Un confessionale di marmo per il Duce

L’estate vagabonda mi porta a Sestri Levante dove trovo una chiesa con cripta e in essa due confessionali rivestiti di marmi: è il Tempio costruito dal padre Enrico Mauri (1883-1967) fondatore dell’Opera Madonnina del Grappa. Narrano all’Opera che il padre Mauri aveva Mussolini tra i benefattori e attendeva la sua conversione: quando fosse arrivata, il Duce avrebbe potuto inginocchiarsi tra i marmi che amava. A penitente imperiale il giusto confessionale.

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Non voglio rubare le parole

“Non so rubare le parole” dice una novantenne dura d’orecchi che siede a tavola davanti a me in una casa vacanza e narra l’aiuto incerto che le viene dall’apparecchio che le è costato un occhio. Io le dico di imparare a “leggere” le labbra: per tutta la settimana siedi davanti a me e guarda le mie labbra quando parliamo. Dice che si vergogna a “rubare le parole”. Quanti sono i modi del verbo rubare.

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Nati x sbagliare cadere ricominciare


Scritta da me fotografata stamane a Sestri Levante in via Olive di Stanghe, su un muro a destra di chi va al mare.

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La libertà dei Papi da Pio a Benedetto a Francesco

In risposta a un mio post del 14 agosto su Burke e Francesco sono venute domande appuntite dai visitatori: rispondo con questo post. Chiedo scusa per la lentezza della risposta: sono in giro e non mi era possibile fare prima.

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Francesco: il suicidio di chi fu abusato pesa sul mio cuore

Il “Corriere della Sera” ha pubblicato ieri in esclusiva italiana la prefazione di Papa Francesco al volume di Daniel Pittet «La perdono padre. Abusato ma non distrutto» (edizioni Herder) che arriva oggi nelle librerie tedesche. E’ un testo sul riscatto degli abusati che completa per un aspetto importante quanto detto fino a oggi – su questo dramma – dai Papi Benedetto e Francesco. Nei commenti alcuni paragrafi del testo.

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Se un Papa possa essere “normale”

La normalità c’è chi la cerca e chi la fugge. Tiziano Terzani, camminante del pianeta, aveva con essa un fatto personale: “La nostra vita non può e non deve essere normale”. “Dobbiamo essere normali” predica invece Bergoglio, altro girovago del globo. Il 2 agosto ad Andrea Bocelli che ne lodava lo “speciale” carisma ha risposto: “Ma no, io sono solo normale”. La favola insegna che chi vive lo straordinario cerca il normale, chi è nella norma vuole dell’altro.

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Ancora su Burke e il Papa: mio rilancio

Torno sul post dell’11 agosto con Burke e il Papa per qualche battuta con i visitatori. E forse questo modo l’userò ancora. Non continuerò con le puntate sulle polemiche del blog: volevo calmarle e ho visto che le riattizzavo. Ora provo quest’altra strada. Non intervengo nel vivo del dibattito, ma lo riprendo quando s’acquieta.

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Bassetti Becciu il Papa Gentiloni Mattarella Minniti

Due antefatti con protagonista il Papa spiegano il nuovo atteggiamento della Cei sui migranti, che la vede favorevole alla stretta del governo su Ong e scafisti: un invito di Francesco ai governanti perché gestiscano con «prudenza» l’apertura agli immigrati, fatto il 1° novembre scorso; un incontro fino a oggi restato riservato del Papa con il premier Paolo Gentiloni, un mese fa in casa dell’arcivescovo Angelo Becciu, numero due della Segreteria di Stato. E’ l’attacco di un mio articolo pubblicato oggi dal Corsera, scritto in collaborazione con il collega Dino Martirano.

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Sono d’accordo con Burke sull’idolatria del Papato

Leggo sul sito del collega Marco Tosatti, “Stilum Curiae”, un testo del cardinale Burke sui limiti del magistero papale che condivido: e mi rallegra condividerlo. Vuol dire che ci si può intendere nella lontananza. Ho sempre sostenuto che Papa e sacerdozio devono diminuire mentre devono crescere i cristiani comuni, donne in primis. Papa Francesco è provvidenziale per le due imprese. E’ forte condividere con l’altra sponda quest’idea chiave per la Chiesa di oggi.

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Se il Papa non si lamenta più

Dalla protesta di Innocenzo X per la Pace di Westfalia (1648) la “lamentatio” dei Papi sull’andamento del mondo segna i secoli almeno fino al decreto “Lamentabili” di Pio X (1907). Da cent’anni i Vescovi di Roma accennano a piantarla con le lagne e Francesco in giugno ha appeso alla porta dell’appartamento – in Santa Marta – la scritta “Vietato lamentarsi”. Un scherzoso antidoto all’indole piagnona dei devoti? Vediamo per quanto il cartello resterà in situ.

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