Con la Croce per le vie del Rione Monti

Ieri sera Via Crucis del Rione Monti guidata da don Francesco su testi di don Primo Mazzolari: “Adoriamo la tua benedetta e straziata umanità che ci riappare quaggiù in ogni povero”. Partenza dalla chiesa di Santa Maria ai Monti, stazioni per le vie Madonna dei Monti, Tor de’ Conti, Baccina, Sant’Agata dei Goti, Panisperna. Eravamo forse duecento. Presenti i due pope della vicina chiesa degli Ucraini cattolici e il pope dei Georgiani ortodossi, con sosta nella Chiesa di San Bernardino in uso ai cattolici cinesi e davanti a tre case di suore che avevano posto sulla soglia un altare con croce, conclusione nella chiesa di Sant’Agata dei Goti affidata agli Stimmatini. Nel primo commento altre immagini della modesta e viva Via Crucis monticiana.

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A Veronesi che sposta le età della vita

Essere anticonformisti allunga la vita? E’ la domanda del collega Mario Pappalardo in un’intervista a Umberto Veronesi pubblicata mercoledì dal Corriere della Sera e questa è la risposta: “Certo. Il mio modo di essere e di pensare mi ha fatto spostare le età della vita. Ho creato l’Istituto europeo di oncologia a 65 anni, quando i miei coetanei andavano in pensione, poi la mia Fondazione per il progresso delle Scienze a 78 anni, e oggi a 89 ho nuovi progetti da realizzare”. Mi piacciono gli anziani vitali. Ho incontrato due volte Veronesi, in momenti per me difficili e ricordo con gratitudine le sue parole e i suoi occhi. Nei primi commenti altri tre brani dell’intervista.

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Scusate l’eclissi di metà giornata

Per un’improvviso bisogno di manutenzione il blog è restato buio per una mezza giornata: chiedo scusa a chi ha bussato.

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Giuseppe in Egitto i fratelli e la scimmia

Sono stato al Quirinale nel Salone dei Corazzieri per la mostra Il principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino. Ho letto Genesi 37-50 cercando nei venti arazzi Giuseppe, Beniamino, le scimmie, i cagnolini. Poi sono andato avanti e indietro in mezzo al Salone fino alla chiusura, figurandomi d’essere un Medici e avendo cura di non perdere nulla della luce gialla e rossa degli arazzi che mi veniva intorno. Qui – nell’episodio “Giuseppe perdona i fratelli” – la scimmia è sotto al piede destro di Giuseppe.

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Quando mio fratello Roberto fece uccidere Romero

“Erano le 18.30 quando si è sparsa la voce. La gente gridava: ‘L’hanno ammazzato’. E’ stato tremendo. Tutto il quartiere urlava: ‘E’ opera di D’Aubuisson’. Volevo che la terra mi inghiottisse. Al funerale di Monsignore ho cercato di rendermi invisibile perché non mi riconoscessero. Ho provato tanta vergogna. Pian piano, però, ho capito che i fratelli non sono uguali. Ognuno prende la sua strada. Roberto è stato, in qualche modo, un prodotto del lavaggio di cervello fattogli alla Scuola delle Americhe. Negli anni successivi all’omicidio, ci siamo visti quattro o cinque volte. E ho evitato l’argomento Romero. Parlargli di Monsignore lo rendeva furioso. Che mio fratello sia responsabile della sua uccisione lo dicono l’Onu, i suoi appelli contro Monsignore, il suo estremismo, uno dei suoi stessi complici. Non ho alcun dubbio purtroppo”: così ha parlato all’Avvenire di ieri Marisa D’Aubuisson, sorella del maggiore Roberto D’Aubuisson, responsabile dell’uccisione dell’arcivescovo Romero. Nei primi commenti altri testi di Marisa.

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Ragazzo albanese: “Col battesimo ho trovato una famiglia”

“L’incontro con la fede e con la comunità cristiana è stato per me come una nuova nascita, che mi ha tolto dalla disperazione. Avevo tanta forza di volontà, ma nessuna possibilità ed ero da solo. Con la fede ho trovato una famiglia che mi ha sostenuto e ora anche la mia famiglia è interamente cristiana. Questo mi dà la forza di affrontare le mie difficoltà e una pace che finora non avevo conosciuto”: così un ragazzo invalido albanese mi racconta la sua storia.

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Il silenzio di Giuda che sta per tradire

Settimana di Passione, Giuda sta per tradire. Rivedo dopo mezzo secolo “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini e rileggo la recensione di Moravia sull’Espresso: “I silenzi sono la forza del film. I silenzi di Pasolini sono affidati all’organo che è più legato al silenzio: gli occhi. Gli occhi dei personaggi: il silenzio dell’Annunciazione, il silenzio che accompagna la morte di Erode, il silenzio degli apostoli che guardano Gesù e di Gesù che guarda gli apostoli, il silenzio di Giuda che sta per tradire, il silenzio di Gesù che sa di essere tradito”. Pasolini e Moravia mi hanno aiutato a leggere Matteo e più tardi a intuire Madre Teresa con i loro viaggi in India.

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A Maronna v’accumpagne

La giornata napoletana di Francesco è stata segnata dai dialetti: la “spuzza” del corrotto che sventola come una bandiera e il saluto napoletano “a Maronna v’accumpagne” che il Papa argentino ha ripetuto con buona pronuncia a ogni appuntamento. Il cardinale Sepe, cultore del dialetto napoletano, ha lodato anche per questo il Papa argentino che – ha detto – “ha un cuore napoletano” e il “naso fino”. E’ la conclusione di un mio articolino di maniera pubblicato oggi dal Corsera. Lo dedico ai visitatori che per loro motivi mostrano di aver esultato o sofferto per quanto avvenuto ieri tra le 08.15 e le 17.30 nella cara Partenope: a Maronna v’accumpagne.

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Parabola di Bergoglio a Scampia e del corrotto che spuzza

“Quanta corruzione c’è nel mondo! E’ una parola brutta, se ci pensiamo un po’. Perché una cosa corrotta è una cosa sporca! Se noi troviamo un animale morto che si sta corrompendo, che è corrotto, è brutto e spuzza anche. La corruzione spuzza! La società corrotta spuzza! Un cristiano che lascia entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, spuzza!”: così Francesco stamane a Scampia, quartiere napoletano di tutte le devianze. Nel testo linkato l’editing vaticano gli fa dire che “la corruzione puzza”, ma Francesco ha detto “spuzza” ed è bene restituire alla parlata papale quella “s” di ribrezzo che c’era nell’italiano antico e che c’è in alcuni dialetti e sta a dire puzza rivoltante, fetore, fetenzia.

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Francesco: “Non si fa giustizia uccidendo”

“Non si raggiungerà mai la giustizia uccidendo un essere umano”: scelgo questo motto a sintesi di una LETTERA DEL PAPA ALLA COMMISSIONE CONTRO LA PENA DI MORTE che a mio parere costituisce la parola più completa che sia venuta dai Papi su tale materia. Nei primi commenti alcuni passi del documento.

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