Fratello lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio

La trave e la pagliuzza – Domenico Fetti – 1619 circa – per introdurre la registrazione audio della serata di Pizza e Vangelo che abbiamo fatto l’8 giugno su Matteo 7, 1-14. Qui sotto il link alla registrazione, nei commenti la scheda preparatoria alla lectio. Fetti, pittore mantovano di età barocca, è un celebre illustratore delle parabole evangeliche

4 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Fate agli altri tutto quanto vorreste sia fatto a voi – Matteo 7, 1-14 – Leggeremo stavolta alcuni insegnamenti di carattere morale che Gesù deve aver proposto in varie occasioni, essendo in verità staccati tra loro, ma che Matteo ha raccolto nel discorso della montagna legandoli alla “regola d’oro”, che qui è formulata in positivo – come anche nel Vangelo di Luca – ma che più spesso e in varie culture, dal Buddismo alla classicità greca e latina, è espressa in negativo. La regola d’oro in negativo era nota in Israele e la si trova così formulata nel Libro di Tobia: “Non fare a nessuno quello che non piace a te” (4, 15).
    Gesù questa regola la rende molto più esigente proponendola al positivo: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro (Matteo 7, 12; Luca 6, 31). Al negativo la regola proibisce di fare del male, al positivo praticamente coincide con il comandamento dell’amore: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 19, 19).
    Chiariremo che non è stato Gesù a definirla regola d’oro – ovvero regola principe, regola delle regole – e vedremo che questo nome le è stato dato in Europa a partire dal secolo XVII: il primo utilizzo risalirebbe agli anglicani Charles Gibbon e Thomas Jackson nel 1604. Faremo qualche accenno alla larga diffusione di questa regola nei secoli, anche fuori dalla cultura ebraica e cristiana e segnaleremo la sua ricorrenza in autori cristiani: dalla Regola di San Benedetto (seconda metà del VII secolo) alla Regola non bollata di San Francesco (1221), fino all’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica (1992).

    17 Giugno, 2026 - 12:14
  2. Luigi Accattoli

    Matteo 7, 1-14. Non giudicate, per non essere giudicati; 2perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. 3Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 4Come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? 5Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
    6Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
    7Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 8Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 9Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? 10E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
    12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
    13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. 14Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano
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    17 Giugno, 2026 - 12:15
  3. Luigi Accattoli

    v. 1: Non giudicate, per non essere giudicati. Si intende il giudizio di condanna, quello che spetta solo a Dio. “Chi giudica il fratello parla contro la legge […]. Chi sei tu che giudichi il tuo prossimo? Il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia”: Giacomo 4, 11-13.
    v. 2: perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Nel Padre Nostro era stata posta una relazione tra il nostro perdono ai fratelli e quello del Padre a noi, qui viene affermata una relazione analoga tra il nostro giudizio sui fratelli e il giudizio con il quale saremo giudicati.
    v. 3: Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? La metafora o parabola iperbolica è considerata dagli studiosi un segno dell’autenticità del detto.
    v. 4: come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Questo detto di Gesù ha un parallelo nel Talmud, forse della fine del primo secolo: “Rabbi Tarphen dubitava che qualcuno della sua generazione potesse sopportare rimproveri. Se uno avesse detto al suo prossimo: ‘tira via la pagliuzza dal tuo occhio’, l’altro gli avrebbe risposto: ‘togli la trave dal tuo’” (Sabourin, Il Vangelo di Matteo, p. 467).
    v. 6: Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Sono insegnamenti ardui a intendere: forse le “cose sante” da non dare ai cani sono le carni dei sacrifici e le “perle [da non mettere] davanti ai porci” sono le dottrine riservate ai discepoli. Cani e porci erano per i giudei animali impuri.
    v. 9: Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? Già nel capitolo delle tentazioni Matteo aveva proposto l’analogia tra il pane e la pietra: Matteo 4, 3.
    v. 11: Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Paragonati al Padre che è nei cieli tutti i padri terreni possono essere detti cattivi: tuttavia che ce lo dica Gesù ci fa impressione. Vedi Marco 10, 18: “Nessuno è buono se non Dio solo”.
    v. 12: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. In Tobia 4, 15 troviamo la regola aurea formulata al negativo: “Non fare a nessuno quello che non piace a te”. Voltata al positivo, essa diviene riassuntiva dell’intera morale proposta dalle Scritture.
    v. 13: Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Così suona l’incipit della Didachè: “Due sono le vie: una della vita e una della morte, e grande è la differenza tra le due” (1, 1)
    v. 14: Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! L’immagine della porta stretta alla quale si arriva percorrendo uno scomodo sentiero è quella della porta che si apre sulle mura di una città turrita, posta su un monte. La via angusta è una probabile allusione al contesto delle persecuzioni sperimentate dalla comunità giudeo-cristiana per la quale scrive Matteo.

    17 Giugno, 2026 - 12:15
  4. Luigi Accattoli

    Leopold Sabourin sulla regola d’oro. Questa norma di condotta – “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Matteo 7, 12) – era ben conosciuta nell’antichità, ma nella sua forma negativa: «Non fare a nessuno ciò che non piace a te» (Tb 4:15). Hillel l’anziano avrebbe basato la sua argomentazione su un kelal, ossia un sommario che stabilisce un principio. Un esempio di ciò è la regola d’oro che egli formulò per un Gentile proselita attorno al 20 a.C. in questi termini: “Ciò che non vorresti fosse fatto a te, non farlo al tuo compagno; questa è l’intera Torah, il resto è commento. Vai ed impara” (Shabbat 3la). Nella sua forma positiva, molto più esigente, datale da Gesù, la regola d’oro è definita compendio de «la legge e dei profeti». Il paragone con Hillel indica che l’espressione “Sta in questo la legge ed i profeti” può essere originaria e non un’aggiunta di Matteo. Luca potrebbe averla omessa in quanto non interessante per il lettore etnico-cristiano. La ricorrenza della formula “la legge ed i profeti” suggerisce che il versetto 7.12 segni la conclusione della sezione centrale del Discorso della Montagna, aperta con il versetto 5.17 con la stessa espressione. Non sorprende perciò che la regola d’oro non abbia alcun legame apparente con il contesto immediato, a differenza di Lc 6.31, dove ricorre nel bel mezzo della trattazione sulla carità fraterna (6.29-36). In Matteo essa è già una formulazione della legge dell’amore fraterno che sarà affermata esplicitamente più tardi: «Ama il prossimo tuo come te stesso» (19.19; 22.39). Non sarebbe giusto capire la regola d’oro come una scelta interessata: faccio questo al fine di ottenere quello! No, nella regola (cosi come ce la propone Gesù), non è il mio bene, ma quello degli altri che è perseguito: il mio bene personale serve da riferimento, come modello del mio atteggiamento verso gli altri. Nella sua formulazione positiva, la regola d’oro significa la stessa cosa del comandamento dell’amore fraterno, che abbiamo appena citato. [Leopold Sabourin, Il Vangelo di Matteo, volume primo, pp. 471-472]

    17 Giugno, 2026 - 12:16

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