Che risposta dai al gay che chiede: “Io che figlio sono?”

“Occorre cercare la risposta da dare alla persona omosessuale che chiede: secondo te, io che figlio sono?”: pongo questa domanda in un articolo che ho pubblicato sulla rivista “Il Regno”, per il quale avevo chiesto aiuto ai visitatori del blog e che può essere letto qui. Sto scrivendo un secondo articolo per la stessa rivista e di nuovo chiedo aiuto.

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Con gli amici greci e con la Grecia di sempre

“Il Santo Padre desidera far sentire la propria vicinanza a tutto il popolo ellenico, con speciale pensiero alle tante famiglie gravemente provate da una crisi umana e sociale tanto complessa e sofferta. La dignità della persona umana deve rimanere al centro di ogni dibattito politico e tecnico, così come nell’assunzione di scelte responsabili. Francesco invita tutti a unirsi in preghiera per il bene dell’amato popolo greco”: così il portavoce vaticano. Gli anziani e i bambini, chi è senza risorse. Chi è solo ed è preso dal panico prima che dal bisogno. Nuove forme di carestia e la fame di sempre: andiamo sulla luna e non sappiamo dividere il pane. Imparare una nuova solidarietà, da paese a paese. Penso con tremore agli amici greci e alla Grecia di sempre.

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Buzzi scrive al Papa e io a lui

«Dal 2010 iniziammo ad avere richieste varie di utilità da parte di funzionari ed amministratori: facemmo un esposto alla procura di Roma ma non ci fu seguito, tentammo anche la via della denuncia politica, ma anche questa via non portò risultati. Ed allora io in prima persona cedetti a queste richieste: moralmente giustificavo il mio agire con il classico fine che giustifica i mezzi. Tali richieste si sono poi accentuate con gli anni e con il crescere della cooperativa; io continuavo a giustificare il mio operato con il fatto di creare occupazione per tante persone che altrimenti non avrebbero mai trovato lavoro. Da vittima divenni pian piano complice di un sistema corruttivo cresciuto sempre di più, sia a livello politico che amministrativo»: è un passo della lettera che Salvatore Buzzi ha scritto al Papa segnalando la propria adesione all’appello alla conversione che Francesco ha rivolto ai corrotti con la bolla di indizione del Giubileo. Nel primo commento un mio pizzino a Buzzi.

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Poi cominciano a cantare i grilli

“Poi cominciano a cantare i grilli, seguiti dai cani che si mettono a singhiozzare sulla propria solitudine: infine è il momento dei galli che non aspettano l’alba per lanciare, beffardi, il loro messaggio di discriminazione razziale alle galline, che se ne stanno zitte zitte, chete chete e il becco in giù”: è un brano di una corrispondenza di Ettore Mo da Haiti, pubblicato dal “Corriere della Sera” dell’11 novembre 2012. Avevo staccato la pagina e segnato quelle righe: “Fare post di bella scrittura”. Oggi l’ho ritrovata e ora sto facendo il post. Occasione per mandare un saluto a Ettore, generoso collega. Nel primo commento un altro brano che avevo segnato di quella sua pagina capolavoro.

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Kirill e Francesco si dànno appuntamento

“Non è in agenda una visita di papa Francesco a Mosca. E’ in agenda un incontro tra il Patriarca Kirill e il Pontefice. Penso che avverrà in un paese neutrale, si sono già offerti per ospitarlo Austria e Ungheria. Ma non voglio né posso dire se avverrà nel 2015. La mia speranza è che siano questo Papa e questo Patriarca a riconciliarsi”: così il metropolita Hilarion Alfeyev, responsabile delle relazioni estere del Patriarcato di Mosca, parla al “Corsera” di oggi. Una buona notizia in mezzo a tante infauste.

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Fermare l’Isis con le armi: sto con Scola e Sako

Sugli attentati di ieri e sulla mattanza che l’Isis va conducendo nella passività del mondo, sto con il patriarca caldeo Sako e con il cardinale Scola che hanno sostenuto la necessità dell’uso delle armi. Nei primi commenti riporto due brani dell’intervento fatto ieri sul Corsera dall’arcivescovo di Milano, in occasione di una visita ai campi profughi di Erbil: lo condivido tutto.

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Una favola che ha nome “Prato Porta al Serraglio”

Al tempo dei giganti due leoni andavano a piedi da Montemagno al Mugello. Giunti tra lume e scuro in vista delle sassose mura di Prato si videro chiudere la porta davanti ai lunghi baffi. “Che jella” disse il primo. “Meglio una notte da leone che una vita là dentro” disse l’altro che interpretava i proverbi a suo favore. Scambiavano ancora tra loro amichevoli battute, quando videro uscire dalla porta due giganti muniti di retino per farfalle (allora anche le farfalle erano giganti), che catturarono i leoni e li serrarono in una gabbia e fu così ch’ebbe origine la denominazione di Prato Porta al Serraglio che sempre mi saluta dall’altoparlante quando vado in treno da Lucca a Firenze. Che fu anche ieri. Nel primo commento una mia idea sui nomi e sulle favole.

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A Lucca dall’Arcangelo e dal suo remo o lancia

Sono a Lucca per una conferenza, felice che m’abbiano alloggiato in via Poggio, davanti a San Michele in Foro e all’arcangelo che lassù s’adopera con la lancia dentro a quel dragone stoppaccioso. Aspetto un amico per la cena e seguo l’ombra che sale sulla facciata, capitello sopra capitello e l’arcangelo che ora pare la rimesti con quella lancia diventata un remo. Quando ronzo qua intorno ci resto invischiato. Nei commenti un paio di spiegazioni.

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Oggi presento «Laudato si’» a via del Mascherino

Oggi alle 18.30 presento l’enciclica Laudato si’ a Paoline Multimedia, in via del Mascherino 94, con la collega di TV2000 Elisa Storace. L’ho letta due volte: prima di corsa per l’anticipazione che ne fece Magister e che arrivò a me nel secondo pomeriggio, e c’era da scriverne in due ore per il “Corriere della Sera”. Una seconda volta, prendendo appunti, dopo avuto il cartaceo il giorno della pubblicazione ufficiale: 18 giugno. E’ un testo che sorprende, che ti apre gli occhi. Sono contento dell’invito che mi è venuto dalle Paoline e che mi costringe a stringere. Non è un’enciclica dottrinale ma una chiamata al discernimento. Incrocia l’attesa di molti che non attendevano un’enciclica su questo o questo da un’enciclica e sono presi dal vento di Francesco. Io tra loro.

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Francesco chiede perdono a Valdo

“Riflettendo sulla storia delle nostre relazioni, non possiamo che rattristarci di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede, e chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri. È per iniziativa di Dio, il quale non si rassegna mai di fronte al peccato dell’uomo, che si aprono nuove strade per vivere la nostra fraternità, e a questo non possiamo sottrarci. Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!”: così Papa Francesco poco fa nel Tempio Valdese di Torino. Pietro Valdo: 1140 – 1206 circa. Francesco di Assisi: 1181 – 1226.

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