Puoi aver fatto miracoli ma senza la carità non entri nel Regno
Le tombe dei re Lici a Kaunos (Turchia), scavate nella roccia, che pongo a icona della doppia parabola di Gesù riguardante la casa sulla sabbia e la casa sulla roccia: parabole che sono nel brano di Matteo 7, 15-29 che abbiamo letto nell’ultima serata di Pizza e Vangelo – lunedì 22 giugno – e nel quale sono anche le parole alle quali si ispira il titolo del post: “In quel giorno molti mi diranno: ‘Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?’. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Qui sotto il link alla registrazione audio, nei commenti la scheda di introduzione alla lectio
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Luigi Accattoli
Parabola della casa sulla roccia e di quella sulla sabbia. Eccoci ai tre insegnamenti finali del Discorso della Montagna: sui veri e falsi profeti che riconoscerai dai frutti come fai con gli alberi, sulle opere di culto e sui prodigi operati nel nome di Gesù ma senza carità, sul diverso destino della casa costruita sulla roccia o sulla sabbia. Sono altrettante illustrazioni della regola delle due vie e delle due porte proclamata ai versetti 13 e 14 immediatamente precedenti. Tutti questi insegnamenti hanno un parallelo nel Vangelo di Luca e tutti mirano al giudizio finale.
Il più sorprendente dei tre – sul quale ci fermeremo – è il secondo sul fare la volontà del Padre, cioè sull’adempimento del precetto dell’amore di Dio e del prossimo posto come criterio base per la vita del discepolo: Gesù afferma che “quel giorno” caccerà via, “allontanatevi da me”, chiunque non avrà fatto quella volontà, compresi quanti potranno rivendicare di aver profetato nel suo nome, e cacciato demoni e compiuto “molti prodigi”.
Ci chiederemo in che cosa consista questo decisivo fare la volontà del Padre e in tale indagine ci appoggeremo alla regola dell’amore che risuona in tutto il Nuovo Testamento. Ci saranno d’aiuto:
– la formulazione dei due comandamenti fondamentali che troviamo in Matteo 22, 37-39: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso;
– il comandamento dell’amore che Matteo 5, 43 – 48 estende ai nemici: Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinchè siate figli del Padre vostro che è nei cieli;
– la regola d’oro che Matteo 7, 12 formula al positivo portandola a coincidere con il comandamento dell’amore: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Questi tre testi e altri simili del Nuovo Testamento ci fanno certi che senza la carità a nulla valgono il culto (il ripetere “Signore Signore”), le profezie, gli esorcismi, i miracoli. Anche mettendo insieme tutte queste risorse non si entra nel Regno.
30 Giugno, 2026 - 22:25
Luigi Accattoli
Matteo 7, 15-29. Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! 16Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? 17Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 20Dai loro frutti dunque li riconoscerete.
21Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. 23Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande”.
28Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: 29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
30 Giugno, 2026 - 22:26
Luigi Accattoli
Sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti. v. 15: Guardatevi dai falsi profeti: forse maestri interni alla comunità cristiana intesi a dividere il gregge. Vedi la predizione di Matteo 24, 24: “Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti”. Il passo parallelo di Luca omette il richiamo ai “falsi profeti” perché non comprensibile in ambito non giudaico (6, 43).
v. 15b: che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. L’immagine del lupo che divora il gregge la troviamo anche negli Atti degli Apostoli, dove Paolo così parla agli anziani della Chiesa di Efeso: “Io so che dopo la mia partenza verranno tra voi lupi rapaci che non risparmieranno il gregge” (20, 29).
v. 22: In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?“. Paolo nella Prima lettera ai Corinti: “Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla” (13, 2).
v. 23: Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti”. “Non conosco quell’uomo” dirà Pietro nel cortile del Sommo Sacerdote in Matteo 26, 72 e 74.
v. 23b: Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità. Nella parabola del Giudizio finale il figlio dell’uomo dirà a quelli che saranno alla sua sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno” (Matteo 25, 41).
v. 24: Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Una sintesi delle parole di Gesù lo troviamo in Giovanni 15, 12: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati”.
v. 26: Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Uomo stolto, moro: è lo stesso aggettivo con il quale Gesù aveva stabilito che “chi dice al fratello pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna” (5, 22) e con il quale qualificherà come “stolti” gli scribi e i farisei (23, 17).
v. 27: Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde. La metafora della tempesta allude alle prove che precederanno il Giudizio finale.
v. 28: Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi. E’ la formula conclusiva dei cinque discorsi nei quali Matteo sistema gli insegnamenti di Gesù: qui per il discorso della montagna; in 11, 1 per il discorso missionario; in 13, 53 per le parabole; in 19, 1 dopo le istruzioni per la comunità; in 26, 1 dopo il discorso escatologico.
v. 29: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi. Sono almeno tre i segni di questa autorità nel discorso della Montagna: in esso Gesù si pone a perfezionatore della legge (“Avete inteso che fu detto… ma io vi dico”: 5, 27), rivendica la qualifica di Signore (7, 21), si addita come figlio di Dio (ivi).
30 Giugno, 2026 - 22:29
Luigi Accattoli
Ludwig Monti: credi di appartenergli ma lui non ti conosce. Ecco dove sta la grandezza, l’unicità di Gesù: nell’averci rivelato, con semplicità e, insieme, con grande sottigliezza, che il compiere la Legge, il fare giusto, quello per cui egli ci riconoscerà nell’ultimo giorno non è un fare qualsiasi, ma è un agire che ha i tratti dell’amore e della misericordia. Ciò risulta da più passi del vangelo, e soprattutto dal grande quadro del giudizio finale tracciato da Gesù (cf. Mt 25,31-46): “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere” (Mt 25,42), dove Gesù rivela che saremo giudicati solo sull’amore e su ciò che avremo o non avremo fatto a ogni fratello più piccolo. Si noti in proposito un parallelo interessante con il nostro brano: qui c’è chi crede di stare dalla parte del Signore e gli è del tutto sconosciuto; là c’è chi è convinto di non averlo mai incontrato (“Quando, Signore?”: Mt 25,37) e invece si sente dire dal Signore stesso: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). In breve, è un annuncio della misericordia di Dio che deve trasparire dalla nostra prassi, ed è solo su questo che saremo giudicati alla fine dei tempi. Solo nell’ultimo giorno sarà rivelato nella luce chi ha veramente aderito al Signore e chi, pur ritenendo di agire in suo nome, è stato nient’altro che un operatore di ingiustizia.
Parabola della casa sulla roccia e di quella sulla sabbia. Eccoci ai tre insegnamenti finali del Discorso della Montagna: sui veri e falsi profeti che riconoscerai dai frutti come fai con gli alberi, sulle opere di culto e sui prodigi operati nel nome di Gesù ma senza carità, sul diverso destino della casa costruita sulla roccia o sulla sabbia. Sono altrettante illustrazioni della regola delle due vie e delle due porte proclamata ai versetti 13 e 14 immediatamente precedenti. Tutti questi insegnamenti hanno un parallelo nel Vangelo di Luca e tutti mirano al giudizio finale.
Il più sorprendente dei tre – sul quale ci fermeremo – è il secondo sul fare la volontà del Padre, cioè sull’adempimento del precetto dell’amore di Dio e del prossimo posto come criterio base per la vita del discepolo: Gesù afferma che “quel giorno” caccerà via, “allontanatevi da me”, chiunque non avrà fatto quella volontà, compresi quanti potranno rivendicare di aver profetato nel suo nome, e cacciato demoni e compiuto “molti prodigi”.
Ci chiederemo in che cosa consista questo decisivo fare la volontà del Padre e in tale indagine ci appoggeremo alla regola dell’amore che risuona in tutto il Nuovo Testamento. Ci saranno d’aiuto:
– la formulazione dei due comandamenti fondamentali che troviamo in Matteo 22, 37-39: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso;
– il comandamento dell’amore che Matteo 5, 43 – 48 estende ai nemici: Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinchè siate figli del Padre vostro che è nei cieli;
– la regola d’oro che Matteo 7, 12 formula al positivo portandola a coincidere con il comandamento dell’amore: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Questi tre testi e altri simili del Nuovo Testamento ci fanno certi che senza la carità a nulla valgono il culto (il ripetere “Signore Signore”), le profezie, gli esorcismi, i miracoli. Anche mettendo insieme tutte queste risorse non si entra nel Regno.
Matteo 7, 15-29. Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! 16Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? 17Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 20Dai loro frutti dunque li riconoscerete.
21Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. 23Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande”.
28Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: 29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
Sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti. v. 15: Guardatevi dai falsi profeti: forse maestri interni alla comunità cristiana intesi a dividere il gregge. Vedi la predizione di Matteo 24, 24: “Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti”. Il passo parallelo di Luca omette il richiamo ai “falsi profeti” perché non comprensibile in ambito non giudaico (6, 43).
v. 15b: che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. L’immagine del lupo che divora il gregge la troviamo anche negli Atti degli Apostoli, dove Paolo così parla agli anziani della Chiesa di Efeso: “Io so che dopo la mia partenza verranno tra voi lupi rapaci che non risparmieranno il gregge” (20, 29).
v. 22: In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?“. Paolo nella Prima lettera ai Corinti: “Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla” (13, 2).
v. 23: Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti”. “Non conosco quell’uomo” dirà Pietro nel cortile del Sommo Sacerdote in Matteo 26, 72 e 74.
v. 23b: Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità. Nella parabola del Giudizio finale il figlio dell’uomo dirà a quelli che saranno alla sua sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno” (Matteo 25, 41).
v. 24: Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Una sintesi delle parole di Gesù lo troviamo in Giovanni 15, 12: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati”.
v. 26: Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Uomo stolto, moro: è lo stesso aggettivo con il quale Gesù aveva stabilito che “chi dice al fratello pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna” (5, 22) e con il quale qualificherà come “stolti” gli scribi e i farisei (23, 17).
v. 27: Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde. La metafora della tempesta allude alle prove che precederanno il Giudizio finale.
v. 28: Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi. E’ la formula conclusiva dei cinque discorsi nei quali Matteo sistema gli insegnamenti di Gesù: qui per il discorso della montagna; in 11, 1 per il discorso missionario; in 13, 53 per le parabole; in 19, 1 dopo le istruzioni per la comunità; in 26, 1 dopo il discorso escatologico.
v. 29: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi. Sono almeno tre i segni di questa autorità nel discorso della Montagna: in esso Gesù si pone a perfezionatore della legge (“Avete inteso che fu detto… ma io vi dico”: 5, 27), rivendica la qualifica di Signore (7, 21), si addita come figlio di Dio (ivi).
Ludwig Monti: credi di appartenergli ma lui non ti conosce. Ecco dove sta la grandezza, l’unicità di Gesù: nell’averci rivelato, con semplicità e, insieme, con grande sottigliezza, che il compiere la Legge, il fare giusto, quello per cui egli ci riconoscerà nell’ultimo giorno non è un fare qualsiasi, ma è un agire che ha i tratti dell’amore e della misericordia. Ciò risulta da più passi del vangelo, e soprattutto dal grande quadro del giudizio finale tracciato da Gesù (cf. Mt 25,31-46): “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere” (Mt 25,42), dove Gesù rivela che saremo giudicati solo sull’amore e su ciò che avremo o non avremo fatto a ogni fratello più piccolo. Si noti in proposito un parallelo interessante con il nostro brano: qui c’è chi crede di stare dalla parte del Signore e gli è del tutto sconosciuto; là c’è chi è convinto di non averlo mai incontrato (“Quando, Signore?”: Mt 25,37) e invece si sente dire dal Signore stesso: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). In breve, è un annuncio della misericordia di Dio che deve trasparire dalla nostra prassi, ed è solo su questo che saremo giudicati alla fine dei tempi. Solo nell’ultimo giorno sarà rivelato nella luce chi ha veramente aderito al Signore e chi, pur ritenendo di agire in suo nome, è stato nient’altro che un operatore di ingiustizia.
Ludwig Monti, Le parole dure di Gesù, p. 55s