Ad Abisag la Sunammita che fu la prima badante

«Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. I suoi servi gli suggerirono: “Si cerchi per il re, nostro signore, una giovane vergine, che assista il re e lo curi e dorma sul suo seno; così il re, nostro signore, si riscalderà”. Si cercò in tutto il territorio d’Israele una giovane bella e si trovò Abisag, la Sunammita, e la condussero al re. La giovane era straordinariamente bella; essa curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei»: così leggiamo ad apertura del Primo libro dei Re. Abisag viene da Sunem come la sposa del Cantico e come lei è amabile fin dal nome. Non stacca l’occhio da David e riscalda la sua vecchiaia. “Proprio come tante ragazze straniere oggi curano e servono i nostri anziani, regalando tenerezza e serenità”: così scrive Lidia Maggi – che è teologa e pastora della Chiesa Battista – a p. 101 del libro che ha appena pubblicato con la Claudiana: Le donne di Dio. Pagine bibliche al femminile. Mi piace che nella Bibbia vi sia il tipo delle badanti di oggi e che si chiami Abisag. (Segue nel primo commento)

23 Comments

  1. Luigi Accattoli

    (Segue dal post) Ringrazio Leonardo che in un commento di ieri a un post del 26 maggio evocava Abisag in riferimento alla Noemi che chiama “papi” il nostro premier. Proprio ieri io ero arrivato a leggere della Sunammita nel libro di Lidia, così vivo nello sguardo di donna con cui va alla ricerca delle sorelle che sono – anche solo per una riga – nelle pagine della Scrittura. Approfitto per farle sapere – a Lidia Maggi – che i ritratti che più mi sono piaciuti sono quelli di Orpa e Rut, le nuore straniere di Noemi e quello della “servetta ebrea” che nel Secondo libro dei Re dice alla padrona, cioè alla moglie di Naaman il Siro: “Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta in Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra”.

    29 Maggio, 2009 - 14:19
  2. marta09

    …beh! in modo diverso, ma siamo tutte un po’ “badanti” no? Con estrema dignità, con tanta donazione di sé … “badiamo” che tutti e tutto sia “ok”!
    A questa cosa non ci ho mai pensato … grazie Luigi!

    29 Maggio, 2009 - 17:04
  3. Giovanni Mandis

    Luigi ti faccio notare che la “Chiesa battista” non esiste.
    Esiste una sola Chiesa santa cattolica apostolica e non ammette “pastore/esse”.

    29 Maggio, 2009 - 17:40
  4. discepolo

    Segnalo a proposito di questa storia il bellissimo libro
    “Davide” di Carlo Coccioli , non so se si trova ancora in giro,
    io l’avevo letto negli anni ’70, è una poeticissima biografia romanzata
    del re Davide , e il capitolo dedicato alla storia del vecchio RE e della giovane
    Abisag è tenerissimo.. niente a che vedere con le squallide vicende dei nostri giorni….

    29 Maggio, 2009 - 18:09
  5. Leonardo

    Veramente le mie suggestioni, nell’evocare quel passo, mi portavano più in zona veline che in zona badanti … del resto il passo biblico (bellissimo! non c’è niente da dire, la Bibbia è scritta da dio) è bene attento a sottolineare che Abisag era bellissima: per fargli da borsa dell’acqua calda bastava una butrigona qualsiasi, invece qui si trattava di scaldargli il cuore a quel vecchio sdentato, bavoso e impotente, che però aveva danzato davanti all’arca (“trescando alzato, l’umile salmista / e più e men che re era in quel caso”) e reso gloria a Dio in tanti altri modi …

    Io, quando penso seriamente a Davide (a papi Davide, se permettete) mi commuovo fino alle lacrime, perché una porcata grande come la sua, quando si infoiò di Betsabea, se la prese e le ammazzò il marito (il quale, pelosamente richiamato in licenza si era rifiutato di unirsi a sua moglie – coprendo così l’adulterio regale – per rispetto del suo re e del suo popolo in guerra! Capite? un uomo probo, se mai ce ne fu uno), un’altra porcata grande così nella Bibbia non c’è … eppure è il santo re Davide, e il Figlio di Dio è della sua discendenza, e noi preghiamo devoti i “suoi” salmi.

    29 Maggio, 2009 - 18:19
  6. Leonardo

    Non ho letto il libro di Coccioli e non so quindi in che senso abbia reso tenerissima la storia. Comunque un vecchio con una ragazzina nel letto è un vecchio con una ragazzina nel letto. Squallido allora come oggi. Poi se mi volete dire che Coccioli scrive meglio di D’Avanzo (e l’ispirato autore del primo libro dei Re ancor meglio!) son qui a darvi ragione.

    29 Maggio, 2009 - 18:26
  7. discepolo

    Dal libro “Davide” di Carlo Coccioli:

    Ascolta: io Davide, messia, re d’Israele, la notte scorsa ho fatto un sogno.
    Ho sognato che volavo sopra i monti della Giudea, luminosa trasparenza. Non che mi fossi trasformato in angelo o in aquila. Restavo l’uomo che sono, ma un vigore incomparabile mi circolava di nuovo nelle membra, sicchè con l’agitare delle braccia mi tenevo sospeso sulle gialle solitudini..
    Non è escluso che abbia turbato il sonno di questa avvenente Abisag che mi hanno messa al fianco. Saranno per lei i soli inconvenienti della sua funzione.
    La luna si è ingrandita varie volte, varie volte è ridiventata esile falce, e la
    Sunamita “dorme sul mio seno” , come si mormora urbanamente, scaldando le carni di un re che forse non è ancora tanto sazio di giorni quanto lo erano, pare, i suoi antenati nell’ora della morte; ma che è notevolmente decrepito, sì. Nessuno ignora da Dan a Bersabea che il re Davide, l’unto dell ‘ Eterno, settant’anni, non ha commercio fisico con colei che ufficialmente viene chiamata la sua governante, nessuno però saprebbe dire se è perchè io non possa o perchè io non voglia.
    Che la fanciulla dalle mani di seta lasci il popolo d’Israele , così curioso, così pettegolo, ai suoi dubbi: stimabile tesoro, l’ambiguità diverte anche quando non serve a nulla “

    29 Maggio, 2009 - 20:49
  8. Cherubino

    la grandezza di Davide sta nell’aver saputo portare il peso di ciò che aveva fatto. A volte i mali che ci capitano sono “medicinali”, sono rimedio per la “colpa” (il sacramento della confessione cancella il peccato, non la colpa, è come togliere un chiodo: resta il buco nel muro), così Dio non fece nascere il figlio di cui era incinta Betzabea. Vista da un’altra prospettiva è un’educazione alla gratuità.
    Davide non si ribellò alla perdita che purifica dal male (al contrario di quello che aveva fatto Saul). E non trasformò la sua regalità in tirannide, dopo di ciò.
    Sulla regalità di Davide molti politici di oggi dovrebbero riflettere.
    E Gesù è il “figlio di Davide” non solo per discendenza, ma anche perchè come l’altro porta la sofferenza del male, però del male altrui, a differenza di Davide che portava la sofferenza del proprio peccato.

    E per questo Maria è regina per eccellenza, raccogliendo in sè la virtù e la bellezza di tutte le donne della Scrittura.

    29 Maggio, 2009 - 21:43
  9. Luigi Accattoli

    “Dove sono ora le mogli del re? Le sue numerose concubine? Le figlie, i figli? Nemmeno la bella Betsabea, al cui figlio ha promesso il regno, è disposta a farsi carico della fatica di accompagnarlo a morire. Lei è ormai lanciata in politica, interessata al re solo per i suoi calcoli a favore del figlio. Che contrasto tra le due donne! Betsabea si muove velocemente, con passo deciso: non esita a interrompere il riposo regale con le sue richieste, con i suoi consigli interessati. La bella sunammita, chiamata a scaldare le notti del re, si muove invece con gestri ovattati, con passo da infermiera, senza fare rumore, senza proferire parola”: Lidia Maggi, Le donne di Dio, citato nel post, p. 102.

    30 Maggio, 2009 - 8:37
  10. Luigi Accattoli

    Da Andrea Gualtieri ricevo questo messaggio:
    Caro Luigi, notavo che dopo Martini, Tettamanzi e Poletto, sotto la ancora giovane gestione “de Bortoli bis” c’è oggi un quarto cardinale in prima pagina ad aprire un dibattito sul Corriere. Col cambio al vertice c’è una linea di maggiore attenzione alle voci cattoliche o credi che il direttore abbia percezione di un aumento di curiosità della società civile nei confronti della morale cristiana? Ti auguro una buona domenica di Pentecoste.
    La risposta è che c’è maggiore attenzione. Ricambio gli auguri per la festa dello Spirito che soffia dove vuole.

    30 Maggio, 2009 - 12:59
  11. Marcello

    Giovanni Mandis ha ragione “una chiesa battista non esiste” (lo diciamo nel Credo!). Per motivi di bassa comunicazione siamo però costretti a dire qualcosa e suggerisco di chiamarla (un po’ come si faceva per le Brigate Rosse negli anni Settanta) “la sedicente chiesa battista”, formula che si può usare anche per altri tipi di eretici o scismatici: suona molto bene, ad esempio, “la sedicente chiesa ortodossa”. Per la scandalosa dizione di “matrimonio civile” (che offende oltremodo la Verità) propongo, infine, la seguente dizione (chi mi conosce sa che che la uso da anni): “contratto economico fra pagani lussuriosi”.

    30 Maggio, 2009 - 14:00
  12. fiorenza

    Ai Vespri entreremo nella festa di Pentecoste ma oggi facciamo memoria di una delle più affascinanti tra “le donne di Dio”: anche lei “una giovane vergine”, anzi quasi una bambina, venuta a riscaldare il vecchio re, il mondo gelido e decrepito. Lei, però, non può ispirare alcuna idea di badanti (né di veline): “Lei ha amato i cavalli, le sfilate, le parate, le notti all’addiaccio piene di stelle, le marce di avvicinamento lungo percorsi scavati tra la vegetazione, lo sbocco sull’altopiano, i vessilli che cozzano uno contro l’altro… ”
    Contro il vecchio mondo, la sua avventura guidata da voci angeliche si infrange: “Respingete tali sciocchezze e fantasie; fate vostre le affermazioni e le opinioni dell’Università di Parigi e degli altri dottori che intendono correttamente la legge di Dio e delle Sacre Scritture”. Non perderà solo il suo corpo sul rogo: è la sua anima che, prima, le viene rubata. ” Bisogna guardare in faccia quest’agonia, e penetrarla. Com’è profonda, com’è fredda! Non basterà a scaldarla tutto il fuoco della pira…La povera ragazza ha avuto così poca fortuna, la faccenda era così oscura e così importanti gli interessi in gioco! Ma Dio sa vendicare i santi. L’ora dei santi, infatti, arriva sempre. La nostra Chiesa è la Chiesa dei santi…fatta perché tramandasse il loro ricordo, perché non andasse perso, con il divino miracolo, un fiume di onore e di poesia”.
    Le citazioni sono tratte da : Georges Bernanos, Giovanna relapsa e santa, in “I predestinati”, Gribaudi 1995

    30 Maggio, 2009 - 16:41
  13. Leonardo

    Maneggiava bene la spada, la ragazza e ha passato il suo tempo a far la guerra. Anche lei, dunque, se vogliamo, una santa imbarazzante per i cristiani (?) di oggi, non meno di papi Davide.

    30 Maggio, 2009 - 18:19
  14. Nel mio piccolo desidero entrare anche io in questo comunione/scambio auguri di lasciar volteggiare lo Spirito ciascuno nella stanza della sua vita.

    Mi fa piacere domani vivere la Pentecoste nella s. Messa presieduta da quel profeta di d. Arturo.

    Già per oggi sono stracolmo di provocazioni ricevute e che devo tutte elaborare.

    30 Maggio, 2009 - 19:51
  15. Luigi Accattoli

    A Fiorenza e a Leonardo per Giovanna che un giorno uscì su un asino dal suo villaggio. vestita da uomo e con i capelli tagliati in tondo come un ragazzo: “Portavo io stessa lo stendardo in mano quando si andava all’assalto, per evitare di uccidere qualcuno. Non ho mai ucciso nessuno” [dagli atti del processo, come citati a p. 151 del volume GIOVANNA D’ARCO di Régine Pernoud, Città Nuova 1986]

    30 Maggio, 2009 - 21:18
  16. roberto 55

    Complimenti, davvero !, a Leonardo, che, nel “Libro dei Re”, ha trovato questa lontana ma intrigantissima analogia tra la storia di Re Davide ed Abisag e l’odierna vicenda-Noemi.
    Dichiaro aperto il dibattito sugli eventuali punti di contatto tra Abisag e Noemi.
    Nessun dibattito, vi prego, sulle “somiglianze” tra Re Davide ed il Cavalier Silvio Banana.

    Buona domenica di Pentecoste a tutti, e “in bocca al lupo”, Luigi, per la tua partecipazione alla trasmissione televisiva “A Sua immagine” !

    Roberto 55

    31 Maggio, 2009 - 10:25
  17. raffaele.savigni

    “Per la scandalosa dizione di “matrimonio civile” (che offende oltremodo la Verità) propongo, infine, la seguente dizione (chi mi conosce sa che che la uso da anni): “contratto economico fra pagani lussuriosi”.
    Quanta confusione hai in testa, Marcello!. Prima osservazione: non tutti i pagani erano lussuriosi; basta pensare a Platone, a Seneca, a Plotino per accorgersene. E i Padri della Chiesa lo sapevano, e valorizzavano le opere dei pagani “virtuosi”. Il matrimonio poi ha un suo valore in quanto “naturale”, anche se esso viee indubbiamente elevato dalla grazia sacramentale: san Tommaso (della cui ortodossia, credo, non si può dubitare) ci ha insegnato a distinguere chiaramente tra natura e soprannatura. Un legame stabile tra due coniugi (anche in forma di matrimonio civile) resta un valore umano (ben superiore alla mera conviveza o al rapporto occasionale), anche se non illuminato dalla grazia: questo la Chiesa lo sa bene (a parte mons. Fiordelli, responsabile di una famopsa “gaffe”), per questo richiama spesso i valori dell’etica naturale.

    31 Maggio, 2009 - 14:10
  18. raffaele.savigni

    Inviterei inoltre Marcello a leggere documenti autorevoli della Chiesa (a partire da quelli conciliari) sul dialogo ecumenico. La Chiesa ortodossa ha una sua dignità, non è una “sedicente Chiesa”, anche se non è in piena comunione con la Chiesa di Roma. Per i battisti il discorso è in parte diverso, ma vanno comunque rispettati: battista era ad esempio Martin Luther king, un cristiano certamente migliore di tanti cattolici che sono tali solo di nome.
    Quanto ai peccati di Davide, non usiamoli abusivamente per giustificare i misfatti di “papi” e per concedergli facili assoluzioni: almeno fino a quando non avrà ascoltato anche lui la voce di un profeta che lo rimprovera, e recitato con sincero pentimento il suo “Miserere”.

    31 Maggio, 2009 - 14:14
  19. Luigi Accattoli

    Raffaele tu dici giuste parole, ma io credo che Marcello fosse ironico e volesse dire come te. Grazie anche per le congratulazioni che mi fai in altro commento. E buon pomeriggio pentecostale.

    31 Maggio, 2009 - 14:19
  20. Marcello

    Ero ironico, confermo e ringrazio l’ospite. Anch’io in verità sono caduto in una trappola simile su questo stesso blog qualche giorno fa.

    31 Maggio, 2009 - 19:34
  21. raffaele.savigni

    Chiedo scusa, non avevo colto l’ironia, e sono intervenuto troppo precipitosamente, senza valutare il contersto.

    31 Maggio, 2009 - 20:34
  22. Marcello

    Le scuse sono eccessive e poi- come dicevo- ho fatto la stessa cosa pochi giorni fa (nel post su Samira). Probabilmente se ne sentono talmente tante e i toni sono spesso così alti che ci scatta l’istinto di autodifesa in automatico…
    … il lato positivo è che potrei scrivere senza problemi i discorsi di Ahmadinejad (… se solo mi assumessero)!

    31 Maggio, 2009 - 21:50
  23. Davide70

    E’ un po’ che vi seguo, silenziosamente, da lontano…e vi apprezzo.

    Questa discussione sul Re Davide e la sua relazione con il peccato mi ha portato alla mente il commento di Erri De luca sul Salmo degli Assassini che riporto integralmente.

    “Si chiama di penitenza il salmo cinquantuno, ma non è mogio, né lamentoso: invece è tumultuoso. David risponde di una colpa grave, la sconta e dà fondo all’eloquenza della sua pena. Ha commesso un delitto: ha mandato a morire in battaglia un uomo per sposarne la moglie, la splendida Batshéva, Betzabea. Dall’alto del suo arbitrio di re ha emesso quell’ordine scellerato che è stato eseguito: Uria l’ittita viene lasciato solo nella mischia. Dio in collera con lui gli leva il primogenito di quell’unione e gli fa anche perdere il trono per un lungo periodo.
    Ci sono donne inevitabili nella vita degli uomini e Batshéva non era un capriccio di David. Era la donna che poi gli avrebbe partorito il preferito tra i figli, Salomone, era il destino scritto in un libro. David sconta la pena assegnata e dopo, con questo salmo, chiede a Dio di cancellare la colpa. Usa il verbo mahà che il profeta Isaia attribuisce a Dio annunciando che cancellerà una lacrima da ogni volto. David chiede di essere lavato da quella colpa, di sbiancarsi più della neve e nel mezzo della richiesta scarica il suo terribile imperativo a Dio: “Hazzilèni middammìm”, “liberami dai sangui”. Non è una preghiera ma un ordine e contiene il più brutale dei “tu” di un uomo a Dio.
    David è stato in molte mischie. Esordì da ragazzo abbattendo il colosso Golia e mozzandogli il capoccione, poi ha combattuto per Saul e poi per il suo regno. Ha compiuto stragi, ma deve rispondere di un solo sangue versato: quello di Uria l’ittita, il marito di Batshéva. E usa il plurale “sangui” come è plurale quello di Abele versato da Caino, come gli dice la voce di Dio: “Cosa hai fatto? Voce dei sangui di tuo fratello gridano a me dal suolo”.
    “Liberami dai sangui”: non dà tregua a Dio l’imperativo di David, non inclina a una preghiera che si può eludere. Nel verso precedente gli ha detto: “Insegnerò ai colpevoli le tue vie”. E così: un uomo che si pente e ottiene perdono, quello può insegnare agli altri, perché ha conosciuto le vie, le ha perdute e poi ha saputo ritrovarle. Maestro non è chi sempre insegna, ma chi d’improvviso impara.
    In fine il salmo offre una parola cara a quelli che sono scontenti del fasto di certe cerimonie religiose. A loro David assicura: “Sacrifici di Elohìm sono uno spirito spezzato, un cuore spezzato”. Dio accoglie presso di sé la persona lesa, quello è il sacrificio che gradisce, non la gran pompa dell’illesa. David l’ha imparato da Samuele, profeta e sacerdote in Israele, che lo unse re al posto di Saul. Già a Saul aveva inutilmente insegnato: “Obbedire è meglio del sacrificio, prestare ascolto è meglio del grasso dei montoni”. David va oltre e stabilisce il modo dell’ascolto e dell’obbedienza un cuore spezzato.
    E in fondo a questa lettura di un salmo di avventure: il mondo è pieno di assassini, versatori dei sangui altrui. Auguro a ognuno di loro, a ogni assassino, di arrivare a raggiungere l’imperativo di David. “Hazzilèni middammìm”, che paghi o meno il debito con gli uomini, è il verso sedici del salmo cinquantuno la sua meta. Perché c’è un momento in cui ogni assassino sarà di nuovo solo con l’ammazzato. Intorno non ci sarà guerra né odio che sorregga, giustifichi, accolga. Sarà solo e senza il verso di David sarà niente.”

    5 Giugno, 2009 - 11:52

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