Un blog è un blog: saluto tutti e ringrazio tutti

Un saluto a tutti i visitatori, portato da venti che non mi permettono di sostare. Ieri ero ad Albano per un incontro con un gruppo di padri Somaschi “sull’Anno sinodale di Papa Francesco” e ora sono in viaggio per Vicenza dove domani sarò relatore a una giornata di studio su Rienzo Colla, l’editore della Locusta. Ho scorso i commenti al post dell’altro ieri e ho visto che dove io cercavo di mettere pace si sono riaccesi altri fuochi. Non mi spavento del fumo che fanno. Un blog è un blog. Saluto tutti, ringrazio tutti, anche chi mi critica: se venite qui vuol dire che mi volete bene. Non sempre ci si capisce, ma sulla terra le cose vanno così. Di là, si vedrà.

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Francesco verso Strasburgo: “una bella giornataccia”

Il Papa sta per parlare al Parlamento Europeo e intanto arrivano online le parole che ha detto ai giornalisti in aereo: “Vi auguro una bella giornata, o una [bella] giornataccia”. Gran cosa e grande complicazione che un Papa parli a un Parlamento continentale, e di quale continente: un’Europa che si è formata con i Papi, intorno ai Papi, contro i Papi. La parola “giornataccia” e l’augurio di una “bella giornataccia” dice bene quella complicazione.

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Se qui si possa insultare senza firmare

Con un commento di ieri a un post dell’altro ieri un visitatore afferma il proprio diritto a insultare da anonimo un visitatore che si firma, adducendo una precedente offesa venutagli dall’altro. Con tale argomento motiva il suo rifiuto sia di firmare l’insulto, sia di chiederne scusa, che erano le due vie da me prospettate. Rispetto ogni opinione ma riaffermo la regola del pianerottolo: chi insulta nascosto non è su un piano di parità con chi l’abbia – poniamo – insultato firmando la propria affermazione. Chi firma si assume la responsabilità delle parole che scrive, chi resta nascosto non lo fa. Libero ognuno di non vedere la differenza tra i due comportamenti, libero io di trovare meschino l’insulto lanciato da chi si nasconde in una rientranza del pianerottolo.

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Nessuno ti avvisa fino a che

“Della realtà nessuno ti avvisa fino a che / non ti sembra tutto scontato”: scritta a grandi caratteri sul cemento del terrapieno che costeggia la ferrovia nella stazione di Zagarolo, sulla destra di chi vada verso Anagni. L’ho letta ieri, tornando da Ferentino a Roma. Mi fa pensare alla mancata allerta del maltempo: “Nessuno ci aveva informati”. Forse sollecita una pedagogia alternativa, interventista: “Guarda guarda”. “Attento finché sei in tempo”: ma finché uno è in tempo, bada a godersela e anche se l’avvisi non ascolta. Pedagogia, la più incerta delle arti.

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A Ferentino sorella del vento per Giuseppe Morosini

Ieri e oggi sono stato a Ferentino, Frosinone, per ricordare don Giuseppe Morosini, prete amico dei partigiani, fucilato dai tedeschi nell’aprile del 1944. Era nato a Ferentino che è sorella del vento e la città lo ricorda ogni anno con passione. Mi hanno invitato per avere io narrato la storia del Morosini nel volume “Nuovi Martiri”, capitolo “Martiri della dignità della persona umana”. Ho detto che nella sua figura si incontrano il significato civile e quello cristiano di “martire”. Nei primi commenti ciò che ho visto e sentito a Ferentino.

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Mi hanno dato un premio alla carriera: troppo buoni

Mi hanno premiato alla carriera: il Premio giornalistico Giuseppe De Carli. Ho la mente rutilante di battutacce. Nel sito del premio trovate gli altri premiati e quelli dell’anno scorso. Nei primi commenti la motivazione esagerata del premio che mi hanno dato, quella del premio alla carriera che ebbe Marco Tosatti l’anno scorso, il rimando al post che scrissi quando morì Giuseppe De Carli.

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Se fossimo tutti sordi faremmo più attenzione ai volti

E’ passata per via Cavour una manifestazione di sordi con questo striscione: “Protesta nazionale per il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana e di tutti i diritti delle persone sorde e sordo cieche”. Le mani si muovevano troppo perché non scendessi. L’ho seguita fino ai Fori Imperiali, attirato da quella folla di persone che si guardavano in faccia. Ho letto cartelli: “Abbattiamo le barriere della comunicazione”, “L’interprete non si tocca”, “Chi segna insegna”. Ho capito che se fossimo tutti sordi faremmo più attenzione ai volti.

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I Visciani Pareyson uniti da una sofferenza condivisa

“Noi quattro in famiglia, intorno ad Arianna, la sorella più grande, cerebrolesa, siamo come atomi di una stessa molecola in cui i legami, per la sofferenza che condividiamo, sono forti e indissolubili” parole di Alice Pareyson che festeggio con un bicchiere di Vino Nuovo.

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Moshe e gli altri tre: non voglio che siano morti

Piango i quattro israeliani uccisi dai due massacratori palestinesi in quella sinagoga di Gerusalemme: Moshe, Aryeh, Kalman, Avraham. Non voglio che siano morti. Non voglio che muoiano i palestinesi che saranno colpiti dal pugno di ferro annunciato da Netanyahu. Lo dico a Dio, non c’è altri che ascolti.

Aggiornamento al 19 novembre. “Seguo con preoccupazione l’allarmante aumento della tensione a Gerusalemme e in altre zone della Terra Santa, con episodi inaccettabili di violenza che non risparmiano neanche i luoghi di culto”: è l’incipit del ricordo delle vittime di Gerusalemme fatto stamane dal Papa al termine dell’udienza generale.

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Per Paolo Dall’Oglio che compie i sessanta

Caro Paolo, il 17 novembre, per i tuoi sessant’anni, il nostro regalo sarà una preghiera o un pensiero condiviso a distanza. Lo proponiamo a chi ti vuole bene in ogni parte del mondo, alle 19 ora italiana. Pregheremo per te e per tutte le altre persone private della libertà. Noi pregheremo per i vescovi e gli altri preti di cui, come te, non si hanno più notizie da tempo. Pregheremo per la pace e la giustizia in quella regione. Noi pregheremo affinché un po’ di luce o un soffio di vento possano dare sostegno e conforto a te e a tutte le persone che da troppo tempo stanno soffrendo. Caro Paolo ti vogliamo bene e continuiamo con insistenza e speranza ad aspettarti. La tua famiglia” – Mi unisco alla famiglia. Grazie Paolo per la luce degli occhi che hai nelle foto e che conobbi un pomeriggio di giugno a Damasco nel 2001.

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