveva alla messa in italiano.

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Con la Croce per le vie del Rione Monti

Ieri sera Via Crucis del Rione Monti guidata da don Francesco su testi di don Primo Mazzolari: “Adoriamo la tua benedetta e straziata umanità che ci riappare quaggiù in ogni povero”. Partenza dalla chiesa di Santa Maria ai Monti, stazioni per le vie Madonna dei Monti, Tor de’ Conti, Baccina, Sant’Agata dei Goti, Panisperna. Eravamo forse duecento. Presenti i due pope della vicina chiesa degli Ucraini cattolici e il pope dei Georgiani ortodossi, con sosta nella Chiesa di San Bernardino in uso ai cattolici cinesi e davanti a tre case di suore che avevano posto sulla soglia un altare con croce, conclusione nella chiesa di Sant’Agata dei Goti affidata agli Stimmatini. Nel primo commento altre immagini della modesta e viva Via Crucis monticiana.

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A Veronesi che sposta le età della vita

Essere anticonformisti allunga la vita? E’ la domanda del collega Mario Pappalardo in un’intervista a Umberto Veronesi pubblicata mercoledì dal Corriere della Sera e questa è la risposta: “Certo. Il mio modo di essere e di pensare mi ha fatto spostare le età della vita. Ho creato l’Istituto europeo di oncologia a 65 anni, quando i miei coetanei andavano in pensione, poi la mia Fondazione per il progresso delle Scienze a 78 anni, e oggi a 89 ho nuovi progetti da realizzare”. Mi piacciono gli anziani vitali. Ho incontrato due volte Veronesi, in momenti per me difficili e ricordo con gratitudine le sue parole e i suoi occhi. Nei primi commenti altri tre brani dell’intervista.

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Scusate l’eclissi di metà giornata

Per un’improvviso bisogno di manutenzione il blog è restato buio per una mezza giornata: chiedo scusa a chi ha bussato.

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Giuseppe in Egitto i fratelli e la scimmia

Sono stato al Quirinale nel Salone dei Corazzieri per la mostra Il principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino. Ho letto Genesi 37-50 cercando nei venti arazzi Giuseppe, Beniamino, le scimmie, i cagnolini. Poi sono andato avanti e indietro in mezzo al Salone fino alla chiusura, figurandomi d’essere un Medici e avendo cura di non perdere nulla della luce gialla e rossa degli arazzi che mi veniva intorno. Qui – nell’episodio “Giuseppe perdona i fratelli” – la scimmia è sotto al piede destro di Giuseppe.

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Quando mio fratello Roberto fece uccidere Romero

“Erano le 18.30 quando si è sparsa la voce. La gente gridava: ‘L’hanno ammazzato’. E’ stato tremendo. Tutto il quartiere urlava: ‘E’ opera di D’Aubuisson’. Volevo che la terra mi inghiottisse. Al funerale di Monsignore ho cercato di rendermi invisibile perché non mi riconoscessero. Ho provato tanta vergogna. Pian piano, però, ho capito che i fratelli non sono uguali. Ognuno prende la sua strada. Roberto è stato, in qualche modo, un prodotto del lavaggio di cervello fattogli alla Scuola delle Americhe. Negli anni successivi all’omicidio, ci siamo visti quattro o cinque volte. E ho evitato l’argomento Romero. Parlargli di Monsignore lo rendeva furioso. Che mio fratello sia responsabile della sua uccisione lo dicono l’Onu, i suoi appelli contro Monsignore, il suo estremismo, uno dei suoi stessi complici. Non ho alcun dubbio purtroppo”: così ha parlato all’Avvenire di ieri Marisa D’Aubuisson, sorella del maggiore Roberto D’Aubuisson, responsabile dell’uccisione dell’arcivescovo Romero. Nei primi commenti altri testi di Marisa.

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Ragazzo albanese: “Col battesimo ho trovato una famiglia”

“L’incontro con la fede e con la comunità cristiana è stato per me come una nuova nascita, che mi ha tolto dalla disperazione. Avevo tanta forza di volontà, ma nessuna possibilità ed ero da solo. Con la fede ho trovato una famiglia che mi ha sostenuto e ora anche la mia famiglia è interamente cristiana. Questo mi dà la forza di affrontare le mie difficoltà e una pace che finora non avevo conosciuto”: così un ragazzo invalido albanese mi racconta la sua storia.

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