Mando il sangue al cervello: ma lui ci va?

Ho letto che per invecchiare bene devi mangiare sano, muoverti, mandare il sangue al cervello. Non ricordo chi lo dicesse. Io mangio sano, o credo: verdura, jogurt fatto in casa, pesce sono la mia passione. Mi muovo, mi pare. Ma il bello viene per terzo: mando il sangue al cervello ma non so come si fa. Quel tale non lo diceva. Metto la test in giù, la scuoto come i cavalli quando smusano, massaggio tempie e nuca. Qualcuno può dirmi?

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Vado in una scuola a leggere “La giara” di Pirandello

Buongiorno a tutti, questa per me è una giornata felice: sto uscendo per andare a leggere a una quinta elementare della scuola Fratelli Bandiera [zona piazza Bologna] “La giara” di Pirandello. Più tardi, alle 11, andrò dai giovani della Fuci a presentare il libretto di Montini di cui parlavo ieri. Ma considero più importante questo primo appuntamento della giornata. Vi dirò poi com’è andata.

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Domani presento Montini alla Radio Vaticana

Domani alle 11.00 sono tra i presentatori – alla Sala Marconi della Radio Vaticana – del volume Coscienza universitaria. Note per gli studenti di Giovanni Battista Montini: che la Studium pubblicò nel 1930, ripubblicò nel 1982 e ne fa ora una terza edizione in occasione della beatificazione. Invito i visitatori romani a partecipare: saremo pochi, immagino, e sarà dunque un’occasione profittevole per capire. Ci saranno i presidenti della Fuci Rita Pilotti e Marco Fornasiero; ospite d’onore il vescovo Nunzio Galantino, segretario Cei, che firma una “presentazione” del volumetto. Studiando il libretto, ho trovato nell’appendice “Spiritus Veritatis” (del 1931) questo motto geniale: “Avrò la Chiesa Madre di Carità”. Non ricordo d’averlo mai incontrato. Chiedo agli arguti visitatori di darmi una mano a interpretarlo e innanzitutto a scovare da dove Montini l’abbia preso, o se l’abbia creato, e se l’abbia poi usato in altri testi, prima e dopo che divenne Paolo.

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Francesco: voi sentite che i poveri non aspettano più

“I poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano anche contro di essa! Voi sentite che i poveri non aspettano più e vogliono essere protagonisti; si organizzano, studiano, lavorano, esigono e soprattutto praticano quella solidarietà tanto speciale che esiste fra quanti soffrono, tra i poveri, e che la nostra civiltà sembra aver dimenticato, o quantomeno ha molta voglia di dimenticare”: così oggi il Papa ai partecipanti all’incontro mondiale dei movimenti popolari. Nei primi commenti altre sue parole appassionate.

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Un saluto a Falcomatà e ai grilli di Reggio Calabria

Mando un bel saluto al sindaco appena eletto di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. Ragioni familiari care e dolenti mi legano a Reggio e a tanti reggini e reggine. Seguii con timore e tremore – informato da uno di loro che si chiamava Domenico Farias – la generosa sortità dalla malasorte tentata da Falcomatà padre negli anni del cambio del millennio. Italo Falcomatà morì velocemente e divenne un personaggio dei miei fatti di Vangelo. Mando gli angeli al figlio Giuseppe che ne rivendica il progetto. – Con l’occasione saluto gli infreddoliti grilli reggini che dal 28,4% delle politiche del 2013 sono scesi al 2,4%. Ci sarà un significato?

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A Benedetto che vive come un monaco in clausura

«Sono molto felice che l’Usus antiquus vive adesso in una piena pace della Chiesa, anche presso i giovani, appoggiato e celebrato da grandi cardinali. Spiritualmente sarò con voi. Il mio stato di “monaco in clausura” non mi permette una presenza anche esteriore. Esco dalla mia clausura solo in casi particolari, invitato personalmente dal Papa»: sono parole inviate da Benedetto al pellegrinaggio del “Summorum Pontificum”, pubblicate ieri. M’interessano per l’espressione “monaco in clausura”, avendola io usata a prefazione di un volume di testi benedettiani sul monachesimo pubblicato ora ora dall’Abbazia di Praglia. Nel primo commento l’incipit del mio scritto e il link al testo integrale. Un caloroso abbraccio a Papa Benedetto.

Aggiornamento al 27 ottobre. Ai commenti 5-7 parole dette oggi da Francesco su Benedetto “grande Papa”.

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Pozzo incantato alla Certosa di Calci

Ecco un pozzo della Certosa di Calci che credo unico tra gli unici: è sospeso per incantamento su un ponte che taglia a metà il primo piano del Chiostro della Foresteria, o Chiostro Priorale. Il pozzo vero e proprio, con altra vera in marmo, è al piano terra. Carrucola e lunga corda congiungevano il pozzo, la vera bassa e la vera alta, fino a quando il monaco foresterario poteva tirare a sé il secchio grondante tutt’intorno freschissima acqua. Avete mai visto un pozzo a due piani? O due pozzi in coppia? Battete le mani e leggete al primo commento l’elenco delle meraviglie di ieri e di oggi.

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Su Grillo che sgrulla e che sgrilla

Grillo – dicevo – m’incuriosa perchè ha sèguito tra i giovani che somigliano ai miei figli. Ma io molto discuto con quell’età e su nessuno degli argomenti che Grillo viene sgrullando li trovo mai consenzienti: “rispedire” i clandestini, espellere chi dissente, cacciare Napolitano, tornare alla lira. Nei primi commenti due parole su ognuna di queste pirlate, anticipando l’idea che le guida: il Grillo che sgrilla ha seguito per l’opzione antisistema ma non per i temi che agita, dunque le sue prospettive elettorali non dipendono da quello che dice ma dal misto di paura e rabbia con cui andremo al voto.

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Rospetto vermiciattolo larva

“Ora papà sei da qualche parte abbracciato al mio rospetto, continua a tenerlo stretto e a proteggerlo”: parole dette a Lendinara da un uomo di nome Matteo al funerale del padre Danilo, suicida nell’Adigetto con in braccio il nipotino Davide portatore di una grave malattia genetica. Questo papà che chiama “rospetto” il figlio meschinello mi ricorda il grido del Signore al meschino suo popolo in Isaia 41, 14: “Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva di Israele”. Nel primo commento il saluto di Matteo al padre e nel secondo il fatto che l’ha provocato.

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Mirko ama solo una

“Mirko ama solo una”: letto stamane sulla parete di una carrozza della Metro B in servizio alle 09.00, andando io con essa da Cavour a Garbatella. L’interpreto come scritto da lei con orgogliosa brevità: “Solo una”.

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