Guerriero nel paese della tenerezza

Paolo Guerriero, Gatto. Paolo – amico Down già passato di qui – ha tenuto due mostre a Parigi nei giorni scorsi ambedue con il titolo “Un regard de tendresse” (Sguardo di tenerezza). Ne ero informato ma i viaggi mi hanno impedito di parlarne. Rimedio oggi mandandogli un bel saluto e presentando tre delle opere esposte, più una foto in cui mostra un suo Autoritratto.

18 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Paolo Guerriero, Violinista. Le due mostre di Parigi Paolo le ha tenute alla Galleria della scuola d’arte La Charpente dal 16 al 19 aprile e alla Médiathèque de l’Hopital Robert Debré dal 14 al 20 aprile.

    21 Aprile, 2015 - 9:23
  2. Luigi Accattoli

    Paolo Guerriero con un suo Autoritratto. Paolo ama il fuoco, gli animali, il rosso e li racconta. Sa guardare con tenerezza anche a se stesso. Paragonando l’Autoritratto a quello del papà (al commento precedente), si coglie qualcosa del misterioso rapporto che lega padri e figli.

    21 Aprile, 2015 - 9:23
  3. Marilisa

    Se dovessi acquistare, comprerei il Gatto e il Violinista. Colori fantastici.
    Ma anche gli altri due sono simpatici.
    E lui stesso è molto carino.

    21 Aprile, 2015 - 18:44
  4. «Tendresse» e «Confiance»

    Parole/sentimenti
    che mi sono cari
    dai lontani anni ’80
    in un bellissimo tempo di silenzio vissuto a Taizé,
    quella settimana a Le Puits…..

    E ora guardando Paolo,
    penso a tutte le persone con le particolari ricchezze come le sue
    che spesso incontro,
    e
    come sono grato al SIGNORE
    perchè siamo nel 2015
    e
    non negli anni ’60, ’40, ’30 e peggio ancora….

    La storia dell’evoluzione delle comprensioni delle diversità/ricchezze delle persone
    è
    un frammento della verità incompleta a cui ci sta guidando
    lungo i secoli lo spirito di Gesù
    quando ci disse

    «lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera»

    la strada è ancora lunga
    e
    abbiamo davanti ancora millenni per capire i restanti
    frammenti di verità
    sulla nostra UMANITA’.

    Questo mistero mi emoziona !

    Un bacio ai genitori di Paolo.

    21 Aprile, 2015 - 20:04
  5. OT

    incontro qualche romano del condominio giovedì pomeriggio ?

    23 aprile 2015 ore 18,00

    Presso l’aula C012
    della Pontificia Università Gregoriana, in Piazza della Pilotta 4,
    si terrà la presentazione del volume
    Non come Pilato. Cattolici e politica nell’era di Francesco.

    Presiederà all’incontro
    R.P. Paul Gilbert, SJ, pro-Decano Facoltà di Scienze Sociali, e
    interverranno
    -prof. Giovanni Maria Flick, Presidente emerito della Corte Costituzionale,
    -on. Pier Luigi Bersani, Deputato del Parlamento Italiano, e
    -il rev. prof. Rocco d’Ambrosio, autore del volume.

    21 Aprile, 2015 - 20:15
  6. Sara1

    “Mi sono orientato istintivamente per quest’ultima: la signora è avversa alla riforma liturgica conciliare, della quale il segno della pace è una delle innovazioni più discusse a motivo del disordine con il quale è spesso celebrato”

    Aveva ragione Nietzsche a dire che non esistono fatti ma solo interpretazioni.

    22 Aprile, 2015 - 8:45
  7. Sara1

    Non ci avevo visto il tradizionalismo di mezzo (e la discussione successiva che Morcellin voleva, mi dispiace di averlo deluso)

    22 Aprile, 2015 - 8:48
  8. Sara1

    Tra i commenti a me era piaciuto quello di Franti:

    “«Vado con la mano a una che è appena fuori dal banco»: una che? Mi sarei aspettato “una donna”, oppure, “una signora”, oppure, “una ragazza” (ma essendo meno garbato di te avrei accettato anche “una vecchia”): insomma, una qualcosa. Un volto, un’identità, magari una persona.
    Forse, questa “una” senza volto non aveva poi tutti i torti se voleva evitare la stretta di mano di uno “sconoscente”.

    22 Aprile, 2015 - 8:50
  9. Ciao NICO,

    Guido Mocellin
    si è fatto influenzare dal mondo della blogosfera tradizionalista,

    nella vita reale
    in chiesa
    alla s. messa
    nella maggior parte dei casi,

    dalle Reali Pontificie Basiliche
    come quella di s. Maria Maggiore (RM)
    a persino quella della mia fascia periferica (RM)

    diverse persone
    provano un fastidio a PELLE a scambiare la “mano della pace” o “l’abbraccio della pace” o “scambio della pace”
    con
    persone sconosciute

    con cui non vogliono avere a che fare.

    Non sono poche le persone che vengono a messa
    solo per avere a che fare
    con il proprio dio
    partecipare ai rituali che li mette in rapporto con il proprio dio.

    A loro non interessa assolutamente nulla
    la comunità delle persone in mezzo a cui sono
    durante l’Eucarestia.

    E’
    l’esperienza che faccio ogni giorno quando vado alla s. Messa,
    le persone si pongono tutte a distanza di metri le une dalle altre.

    Nella mia chiesa, nella ferialità,
    su 200 banchi (6 posti ogni banco = 1.200 posti),
    poste le prime due fila quotidianamente vuote,
    per il resto
    le 40 persone presenti sono disseminate nella immensa chiesa tra i 200 banchi.

    Le persone presenti alla s. Messa
    potrebbero occupare semplicemente le prime 6 file di banchi (3dx+3sx banchi),
    e invece no,
    il 90% sono anziane,
    ognuno viene a Messa circondandosi di un suo spazio geografico di vuoto, di solitudine,

    per essere solo con il proprio dio,
    e
    nel momento dello scambio del segno di pace
    si verificano movimenti e gesti surreali,
    tra le 40 persone disseminate tra i vari 200 banchi da 6.

    E’ questo senso della NON-COMUNITA’
    che ogni mattina mi fa riflettere nella s.Messa.

    Per il sacerdote che presiede l’Eucarestia,
    la disseminazione dei suoi 40 tra i 200 banchi è NORMALE
    non gli viene alcun sussulto….

    E’ consequenziale,
    che se nell’Eucarestia la Comunità non ha senso,
    ma
    ha senso ESCLUSIVAMENTE
    il rapporto verticale con il proprio dio,
    le messe tradizionaliste-latine-incomprensibili
    rimesse in voga da Ratzinger,
    comincino
    ad avere più seguito
    persino nella fascia di battezzati- indifferenti –riconvertiti.

    Stiamo attraversando una fase che in altri tempi era stato appannaggio della New Age.

    Ritornare al proprio dio
    spesso non corrisponde al ritornare ai fratelli che “vedo”
    ed essere insieme CORPO consacrato Eucaristico,
    ma
    ritornare all’altare dei propri padri, Diocleziano, Marco Aurelio, Mitra….

    Lo so NICO (che ti leggo su carta stampata…condividendo sempre),
    forse questa riflessione non appartiene al target che tratti,
    ma
    vedo che sfugge
    a GUIDO MOCELLIN (che leggo e stimo)
    e
    in questo blog,
    ACCATTOLI, ha dato solo un primo tratto di penna…. che sarebbe interessante
    analizzasse ulteriormente anche con i suoi amici preti seri, come d.Francesco.

    22 Aprile, 2015 - 14:23
  10. FABRICIANUS

    Ciao matteo non penso sia sempre una questione di non desiderio di vivere la comunità….A volte sono le ferite che portano alla distanza, anche nelle parrocchie/comunità.

    Un abbraccio.

    22 Aprile, 2015 - 15:55
  11. FABRICIANUS

    (segue) per non parlare dei pettegolezzi, delle domande trabocchetto che vanno ad incidere sulla fragilità delle persone in maniera “dolosa…”

    Anche ciò porta alla distanza.

    22 Aprile, 2015 - 15:57
  12. guido mocellin

    Ringrazio Nico, Sara1, matteo e Fabricianus per l’ascolto (ma anche Luigi Accattoli e ancor più Paolo Guerriero per l’ospitalità). E confermo quel che ho scritto: ho letto Luigi dopo aver visto il video di Giovanni XXIII e ho tirato una riga tra i due punti: è uno degli schemi della rubrica… Ma non ho un’esegesi preferita tra le quattro che mi sono divertito a immaginare, e il tema della reale solitudine con cui ciascuno vive la liturgia (e in genere l’appartenenza ecclesiale) mi sollecita molto. Grazie di nuovo e vogliatevi bene

    22 Aprile, 2015 - 17:19
  13. FABRICIANUS

    Grazie a lei Guido

    22 Aprile, 2015 - 19:45
  14. Grazie Guido
    leggevo il tuo ultimo su Il Regno che mi è arrivato ieri.

    Ti ringrazio per aver colto la mia provocazione
    che in qualche modo vivo in modo un poco sofferto
    nella Eucarestia quotidiana dove ognuno
    nella celebrazione
    è presente come isola a se stante.

    22 Aprile, 2015 - 21:27
  15. Concordo Fabricianus

    ma ricordo che chi presiede l’Assemblea Eucaristica,
    fa del popolo un unico corpo che presenta al Padre in Cristo.
    ma….
    se rimane solo parola rituale…

    la vedo dura….

    22 Aprile, 2015 - 21:30

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