Fefebvriani: lo scisma nello scisma

Non c’è Curia di preti senza corvi: è appena cessato – forse – lo stridìo di quelli vaticani ed ecco levarsene un altro dai cugini ancora più neri di Ecône (Svizzera), dov’è la Curia dei seguaci di Lefebvre. A finire sui media, stavolta, è uno scambio di lettere tra i tre vescovi tradizionalisti che contestano l’accordo con il Papa – dato per imminente – e il vescovo “superiore” della Fraternità che a quell’impresa sta lavorando. I tre vogliono far fallire l’intesa ed è accorso a dargli manforte il superiore del Distretto francese della Fraternità, che è il più organizzato. – E’ il corvino attacco di un mio pacioso articolo di aggiornamento sulla vicenda dei lefebvriani, pubblicato martedì da LIBERAL.

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Tu spari e l’altro prega

Pur non amando la retorica violentista, con una certa gradevolezza abbiamo armato le nostre mani, con piacere abbiamo riempito il caricatore“: Nucleo Olga – Federazione anarchica informale – Fronte rivoluzionario internazionale [parole che sono nel testo della rivendicazione di quelli che a Genova il 7 maggio hanno sparato a Roberto Adinolfi].

Ho molto pregato e ringrazio Dio di essere ancora vivo, di poter tornare a casa“: Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, l’11 maggio all’uscita dall’ospedale.

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Mamma rimettilo nella pancia

In casa c’è già Pietro, tre anni, quando arriva Bernardo e la mamma tornando dall’ospedale glielo mostra con il giusto orgoglio e gli dice: “Questo è il fratellino che aspettavamo”. Pietro le grida: “Rimettilo nella pancia”. E’ una delle battute dei tre figli narrate da Marina Corradi – collega di Avvenire – nel volume Cronache familiari (Edizioni Messaggero Padova) che ho presentato domenica al Salone di Torino. Felicità di scrittura e rara capacità di dare dignità di notizia al bene: così mi sono espresso per mostrare che so il fatto mio. Nel primo commento altre battute dei due figli di Marina e della sorella Caterina arrivata terza ma con tante cose da dire.

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Ogni parola scritta è una leggenda – 2

“Ogni parola scritta è una leggenda” ho detto qui una volta e figuratevi lo tsunami leggendario in cui mi trovo oggi e domani in visita al Salone del Libro di Torino. I padiglioni del Lingotto trasformati in una prateria di libri nella quale sciama una folla arguta e occhialuta alla ricerca di novità e vecchie conoscenze. Una foresta dove ogni foglia è un libro. E’ la terza volta che vengo e il naufragar m’è dolce. Domani ho due tavole rotonde nelle quali presento libri di altri, ma andrò anche a vedere i miei negli stand della Rubbettino e delle Dehoniane. Qualcosa forse racconterò nei commenti quando sarò in treno per il rientro a Roma.

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Vado sereno a ritirare gli esami

Se il Signore mi poserà sulle spalle la sua croce sarà perché sa che la posso portare. E poi mi farà da Cireneo com’è il suo solito. Vado sereno a ritirare gli esami istologici“: parole di Joshua Muscat, prete maltese viceparroco a Torino, portato via a 27 anni nel 2009 da un veloce tumore osseo che gli lascia appena il tempo di donare a tutti, per e-mail o a voce, straordinarie parole di accettazione della malattia che chiama “questa grazia che mai mi aspettavo”. Lo festeggio con un bicchiere di Vino Nuovo.

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Anche nei casi più gravi c’è un margine di recupero

Ho incontrato un medico che mi ha insegnato a lottare e a capire che anche nei casi più gravi c’è un margine di recupero“: parole di Iole Ioele, una mamma napoletana che ha salvato il figlio autistico dalla solitudine cintata di cui era prigioniero e che racconta altre meraviglie della sua tormentata famiglia al blog INVISIBILI del “Corriere della Sera” il 2 aprile, in occasione della Giornata mondiale dell’autismo. Brindo a Iole con un bicchiere di Vino Nuovo.

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Ho spento il Colosseo con l’aiuto degli ebrei

Rientro a casa dalla manifestazione con fiaccole al Colosseo in segno di solidarietà con i cristiani della Nigeria (vedi post del 1° maggio): un gesto in comune tra ebrei e cristiani di Roma, proposto dalla Comunità ebraica e dalla Comunità di Sant’Egidio e culminato con lo spegnimento delle luci che nella notte accendono l’Anfiteatro Flavio. E’ la prima volta, in Roma, che la Comunità ebraica si unisce ai cristiani in segno di partecipazione a una loro disgrazia: la prima volta, che io sappia. Lo considero un fatto buono. Ho ringraziato il rabbino Riccardo Di Segni che ha parlato con il cuore, come anche il presidente della Comunità ebraica Pacifici, il ministro Riccardi, il sindaco Alemanno, il presidente della Provincia Zingaretti, l’assessore regionale Zezza, il presidente della Comunità di Sant’Egidio Impagliazzo e Regina, una nigeriana che è a Roma da dieci anni. Ero lì a nome dei visitatori del blog.

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Benedetto: “Siamo molti e rappresentiamo tutti”

Nella società attuale abbiamo la sensazione di non essere affatto “molti”, bensì molto pochi, una piccola massa che continua a diminuire. E invece no, siamo “molti”: “Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua” (Ap 7, 9). Siamo molti e rappresentiamo tutti. Quindi le parole “molti” e “tutti” vanno insieme e fanno riferimento l’una all’altra nella responsabilità e nella promessa. – E’ un passaggio sensibile e denso della lettera del papa ai vescovi tedeschi che chiede il ritorno alla formula liturgica del sangue “sparso per voi e per molti” invece che “per tutti”. Gli dedico una mia combattiva divagazione – che la percorre in lungo, in largo e per traverso – in un articolo pubblicato oggi da Liberal alle pagine 14 e 15 con il titolo La Cena di Benedetto.

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Mi siete rimasti dentro

Spero di non dovermene mai andare ma se così succederà voglio dirvi che mi mancherete tutti. Mi siete rimasti dentro. Benny: scritta che ho letto venerdì 4 maggio su una porta in legno di via Rusconi a Pavia, angolo via Cavallotti. Per una scritta che svolgeva un sentimento opposto, letta a Formia il novembre scorso, vedi il post Voi siete la feccia della comunità.

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Guerra di parole sul sangue versato “per molti”

“Questo è il mio sangue versato per voi e per molti”: parole dei Vangeli che nelle traduzioni in alcune lingue moderne del Messale di Paolo VI sono diventate “per voi e per tutti”. Ora Papa Benedetto vuole che si torni al “per molti” dei Vangeli. Ai più stava bene la novità e ora sta bene il ritorno all’antico, ad altri no. Si dice che c’è grande crisi di fede ma la guerra è come sempre sulle parole. – E’ il mio ultimo “spillo” pubblicato domenica 29 aprile dalla LETTURA domenicale del “Corriere della Sera” a pagina 31 con il titolo “Per voi e per tutti”. Nel primo commento una mia applicazione al dibattito che qui già si svolge tra i visitatori.

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