Pietro Ichino marchiato a fuoco da don Milani

“Don Milani volle segnarmi come con un marchio a fuoco facendo un gesto per indicare il nostro benessere e dicendo: per tutto questo non sei ancora in colpa; ma dai diciotto anni, se non restituisci tutto, incomincia a essere peccato”: parole del senatore Pietro Ichino (già Pd, ora Scelta Civica) nel racconto del 18 aprile sul “Corriere della Sera”, a pagina 50, a riguardo dell’influenza che ebbe su di lui, nella prima giovinezza, don Lorenzo Milani, che era a volte ospite dei suoi genitori a Milano. Saluto il bel racconto di Ichino con un bicchiere di Vino Nuovo. Per una mia reazione immediata al “recupero” di don Milani da parte del cardinale Betori, in buona parte simile a quella di Ichino, vedi il post del 16 aprile e i primi tre commento a esso.

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Pasqua a Recanati e Pasquetta a Tagliacozzo

Ho fatto Pasqua a Recanati e oggi, tornando a Roma, una felice sosta a Tagliacozzo: da sempre sguardata di scorcio sulla rupe, passando per l’autostrada Roma-L’Aquila, come di scorcio m’era apparsa in liceo tra i versi di Dante. L’ho trovata più colorata di come l’immaginavo. Con quel nome a pezzi da macete che ti restano nel gozzo. Nei primi commenti, superflui ragguagli sui miei spostamenti pasquali.

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Buona Pasqua amici belli

Buona Pasqua amici belli, con il Beato Angelico e il mattino i colori
l’angelo le donne che l’aiutarono nell’impresa.

Giovanni da Fiesole detto Beato Angelico, Le donne al sepolcro il mattino di Pasqua, uno dei 35 riquadri dell’Armadio degli Argenti conservati nel Museo di San Marco, Firenze.

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Nel giorno della sete di Dio

«Ho sete» (Gv 19,28). Come il bambino chiede da bere alla mamma; come il malato riarso dalla febbre… Quella di Gesù è la sete di tutti gli assetati di vita, di libertà, di giustizia. Ed è la sete del più grande assetato, Dio, che, infinitamente più di noi, ha sete della nostra salvezza. Sono parole dell’arcivescovo di Campobasso Giancarlo Maria BREGANTINI, autore – su richiesta di Papa Francesco – delle meditazioni della Via Crucis di questa sera al Colosseo. Nei primi commenti altre parole delle meditazioni.

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Francesco lava i piedi ad Hamed e altri 11

“I 12 a cui il Papa ha lavato i piedi sono persone con disabilità, età e provenienza differenti. Con i suoi 16 anni il più giovane di loro è Osvaldinho, originario di Capo Verde, costretto su una sedie a rotelle dopo un tuffo in mare, la scorsa estate. I più anziani Pietro e Angelica, 86 anni. Poi c’è Walter affetto da sindrome di down. E ancora Giordana, originaria dell’Etiopia, affetta da tetra paresi spastica, Stefano e Daria con problemi di spasticità e paresi, e Orietta colpita da encefalite in tenera età così come Samuele segnato dalla poliomelite a tre anni e che al centro “Santa Maria della Pace” ha trovato non solo cure, ma anche formazione professionale, un lavoro e persino una sposa. E Marco, 19 anni, a cui nell’ottobre scorso è stata diagnostica una neoplasia cerebrale. Gianluca operato più volte per meningiomi. E Hamed, 75 anni, musulmano, originario della Libia, che in seguito ad un incidente stradale ha riportato seri danni neurologici”: così la Radio Vaticana ha presentato i dodici del Papa.

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Bergoglio su Wojtyla: “Ci ha insegnato a morire”

Per quanto attiene all’ultimo periodo della sua vita è noto a tutti, anche perchè non sono stati posti limiti ai mezzi di comunicazione sociale e d’informazione, come egli abbia saputo accettare le proprie infermità e sublimarle inserendole nel suo piano di attuare la volontà di Dio. Voglio sottolineare che Giovanni Paolo II ci ha insegnato, non nascondendo nulla agli altri, a soffrire ed a morire, e questo, secondo il mio parere, è eroico“: è un passaggio della deposizione del cardinale Bergoglio nella causa di canonizzazione di Papa Wojtyla, data nell’autunno del 2005, pubblicata oggi da Avvenire. Nei primi commenti altre parole del “teste oculate” cardinale Jorge Mario Bergoglio.

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Betori recupera don Milani: meglio tardi che mai

“Nel novembre scorso ho inviato al Santo Padre un’ampia documentazione su Esperienze pastorali attirando l’attenzione sul fatto che uno dei libri fondamentali, Esperienze pastorali, era ancora sotto la proibizione di stampa e di diffusione. La Congregazione per la dottrina della fede mi ha risposto che non c’è stato mai nessun decreto di condanna contro Esperienze pastorali. Ci fu soltanto una comunicazione all’arcivescovo di Firenze nella quale si suggeriva di ritirare dal commercio il libro e di non ristamparlo o tradurlo. Questa comunicazione, che poi fu resa nota anche attraverso un articolo dell’Osservatore Romano, è il tutto della vicenda. Oggi la Congregazione mi dice che ormai le circostanze sono mutate e pertanto quell’intervento non ha più ragione di sussistere”. Così il cardinale Betori in un’intervista a Toscana Oggi. Nei primi due commenti altre parole del cardinale riguardanti questo giusto anche se tardivo recupero.

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A Giampaolo che detesta dare la caccia ai vucumprà

Sabato scorso mi è toccato dirigere uno dei servizi che meno mi piacciono, anzi che più detesto: dare la caccia agli ormai famosi e innumerevoli vucumprà, che si appoggiano ogni sera lungo le vie più eleganti e affollate di Verona“: parole di Giampaolo Trevisi nel volumetto Fogli di via. Racconti di un vice questore (Emi editore, pagine 188, euro 12). Nel centro di Roma ho visto le cento volte la polizia che dà la caccia ai vucumprà che scappano come lepri con le loro carabattole, che per lo più sono costretti ad abbandonare, svoltato l’angolo, per non essere raggiunti. Le cento volte mi sono chiesto “se fossi uno di loro che non ha un soldo e perde tutto – se fossi uno dei poliziotti che deve inseguire l’infelicità del prossimo”. Nel raro libro del Trevisi ho trovato la descrizione di quella scena dalla parte del poliziotto. Festeggio la scoperta del poliziotto Giampaolo con un bicchiere di Vino Nuovo.

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Finalmente tre donne al comando

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Entro a Gerusalemme in compagnia di Guttuso

Si annunciano giorni felici: quelli della Grande Settimana, che quest’anno vivrò in compagnia di Renato Guttuso. Straordinaria la sua lotta con il Gesù della passione e della croce. Mi ritrovo in essa. La scelta di attraversare con lui la Settimana è occasionale, suggerita dal fatto che mi è arrivato per posta il volume “Guttuso credeva di non credere” di Crispino Valenziano, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana (150 pp., 24 euro). Mi ritrovo in Guttuso, sono amico di Valenziano. Metto qui, a captare i visitatori, Ingresso in Gerusalemme, che compose per l’Evangelario delle Chiese d’Italia 1987. La scelgo anche per aiutare chi mi legge ad amare la fatica di quanti hanno lavorato per riaccostare la Chiesa all’arte. Nel primo commento dico l’incrocio di sguardi che ha fatto famosa quest’acquaforte e che l’ottimo Crispino mi ha appena spiegato.

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