Tutti i santi e tutti i morti in tutte le lingue


Il cardinale Scola parla di meticciato di civiltà: qui segnalo un meticciato di parrocchia. Siamo al cancello dell’Oratorio di San Martino ai Monti, antico titolo e bella chiesa del rione Monti. Il responsabile dell’Oratorio non è italiano ma si fa capire benissimo. Nel primo commento mie glosse linguistiche.

24 Commenti »

  1. Federico Benedetti scrive,

    3 novembre 2017 @ 8:39

    Credo che possa rientrare nella casistica del “soggetto logico”.

  2. Luigi Accattoli scrive,

    3 novembre 2017 @ 8:56

    “Invitati a trovare” invece di “invitati ad andare a trovare”. “Con i suoi parenti” invece di “loro parenti”. San Martino è a meno di cento metri dal Monastero delle Agostiniane di via in Selci, dove il 27 settembre avevo fotografato un altro avviso multilingue. Abbiamo qui intorno chiese e case religione affidate in tutto o in parte a filippini, camerunensi, ucraini, georgiani, rumeni, cinesi. Proprio come capita con i box del mercato di piazza Vittorio, che è poco più in là. I nostri missionari per secoli hanno predicato in lingue di fantasia in tutto il mondo e ora ci torna da cento lingue l’eco di quelle predicazioni.

    http://www.luigiaccattoli.it/blog/le-monache-di-via-in-selci-siamo-chiuso/

  3. Victoria Boe scrive,

    3 novembre 2017 @ 11:25

    Luigi, mi permetto di farti presente che anche i ragazzi italiani scrivono in quel modo. Quanto ad errori di quel tipo, meticci e italiani sono sullo stesso piano.
    Non hai letto di quella lettera inviata mesi fa al ministero dell’istruzione da un centinaio di docenti universitari che segnalavano le condizioni disastrose, in italiano soprattutto, dei giovani che accedono all’Università?

  4. Enrico Usvelli scrive,

    3 novembre 2017 @ 11:43

    Eh, nessuno siamo perfetti, ciascuno abbiamo i suoi difetti!

  5. Roberto Russo scrive,

    3 novembre 2017 @ 12:03

    L’Oratorio di San Martino ai Monti! Quanti ricordi hai suscitato in me con un semplice cartello. Grazie!

  6. picchio scrive,

    3 novembre 2017 @ 14:20

    A proposito di strafalcioni scritti da italiani, un ragazzo ha scritto “ l’amministratore è colui che fa le feci dei condomini”
    Cristina vicquery

  7. Beppe Zezza scrive,

    3 novembre 2017 @ 14:31

    Gustoso. Sulla linea di “io speriamo che me la cavo” di qualche anno fa

  8. Andrea Salvi scrive,

    3 novembre 2017 @ 15:13

    Dalle mie parti, in dialetto bresciano si usa dire il suo sia per il singolare che per il plurale
    Es.” L’e’ el so ( e’ il suo) vale sia per el so de lu ( il suo di lui) che per el so de lur (il loro).
    Avra’ imparato l’italiano da qualche bresciano doc?

  9. Leopoldo Calò scrive,

    3 novembre 2017 @ 15:29

    Trovare i loro cari defunti: invisibili ed oggi ancor più perduti; i suoi: di una comunità di vivi e di morti, confusi in una realtà unica. La tenerezza d’una forma ingenua, capace di esprimere una sostanza luminosa. Bello sarebbe, per me, saper usare le loro parole come loro le mie.

  10. Vincenzo Salcone scrive,

    4 novembre 2017 @ 12:42

    Bellissimo, per tutti noi. Il miracolo dell’eucarestia.
    Gesù è con noi.

    https://anonimidellacroceblog.wordpress.com/2017/11/04/la-rubrica-del-lettore-io-sono-con-voi-di-freya/

  11. maria cristina venturi scrive,

    4 novembre 2017 @ 15:11

    Oggi si ricorda San Carlo Borromeo, grande vescovo e santo milanese. Partecipo’al Concilio di Trento, il Concilio che condanno’ ufficialmente Lutero e l’eresia protestante. Fu un grande testimone della Controriforma. Dono’ tutti i suoi beni famiglia ai poveri, assistette personalmente i malati nellapeste di Milano (q uella descritta da Manzoni nei Promessi Sposi) .Visse in maniera ascetica, consumato dalle penitenze e dai digiuni. Mori’a 46 anni.
    Questo e’uno di quei santi su cui non si fanno oggi panegirici come su Lutero e che secondo alcuni non avrebbero ben compreso il.messaggio evangelico.Non come lo capiscono bene loro, grazie al progresso.
    Fatto sta che a quei tempi un vescovo curava personalmente l e piaghe degli appestati a rischio di morire. Oggi di vescovi simili francamente non ne vedo.

  12. Victoria Boe scrive,

    4 novembre 2017 @ 17:14

    “Questo e’uno di quei santi su cui non si fanno oggi panegirici come su Lutero e che secondo alcuni non avrebbero ben compreso il.messaggio evangelico.”

    Non ho visto nessun “panegirico” su Lutero, a dire il vero.
    San Carlo Borromeo aveva capito bene il messaggio evangelico, che era quello dell’Amore al prossimo e del servizio verso i più poveri e diseredati.
    C’è un vescovo che oggi fa esattamente quel che faceva Carlo Borromeo, e si chiama Francesco, vescovo di Roma e pontefice.E sicuramente altri vescovi e presbiteri “moderni” si muovono con lo stesso passo. Basta volerli vedere e non relegarli nell’ombra.
    Gli “appestati” assimilabili a quelli di allora sono i migranti, per esempio. Ma anche altri ce ne sono.
    Il progresso, quindi, in questo caso non c’entra niente di niente.
    Non è bene deviare il discorso a proprio piacimento, per arrivare ad enunciare sempre lo stesso teorema che non si regge in piedi.

  13. Victoria Boe scrive,

    4 novembre 2017 @ 17:32

    E poi, per la precisione, durante la peste milanese manzoniana il vescovo era Federigo Borromeo; quello del famoso discorso a don Abbondio, prete per convenienza.

  14. Andrea Salvi scrive,

    4 novembre 2017 @ 18:26

    No.
    Non ci sto.
    Che anche la commemorazione di un Santo venga usata per invettive contro e’ francamente troppo

  15. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 novembre 2017 @ 19:00

    Il Concilio di Trento e san Carlo Borromeo, furono figli ed espressione del loro tempo. Esattamente come lo fu, mutate mutandis, Lutero.
    Il Concilio Vaticano II Giovanni XXIII, Paolo VI, GPI, GPII, Benedetto XVI e Francesco, sono figli ed espressione del nostro tempo.
    La Chiesa, come il suo Fondatore, è incarnata nella storia.
    Né l’una, nè l’altro, sono astorici.

    Il pasticcio è per quelli che giocano ad esserlo.

  16. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 novembre 2017 @ 19:07

    Sul fatto che non si vedano più vescovi ” curare personalmente le piaghe degli appestati fino a morire” , forse, cambia il genere di appestati, ma non quelli che si prendono cura di loro come vescovi fino a morire: per vederli, basta non girare la testa da un’altra parte.
    La Chiesa ce ne ha da poco indicato un bellissimo esempio , quello di Jesús Jaramillo Monsalve, fresco di beatificazione.

  17. Federico Benedetti scrive,

    4 novembre 2017 @ 19:29

    Il ricordo dei santi non può essere “censurato” secondo i comodi del momento. L’esempio di San Carlo non può essere “epurato” dal suo impegno per la verità e contro le eresie. Ieri come oggi, al di là delle mode.
    Ringrazio Maria Cristina per averlo ricordato.

  18. Andrea Salvi scrive,

    4 novembre 2017 @ 20:53

    Nessuna censura. Ribadisco: un uso strumentale.
    Non c’era bisogno di MCV per ricordarci il Santo del giorno
    allo scopo di dirci che non ci sono vescovi all’altezza del loro ruolo.

  19. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 novembre 2017 @ 20:55

    Ringrazio anche io Maria Cristina per aver ricordato San Carlo.
    Non consta che qui nessuno lo abbia censurato, né epurato.
    Altro è usare il Borromeo santo come una panca da tirare sulle teste agli ” avversari”: tutt’altro paio di maniche.
    Quanto alle ” mode”, non mi arrischierei a definire due Concili di Santa Romana Chiesa delle mode del momento.
    Sono, entrambi, pezzi di vita viva della Chiesa.

  20. giuseppe di melchiorre scrive,

    4 novembre 2017 @ 21:08

    Lorenzo, si dice “mutatis mutandis”…
    Scusa la pignoleria, alla quale aggiungo un caro saluto.

  21. Lorenzo Cuffini scrive,

    4 novembre 2017 @ 22:51

    Ottima pignoleria, Giuseppe.
    🙂

  22. Amigoni p. Luigi scrive,

    5 novembre 2017 @ 7:55

    Concordo con Salvi (ore 18.26).

    In terra milanese ho ricordato ampiamente, ieri sera nella omelia, san Carlo Borromeo, in leggero subordine rispetto a Cristo Re (ieri sera e oggi in ambrosiano).
    Ho accostato a san Carlo il papa e l’arcivescovo omonimo Carlo Maria Martini.

  23. Federico Benedetti scrive,

    5 novembre 2017 @ 8:18

    Anche i vescovi hanno bisogno della preghiera e dell’esempio dei santi. Persino il Papa chiede di pregare per lui. Non scandalizziamoci se il ricordo di San Carlo ci porta a pensare che alcuni nostri pastori non sono all’altezza: piuttosto preghiamo insieme per loro.

  24. Lorenzo Cuffini scrive,

    5 novembre 2017 @ 17:00

    Anche noi-almeno quanto i vescovi- abbiamo bisogno della preghiera e dell’esempio dei Santi. Persino il Papa chiede di pregare per lui. Non scandalizziamoci se il ricordo di San Carlo ci porta a pensare quanti ( veramente tanti) nostri pastori anche oggi sono “alla sua altezza”: preghiamo insieme per loro, e per quanti, Dio solo sa perché, remano loro contro senza sosta ( e del tutto vanamente, essendoci la promessa del non prevalebunt sempre sul tappeto).
    🙂

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