Un saluto da Montecassiano borgo delle meraviglie

Sono a Montecassiano, borgo delle meraviglie nei pressi di Macerata, dove ho tenuto una conferenza oggi pomeriggio nel Palazzo dei Priori, per il settantesimo della liberazione, in memoria di un parroco protagonista della carità nei mesi dell’occupazione nazista. Un bel saluto a tutti.

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Dall’eunuco al transessuale

Nel calendario delle nostre serate familiari di Pizza e Vangelo per lunedì 27 abbiamo in programma Atti 8, 26-40, che narra del diacono Filippo che battezza l’eunuco etiope ministro della regina Candace. In vista dell’appuntamento chiedo ai visitatori che ne sanno qualcosa: possiamo trovare in quell’episodio un qualche insegnamento per il nostro modo di guardare ai transessuali? L’eunuco non è un trans?

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Ma una parrocchia che uscita farà?

“Per una parrocchia il cambiamento dell’uscita missionaria è una grande trasformazione. Si tratta di uscire non soltanto dai confini di una pratica e di un ambiente, ma innanzitutto da un linguaggio, da una mentalità, da un metodo. Passare dal modello di Chiesa costituita della tradizione europea al modello della comunità missionaria. Da una Chiesa che segna i confini e rimpiange la vecchia società a matrice cristiana, a una comunità che cerca ogni via per farsi lievito in una società che non è più a dominante cristiana”: è un passaggio della conferenza che ho tenuto l’altro ieri a Mombretto di Mediglia, bassa milanese: La Chiesa in uscita di Papa Francesco nella realtà quotidiana di una parrocchia.

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A Paola Turci che non morirà

“Come vorrebbe morire?” chiede a Paola Turci il provocatore Paolo Di Stefano per “Io donna”. E questa è la provocatoria risposta della cantante che amo: “Non vorrei morire. E non morirò”.

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Guerriero nel paese della tenerezza

Paolo Guerriero, Gatto. Paolo – amico Down già passato di qui – ha tenuto due mostre a Parigi nei giorni scorsi ambedue con il titolo “Un regard de tendresse” (Sguardo di tenerezza). Ne ero informato ma i viaggi mi hanno impedito di parlarne. Rimedio oggi mandandogli un bel saluto e presentando tre delle opere esposte, più una foto in cui mostra un suo Autoritratto.

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A Elio fratello maggiore di Karol

Si erano abbracciati due volte Elio Toaff e Karol Wojtyla il 13 aprile del 1986 nella Sinagoga di Roma. Il Papa aveva chiamato “fratelli” quattro volte gli ebrei, che gli avevano battuto le mani nove volte. Una volta li aveva chiamati “fratelli maggiori” e quella parola impressionò il Rabbino Capo Toaff che la mise nel titolo del suo libro più noto: “Perfidi Giudei fratelli maggiori” (Mondadori 1987): è l’attacco di un mio memorioso articolino pubblicato oggi dal “Corriere della Sera” in ricordo di Toaff e della visita di Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma.

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Oggi il mio parroco ha celebrato in viola

“Sono vestito di viola per ricordare gli innocenti inghiottiti dal mare nel Canale di Sicilia”: così il nostro don Francesco all’omelia. Anche il Papa a Lampedusa aveva celebrato con i paramenti viola. Nel primo commento le parole di Francesco al Regina Coeli, nel secondo il ricordo del viola di Lampedusa.

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Parabola della pace rifiutata con garbo

Nella chiesa di Sant’Agnese in Agone allo scambio della pace. Vado con la mano a una che è appena fuori dal banco. Dice no con mano decisa. Uscendo fa un passo verso di me e saluta: “buonasera”. Ricambio con garbo.

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Salvatore fai un segno su di noi

Salvatore Mellone ieri a Barletta è stato fatto prete in casa sua dal vescovo: è grave per un tumore all’esofago, dice parole che aiutano. Il Papa l’aveva chiamato al telefono martedì: “La prima benedizione che darai da sacerdote ricordati di darla a me”. E lui ieri tremante ha detto da casa: “Scenda sul Papa la benedizione di Dio Onnipotente”. Gli chiedo a nome dei visitatori di fare un segno anche su noi. Nei primi commenti alcune parole di Salvatore.

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Tre piccole sorelle dei Rom

“Siamo tre piccole sorelle che che vivono tra Rom e Sinti sulle strade d’Italia. Quando arriviamo con la nostra roulotte in un campo nomadi ci accolgono, ci fanno spazio e ci insegnano tutto quello che è necessario per vivere con loro. Ci guadagniamo da vivere confezionando piccoli oggetti che vendiamo facendo il ‘porta a porta’, come tante donne del campo”: da un articolo di Alex Zanotrelli su “Nigrizia” di aprile ho conosciuto questa piccola comunità. In attesa di andarle a cercare quando capiterò in Calabria, mando loro un bacio e le segnalo ai visitatori come un fatto di Vangelo. Invito chi può a fare un salto alla loro roulotte.

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