Mi dispiace per Marchetto voce libera
Amo troppo l’arcivescovo Agostino Marchetto per poterne parlare con distacco. Cercherò di dire poco: che mi dispiace il modo della sua uscita di scena e che spero vi possa essere un correttivo a essa, con il tempo. L’ho intervistato tante volte, l’ultima a ferragosto per il Corriere Veneto – egli è di Vicenza – sul motto “prima i veneti” posto a criterio ispiratore del progetto per lo statuto della Regione: trovi il link in un post del 13 agosto. L’ho sempre trovato disponibile e schietto ma la mia gratitudine ha ragioni più ampie: l’esempio che diede nella malattia, la puntualità nello studio del Concilio, il coraggio nelle battaglie per i più poveri della terra. Sulle dimissioni dirò che era vera la sua volontà di lasciare a 70 anni espressa già un anno addietro, ma è vero anche che l’accettazione di quella richiesta al compleanno e senza passaggio ad altro incarico è un segnale riparatore ai tanti che la libertà di parola dell’arcivescovo aveva urtato: dal governo italiano a quello francese. Per la vicenda della malattia Marchetto era da tempo un personaggio della mia indagine sui FATTI DI VANGELO: lo trovi nel capitolo 5, Anche in ospedale si può essere felici, della pagina CERCO FATTI DI VANGELO elencata sotto la mia foto.