“Piango con chi piange” dice il vescovo di Rieti Pompili

«Non ho parole mie da dire alla gente. Dico quelle del Vangelo e quelle della vicinanza umana. Piango con chi piange. Siamo tutti nel pianto. Il comune dolore mi radica in questo popolo al quale sono stato mandato da pochi mesi. Ora davvero qui mi sono tutti fratelli e figli»: parla così Domenico Pompili, vescovo di Rieti e dei paesi più colpiti dal terremoto, Amatrice e Accumoli, in un’intervista che gli ho fatto per il “Corriere della Sera”.

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Francesco ai terremotati: appena possibile verrò a trovarvi

“Appena possibile anch’io spero di venire a trovarvi”: parole ai terremotati dette dal Papa all’Angelus. Le riporto nei commenti e azzardo un’interpretazione temporale.

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Nicolàs su “alcuni” che non rispettano il Papa

«Il Papa ha detto che nel Sinodo non voleva ritrovarsi a camminare avanti da solo, ma con i vescovi. Non c’è il minimo dubbio che il Papa possa procedere da solo, più in fretta, e prendere decisioni che saranno sempre bene accolte nella Chiesa. Ma non ha voluto farlo, per valorizzare il contributo di tutti. Dunque è un peccato che non riceva lo stesso rispetto da alcuni di coloro che nella Chiesa sono posti al comando per guidare i fedeli con la parola e con l’esempio. Affinché l’insegnamento del Papa sia una realtà viva, bisogna cambiare la formazione del clero in una formazione al discernimento»: così Adolfo Nicolàs, preposito dei Gesuiti, in un’intervista alla “Civiltà Cattolica”. Nei commenti un mio commento.

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La novità bella dei due Papi che si amano

“Per la Chiesa la presenza di un papa emerito oltre a quello in carica è una novità. E poiché si amano, è una novità bella. In certo senso esprime in maniera particolarmente evidente la continuità del ministero petrino, senza interruzione, come gli anelli di una stessa catena saldati dall’amore. Il popolo santo di Dio in cammino lo ha capito molto bene”: parole di Francesco contenute nella prefazione che ha scritto per la biografia di Benedetto della quale al post precedente. Nei commenti altre righe della stessa prefazione anticipata da Avvenire del 24 agosto.

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Benedetto: “La rinuncia era per me un dovere”

Nell’intervisa a Elio Guerriero per il volume che andrà in libreria il 30 agosto [“Servitore di Dio e dell’umanità. la Biografia di Benedetto XVI”, Mondadori] Papa Ratzinger segnala l’impossibilità di affrontare voli transoceanici tra le ragioni della rinuncia e indica la primavera del 2012 come il momento della decisione di lasciare. Nei commenti i brani dell’intervista anticipata dalla “Repubblica” del 24 agosto nei quali il Papa emerito narra la maturazione della decisione e l’amicizia paterna e fraterna con il successore.

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Aiutiamo i terremotati con i canali della Caritas

Invito a mandare aiuti ai terremotati utilizzando i canali della Caritas Italiana, Via Aurelia 796 – 00165 Roma, conto corrente postale n. 347013 o mediante bonifico bancario su Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113 specificando nella causale «Colletta terremoto centro Italia». Nel primo commento altre vie Caritas.

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Un abbraccio ai terremotati di Ascoli e di Rieti

Sul terremoto dell’ascolano e del reatino ho sentito un po’ di gente. Nessun danno a Recanati, dove sono i miei fratelli. Scossa forte e forte paura ma non di più, fino a ora. Lo stesso dicono amici che sono in vacanza a Fermo, a Foligno, a Lucoli (Campofelice). Ad Altino, pesino dell’ascolano, vicinissimo all’epicentro, è crollata una parte del campanile ma pare non vi siano morti. Nella nostra casa di Roma, ci racconta una figlia (io e mia moglie siamo in viaggio), la scossa e il risveglio sono stati simili a quelli del terremoto dell’Aquila (2009). Mentre scrivo i morti accertati sono 38. Invito i visitatori che sono nelle zone delle scosse a mandare un segnale.

Aggiornamento all’alba di giovedì 25: le vittime salgono a 247.

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Ho un’amica di nome Giuditta

Ho un’amica di nome Giuditta che è di Manfredonia ed è sempre elegante. Ai miei compliments risponde così: “Al mio paese, ai miei tempi, chi era ricco o povero non lo conoscevi al vestito perchè tutti quando andavamo in città eravamo eleganti. Mia mamma era povera ma quando uscivamo mi metteva sempre il vestito della festa e con quello ero elegante. Non si vedeva ch’eravamo poverelli”.

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“Sinagoga ricettacolo di follia” sentenzia Ambrogio

“Sinagoga: luogo d’incredulità, dimora d’empietà, ricettacolo di follia, condannato da Dio stesso”: parole di Ambrogio di Milano nell’epistola 74 [40] con cui chiede all’imperatore Teodosio di revocare le sanzioni comminate nei confronti dei cristiani che nel 388 in Siria, a Callinicum, l’attuale Raqqa del Califfato, avevano incendiato una sinagoga. Ne ho già riportato alcuni brani in un post del 17 agosto, con riferimento a un saggio appena pubblicato di Franco Cardini, “Contro Ambrogio”, da me recensito in un altro post del 14 agosto. Nei commenti altri passaggi della lunga lettera di Ambrogio, che è utile a conoscersi, almeno antologicamente.

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Francesco ricorda che un giorno Dio chiuderà la porta

Leggendo la parabola del padrone di casa che chiude la porta (Luca 13), Francesco si chiede come mai la chiuda e risponde “perché la nostra vita non è un videogioco, è seria e l’obiettivo da raggiungere è importante: la salvezza eterna”. Nei commenti le parole del Papa e una mia inutile glossa.

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