Ecco il libretto mio e di Emilia Flocchini sugli otto santi alla Costituente

La Pira, Moro e Dossetti a una riunione della prima Sottocommissione dell’Assemblea Costituente 1946 – una foto storica con cui segnalo la pubblicazione di un volumetto che ho scritto insieme con Emilia Flocchini intitolato “Otto alla Costtituente. Gli uomini di Dio che hanno fondato la Repubblica”, San Paolo, pp. 142, euro 15. Nei commenti la mia introduzione al volume

4 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Virtù eroiche a Montecitorio: un caso unico nella storia delle assemblee elettive – Abbiamo avuto otto santi alla Costituente e forse è un caso unico nella storia dei parlamenti. Che in un’assemblea eletta nel nostro difficile tempo per redigere la Carta fondamentale di un grande paese siano stati compresenti otto figure cristiane già allora note come tali e in seguito riconosciute come esemplari – insomma otto santi operanti in unità di luogo, di tempo e di intenti – è un fatto decisamente straordinario.
    Questi sono i magnifici otto che ora elenchiamo in ordine di età, indicando tra parentesi gli anni di ciascuno al momento dell’elezione all’Assemblea: Alcide De Gasperi (65 anni), Igino Giordani (51), Giorgio La Pira (42), Giuseppe Lazzati (36), Enrico Medi (35), Benigno Zaccagnini (34), Giuseppe Dossetti (33), Aldo Moro (29).
    Tra il più anziano De Gasperi e il più giovane Moro, che all’elezione aveva meno della metà degli anni dell’altro, ambedue destinati ad affermarsi come primarie figure di politici e di statisti, abbiamo sei personaggi di varia ma sempre marcata caratterizzazione. Tre, Dossetti, Zaccagnini e Lazzati, sono protagonisti della resistenza all’occupazione nazista, vissuta nella clandestinità partigiana (nel caso dei primi due) o nella deportazione militare in Germania (com’è accaduto al terzo). Giordani è invece un giornalista e scrittore di lungo corso che già, come De Gasperi, aveva militato nel Partito Popolare degli anni ‘20. Infine, La Pira e Medi, due docenti universitari, uno di diritto e l’altro di fisica, avevano maturato scelte antifasciste nella loro esperienza di insegnamento.
    Che si tratti di “otto santi” è una nostra affermazione provocatoria mirata a richiamare l’attenzione sull’apporto che la comunità cristiana ha dato ai lavori dell’Assemblea Costituente che nella seconda metà degli anni ‘40 del secolo scorso elaborò e approvò la nostra Costituzione (2 giugno 1946 – 31 gennaio 1948). Ma in effetti un giorno questi otto che qui ci azzardiamo a segnalare potrebbero davvero essere venerati come santi e Moro persino come martire.
    Puntare un faro di luce sui santi costituenti è per noi anche un modo di segnalare l’ispirazione cristiana che in buona parte caratterizza la nostra carta costituzionale. Invece di mettere in risalto quell’ispirazione con un lavoro saggistico, per il quale non avremmo competenza, noi qui ci adoperiamo a richiamarla con gli strumenti della divulgazione giornalistica che ci sono familiari e con il metodo delle storie di vita che andiamo praticando. Abbiamo costruito l’elenco degli otto limitandoci a personaggi per i quali è già avviato l’iter per il riconoscimento canonico della esemplarità cristiana – e questo è il caso dei primi cinque del nostro elenco – aggiungendone altri tre per i quali è stato variamente auspicato l’avvio di quell’iter da gruppi ecclesiali o da singole personalità ecclesiastiche.
    Per Alcide De Gasperi (1881-1954) la fase diocesana del processo di beatificazione è stata aperta a Trento nel 1993, con successivo passaggio “per competenza” al Vicariato di Roma nel 2022 e sua positiva conclusione il 28 febbraio 2025.
    Per la promozione della causa di Igino Giordani (1884-1980) lavora il Movimento dei Focolari, al quale Giordani si avvicinò fin dal 1948, dal quale è considerato cofondatore e in una casa del quale visse gli ultimi suoi sette anni, dopo la morte della moglie. Conclusa la prima fase della causa nella diocesi di Frascati nel 2009, ora il processo è presso la Santa Sede.
    Per Giuseppe Lazzati (1909-1986) la causa, avviata a Milano nel 1994, è arrivata al traguardo decisivo del riconoscimento delle virtù eroiche nel luglio del 2013; allo stesso riconoscimento sono arrivate nel luglio del 2018 la causa per Giorgio La Pira (1904-1977), avviata a Firenze nel 1986; e nel maggio del 2024 quella per Enrico Medi (1911-1974), partita a Senigallia nel 1995.
    Ed eccoci ai tre santi senza causa: Zaccagnini, Dossetti, Moro. L’avvio della causa per Benigno Zaccagnini fu sollecitato dal cardinale Ersilio Tonini (già arcivescovo di Ravenna) in occasione del ventennale dalla morte (1912-1989): «Avevamo in mezzo a noi una creatura santa, dalla coscienza nitida, in ascolto della Parola di Dio», ma a oggi non si è verificato.
    Perchè sia riconosciuta l’esemplarità cristiana di Giuseppe Dossetti (1913-1996) – che dopo abbandonata la vita politica fu prete a Bologna, vicario generale del cardinale Giacomo Lercaro e suo segretario in Concilio – prega la Piccola Famiglia dell’Annunziata, la comunità monastica da lui fondata, che però fino a oggi non ha ritenuto opportuno di rendersi parte attrice della causa. In compenso sta provvedendo (in particolare con il portale Studiare Dossetti) a raccogliere la documentazione che potrebbe essere utile anche a tale scopo.

    21 Maggio, 2026 - 13:05
  2. Luigi Accattoli

    La Pira e Moro venivano ai congressi della mia Fuci. Per Aldo Moro (1916-1978) in anni recenti si era costituito un gruppo promotore che aveva trovato l’appoggio di varie figure ecclesiastiche, tra le quali il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro in un’omelia nel trentennale della morte (2008), mentre il postulatore generale dell’Ordine domenicano Gianni Festa (Moro era terziario domenicano) ne parlò in un’intervista a Vatican News dell’11 luglio 2018.
    Svolgendo questa indagine sugli otto santi non dovremo dimenticare il vitale contesto nel quale si sono trovati a svolgere la loro opera, ovvero che insieme a loro tra i “padri della Costituzione” c’erano molti altri “giusti”, o uomini di buona volontà, sia cattolici sia laici, che pure vanno ricordati con gratitudine.
    Tra i cattolici: Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Gustavo Colonnetti (matematico, espatriato in Svizzera nel 1943 per non aderire alla Repubblica di Salò), Camillo Corsanege (dirigente di Azione Cattolica, tra i fondatori del Partito popolare), Amintore Fanfani, Guido Gonella, Achille Grandi (fondatore delle Acli), Giovanni Gronchi, Giovanni Leone, Raimondo Manzini (direttore prima de «L’Avvenire d’Italia» di Bologna e poi de «L’Osservatore Romano»), Ludovico Montini (fratello di Papa Montini), Costantino Mortati, Giulio Pastore, Giuseppe Rapelli (sindacalista attivo nella resistenza), Oscar Luigi Scalfaro, Antonio Segni, Paolo Emilio Taviani.
    Tra i non cattolici: Lelio Basso, Piero Calamandrei, Benedetto Croce, Giuseppe Di Vittorio, Luigi Einaudi, Vittorio Foa, Nilde Jotti, Ugo La Malfa, Concetto Marchesi, Pietro Nenni, Vittorio Emanuele Orlando, Ferruccio Parri, Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, Ignazio Silone, Umberto Terracini, Palmiro Togliatti, Leo Valiani.
    La Costituente fu anche un vivaio di futuri protagonisti della vita politica e istituzionale. Andreotti, Colombo, Fanfani, Leone, Moro, Segni saranno presidenti del Consiglio; Einaudi, Gronchi, Leone, Pertini, Saragat, Scalfaro, Segni saranno presidenti della Repubblica.
    Nel vasto contesto di queste ricche personalità vanno lette le vicende dei cristiani che qui osiamo chiamare santi. Sei di loro io – Luigi Accattoli – li ho conosciuti personalmente: Dossetti, La Pira, Lazzati, Medi, Moro, Zaccagnini.
    Ho intravvisto Medi già da ragazzo perché era di Porto Recanati e io di Recanati: ero in terza media quando con tutta la scuola andammo a sentire una sua conferenza sulla scienza e la fede al Teatro Persiani in centro città.
    Con La Pira e Moro ho anche conversato: venivano ai congressi e alle assemblee della Fuci e per noi ragazzi era una grande occasione riceverli, salutarli al microfono, scambiare con loro qualche battuta. Direi che ci preparavamo a quegli incontri, che erano come una scuola di formazione.
    Dossetti, Lazzati, Zaccagnini li ho seguiti e interrogati nel mio lavoro di giornalista, come inviato prima della Repubblica e poi del Corriere della Sera. Dossetti l’ho anche ascoltato nelle lectio bibliche che faceva a Monteveglio. Con Zaccagnini ho parlato a piazza del Gesù, in uno dei giorni più oscuri del sequestro Moro, quand’egli era segretario della Dc. Con Lazzati l’incontro più memorabile fu senza parole: seduti l’uno accanto all’altro, ascoltavamo il cardinale Martini, a Milano, al Circolo della Stampa, nel gennaio del 1981, a un anno dalla sua nomina ad arcivescovo, che invitava a non tacitare la domanda di Gesù: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Luca 18, 8). Ci guardammo a quelle parole trovandoci d’accordo – a colpo d’occhio – sulla necessità di prenderle con la massima serietà.
    La conversazione con i sei santi che ho conosciuto avvalorava pienamente la fama di integrità e saggezza con cui quei personaggi mi erano venuti intorno per fama fin dai primi ascolti – già da ragazzo – dei giornali radio e dei telegiornali.

    21 Maggio, 2026 - 13:06
  3. Luigi Accattoli

    Cinque erano latamente dossettiani. Credo vi sia un significato anche nella provenienza geografica degli otto santi: De Gasperi è trentino, Lazzati milanese, Dossetti emiliano, Zaccagnini romagnolo, Medi marchigiano, Giordani laziale, Moro pugliese, La Pira è prima siciliano e poi toscano. Credo che la loro dislocazione geografica stia a dire che la cristianità italiana è stata tutta feconda di santità nei decenni centrali del secolo scorso, nei quali fece esperienza di una dittatura che arrivò alla follia delle leggi razziali e della guerra; dell’occupazione nazista con le sue infinite stragi; della liberazione anch’essa sanguinosa da quella dittatura e da quell’occupazione.
    Va anche segnalato il forte radicamento ecclesiale degli otto e la vasta attestazione della loro spiritualità. Ricordavo sopra che Moro era terziario domenicano e tale era anche Giordani, terziario sia domenicano sia francescano era La Pira. Giordani – come ho già segnalato – dopo la morte della moglie entrò in una casa di Focolarini. De Gasperi, Giordani, Medi, Moro, Zaccagnini erano sposati e padri (di 4 femmine De Gasperi, di 3 maschi e una femmina Giordani, di 6 femmine Medi, di 3 femmine e un maschio Moro, di 2 femmine e 4 maschi Zaccagnini), ma tutti variamente attivi nell’associazionismo cattolico e in sodalizi religiosi.
    Ci piace infine segnalare come gli otto siano stati non solo colleghi nell’Assemblea Costituente, ma abbiano intrecciato relazioni significative tra loro, sviluppandole poi negli anni successivi. Le più significative sono state certamente quelle coltivate per tutta la vita da La Pira, Lazzati e Dossetti fin dall’adesione giovanile al Pio Sodalizio dei Missionari della Regalità guidato da Agostino Gemelli (1878 – 1959), il francescano fondatore dell’Università Cattolica di Milano, che fu anche un fattivo pedagogo di santità: La Pira vi entrò per primo nel 1928, Lazzati nel 1931, Dossetti nel 1936. Quell’adesione comportava i voti di castità, povertà, obbedienza che i tre rispettarono per tutta la vita. Ma collaborare con il focoso Gemelli non era facile e in un secondo momento Lazzati fondò un suo istituto secolare e Dossetti diede vita a una comunità monastica e divenne sacerdote a Bologna.
    La Pira, Lazzati, Moro sono stati collaboratori della rivista Cronache Sociali di Giuseppe Dossetti, che si pubblica dal 1947 al 1951. A questo nucleo di volenterosi riformatori si apparenta presto anche Zaccagnini. In un’intervista del 1984 Lazzati risponderà così alla domanda su quanti fossero i “dossettiani” alla Costituente: «Non molti. Oltre a Dossetti e a me c’erano La Pira, Fanfani, Zaccagnini, Moro, che avevo conosciuto nel 1945 a Roma». Dunque – stando al sempre calibratissimo Lazzati – cinque degli otto santi possono essere detti, latamente, dossettiani.
    Nel 1945, ‘46 e parte del ‘47 Dossetti abita a Roma – con La Pira – in via Bonifacio VIII, al piano di sotto di quello in cui abitava De Gasperi.
    Tutti gli otto sono stati eletti alla Costituente nelle liste della Dc e tutti hanno frequentato ambienti di Azione Cattolica o di movimenti a essa aderenti e alcuni ne sono stati dirigenti. Lazzati sarà presidente dell’Azione Cattolica milanese dal 1964 al 1968, Moro era stato presidente nazionale della Fuci dal 1939 al 1942 e dei Laureati nel biennio 1945-1946.
    Tutti hanno avuto a che fare con Giovanni Battista Montini, straordinario suggeritore e moderatore di appartenenze ecclesiali: o nella Fuci, della quale Montini fu dapprima assistente nazionale e poi permanente ispiratore e nume tutelare; o nei rapporti con la Segreteria di Stato Vaticana, dove Montini fu sostituto proprio negli anni della Costituente; o nel decennio nel quale fu arcivescovo di Milano (1954-1963), o infine nella stagione del Pontificato (1963-1978). Intensissimi, negli anni dell’episcopato milanese e del Pontificato, sono i rapporti di Lazzati con Montini. Da direttore de L’Italia Lazzati seguirà Paolo VI nel viaggio in Terra Santa del gennaio 1964.
    Papa Montini avrà un ruolo sacrificale e liturgico nelle settimane drammatiche del sequestro Moro e nelle esequie “in assenza del corpo” che celebrerà nella Basilica di San Giovanni il 10 giugno 1978. Moro nomina dolorosamente il suo papa nelle lettere dalla prigionia.
    Giordani aveva aiutato De Gasperi a entrare nella Biblioteca Vaticana e lavorando lì ambedue entrano in contatto con Montini. Nel 1944 il sostituto Montini chiede a Giordani di assumere la direzione de «Il Quotidiano», che era il giornale dell’Azione Cattolica. A più riprese Montini difende De Gasperi dalle bordate della destra cattolica e vaticana. Nella primavera del 1946 Giordani si consulta con Montini in merito alla possibilità di candidarsi alla Costituente. Nel 1948 Montini trasmette a Dossetti la «espressa volontà» di Pio XII che gli chiede di recedere dalla decisione presa e annunciata di non ricandidarsi al Parlamento nel 1948.
    Per un periodo – tra il dicembre 1943 e l’agosto 1944 – Montini aveva ospitato a casa sua, in Vaticano, La Pira, che aveva già conosciuto nel 1924-1925 e che ora si era trovato nella necessità di sfuggire ai fascisti fiorentini. Attraverso la Fuci incontrano Montini in varie stagioni Enrico Medi, Aldo Moro, Benigno Zaccagnini.

    21 Maggio, 2026 - 13:06
  4. Luigi Accattoli

    Una straordinaria comunione dei santi. Ma gli intrecci tra gli otto sono più creativi di quanto non lascino supporre le loro relazioni istituzionali o associative: si direbbe che si relazionano a fiuto. Medi firma una testimonianza su De Gasperi, Giordani una analoga su La Pira. Per due volte Giordani si fa biografo di De Gasperi, Lazzati è autore della voce «La Pira» per il Dizionario del Movimento Cattolico Italiano e tiene la relazione introduttiva della seduta del Consiglio comunale di Bologna che consegna a Dossetti l’Archiginnasio d’oro, Dossetti commemora in più occasioni sia La Pira sia Lazzati e nell’omelia della Pentecoste del 1978 parla della morte di Moro come di «agnello portato al macello».
    Moro propone Zaccagnini per la segreteria della Dc nel 1974. Zaccagnini firma la prefazione a un libro su Dossetti partigiano e convince La Pira a ricandidarsi alle politiche del 1976, dopo 23 anni di lontananza dalla politica romana. Moro scrive sul quotidiano Il Giorno un elogio a tutto tondo in morte di La Pira e l’anno seguente – prigioniero delle Brigate Rosse – confida in una lettera alla famiglia che dal buio della prigione aveva «pregato molto» La Pira. Questa comunione degli otto santi è tra le scoperte più avvincenti che abbiamo fatto lavorando al libretto: ci è parso che dopo la comune impresa costituzionale si siano tenuti d’occhio e abbiano attraversato i decenni continuando – in qualche modo – a tessere la stessa tela.
    Svolgendo quest’ultima affermazione ci è parso necessario dire una parola in più per Enrico Medi, che certo condivide con gli altri il profilo alto di un cristiano fattivo e disinteressato, che vive in spirito di servizio gli impegni della vita pubblica, ma che dagli altri anche si distingue sia per formazione sia per decisioni occasionali. Medi si considerava un figlio spirituale di Padre Pio, ha collaborato per un decennio con il gesuita Riccardo Lombardi e il suo Movimento per un mondo migliore, ha fatto parte del Comitato promotore del referendum del 1974 per l’abrogazione della legge sul divorzio. In particolare quest’ultimo impegno lo ha fortemente distinto da altri tra gli otto santi, in particolare da Lazzati, Zaccagnini, Moro, che alla promozione di quel referendum si opposero o la considerarono imprudente. Che dire? La comunione dei santi non è stata mai uniformità politica e tale non è risultata neanche tra i santi della Costituente.
    Con questo lavoro io e la coautrice Emilia Flocchini siamo consapevoli d’avere sfiorato grandi anime e di esserci affacciati come in corsa su vasti panorami, persino su qualche abisso di spavento e di consolazione, senza mai dare ascolto al desiderio – pure avvertito – di sostare e ascoltare il vento che ne veniva. Chiediamo scusa di tanta disinvoltura sperando d’essere riusciti comunque a trasmettere qualcosa della vertigine che ne abbiamo riportato.

    21 Maggio, 2026 - 13:07

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