Poi cominciano a cantare i grilli

“Poi cominciano a cantare i grilli, seguiti dai cani che si mettono a singhiozzare sulla propria solitudine: infine è il momento dei galli che non aspettano l’alba per lanciare, beffardi, il loro messaggio di discriminazione razziale alle galline, che se ne stanno zitte zitte, chete chete e il becco in giù”: è un brano di una corrispondenza di Ettore Mo da Haiti, pubblicato dal “Corriere della Sera” dell’11 novembre 2012. Avevo staccato la pagina e segnato quelle righe: “Fare post di bella scrittura”. Oggi l’ho ritrovata e ora sto facendo il post. Occasione per mandare un saluto a Ettore, generoso collega. Nel primo commento un altro brano che avevo segnato di quella sua pagina capolavoro.

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Kirill e Francesco si dànno appuntamento

“Non è in agenda una visita di papa Francesco a Mosca. E’ in agenda un incontro tra il Patriarca Kirill e il Pontefice. Penso che avverrà in un paese neutrale, si sono già offerti per ospitarlo Austria e Ungheria. Ma non voglio né posso dire se avverrà nel 2015. La mia speranza è che siano questo Papa e questo Patriarca a riconciliarsi”: così il metropolita Hilarion Alfeyev, responsabile delle relazioni estere del Patriarcato di Mosca, parla al “Corsera” di oggi. Una buona notizia in mezzo a tante infauste.

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Fermare l’Isis con le armi: sto con Scola e Sako

Sugli attentati di ieri e sulla mattanza che l’Isis va conducendo nella passività del mondo, sto con il patriarca caldeo Sako e con il cardinale Scola che hanno sostenuto la necessità dell’uso delle armi. Nei primi commenti riporto due brani dell’intervento fatto ieri sul Corsera dall’arcivescovo di Milano, in occasione di una visita ai campi profughi di Erbil: lo condivido tutto.

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Una favola che ha nome “Prato Porta al Serraglio”

Al tempo dei giganti due leoni andavano a piedi da Montemagno al Mugello. Giunti tra lume e scuro in vista delle sassose mura di Prato si videro chiudere la porta davanti ai lunghi baffi. “Che jella” disse il primo. “Meglio una notte da leone che una vita là dentro” disse l’altro che interpretava i proverbi a suo favore. Scambiavano ancora tra loro amichevoli battute, quando videro uscire dalla porta due giganti muniti di retino per farfalle (allora anche le farfalle erano giganti), che catturarono i leoni e li serrarono in una gabbia e fu così ch’ebbe origine la denominazione di Prato Porta al Serraglio che sempre mi saluta dall’altoparlante quando vado in treno da Lucca a Firenze. Che fu anche ieri. Nel primo commento una mia idea sui nomi e sulle favole.

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A Lucca dall’Arcangelo e dal suo remo o lancia

Sono a Lucca per una conferenza, felice che m’abbiano alloggiato in via Poggio, davanti a San Michele in Foro e all’arcangelo che lassù s’adopera con la lancia dentro a quel dragone stoppaccioso. Aspetto un amico per la cena e seguo l’ombra che sale sulla facciata, capitello sopra capitello e l’arcangelo che ora pare la rimesti con quella lancia diventata un remo. Quando ronzo qua intorno ci resto invischiato. Nei commenti un paio di spiegazioni.

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Oggi presento «Laudato si’» a via del Mascherino

Oggi alle 18.30 presento l’enciclica Laudato si’ a Paoline Multimedia, in via del Mascherino 94, con la collega di TV2000 Elisa Storace. L’ho letta due volte: prima di corsa per l’anticipazione che ne fece Magister e che arrivò a me nel secondo pomeriggio, e c’era da scriverne in due ore per il “Corriere della Sera”. Una seconda volta, prendendo appunti, dopo avuto il cartaceo il giorno della pubblicazione ufficiale: 18 giugno. E’ un testo che sorprende, che ti apre gli occhi. Sono contento dell’invito che mi è venuto dalle Paoline e che mi costringe a stringere. Non è un’enciclica dottrinale ma una chiamata al discernimento. Incrocia l’attesa di molti che non attendevano un’enciclica su questo o questo da un’enciclica e sono presi dal vento di Francesco. Io tra loro.

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Francesco chiede perdono a Valdo

“Riflettendo sulla storia delle nostre relazioni, non possiamo che rattristarci di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede, e chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri. È per iniziativa di Dio, il quale non si rassegna mai di fronte al peccato dell’uomo, che si aprono nuove strade per vivere la nostra fraternità, e a questo non possiamo sottrarci. Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!”: così Papa Francesco poco fa nel Tempio Valdese di Torino. Pietro Valdo: 1140 – 1206 circa. Francesco di Assisi: 1181 – 1226.

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Francesco: fa piangere il trattamento dei migranti

“Il lavoro manca, sono aumentate le disuguaglianze economiche e sociali, tante persone si sono impoverite e hanno problemi con la casa, la salute, l’istruzione e altri beni primari. L’immigrazione aumenta la competizione, ma i migranti non vanno colpevolizzati, perché essi sono vittime dell’iniquità, di questa economia che scarta e delle guerre. Fa piangere vedere lo spettacolo di questi giorni, in cui esseri umani vengono trattati come merce”: così Francesco stamane a Torino, durante l’incontro con il mondo del lavoro in Piazzetta Reale. Nei commenti altre parole e notizie sul Papa a Torino, dov’è andato per la Sindone che ha venerato in mattinata. Oggi pomeriggio incontra la famiglia salesiana che festeggia il bicentenario della nascita di don Bosco (1815-1888). Domani visita la comunità valdese: primo Papa a farlo. Sempre domani pranzerà, in arcivescovado, con i parenti piemontesi che già oggi ha salutato all’angelus dicendo di sé che è “nipote di questa terra benedetta”.

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Ridendo e piangendo ho visto “La Famiglia Bélier”

Ho visto il film “La Famiglia Bélier” e mi sono divertito e commosso come capita di rado. Nella sequenza del saggio di fine anno offerto ai parenti dal coro della scuola, quando il canto si smorza per aiutare lo spettatore a mettersi nei panni dei genitori e del fratello della sedicenne Paula, che sono sordomuti, una signora in sala ha gridato “voceee!”, come gridavamo nelle sale di paese degli anni Cinquanta. I momenti da me più apprezzati: quando sono in scena le mucche e quando Paula, al concorso di “Radio France” (che vincerà), comunica con il linguaggio dei segni le parole del suo canto ai parenti che assistono in tribuna. Andate a vederlo, c’è da ridere e c’è da piangere.

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Ho due amici centenari sveglissimi: Arturo e Maria

Sono a Reggio Calabria per l’anno sinodale ed è venuta a sentirmi Maria Mariotti, che ha festeggiato i cento il 22 maggio: la conosco dal 1967, è una meraviglia, ancora interviene nei dibattiti. Storica della Chiesa calabrese e animatrice di gruppi ecclesiali, Fuci e Meic per decenni. Dopo la conferenza, è restata a cena in una casa di amici e alla conversazione che ne è seguita, fino alle 23. Una tale testa a una tale età. Ho un altro amico centenario: don Arturo Paoli, che ora ne ha 102 e che ho intervistato sulla strage di Farneta quando aveva già superato i cento. Un bacio ai miei amici che vanno a cento.

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